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Bielorussia

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(Respublika Belarus'). Stato dell'Europa orientale (207.600 km²). Capitale: Minsk. Divisione amministrativa: province (6). Popolazione: 9.503.807 ab. (2009). Lingua: bielorusso e russo (ufficiali). Religione: ortodossi 40%, cattolici 7%, altri 53%. Unità monetaria: nuovo rublo bielorusso (100 copechi). Indice di sviluppo umano: 0,786 (53° posto). Confini: Polonia (W), Lituania (NW), Lettonia (N), Russia (NE -E) e Ucraina (S). Membro di: CSI, EBRD, NATO, ONU e OSCE.

Generalità

Da sempre privi di un proprio affaccio sul mare, con un territorio fertile ma quasi completamente piatto e senza confini naturali, schiacciati fra popoli più potenti, organizzati e bellicosi, i bielorussi (o russi bianchi, dal colore prevalente negli abiti tradizionali) non hanno mai espresso compiutamente in forma sovrana la loro identità nazionale, pur distinta da almeno sette secoli da quella dei popoli vicini. Soltanto nel 1918, in seguito agli sconvolgimenti provocati dalla prima guerra mondiale e dalla rivoluzione bolscevica, la Bielorussia ha potuto dotarsi di una propria struttura amministrativa parzialmente autonoma, all'interno dell'Unione Sovietica; e solo nel 1991, con il collasso finale dell'URSS, ha ottenuto la piena indipendenza politica. Ma anche dopo tale svolta storica il problema di definire una propria identità nazionale, soprattutto in rapporto alla vicina Russia e, in misura molto minore, all'Ucraina e alla Polonia, non è stato risolto e ha continuato a dominare la vita collettiva del nuovo Stato; e questo tanto nella politica, segnata dal contrasto tra chi auspica un ritorno nell'orbita della Federazione Russa e chi vorrebbe invece avvicinare il Paese all'Occidente, quanto nell'economia, ancora in larga misura orientata all'integrazione con quella russa. E mentre in diversi Stati ex sovietici, dopo l'indipendenza, hanno prevalso le tendenze nazionaliste e liberiste filo-occidentali, accompagnate dall'ingresso nella UE e nella NATO, in Bielorussia per tutto il primo quindicennio di vita indipendente ha prevalso la tendenza opposta, segnata da diversi progetti di federazione con la Russia, da un sistema autoritario di potere, dal controllo statale su vasti settori dell'economia e da forti tensioni con i Paesi occidentali.

Lo Stato

Secondo la Costituzione varata nel 1994 profondamente emendata nel 1996 e di nuovo nel 2004 attraverso referendum, il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale ogni cinque anni, senza limiti al numero dei mandati consecutivi, e gode di poteri molto ampi, a partire dalla nomina e revoca del governo per arrivare alla nomina dei giudici della Corte Suprema e di metà dei giudici della Corte Costituzionale. L'attività legislativa spetta al Parlamento, di tipo bicamerale, composto da una Camera dei deputati di 110 membri eletti a suffragio universale diretto per 4 anni e un Consiglio della Repubblica di 64 membri, di cui 56 eletti da organi amministrativi locali e 8 di nomina presidenziale. Dal dicembre 1999 un trattato di unione con la Russia, firmato dai due presidenti, prevede la creazione di organi legislativi e di governo comuni; ma i lavori di perfezionamento di questo trattato non hanno fatto grandi progressi. Lingue ufficiali sono il bielorusso (scritto in caratteri cirillici, anche se esiste una versione bielorussa dell'alfabeto latino) e, dal 1995, anche il russo: un'ampia parte della popolazione si considera difatti “russa”, a prescindere dall'effettiva ascendenza etnica. Il sistema scolastico della Bielorussia prevede una scuola dell'obbligo di nove anni. Generalmente l'istruzione dura undici anni (quattro di scuola primaria e sette di secondaria) e va dai 6 anni d'età ai 17. L'istruzione superiore contempla diverse specializzazioni universitarie e alcune accademiche. L'alfabetizzazione è pressoché totale (solo lo 0,3% di analfabeti) e la percentuale di giovani che completano il ciclo di istruzione superiore e universitaria è molto alta anche rispetto alle medie europee, così come elevata è la quota del PIL dedicata all'istruzione (5,2% nel 2007) e alla sanità (4,9% nel 2007), entrambe quasi interamente pubbliche.

