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Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste

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regione a statuto speciale dell'Italia settentrionale, 3263 km², 125.979 ab. (stima 2007), 38 ab./km², capoluogo di regione: Aosta/Aoste. Comuni: 74. Confini: Svizzera (N), Piemonte (E e S), Francia (W).

Generalità

“Né cismontani né oltremontani, ma intramontani”: così nei secoli passati la dottrina politica valdostana rivendicava orgogliosamente l'equidistanza della valle dai due versanti alpini. E in effetti non solo per la sua posizione geografica, ma anche per la sua storia e la sua cultura, la Valle d’Aosta è sempre stata “intermedia” fra la Francia, l'Italia e la Svizzera. La “petite patrie” è ancora ben viva nel cuore dei valdostani, che hanno una fortissima coscienza della propria individualità e della propria autonomia. Tuttavia l'integrazione degli immigrati è sempre stata ottima: viene considerato valdostano chi risiede in valle, indipendentemente dalla sua origine e dalla lingua che parla. La Valle d’Aosta è la regione più piccola e meno popolosa d'Italia, e anche una tra quelle di più recente costituzione (1948); è ufficialmente bilingue. In realtà, il francese è stato ormai soppiantato nell'uso, come “varietà alta”, dall'italiano, mentre la lingua effettivamente parlata dai valdostani di origine è il patois, idioma del gruppo franco-provenzale. Ma il francese è l'emblema dell'autonomia della valle, oltre che essere un utilissimo strumento per una regione turistica: perciò le scritte, le pubblicazioni, l'insegnamento sono rigorosamente bilingui, e tutti i valdostani conoscono bene il francese, che per più di mille anni è stata la loro lingua di cultura.Interamente montuosa, la Valle d’Aosta è riuscita ugualmente a raggiungere un notevole livello di benessere economico e sociale, grazie all'apporto dell'industria prima, del turismo poi, e in generale ai benefici derivanti dall'autonomia. Cittadine come Courmayeur, Breuil-Cervinia, Gressoney-la Trinité e Gressoney-Saint-Jean sono ormai rinomate località turistiche.

Diritto

Fin dai primi mesi del dopoguerra la necessità di risarcire i valdostani per i soprusi subiti durante il fascismo (come la soppressione della lingua francese), e al tempo stesso l'esigenza di contrastare i movimenti separatisti che reclamavano l'annessione alla Francia, avevano consigliato di concedere alla Valle d’Aosta un'amministrazione autonoma dal Piemonte, attivata alla fine del 1945. Con la legge costituzionale n. 4 del 26 febbraio 1948, poi più volte modificata, venne istituita la regione a statuto speciale, trasferendo a essa i beni dello Stato, con l'eccezione del demanio militare e ferroviario, delle miniere e delle acque pubbliche (concesse però in uso gratuito alla Regione). L'Ente Regione è dotato di potestà legislative e amministrative molto ampie, fra cui anche, per esempio, la gestione delle scuole e delle strade ex statali delle valli laterali. La Valle d’Aosta, infatti, è l'unica regione italiana a essere priva degli enti territoriali e amministrativi delle province, le cui competenze sono integralmente assorbite dagli organi regionali, che sono il Consiglio (Consiglio della valle, eletto con il sistema proporzionale), composto di 35 membri, la Giunta e il presidente. Non essendovi in Valle d’Aosta un prefetto, per l'assenza dell'Ente Provincia, lo Stato è rappresentato – oltre che dal presidente della Giunta, che esercita anche le funzioni di commissario del governo – da due persone designate dal Ministero dell'interno e dal Ministero delle finanze, presenti – con un terzo membro nominato dalla Regione – all'interno della Commissione di coordinamento, che esercita il controllo di legittimità sugli atti amministrativi. La lingua francese è ufficialmente parificata a quella italiana e gli atti pubblici (eccettuati quelli giudiziari, redatti in italiano) possono essere scritti indifferentemente nell'una o nell'altra lingua. Alle elezioni politiche, la Valle d’Aosta costituisce un collegio a se stante, che elegge un deputato e un senatore con il sistema uninominale. Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione italiana del 2001, la Valle d’Aosta ha aggiornato il suo statuto, risalente al 1948, accogliendo i punti che in tale riforma prevedono un'autonomia maggiore.

