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fontana

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino fontāna, f. di fontānus, da fons fontis, fonte].

1) Antico e letterario, fonte, sorgente, anche fig.: “Gli occhi erano divenuti due fontane di lagrime” (Pirandello); “il vostro core è una inesauribile fontana di nobilissimi affetti” (Monti). Per estensione, corso d'acqua.

2) Impianto destinato a regolare l'uscita dell'acqua proveniente da una condotta e spesso dotato di elementi decorativi, come vasche, statue, ecc.: una fontana pubblica; giardini abbelliti da fontane barocche.

3) In fisica, fontana di Erone, apparecchio ideato da Erone mediante il quale si ottiene un getto d'acqua sfruttando la variazione di pressione e, quindi, la differenza di livello, tra due recipienti.

4) In pirotecnica, fuoco d'artificio fisso, costituito da una miscela di polvere pirica, limatura metallica e sostanze coloranti, che, producendo un abbondante getto di particelle luminose e colorate, ricorda lo zampillo di una fontana. Le fontane possono avere un relativo movimento verticale al quale, però, partecipa l'armatura su cui poggia l'artificio.

5) In geologia, fontana ardente, emissione spontanea di gas naturali, metano in prevalenza, facilmente infiammabile per cause accidentali. Le fontane ardenti sono diffuse in Italia, nell'Appennino Emiliano, e nel Medio Oriente, dove alcune, attive da secoli, vengono anche indicate come fuochi eterni; fontana di lava, zampillo di lava incandescente da qualche metro a qualche centinaio di metri di altezza, scagliato in aria per violento sprigionarsi di gas magmatici durante i periodi di massima attività di un vulcano, specie quando l'apertura del condotto è piuttosto stretta. Si indicano come fontane di lava anche gli zampilli di lava incandescente che si elevano per qualche metro di altezza sulla superficie dei laghi di lava.

6) In idrogeologia, fontana intermittente, sorgente dalla quale l'acqua fuoriesce a intervalli più o meno regolari e lunghi. La sua origine è legata all'esistenza di cavità sotterranee comunicanti con l'esterno con un condotto o una fessura a forma di sifone. Quando l'acqua all'interno della cavità raggiunge il livello superiore del sifone, questo si svuota all'esterno.

7) In gastronomia, fare la fontana, disporre la farina sulla tavola in un mucchio di forma conica con al centro un incavo in cui si pongono gli ingredienti (uova, burro, ecc.) necessari all'impasto.

Arte

In età greca arcaica la fontana era spesso una semplice protome animale in pietra o marmo, da cui sgorgava l'acqua di una sorgente o di una cisterna. Le fontane più importanti avevano spesso un prospetto architettonico; così la fonte di Megara, la fonte Glauké di Corinto, la Calliroe di Atene, la Castalia di Delfi. Il tipo architettonico si sviluppò nei sec. V e IV a. C. e soprattutto in età ellenistica, contemporaneamente al tipo a grotta, rappresentato talora anche in modelli fittili (Locri, Cirene). In età romana le fontane pubbliche erano a bacino rettangolare, come il lacus Iuturnae, oppure del tipo a pressione con acqua ricadente dall'alto, come la Meta Sudans presso il Colosseo; le fontane monumentali erano rappresentate dai ninfei. Nelle case private l'acqua zampillava nelle vasche da maschere o statuette di marmo o bronzo. Durante l'alto Medioevo, per l'insufficienza degli impianti idrici e la conseguente scarsità d'acqua, le fontane furono quasi totalmente sostituite da pozzi e cisterne e tornarono a comparire solo nel sec. XIII. La fontana costruita presso una sorgente naturale era, nel tipo più modesto, una vasca rettangolare protetta da una volta; in seguito si usò inserire il bacino in una costruzione apposita, a forma di loggia, spesso di grandi dimensioni (Fontebranda a Siena, circa 1246). Un altro tipo di fontana medievale presenta un bacino protetto su tre lati da un muro da cui sgorgano numerosi zampilli (L'Aquila, fontana “delle novantanove cannelle”, , 1272). Convogliando l'acqua da lontano si poterono realizzare fontane isolate nelle piazze, che dal semplice tipo, probabilmente di origine islamica, della vasca con uno stelo centrale dalla cui sommità zampilla l'acqua, si sviluppò in forme sempre più complesse e monumentali, diventando contemporaneamente l'ornamento della piazza principale della città e il simbolo della potenza cittadina (Fontana Maggiore nella piazza Maggiore a Perugia, 1278, con sculture e rilievi di Nicola e Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio). In epoca rinascimentale e barocca la fontana costituita da una vasca rotonda o poligonale e da un elemento centrale, un gruppo scultoreo o un elemento architettonico o entrambi, come nel caso della fontana di piazza Navona a Roma, di G. L. Bernini (1648-51), dove un obelisco egiziano sorgente da uno scoglio è circondato dalle quattro statue dei Fiumi, rimase il tipo più frequente (fontana del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze, eretta dall'Ammannati tra il 1563 e il 1567; fontana del Tritone a Roma, 1642-43, di G. L. Bernini). Verso la fine del Cinquecento nacque a Roma un altro tipo di fontana, la cosiddetta “mostra d'acqua”, con una o più vasche addossate a un prospetto architettonico costituito da archi; è questo il caso della mostra dell'Acqua Felice di D. Fontana (1587), della fontana dell'Acqua Paola (1612) al Gianicolo e della famosa Fontana di Trevi, progettata nel 1732 da N. Salvi e completata nel 1762 da G. Pannini. La fantasia degli artisti barocchi creò, inoltre, fontane dalla forma bizzarra, come la Barcaccia di Pietro Bernini (1628-29), simulante una galera che sta affondando (Roma, piazza di Spagna). Grande importanza ebbero le fontane nell'architettura dei giardini; se ne realizzarono delle più svariate forme, inserendole il più possibile nell'ambiente naturale, sfruttando anche le possibilità scenografiche dell'acqua in movimento in un alternarsi di grandiose cascate e di getti e zampilli fantasiosamente disposti (fontane di Villa d'Este a Tivoli). Anche in epoca neoclassica, quando perse importanza come ornamento delle città, la fontana rimase un elemento decorativo determinante nell'architettura di parchi e giardini. Dal sec. XIX, nonostante esempi monumentali come la fontana dell'Esedra a Roma e le fontane parigine di Place de la Concorde, la fontana continuò il suo declino, scomparendo quasi del tutto nel contesto urbanistico contemporaneo.