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British Commonwealth of Nations

associazione volontaria delle comunità sovrane e indipendenti sorte nell'orbita britannica, che riconoscono il monarca del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord come simbolo del loro legame e, come tale, capo dell'associazione stessa. La sua definizione si è venuta formando attraverso il tempo distinguendosi da British Empire, onnicomprensivo di tutti i territori sottoposti alla corona britannica, quindi anche di quelli privi di autogoverno . I primi membri del British Commonwealth of Nations, elencati nell'art. 1 del preambolo dello Statuto di Westminster del 1931, spesso definito la Magna Charta del Commonwealth, furono: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione del Sud Africa, Stato Libero d'Irlanda (Eire dal 1937) e Terranova; ma tale elenco si è andato via via modificando. Il termine fu usato per la prima volta nel 1884 da lord Rosebery in un discorso ad Adelaide (Australia). Nel maggio 1917, a un banchetto alla Camera dei Lords, il generale J. Ch. Smuts, del Sud Africa, parlò del “British Commonwealth of Nations” e in un documento ufficiale il termine fu per la prima volta usato nel trattato anglo-irlandese del dicembre 1921, che stabiliva lo Stato Libero d'Irlanda. Apparve anche nella dichiarazione che Balfour fece in occasione della storica Conferenza Imperiale del 1926; in essa i Dominions, comunità dotate di autogoverno, e la Gran Bretagna furono descritti come “autonome comunità all'interno dell'Impero britannico, di uguale condizione, in nessun modo subordinate le une alle altre in qualsiasi aspetto dei loro affari interni o esteri, sebbene unite da una comune fedeltà alla corona, e liberamente associate come membri del British Commonwealth of Nations”. Tale definizione di uguale e indipendente condizione fu attuata come legge nello Statuto di Westminster del 1931. Non vi fu un accordo da parte dei vari governi interessati per adottare una designazione piuttosto che un'altra, Commonwealth, British Commonwealth of Nations o British Empire; tuttavia dalla metà del sec. XX il termine Commonwealth è la definizione più generalmente accettata per tale comunità di Stati sovrani e indipendenti, mentre Member Nations o Realms sostituiscono Dominions come designazione delle sue unità indipendenti. L'Irlanda uscì dal British Commonwealth of Nations nel 1949. Le Member Nations sono: Antigua e Barbuda, Australia, Bahama, Bangladesh, Barbados, Belize, Botswana, Brunei, Camerun, Canada, Cipro, Dominica, Figi (espulse nel 1987, riammesse nel 1997 e quindi sospese dalle riunioni nel 2000), Gambia, Ghana, Giamaica, Grenada, Guyana, India, Kenya, Kiribati, Lesotho, Malawi, Malaysia, Maldive, Malta, Maurizio, Mozambico (eccezionalmente ammesso nel 1997 pur non avendo mai fatto parte dell'Impero britannico), Namibia, Nauru, Nigeria (sospesa nel 1995 e riammessa nel 1999), Nuova Zelanda, Pakistan (uscito nel 1961 e rientrato nel 1989), Papua Nuova Guinea, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Saint Kitts (Christopher) e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Salomone, Samoa, Seychelles, Sierra Leone, Singapore, Srī Lanka, Repubblica Sudafricana (uscita nel 1949 e riammessa nel 1994, dopo la fine del regime di apartheid), Swaziland, Tanzania, Tonga, Trinidad e Tobago, Tuvalu, Uganda, Vanuatu, Zambia, Zimbabwe (sospeso dal 2002).

Bibliografia

F. H. Underhill, The British Commonwealth, Duke University, North Carolina, 1956; J. D. B. Miller, The Commonwealth in the World, Londra, 1958; S. Reed Brett, A History of the British Empire and Commonwealth, Londra, 1959; M. S. Rajan, The Postwar Transformation of the Commonwealth, Londra, 1963; Winks, W. Robin, The Historiography of the British-Empire-Commonwealth, Duke University, North Carolina, 1966; H. Duncan Hall, Commonwealth. A History of the British Commonwealth of Nations, Londra, 1971; B. Hickey, Statements, Venezia, 1984.