Territorio: morfologia

.Incastonata fra le Alpi Graie e le Alpi Pennine, la Valle d’Aosta è circondata dalle montagne più alte d'Europa, culminanti nei massicci del Monte Bianco (4807 m), del Monte Rosa (4634 m) e del Gran Paradiso (4061 m). Altre vette notevoli poste sui confini della regione sono il Cervino (4478 m), la Dent d'Hérens (4171 m), il monte Vélan (3708 m), nel massiccio del Gran Combin, il Rutor, di altezza più modesta (3486 m), ma coperto da un vastissimo ghiacciaio, la Grande Sassière (3751 m); mentre all'interno si innalzano isolate alcune piramidi rocciose molto elevate, come la Becca di Luseney (3504 m), l'Emilius (3559 m), che domina Aosta, la punta Tersiva (3513 m) e, più alta di tutte, La Grivola (3969 m). L'intera regione è drenata dalla Dora Baltea, la cui valle si origina sotto il Monte Bianco dalla confluenza delle valli Veny e Ferret e costituisce l'asse centrale delle comunicazioni e degli insediamenti; in essa confluiscono a pettine le valli laterali, che sono (per limitarsi a quelle abitate in permanenza) a destra la valle di La Thuile, la Valgrisenche, la val di Rhêmes, la Valsavarenche, la valle di Cogne e quella di Champorcher; a sinistra la valle del Gran San Bernardo, la Valpelline (in cui confluisce il vallone di Ollomont), la più modesta valle di Saint-Barthélemy, la Valtournenche, la val d'Ayas e la valle di Gressoney. I torrenti di queste valli sono ricchi d'acque, grazie all'abbondante alimentazione nivale e glaciale; le massime portate si registrano da maggio a luglio, per lo scioglimento delle nevi, le minime d'inverno, quando la fusione delle nevi è limitata alle poche ore di sole. Non si trovano in Valle d’Aosta laghi di qualche consistenza, ma solo laghetti alpini (peraltro molto pittoreschi) e bacini artificiali.

Territorio: clima

Si possono distinguere in Valle d’Aosta, malgrado la limitata estensione, due differenti tipi climatici. La maggior parte del territorio presenta il caratteristico clima alpino, con inverni freddi, estati fresche e ventilate, neve abbondante d'inverno (ma in diminuzione, cosa che ha reso necessario l'innevamento artificiale di molte piste da sci). La conca di Aosta, e in genere tutta la valle centrale a E del capoluogo, protetta da tutti i lati da alte montagne, ha invece un clima continentale, con estati calde e afose e scarsissime precipitazioni, anche sotto i 500 mm, ai livelli cioè delle zone più aride della Sicilia e della Puglia: per fortuna l'acqua sempre abbondante dei torrenti, derivata da secoli con un ingegnoso sistema di canali di irrigazione (rus), supplisce alla carenza di piogge.