Territorio: geografia fisica

Il territorio è costituito da una vasta pianura, ondulata a N da depositi morenici culminanti a W di Minsk, nel colle Dzeržinskaja (346 m), e per ampi tratti paludosa a S, attraversata dai fiumi Dvina Occidentale a N, Dnepr (con gli affluenti Berezina, Drut e Sož) a E e Pripjat a S e irrigata dal canale Bug-Dnepr; è costellata inoltre da moltissimi (oltre 11.000) piccoli laghi. Ha clima di tipo continentale, con estati fresche e umide, inverni freddi (temperatura media di gennaio, a Minsk: –5°C) e precipitazioni non abbondanti (500-700 mm annui) ma spesso nevose.

Territorio: geografia umana

La schiacciante predominanza dell'elemento bielorusso, che ha sempre costituito ca. l'80% dell'intera popolazione, ha preservato l'omogeneità della composizione etnica dello Stato. Ancor prima che la Bielorussia , nel 1918, venisse proclamata Repubblica sovietica, il gruppo etnico bielorusso o russo bianco, così definito a causa della prevalenza del colore bianco nei costumi tradizionali, aveva già sviluppato un sentimento di differenziazione etnico-culturale nei confronti delle pur molto simili popolazioni confinanti, alcune minoranze delle quali, in particolare ucraine e polacche, vivevano anche sul suo stesso territorio. Il censimento del 2009 conferma che la popolazione del Paese è costituita prevalentemente da bielorussi (81,2%); i russi rappresentano il secondo gruppo etnico più importante (11,4%); vi sono poi, in apprezzabili percentuali, minoranze ucraine (2,4%) presenti in maniera compatta nella regione della Polesia, polacche (3,9%) concentrate per lo più nella zona di Brest e di Grodno, ebree (0,3%) e altre (0,8%). Oltre a essere una delle più etnicamente compatte, la Bielorussia vantava anche, rispetto alle altre Repubbliche dell'ex Unione Sovietica, migliori condizioni economiche e socio-culturali, un vantaggio rimasto (tanto da rendere la Bielorussia meta di un flusso migratorio da queste stesse Repubbliche) nonostante il deterioramento e la crisi economica seguita alla proclamazione d'indipendenza. Nel valutare le condizioni di vita generali della popolazione bielorussa si devono tenere ben presenti gli effetti, che ancora continuano a pesare, dell'esplosione della centrale atomica ucraina di Černobyl, avvenuta nel 1986 a pochi chilometri dalle frontiere meridionali della Bielorussia. Questa variabile ha avuto e sicuramente continuerà ad avere una certa influenza sulla dinamica demografica, alterando i normali ritmi di incremento della popolazione che, a partire dal 1994 e fino ai primi anni del nuovo secolo hanno fatto registrare valori negativi (stima 2005: –0,09%) nonostante un piccolo ma costante saldo attivo nella bilancia migratoria. La crescita negativa è dovuta alla simultaneità di fenomeni quali il bassissimo indice di natalità (10 per mille nel 2010) e di fertilità (1,3 figli per donna nel 2010) e l'elevato indice di mortalità (15 per mille nel 2010), tutti in vario modo influenzati anche dalle conseguenze di Černobyl. Durante gli ultimi tre decenni si è anche verificato un notevole incremento del tasso di urbanizzazione (74,2% nel 2010, contro il 50,3% nel 1975) tradizionalmente molto basso. Oltre alla capitale Minsk (1.804.700 abitanti nel 2010), capoluogo anche del distretto omonimo e unica vera area metropolitana del paese, le città principali sono Homel' (499.000 abitanti), Mahilëu (372.000 abitanti), Vicebsk (356.000 abitanti), Hrodna (338.000 abitanti) – tutti centri industriali, che ospitano fabbriche chimiche, meccaniche e alimentari – e Brest (318.000 abitanti), orientata a una vocazione commerciale fin dai tempi in cui era solo una stazione di posta sulla strada da Mosca a Berlino.

Territorio: ambiente

Flora e fauna della Bielorussia non sono dissimili da quelle della Polonia e della Russia occidentale: vaste zone del territorio (39%) sono coperte da foreste di conifere, querce, faggi e soprattutto betulle, mentre nemmeno un terzo è coltivato. Nel Sud del Paese si trova anche una delle maggiori estensioni europee di bosco paludoso, con un ecosistema unico che negli ultimi anni è stato paradossalmente “protetto” e mantenuto intatto perché in parte contaminato dai radionuclidi depositati dopo Černobyl. Nei boschi e soprattutto nelle numerose riserve naturali (quattro parchi nazionali e sette riserve protette, per un totale del 6,5% di aree protette) si trovano alci, daini, cinghiali, lupi, volpi, scoiattoli, martore, lepri, castori, lontre, visoni e tassi. Anche l'orso e la lince si incontrano abbastanza numerosi. Il parco nazionale di Belavezhskaja Pushcha, non lontano da Brest, al confine con la Polonia, è la più grande foresta primordiale d'Europa (inserita nel “patrimonio dell'umanità” dall'UNESCO) e ospita ca. un migliaio di bisonti europei, altrove ormai quasi completamente scomparsi. Allocchi, aironi, aquile sono numerosi, in una popolazione avicola che comprende quasi 300 specie diverse.