Territorio: demografia

Data la natura montuosa del territorio, la Valle d’Aosta è non solo la regione meno popolata d'Italia in assoluto, ma anche quella con la più bassa densità di popolazione. Più di un terzo della popolazione è concentrato nel capoluogo e nei comuni contigui; fittamente popolata è anche tutta la valle centrale, mentre alcune valli laterali sono quasi spopolate, salvo che nei maggiori centri di villeggiatura. Da terra di emigrazione (soprattutto verso la Francia, data la comunanza linguistica, e in particolare Parigi) la Valle d’Aosta è diventata, a partire dagli anni Venti del Novecento, quando vennero impiantati ad Aosta i primi stabilimenti siderurgici, meta di un cospicuo flusso immigratorio, che si è svolto in quattro fasi: dapprima, dal Piemonte e da altre regioni italiane; negli anni Cinquanta, in gran parte dal Veneto; dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Settanta, soprattutto dalla Calabria e, in particolare, dal comune di San Giorgio Morgeto, in provincia di Reggio di Calabria, da cui trae origine ca. il 4% dell'attuale popolazione valdostana; e infine dagli anni Novanta, dall'estero (diversi alpeggi sono condotti in estate da lavoratori marocchini).Abitata da una popolazione di lingua franco-provenzale (il patois), molto praticata anche dalle classi di età più giovani (ma meno in uso ad Aosta, dove più numerosi sono gli immigrati), la Valle d’Aosta ospita al suo interno un'ulteriore minoranza, cioè i walser di Gressoney-la-Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Issime, nella valle del Lys, dove il dialetto tedesco (anzi, i dialetti tedeschi: curiosamente, i dialetti di Gressoney e di Issime sono abbastanza diversi fra loro) è ancora parlato da una parte della popolazione.

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

L'unica vera città è Aosta, polo urbano per tutta la regione salvo la bassa valle della Dora e le tre valli di Gressoney, Ayas e Champorcher, che per molti servizi gravitano su Ivrea. Le comunicazioni stradali sono molto migliorate dopo l'apertura dei trafori del Gran San Bernardo (1964) sulla SS 27, e del Monte Bianco (1965), e il completamento dell'autostrada A5 Torino-Aosta (prolungata fino al traforo del Monte Bianco), che hanno rotto il secolare isolamento invernale della regione, i cui collegamenti con Svizzera e Francia erano prima affidati solo ai valichi stagionali del Grande e del Piccolo San Bernardo. Anche le strade laterali delle valli sono state rese sempre transitabili con la costruzione di molti paravalanghe, mentre una fitta rete di strade poderali raggiunge gli alpeggi, facilitandone la gestione. Carenti sono, invece, le comunicazioni ferroviarie, dato che la linea Torino-Aosta (e il suo prolungamento fino a Pré-Saint-Didier) è a semplice binario; dall'aeroporto regionale di Aosta partono voli di linea per Roma.Molto numerosi sono gli impianti a fune: particolarmente spettacolare è la funivia che, con diverse campate, attraversa il Monte Bianco da Courmayeur a Chamonix.

Territorio: ambiente

Mentre l'alta montagna, raggiunta solo da alpinisti e escursionisti appassionati – salvo dove sono state impiantate funivie d'alta quota, come a Courmayeur e a Cervinia –, conserva in gran parte il suo aspetto originario, più in basso l'installazione di impianti sciistici e idroelettrici e l'espansione edilizia hanno talvolta alterato l'ambiente: in tutti i maggiori centri turistici – a cominciare da Cervinia, per esempio, ma con l'eccezione di Cogne – sono ormai presenti condomini di “stile urbano”, che hanno rotto l'unitarietà dell'architettura tradizionale. La situazione ambientale è comunque, nel complesso, abbastanza buona, dato lo scarso carico umano e l'attenzione a essa rivolta dall'amministrazione regionale e dalle comunità montane (che coprono tutta l'estensione del territorio): solo la valle centrale, percorsa da migliaia di autocarri, soffre di problemi di inquinamento e di congestione del traffico, problemi che sono emersi drammaticamente all'attenzione con il tragico incendio del 24 marzo 1999 nella galleria del Monte Bianco.Mentre le valanghe, che nei secoli passati distrussero interi paesi, sono ormai abbastanza sotto controllo, la valle è esposta al rischio delle alluvioni, specie da quando il riscaldamento del clima provoca piogge autunnali copiose anche in alta quota, dove un tempo nevicava: quella del 2000 ha provocato gravi danni alle persone, agli edifici e alle vie di comunicazione.La Valle d’Aosta ospita metà del più antico parco naturale italiano, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, istituito nel 1922. Nel 1989 è stato costituito un secondo parco naturale, quello del Mont Avic, che si estende attorno alla valle umida e scoscesa del torrente Chalamy.Fra le comunità montane, quella Walser Alta Valle del Lys svolge in particolare un ruolo attivo nella tutela e conservazione del patrimonio linguistico e storico-culturale della minoranza tedesca dei comuni walser della valle del Lys.

Economia: generalità

La Valle d’Aosta è, considerando il reddito pro capite, la regione più ricca d'Italia: un risultato notevole, se si considera la natura interamente montuosa del territorio, che ha consentito tra l'altro di dotare la regione di servizi sociali molto efficienti. Diversi fattori hanno contribuito a questo “miracolo”, che si può dire abbia avuto inizio a partire dagli inizi del sec. XX, mentre prima la regione era molto povera. I punti di partenza furono i primi impianti idroelettrici e lo sfruttamento del minerale di ferro di Cogne, che permisero l'installazione della grande industria siderurgica; a ciò fece seguito il boom del turismo, sia estivo sia invernale. Ma un'altra causa importante è stata la politica di attivo intervento nell'economia sempre seguita dall'Ente Regione, che disponendo di cospicue risorse finanziarie ha potuto stimolare in molti modi l'imprenditoria locale, in particolare nel campo turistico ed edilizio. Non ultimo fattore è da considerare la scarsa popolazione, che fa sì che anche singoli redditi, come i proventi del Casinò di Saint-Vincent, se ripartiti (statisticamente) fra gli abitanti, contribuiscano a innalzarne il reddito.

Economia: agricoltura e allevamento

A eccezione di alcune zone della valle principale dove sono diffuse colture arboree (mele e viti, che danno vini non abbondanti come produzione, ma pregiati), l'agricoltura valdostana, che occupa il 5% della popolazione attiva e può avvalersi di cospicue sovvenzioni regionali, è incentrata sull'allevamento bovino e sulle connesse attività casearie. Sono presenti in valle ca. 40.000 capi bovini, che d'estate vengono condotti agli alpeggi; qui viene preparata la fontina, che afferisce poi a un consorzio regionale che ne cura la promozione e la commercializzazione.

Economia: industria

Chiuse le miniere di ferro di Cogne (1979) e di carbone di La Thuile (1966), si è notevolmente ridimensionata la produzione siderurgica di Aosta (i cui stabilimenti erano giunti a occupare più di 5000 operai negli anni Settanta del Novecento). Dopo la profonda ristrutturazione del settore siderurgico, alcune industrie a forte contenuto tecnologico hanno avviato la loro attività nel settore dell'informatica e della lavorazione di metalli non metallici. In Valle d’Aosta opera, per esempio, la seconda impresa al mondo che si occupa della lavorazione del magnesio, applicata al comparto dell'industria aeronautica e dell'automobile da competizione. Il settore secondario valdostano vede comunque ormai al primo posto l'attività edilizia, sostenuta dalla costruzione (o ristrutturazione) di seconde case per uso turistico e dagli ingenti investimenti regionali in infrastrutture. La produzione idroelettrica è cospicua (6% del totale nazionale), ma non crea molti posti di lavoro; piccole e medie industrie, operanti soprattutto nei settori meccanico, tessile, alimentare e della lavorazione del legno, sono dislocate nel solco della valle principale da Aosta a Pont-Saint-Martin. Non sono presenti distretti industriali. L'artigianato, organizzato in un consorzio regionale dotato di propri punti di vendita, trova buoni sbocchi di mercato fra i turisti che affollano la valle.

Economia: servizi

Quasi tre quarti dei lavoratori valdostani sono occupati nel settore terziario, che ha come suo punto centrale il turismo e le attività commerciali a esso connesse. Anche se Aosta è un'importante città d'arte per i suoi monumenti romani e medievali, e Saint-Vincent una rinomata stazione termale, il turismo valdostano si identifica con quello montano, sia estivo sia invernale: i centri più frequentati sono Courmayeur, Breuil-Cervinia, Gressoney-la-Trinité, Gressoney-Saint-Jean, Champoluc, La Thuile, Cogne, Ayas e Valtournenche.