Economia

Fino alla seconda guerra mondiale la Bielorussia , divisa tra Polonia e URSS, era essenzialmente una regione agricola. Nel dopoguerra, completamente inclusa nelle frontiere dell'Unione Sovietica, la sua economia si era diversificata, con un forte sviluppo industriale: la Bielorussia del periodo sovietico era al terzo posto nella classifica mondiale dei produttori di trattori, dopo gli Stati Uniti e il Giappone, ma era anche uno tra i più importanti produttori di motocicli, camion e altri veicoli, di televisori, elettrodomestici e computer. La sua economia era fortemente integrata con quella delle altre Repubbliche dell'URSS: il 50% della sua produzione (macchinari e prodotti agricoli, equipaggiamenti militari, prodotti chimici) era destinato al mercato interno sovietico, da cui riceveva la quasi totalità del suo fabbisogno in prodotti grezzi e combustibile, a prezzi agevolati. La disintegrazione dell'URSS e del suo sistema economico, nel 1991, ha avuto un impatto devastante sulla nuova entità statuale che, improvvisamente, si è vista privata di quel sistema di scambi che aveva garantito la soddisfazione delle sue esigenze energetiche e uno sbocco sicuro per i suoi prodotti industriali e agricoli. La necessità di approvvigionarsi di energia e materie prime sui mercati internazionali, con pagamenti in valuta pregiata, ha portato a un rapido e pesante indebitamento, mentre la maggior parte dei prodotti industriali risultava non abbastanza competitiva per mantenere il livello delle esportazioni. Dinamica che ha portato a una fortissima inflazione, a ripetute svalutazioni della moneta (il rublo belorusso) e a un impoverimento complessivo della popolazione. La stessa crisi ha coinvolto anche l'agricoltura: nel quinquennio 1989-93 sono fortemente diminuite le produzioni di carne, zucchero e latte, fino ad allora le più importanti del settore agricolo. Al di là dei problemi di mercato, inoltre, ha pesato e continua a pesare in modo molto negativo l'eredità del disastro di Černobyl: un quinto dell'arativo della Bielorussia è stato contaminato dal fall-out radioattivo e rimarrà inutilizzabile per decenni, in particolare nelle zone meridionali del Paese, dove era concentrata una quota rilevante della produzione agricola e zootecnica. Dopo quasi un decennio marcato da gravi difficoltà, seguite al disfacimento del sistema economico sovietico in cui era completamente integrata, l'economia della Bielorussia ha ripreso a crescere con l'inizio del sec. XXI, nonostante diversi ostacoli e strozzature – in parte dipendenti dalle scelte politiche della sua leadership, definite “socialismo di mercato” e orientate al mantenimento di un forte controllo statale a scapito della libertà d'impresa, in controtendenza rispetto agli orientamenti prevalenti nel resto d'Europa. Queste stesse scelte, peraltro, hanno garantito una buona protezione agli strati più deboli della popolazione: la distribuzione del reddito tra le famiglie risulta fra le meno diseguali al mondo e la disoccupazione (meno del 3% della popolazione attiva nel giugno 2005) resta a un tasso molto basso e largamente inferiore a quello di tutte le altre Repubbliche ex sovietiche. I dati macroeconomici relativi al 2004 vedono un PIL in crescita dell'11%, attestato intorno ai 22.800 mln di USD, e sono stati migliori anche delle più ottimistiche previsioni; in crescita fortissima il commercio estero (+37,5% nel 2004), in misura notevole anche gli investimenti esteri (+17% ca. nel 2004), che però restano ancora scarsi in assoluto, anche in questo caso per le scelte politiche generali del governo, poco incoraggianti per gli investitori stranieri nonostante la decisione di creare delle “zone franche” con agevolazioni fiscali. La crescita registrata nel periodo 2001-2005, in ogni caso, è molto legata al mantenimento di uno stretto rapporto con la vicina Russia, che negli stessi anni ha vissuto una grande espansione legata agli alti prezzi internazionali del petrolio e che copre da sola oltre la metà dell'interscambio commerciale (57,9% del totale nel 2004) della Bielorussia. Oggi il settore primario, che porta l'7,8% del PIL, continua a garantire alla Bielorussia una sostanziale autonomia alimentare: le produzioni di cereali (frumento, orzo e segale), patate, carne, latte e ortaggi coprono abbondantemente i consumi della popolazione, anche se non costituiscono più una voce importante delle esportazioni. Signficativa la produzione di lino, anche questo in gran parte destinato al mercato interno. Il settore secondario (36% del PIL), dopo la grave crisi del decennio 1990-2000, ha ripreso a crescere (+15% nel 2004) soprattutto nel comparto metalmeccanico (produzione di macchine utensili e veicoli industriali e agricoli) ma con un crescente dinamismo anche nella raffinazione, nella produzione di fertilizzanti, in quella di cemento e nel settore elettronico. È rimasta invece ferma, soprattutto per le conseguenze di Černobyl, la produzione di legname e carta, data la contaminazione radioattiva di lungo periodo di vaste aree boschive. Macchinari, televisori, elettrodomestici, prodotti chimici e tessili rappresentano anche le principali voci di esportazione; le importazioni sono rappresentate in primo luogo da gas, petrolio e materie prime, in parte minore da beni di consumo. Oltre alla Russia, che da sola assorbe oltre la metà del commercio estero della Bielorussia, i principali partner commerciali sono la Germania, la Polonia e l'Ucraina. Quanto al settore terziario (56,2% del PIL), anch'esso registra un'espansione nei primi anni del sec. XXI, legata alla crescita generale dell'economia, ma sembra ancora piuttosto lontano dalle dinamiche che hanno caratterizzato la maggior parte degli altri Paesi europei, compresi alcuni Stati dell'ex URSS. Un fenomeno importante – l'unico notevole nel panorama del mercato finanziario della Bielorussia – è rappresentato dalla crescente presenza del capitale privato russo nell'industria e nei servizi, presumibilmente in previsione di una futura unificazione dei due Paesi.