Preistoria

Vari ritrovamenti dimostrano che la valle fu abitata fin dal Neolitico: tra i reperti più interessanti vanno ricordati quelli della necropoli di Villeneuve, con seppellimento secondario e scarso corredo, e quelli della necropoli di Finsey (Montjovet), della quale, a causa delle manomissioni compiute nel Medioevo, si sono però conservate poche tombe. All'età successiva vengono datati i reperti del sepolcreto di Verrès, le stele litiche rinvenute nell'abitato di Aosta e le tombe della necropoli eneolitica di Vollein (Quart). Nella regione sono state individuate alcune decine di rocce che recano incisioni (i petroglifi della Valtournenche), accompagnate spesso da coppelle, alle quali viene perlopiù attribuito un significato rituale, legato probabilmente a culti pagani preistorici e protostorici di incerta datazione. Importanti monumenti sepolcrali sono stati rinvenuti nell'area megalitica a W di Aosta (Saint-Martin-de-Corléans): tra questi, allées couvertes, dolmen e tombe a cista attribuiti all'Età del Rame. Tra i materiali portati alla luce figurano un vaso campaniforme, boccaletti ansati, industria microlitica e bottoni a calotta sferica con perforazione a V.

Storia

La Valle d’Aosta fu occupata tra i sec. IV e III a. C. dai Salassi, popolazione di stirpe ligure-gallica. Conquistata dal console Terenzio Varrone Murena, che sconfisse nel 25 a. C. gli antichi abitanti, nel cui territorio fu dedotta la colonia di Augusta Praetoria (Aosta), fu dapprima aggregata all'XI regione augustea e agli inizi del sec. I entrò a far parte della diocesi della Gallia. A partire dal sec. V la valle fu contesa da Burgundi, Goti e Bizantini finché, con l'affermarsi del potere dei Merovingi, passò nel 570 ai Franchi. Alla morte di Carlo Magno e in seguito alla divisione dell'impero tra i suoi successori, la valle passò, nel sec. IX, nelle mani dei cosiddetti “re d'Italia”, da Ludovico II a Carlo II il Calvo, a Guido di Spoleto, a Lamberto, a Berengario I e a Rodolfo di Borgogna. Dopo aver subito numerose incursioni saracene (sec. X), fu alla fine sottomessa dai Savoia, i quali già dopo il Mille vantavano diritti feudali su alcune zone della valle (Umberto Biancamano nel 1032 portava il titolo di conte d'Aosta, sia pure dividendone la dignità con il vescovo). I Savoia, tuttavia, conservarono alla regione una certa autonomia come testimoniano vari documenti (carta delle franchigie concessa da Tommaso I nel 1191; “Riserva” agli Statuta Sabaudiae del 1430; Règlement particulier del 1773). Investita, come tutta l'Europa, dalla Rivoluzione francese, attraversata dagli eserciti francesi, che distrussero l'antica fortezza di Bard, e annessa da Napoleone alla Francia insieme con il Piemonte, la Valle d’Aosta tornò ai Savoia solo nel 1814 con gli accordi stipulati al Congresso di Vienna, e la sua storia praticamente si identificò con quella di casa Savoia. La regione visse in disparte la politica espansionistica del Regno di Sardegna e l'unificazione d'Italia; nel 1859, con la cessione della Savoia alla Francia di Napoleone III, divenne confine geografico e politico italiano. La valle riacquistò una certa autonomia quando, nel 1926, Aosta fu eretta a provincia nell'ambito del territorio piemontese, in una circoscrizione territoriale che comprendeva Ivrea e gran parte del Canavese. Durante la seconda guerra mondiale fu attivissima la Resistenza partigiana capeggiata da Emilio Chanoux, con il coinvolgimento di intellettuali quali Federico Chabod (poi primo presidente della Regione Valle d’Aosta), e nonostante le rappresaglie e i rastrellamenti la valle fu libera ancor prima dell'arrivo degli Alleati. Il 7 novembre 1945 fu eretta a regione autonoma e nel 1948 fu costituita in regione a statuto speciale.

Arte

Mentre sono molto modesti i resti archeologici relativi alle antiche popolazioni della regione (tra cui i Salassi), assai importanti sono i monumenti di età romana (l'antica strada da Ivrea al Piccolo San Bernardo, i resti di Aosta, l'acquedotto di Pondel). Risultano scarse le testimonianze dell'arte paleocristiana e preromanica, tra cui spiccano gli affreschi ottoniani con le Storie della vita di Cristo e degli apostoli (inizi sec. XI), rinvenuti nel sottotetto della collegiata dei Santi Pietro e Orso, ad Aosta. Del periodo romanico, che vide in tutta la valle una notevole fioritura artistica, permangono numerosi campanili, resti o parti di castelli (Châtelard, Arnad, il “Castellaccio” di Pont-Saint-Martin), torri merlate, come quelle erette tra i sec. XI e XIII sulle mura di Aosta utilizzando materiale e strutture romani (torri di Bramafam, del Lebbroso, dei Balivi, della “Vieille Insinuation” o dei Signori della Porta di Sant'Orso, del Pailleron), e abitazioni. Più modeste sono le opere pittoriche, mentre nel campo della scultura si segnala il complesso dei capitelli del chiostro della collegiata dei Santi Pietro e Orso, ad Aosta (1132, riutilizzati nel rifacimento trecentesco del chiostro). Nei sec. XIV e XV l'attività edilizia fu particolarmente intensa a seguito dell'ascesa di alcune dinastie feudali: si costruirono numerosi castelli (celebri quelli della famiglia Challant, a Fénis, ca. 1340; a Ussel, presso Châtillon, ca. 1350; a Verrès, 1390; a Issogne, 1480; alcuni gravemente alterati dai restauri ottocenteschi), chiese, abitazioni con monofore, bifore e finestre cruciformi (particolarmente frequenti a Bard, Donnas, Montjovet). Pregevoli sono pure la scultura lignea di questo periodo (il crocifisso, localmente chiamato Saint Voult, appeso sotto l'arco romano di Augusto, ad Aosta; quello della parrocchiale di San Nicolò, a La Thuile; il paliotto proveniente dalla parrocchiale di Courmayeur) e la pittura, versione locale diffusa in tutta la valle dei temi e delle forme del gotico internazionale (affreschi del cortile del castello di Fénis; decorazioni di un fianco e del sottotetto della chiesa di San Martino, ad Arnad; affreschi più tardi del castello di Issogne). Scarse e tardive furono nella regione le manifestazioni del Rinascimento, che risentì della diffusione dell'arte lombarda: la più significativa è l'atrio della cattedrale di San Giovanni Battista, ad Aosta (1522-26). Al Settecento risalgono la Villa di Montfleury, presso Aosta, e il pittoresco completamento del castello di Aymavilles. Cospicua fu l'attività edilizia del sec. XIX, soprattutto sul piano delle soluzioni urbanistiche (apertura del nuovo centro di Aosta, piazza Chanoux, con edifici classicheggianti di gusto schiettamente piemontese), che proseguì ampiamente nel sec. XX anche grazie allo sviluppo del turismo nell'intera valle.