Storia

La Bielorussia , il cui nome compare storicamente nel sec. XIII, fu colonizzata tra i sec. V e VIII da tribù slave, cadde sotto il dominio del Principato di Kijev intorno al sec. IX e alla fine del sec. XIV, dopo aver subìto l'invasione mongola ed essere passata ai duchi di Lituania, per il matrimonio di un granduca di Lituania con Edvige regina di Polonia (1386), entrò a far parte della Polonia. La sua storia rimase legata a quella polacca fino al primo dopoguerra, quando il suo territorio fu diviso tra Polonia e Unione Sovietica (Trattato di Riga, 1921). Invasa dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, al termine del conflitto anche la parte polacca entrò a far parte della Repubblica Sovietica della Bielorussia. Per il quarantennio successivo la Bielorussia non ha avuto una vita politica propria – nonostante la vasta autonomia formale, comprendente anche un seggio all'ONU – e i suoi uomini politici hanno partecipato delle vicende generali dell'URSS. Direttamente coinvolta nel processo di dissolvimento dell'Unione Sovietica, la Bielorussia proclamava la sua sovranità nel 1991, ma entrava a far parte alla costituzione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) rimanendone membro. Uno dei problemi maggiori cui il nuovo Stato doveva fare fronte, oltre a quello ciclopico di una radicale riconversione economica, era la gestione di un notevole potenziale atomico militare accumulato nel periodo sovietico. Il problema veniva risolto con un accordo di attuazione del Trattato START (Lisbona, maggio 1992) in cui Bielorussia, Ucraina e Kazakistan rinunciavano allo status di potenze nucleari e trasferivano in Russia il proprio arsenale. Intanto lo scenario politico belorusso delineava al suo interno una forte contrapposizione fra un'élite liberale nazionalista e i fautori di uno stretto legame economico e politico con la Russia, considerata dalla maggior parte della popolazione come un'estensione della propria patria. Varata la nuova Costituzione nel 1994, le successive elezioni presidenziali (estate 1994) determinavano la vittoria di A. Lukašènka, candidato populista di una sorta di movimento “mani pulite” e già presidente di una commissione parlamentare contro la corruzione. Questi, favorevole a un rapporto privilegiato con la Russia, avviava subito un processo di integrazione con quel Paese, che si sostanziava nell'accordo doganale (maggio 1995) e nell'intesa ad azzerare i reciproci debiti. Per quanto riguarda la politica interna, nonostante la dura opposizione del movimento nazionalista e le resistenze dei comunisti, veniva indetto, in concomitanza con le elezioni legislative del maggio 1995, un referendum per emendare la Costituzione e per prolungare il mandato di Lukašènka fino al 2001. Ottenuto l'80% dei consensi, gli emendamenti alla carta fondamentale quindi ampliavano il potere del presidente della Repubblica e trasformavano il Parlamento in un organo bicamerale. Proseguita la politica di integrazione con la Russia, con la firma del Trattato di Unione (maggio 1996), riprendevano le proteste dell'opposizione nazionalista a cui facevano seguito la chiusura di alcuni organi di stampa e una forte repressione da parte del governo degli intellettuali ostili al