Cultura: generalità

Con le massime vette dell'arco alpino che si concentrano in Valle d’Aosta, viene quasi spontaneo pensare che la regione sia rimasta un po' appartata dai grandi eventi della storia. Invece è proprio superando le impervie pareti di massicci come il Monte Bianco, il Cervino e il Monte Rosa che dalla Svizzera, dalla Savoia e da tutta la Francia scesero nella valle, e da qui partirono, idee e forme d'arte che fanno di questa parte d'Italia una realtà per molti versi unica. Passava attraverso le Alpi valdostane anche la via Francigena, la strada che i pellegrini del Medioevo percorrevano, scendendo dal Nordeuropa, per raggiungere Roma. La cultura, in Valle d’Aosta, scorre attraverso un passato di luogo di transito e di scambio non solo di merci, ma anche di idee e di pensieri, e attraverso la necessità di tenere vivi i contatti con le tante realtà confinanti. In questo contesto si distingue soprattutto il Centre d'études franco-provençales “Renée Willien” di Saint-Nicolas, che tutela la cultura montana con particolare riguardo al patois, la lingua ancora parlata da molti valdostani. Ma ogni area della regione ha saputo costruire legami significativi con le terre limitrofe; così le valli di Champorcher, di Cogne e Savarenche si annodano con quelle piemontesi dell'alto Canavese; le valli di Gressoney e d'Ayas dialogano ancora oggi con le località elvetiche di Zermatt e Saas Fee; la Valgrisenche e la valle del Piccolo San Bernardo sono in stretto contatto con il Tarantaise francese; quella del Gran San Bernardo contribuisce ad avvicinare Aosta a Martigny, entrambe importanti centri espositivi per mostre tematiche. Una terra di frontiera, dunque, che ha saputo trarre da questo la sua ricchezza culturale, presentandosi, tuttavia, punteggiata da una moltitudine di castelli eretti in posizione strategica, spesso arroccati su speroni di roccia, a guardia delle valli. E a guardia delle tradizioni che qui sono molto radicate e strettamente legate al mondo della montagna, al rispetto della natura e dei suoi ritmi.

Cultura: dialetti

I dialetti valdostani presentano affinità con i dialetti transalpini della Francia sudorientale (Savoia, Delfinato e regione di Lione) e della Svizzera romanda con i quali costituiscono il raggruppamento che Graziadio Isaia Ascoli definì con il termine di franco-provenzale. Si tratta cioè di dialetti che formano, in un certo senso, l'area di transizione tra le parlate provenzali (che si trovano anche in Italia in val Pellice) e quelle francesi. Questi dialetti hanno una fisionomia e caratteristiche proprie, pur presentando tratti in parte comuni al provenzale (soprattutto nel vocalismo) e in parte comuni al francese (soprattutto nel consonantismo). Il lessico è caratterizzato da elementi del sostrato alpino preromano.