regime di Lukašènka. In ragione di ciò nel 1998 l'OSCE istituiva una missione permanente a Minsk, per valutare l'entità delle violazioni dei diritti umani e politici nel Paese. Sul piano economico, intanto, la difesa da parte del governo delle vecchie strutture “socialiste” del Paese, necessaria per garantire il mantenimento di un livello di vita sufficiente alla maggior parte della popolazione (e dunque anche un buon consenso elettorale), determinava il perdurare di un periodo di stagnazione, che solo grazie al sostegno della Russia non degenerava in crisi catastrofica e anzi, a partire dal 2001, vedeva l'avvio di una nuova crescita. L'opposizione dal canto suo, nonostante i tentativi nel 1999 per delegittimare il prolungamento del mandato di Lukašènka, le continue proteste e l'aperto appoggio dei governi occidentali (soprattutto degli Stati Uniti), non riusciva a ottenere alcun risultato in quanto fragile, divisa e poco credibile agli occhi dei belorussi. Le oggettive difficoltà del regime, quindi, non impedivano che le elezioni presidenziali del 2001 riconfermassero con l'80% dei consensi il mandato a Lukašènka. Nel 2004 si sono svolte sia le elezioni legislative, vinte dal partito del presidente, sia un referendum che prevedeva l'abolizione del limite dei due mandati presidenziali, con l'obiettivo di permettere a Lukašènka una terza rielezione. L'esito, scontato, è stato favorevole al presidente. Nel frattempo, nonostante l'opinione nettamente favorevole dell'opinione pubblica di entrambi i Paesi, verificata in molti sondaggi, il processo di integrazione con la Russia avanzava con molta lentezza e continue frenate da entrambe le parti. L'adozione di una moneta unica, prevista dal 2001, è stata rinviata al 2006; e pochi progressi hanno fatto i negoziati per stabilire il peso reciproco delle due parti (e dei rispettivi dirigenti) nel futuro Stato unitario, nonostante una bozza di Statuto sia stata messa a punto nel 2003. Nelle elezioni presidenziali del marzo 2006 Lukašènka otteneva l'82,6% dei voti, anche se l'Osce contestava le elezioni e l'opposizione denunciava brogli. In quello stesso anno gas e petrolio erano stati la causa di forti tensioni con la Russia, mentre in politica interna continuavano a essere duramente represse le proteste degli oppositori del regime. Nel settembre del 2008 si svolgevano le elezioni per il rinnovo del parlamento, nelle quali i candidati fiolo-governativi vincevano in tutte le circoscrizioni. In seguito l'Osce dichiarava che le elezioni non si sarebbero svolte secondo gli standard democratici internazionali. Nel 2010 entrava in vigore l'unione doganale con Russia e Kazakistan; a dicembre si svolgevano le elezioni presidenziali nelle quali Lukašènka otteneva una schiacciante maggioranza (80%), seguite da una grande manifestazione di protesta dell'opposizione che denunciava brogli. Nei giorni seguenti la polizia arrestava molti rappresentanti politici dell'opposizione, tra cui il leader Andrei Sannikov. Nel settembre del 2012 si svolgevano le elezioni per il rinnovo della camera bassa del parlamento, nelle quali nessun deputato dell'opposizione veniva eletto. Nell'ottobre del 2015 Lukašènka veniva eletto per la quinta volta, sfiorando il 90% dei voti.