Cultura: tradizioni

Il secolare intreccio di rapporti con le terre vicine si manifesta anche in alcune feste e tradizioni popolari. Se le celebrazioni dedicate a san Grato, patrono di Aosta e di molti comuni della valle, sono esclusive della regione, le manifestazioni legate al Carnevale presentano caratteristiche molto simili a quelle che si svolgono oltre i confini regionali: sono coloratissime e animate da maschere in costumi tradizionali. Particolarmente pittoresco è il rito carnevalesco che si svolge a Courmayeur, dove protagonisti sono i cosiddetti beuffons (“buffoni”), la cui funzione apotropaica si ritrova nei carnevali di tutta Europa, dal Baltico alla Sardegna, e che qui tengono a una certa distanza spettatori e curiosi, attraverso il suono di rumorosi campanacci. Maschere simboliche, buffi personaggi e costumi tipici (come i Landzettes) si ritrovano anche nelle sfilate dei centri della valle del Gran San Bernardo (originariamente chiamata Coumba Freida, ovvero Valle Fredda). In tutta la Valle d’Aosta, sono ancora molto popolari gli sport montanari all'aperto (che richiamano un grandissimo numero di appassionati) e i combattimenti di animali: celebre è la Bataille des reines (la “battaglia delle regine”), che si svolge a Croix Noire. Molto sentite sono le danze, perlopiù di origine piemontese e quasi tutte ispirate alla monferrina (qui detta manfrana). Assai vari sono i giochi, cui sono dedicati veri e propri campionati: si va dal fiollet (legno di forma ovoidale allungata, posto su una pietra piatta e lanciato con una mazza sempre di legno) alla rebatta (una pallina di legno ricoperta di chiodi che bisogna colpire al volo con una mazza) e al palét (un gioco simile alle bocce, qui costituite però da dischi in ferro). Quasi ogni vallata ha un proprio vestito tipico, vario per colori e tipologia della gonna nel caso di quelli femminili: risentono della cultura walser quelli della valle di Gressoney (completati da un prezioso copricapo con una bella corona in filigrana d'oro o d'argento, annodata da un nastro), degli influssi piemontesi quelli della valle di Cogne.La millenaria Fiera di Sant'Orso, che si svolge ad Aosta a fine gennaio (ne esiste anche una versione estiva organizzata a fini turistici), è la più antica e fra le più importanti esposizioni di artigianato e arte montanara di tutto l'arco alpino. È un'occasione particolarmente significativa per ammirare i prodotti artigianali della valle, molti dei quali realizzati lavorando il legno. Tra questi, oltre a vari oggetti intagliati, ai mobili finemente decorati (tra cui le cassepanche o artson, dotate di vari scomparti a seconda dell'uso), figurano i classici sabots, confortevoli, caldi e asciutti zoccoli di legno, in passato largamente utilizzati dai valligiani in ogni stagione dell'anno, adesso sfoggiati soprattutto in occasione di alcune ricorrenze e feste folcloristiche. Altri oggetti tipici dell'artigianato della Valle d’Aosta sono le grolle, coppe in legno di pero o di melo lavorate al tornio e usate per bere il vino in tradizionali bevute à la ronde tra amici. Molto simile è la "coppa dell'amicizia", larga e bassa, diffusa sia nelle case sia nei locali pubblici per bere in compagnia il caffè alla valdostana. Altri prodotti artigianali vengono realizzati lavorando ferro battuto, ottone, pietra ollare (recipienti dalle fogge più diverse, ma soprattutto stufe e fornelli), cuoio, tessuti (celebri i draps della Valgrisenche e i socks, singolari pantofole con suole di feltro e canapa) e i merletti, dentelles, di Cogne.

Cultura: enogastronomia

La cucina valdostana risente degli influssi dei vari popoli che si sono avvicendati sul territorio nel corso dei secoli ed è caratterizzata da una varietà di piatti legati alla tipica essenza montanara della regione. Ecco perché molte specialità derivano dalla diffusa attività casearia. Particolarmente nota è la souppe alla valpellineintze (pane, cavoli, fontina e brodo), originaria, come dice il nome, della Valpelline, preparata in una miriade di versioni diverse anche in altri centri della regione. Sempre a base di formaggio sono gli gnocchi alla bava, le costolette alla valdostana e, naturalmente, la nota fonduta. Ottimi e numerosi sono poi i piatti in cui è protagonista la selvaggina, come il capriolo alla valdostana, la marmotta arrosto o in civet. Salumi prelibati sono la mocetta (carne di camoscio, o manzo oppure cervo, essiccata e aromatizzata con aglio, salvia, rosmarino) e il lardo di Arnad, ottenuto solo da suini locali selezionati e stagionato in recipienti di vetro o terracotta. Di eccezionale qualità è anche il jambon de Bosses, la cui particolarità deriva dal microclima freddo, ma temperato e con scarse precipitazioni, tipico di Saint-Rhémy-en-Bosses. Tra i dolci valdostani si ricordano le tegole (paste di mandorla sottili di forma rotonda) e il "blanc manger". Per quanto riguarda l'enologia, spetta alla regione l'invidiabile primato dei vigneti più alti d'Europa: quelli di Morgex e La Salle (1200 m), che danno un profumatissimo bianco. Tra i rossi DOC sono celebri il donnas e l'enfer d'Arvier. Nella regione è diffusa anche la produzione di vini liquorosi, come il moscato di Chambave, la malvasia di Nus e il montouvert. Viene poi realizzata un'ottima grappa e un liquore molto conosciuto, a base di erbe alpine: il genepì. Prodotti regionali con marchio DOP sono il fromadzo, la fontina e i già citati jambon de Bosses e il lardo d'Arnad.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la preistoria

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Per la storia

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Per l'arte

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