Cultura: generalità

Punto di incontro tra due mondi di stampo ortodosso e cattolico, la Bielorussia è riuscita a distinguersi e a conservare l'impronta della propria matrice culturale che affonda le radici in un humus pagano originario, tipico di tutte le tribù slavo-orientali. Il Paese è ricco di testimonianze del passaggio di civiltà diverse, come testimoniano le tracce di insediamenti abitativi di cacciatori e raccoglitori della fine del Paleolitico Superiore, rinvenute in una vasta area bagnata dai sistemi fluviali del Dnestr, del Don e del Dnepr e i manufatti di antiche popolazioni tartare e mongole, oltre che slave. La cultura nazionale bielorussa ha riacquisito una posizione privilegiata dopo gli anni Venti del Novecento, quando ha riottenuto priorità la lingua nazionale nel corso di un processo che ha visto nascere l'Istituto della Cultura Bielorussa e l'Accademia delle Scienze della Bielorussia. Al più importante artista bielorusso è dedicato il Museo Marc Chagall, inaugurato nel 1992 a Vitebsk, città natale del pittore; vi sono raccolte gran parte della collezione grafica e la biblioteca d'arte di Chagall. In Bielorussia si tengono ogni anno più di 30 festival regionali, nazionali e internazionali di musica, come il Convegno Nazionale dei Musicisti Bielorussi a Minsk, in gennaio; o, sempre a Minsk gli ultimi dieci giorni di novembre, l'Autunno Musicale Bielorusso, festival di musica classica e popolare. Ancora nella capitale, ad aprile, l'appuntamento è con l'Expolingua, festival internazionale delle lingue e sul lago Svityaz, a giugno, con il Festival della Poesia. Molti sono pure i teatri e gli enti al finanziamento dei quali contribuisce lo Stato: il Teatro Accademico Nazionale dell'Opera, il Teatro Accademico Nazionale del Balletto, il Teatro Nazionale di Musica, il Complesso di Danza dello Stato, l'Accademia Statale Bielorussa di Musica, l'Associazione Bielorussa di Compositori, la Filarmonica Statale Bielorussa. Dotata di un carattere di minore internazionalità è invece la tradizione cinematografica bielorussa. Risalgono agli anni '20-'30 i primi film nazionali, quali Liasnaia byl, diretto nel 1926 da Y. Tarych, e Pershy uzvod del regista U. Korsh-Sablin, datato 1933. Gran parte delle opere di allora, di stampo fortemente realista, aderisce ai contenuti della rivoluzione sovietica, narrando della vita del popolo durante la riforma socialista o della sopravvivenza eroica dei bielorussi dopo la seconda guerra mondiale. Oggi la BelarusFilm e altre piccole case amatoriali producono filmografia nazionale in un panorama ancora in evoluzione dove un ruolo importante svolgono anche la televisione di Stato e alcune emittenti locali.

Cultura: tradizioni

Componente centrale della cultura tradizionale, secondo solo alla lingua nella specificazione dell'identità etnica di chi lo indossa, il costume bielorusso con le sue molte varianti regionali ha conservato nei secoli la sobrietà del taglio, la scelta elettiva di materie semplici quali il lino e la lana, i colori rosso e bianco (da cui la dicitura Russia Bianca per la Bielorussia), gli ornamenti a strisce e rombi, la ricchezza dei decori (è ancora in uso una tecnica antica di ricamo detta natsyag). Le norme estetiche e morali dei tempi ne hanno determinato le caratteristiche: camicia lunga, pantaloni stretti e gilet per i maschi che stringono una cintura in vita per proteggersi dalle forze del male; camicia accollata, gonna lunga e giacca senza maniche per le femmine, che completano il loro abbigliamento con articolati copricapo. Strettamente legata al costume popolare è la lavorazione del lino, tipica in Bielorussia quanto l'impagliatura, la viminatura, l'intrecciamento di radici e di corteccia, mestieri del passato che contribuiscono a mantenere ancora oggi la produzione e l'uso di alcuni oggetti tradizionali: come il rushnik asciugamano ornamentale dall'antica funzione rituale. Altrettanto vivo è anche l'artigianato dell'avorio. Molte sono le festività nazionali sia civili sia religiose, in questo Paese dove il 70% ca. della popolazione è di religione ortodossa-orientale, anche se i molti anni di dominazione polacca hanno concorso al costituirsi di una significativa comunità cattolica. Il Natale ortodosso cade il 7 gennaio, mentre Babbo Natale, che si chiama in realtà Nonno Gelo (ded moroz), porta i doni la notte di Capodanno quando si illumina l'albero di Natale, detto appunto Abete di Capodanno. § Non mancano mai nella cucina bielorussa, sovrapponibile in larga misura a quella russa, la carne, il pesce, sapori come l'aglio o il più orientale cumino e soprattutto i funghi, la raccolta dei quali è quasi un rituale del Paese. Molti piatti tipici li prevedono, da soli o come accompagnamento: funghi con panna acida (hryby v smtane), funghi e zuppa d'orzo (hribnoy sup), costoletta di maiale in salsa di funghi (kotleta pokrestyansky), gnocchi con crema di funghi, formaggio e patate (kletsky). A questi e ad altri piatti tradizionali quali i pancake di patate (draniki) o i pancake con la crema (manchanka) si accompagnano il kvas, bevanda preparata con malto, zucchero, menta e frutta, la belavezhskaja, liquore a base di erbe, e le vodke bielorusse Charodej, Belarus Sineokaja, Minskaja.

Cultura: letteratura

La cultura letteraria e linguistica locale ha origini e sviluppo antichi e travagliati strettamente connessi sia con gli accadimenti storici e religiosi del Paese, sia con l'arte della poesia orale popolare bielorussa, tra le più preziose di tutta la comunità slava. Alla fine del sec. X, con l'arrivo del cristianesimo dalla Russia antica, cominciò a diffondersi la scrittura, soprattutto a partire dalle città di Polock e di Smolensk, dove pochi secoli dopo comparirono capolavori dell'antica letteratura slava-orientale, quali Storia degli anni temporali e Parola sulla schiera di Igor. Ma le condizioni per lo sviluppo della cultura locale si determinarono soprattutto a cominciare dal sec. XIII, con l'instaurarsi del Gran Ducato Lituano che elesse il bielorusso antico a lingua ufficiale dello stato. Gli avvicendamenti storici del Paese hanno spesso visto accompagnarsi ascese e cadute di conquistatori con il divieto o la concessione all'utilizzo della lingua originale; ciò in un'alternarsi di proibizioni e consacrazioni che si sono inevitabilmente intrecciate con la produzione letteraria e linguistica bielorussa, divenuta espressione di volta in volta di occasioni rivoluzionarie o di monumenti alla scrittura. Proprio sotto il dominio lituano, per esempio, si compilarono in bielorusso, investito dello status di ufficialità, gli statuti e gli annali – Gli annali dei granduchi lituani, Gli annali lituano-bielorussi del 1446, La cronaca del Granducato Lituano, Russo e Zhemoitese, La cronaca del Bikhovets – ritenuti oggi importanti testimonianze della lingua antica. Al tempo, inoltre, si registrò in Bielorussia un'incipiente fioritura letteraria (sec. XVI), grazie a un gruppo di autori protestanti le cui pubblicazioni ebbero un grande impatto su tutta la regione. Tra essi primeggiarono G. F. Skaryna, illuminista e scrittore, fondatore della stampa orientale slava, che per primo tradusse la Bibbia in bielorusso, S. Budny, filosofo, umanista, traduttore, e S. di Polatsk poeta e drammaturgo del sec. XVII a cui si deve l'introduzione dello stile barocco nella letteratura russa. Al ristagno dell'epoca della dominazione polacca (sec. XVII e XVIII), durante la quale le autorità del Gran Ducato vietarono l'uso della lingua bielorussa nella cancelleria degli organi statali, amministrativi e giudiziari, seguì una certa attività letteraria (inizio sec. XIX) che vide l'inizio della letteratura bielorussa moderna. Fino a metà ca. del sec. XIX la letteratura bielorussa subì l'influsso di tendenze rinascimentali e barocche, prima della comparsa di quelle romantiche, che la indirizzarono verso la cultura tradizionale e il folclore. Nonostante le limitazioni imposte dalle autorità zariste, che repressero le manifestazioni culturali locali, poté essere allora coltivata la poesia popolare (notevole l'anonimo poema satirico Taras in Parnaso), mentre qualche autore, tra cui V. Dunin-Marcinkevič, padre della drammaturgia nazionale con poemi epici e scritti teatrali, acquisì rinomanza coi suoi lavori. Altri poeti di origine polacca soprattutto bilingui, tra i quali A. Rypinski, J. Barséuski, J. Cocot, nelle loro opere fortemente influenzate dal romanticismo polacco recuperarono le tradizioni dei contadini locali. L'inasprimento del regime autocratico portò al divieto di stampare libri in bielorusso; il primo libro in bielorusso moderno, l'Eneide travestita di V. Ravinskij, fu stampato solo dopo il 1840. Tuttavia F. K. Bahusevic, pubblicando all'estero le sue poesie alla fine dell'Ottocento, aprì la strada all'evoluzione di una letteratura che, sviluppatasi nella semiclandestinità fino al crollo dell'Impero russo, si impose con pienezza di diritti dopo l'avvento del potere sovietico, grazie anche all'attivazione del movimento nazionale bielorusso all'inizio del sec. XX. Se A. Hurynovič, J. Lučyna, A. Abuchovič e altri poeti della fine del sec. XIX furono ancora notevolmente ostacolati, già M. A. Bahdanovič (1891-1917), A. Paškevič, J. Kupala, J. Kolas (1881-1956), considerato il pioniere della letteratura bielorussa moderna, e Z. Bjadulja, che esordirono agli inizi del Novecento e, tranne i primi due, continuarono la propria attività anche dopo il 1917, poterono liberamente lavorare, essenzialmente nell'ambito della poesia. Benché, all'inizio, i circoli culturali bielorussi avvertissero il disagio provocato dalla Rivoluzione d'ottobre, in un secondo momento la letteratura ebbe modo di evolversi con specifiche caratteristiche, pur nel quadro delle contemporanee grandi correnti sovietiche. Tra i più noti poeti del Novecento si possono citare M. Kudzelka, P. Trus, B. Hlebka, M. Klimkovič (1899-1954), A. Kuljašoŭ, P. U. Broŭka, M. Tank e P. Pančanka (1917). Sempre nel Novecento si è assistito a una certa fioritura della narrativa, anche grazie a prosatori come N. Arseneva, autrice di Sotto il cielo blu, V. V. Bykov (1924-2003; I morti non soffrono più, La tana del lupo), A. M. Adamovič (1927-1994; Il libro sul blocco, Gli oppressori), B. Sačanka (n. 1936), A. Naurocki (n. 1937) e D. Bičel (n. 1938), e ad autori di grande talento quali R. Boradulin (n. 1935), G. Buravkin, A. Vertinskij, V. Zuionok, I. Naumenko, I. Cigrinov, I. Šhamjakin (1921-2004; Il flusso profondo, La felicità disturbata). La letteratura bielorussa moderna ha via via acquisito prestigio internazionale, valicando i confini locali grazie soprattutto a straordinarie interpretazioni dei temi di guerra.

Cultura: arte

Oltre dieci secoli di storia cristiana hanno portato in Bielorussia al crearsi di una scuola pittorica iconografica, punto di incontro tra la tradizione bizantina orientale e quella cattolico romana occidentale; ma allo sviluppo delle arti figurative ha contribuito soprattutto l'attività dilettantistica di maestri artigiani (come il pittore M. Savitskij, gli scultori Z. Azgur, S. Selikhanov e altri) le cui opere risultavano dedicate al mercato interno. Da questo destino derivano le peculiarità dei loro lavori: il carattere geometrico decorativo, fondato sui simboli e strettamente legato alle tradizioni del Paese, e le forme spesso zoomorfe soprattutto delle opere scultoree di autori che intagliavano principalmente il legno, materiale diffusissimo dato il carattere boschivo del territorio. Anche l'architettura bielorussa rivela gli influssi della storia del Paese. Diverse costruzioni mostrano infatti stili propri e contaminazioni culturali strutturalmente combinati fra loro, o forti segnali dei saperi dominanti. Per lungo tempo il barocco fu lo stile prevalente: ne sono esempi diverse chiese cattoliche come quelle di Nesvizh, prima struttura barocca dell'architettura bielorussa, dei gesuiti a Grodno (sec. XVII), dei carmeliti a Glubokoe (sec. XVII-XVIII), del duomo di Pietro e Paolo a Vitebsk, e altrettanti palazzi (dei Sapeghi a Rugiany, dei Hreptovici a Sciorsi, dei Radzivilly a Nesvizh). Le chiese ortodosse invece furono edificate prevalentemente in legno secondo i dettami della più preziosa carpenteria tradizionale. Nel sec. XVIII elementi dello stile bizantino comparsero sull'impianto barocco, dando origine al periodo dell'architettura monumentale che portò alla costruzione di molti monasteri, municipi e residenze, prima dell'avvento dell'architettura di regime sovietica.

Cultura: musica

Un'importante tradizione musicale caratterizza la cultura della Bielorussia, dove hanno avuto origine numerosi inni e sermoni ortodossi del sec. XII , dove la musica popolare discende direttamente dalle cerimonie sacre, sviluppandosi dal sec. XVI in poi fino a divenire famosa in tutto il mondo oltre che la più rinomata dell'Europa dell'Est. Nel sec. XVIII i teatri privati dei magnati e le cappelle erano i luoghi musicali elettivi, ma già dall'inizio del secolo successivo nelle grandi città risuonavano gli echi delle orchestre municipali. La musica classica bielorussa risale al sec. XX quando vennero aperte diverse scuole e conservatori pubblici (1918-19), come il Conservatorio divenuto poi Accademia Statale Bielorussa per la Musica e il Teatro dell'Opera e del Balletto, entrambi a Minsk (1933). Dopo la seconda guerra mondiale si distinse la figura del musicista A. Bogatirev maestro di numerosi compositori moderni, come E. Glebov e V. Soltan, mentre verso la fine del sec. XX sono emersi autori di opere di musica sacra quali L. Shleg , V. Kopitko, A. Bondarenko, M. Vasiuchkov. Fama ad alto livello ha oggi il gruppo Camerata, autore di musica e testi, specializzato nel canto “a cappella”.

Bibliografia

Per la geografia

N. P. Vakar, Belorussia, Cambridge (Mass.), 1956; Autori Vari, Il Milione, vol. IV, Novara, 1968; Les Editions Nagel, U.R.S.S., Ginevra, 1971.

Per la letteratura

G. Messina, La letteratura belorussa, Firenze, 1952; V. Barysenka, P. Broūka, Lyn'koū, Narysy pa historyi belaruskaj litaratury, Minsk, 1956.