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Antille

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Generalità

Arcipelago dell'America Centrale che si allunga ad arco dalla penisola dello Yucatán fino alle coste del Venezuela, con la convessità rivolta all'Oceano Atlantico, che separa dal Mar delle Antille (o Mar Caribico) . Dal capo Sant'Antonio, estremità occidentale di Cuba, all'isola di Aruba l'arco si estende per oltre 4000 km di lunghezza con una superficie di 220.113 km² di terre, escluse le Bahama, generalmente non comprese nelle Antille. Le isole di questo vasto arcipelago vengono comunemente distinte in due gruppi: le Grandi Antille, che comprendono le isole maggiori (Cuba, Hispaniola, Giamaica e Puerto Rico); e le Piccole Antille, che comprendono le numerose isole situate a E di Puerto Rico e che dalle Isole Vergini (dal punto di vista geologico considerate però appartenenti alle Grandi Antille) si estendono fino a fronteggiare la costa venezolana. A loro volta le Piccole Antille vengono ulteriormente distinte in Isole del Vento (sp. Islas de Barlovento; francese Îles au Vent; olandese Bovenwindse Eilanden), dalle Isole Vergini all'isola di Trinidad, e in Isole Sottovento (sp. Islas de Sotavento; francese Îles sous le Vent; olandese Benedenwindse Eilanden), da Margarita a E fino ad Aruba a W. Per scopi amministrativi le Isole del Vento vengono distinte dagli Inglesi in Leeward Islands (isole comprese tra l'Anegada Passage e Dominica esclusa) e in Windward Islands (da Dominica inclusa a Grenada).

Divisione politica

Politicamente sono indipendenti Cuba, l'isola di Hispaniola, divisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana, Giamaica, Dominica, Saint Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Grenada, Barbados e Trinidad e Tobago; appartengono alle Antille americane Puerto Rico e il gruppo occidentale delle Isole Vergini (Saint Croix, Saint Thomas e Saint John); alla Gran Bretagna le colonie di Cayman, di Montserrat e delle Isole Vergini (Tortola, Virgin Gorda, Anegada) e Anguilla; alla Francia i dipartimenti d'oltremare della Guadalupa e della Martinica; ai Paesi Bassi Aruba e le Antille Olandesi (Curaçao, Bonaire, Saba, Sint Eustatius e Sint Maarten meridionale; la parte settentrionale è della Guadalupa).

Morfologia e clima

Dal punto di vista morfologico le Grandi Antille sono caratterizzate da una serie di catene montuose, composte per lo più da calcari e arenarie e profondamente incise dai corsi d'acqua; in alcuni casi l'erosione ha portato via l'antica copertura calcarea, mettendo allo scoperto l'imbasamento granitico. Vengono solitamente distinti tre principali allineamenti montuosi: il più settentrionale, prolungamento dei rilievi dello Yucatán, forma sull'isola di Cuba la Cordillera de los Órganos e la Sierra de Sagua Baracoa. Il secondo allineamento montuoso, prolungamento dei rilievi del Messico meridionale, si eleva su Giamaica a 2256 m nel picco Blue Mountains, superando su Haiti i 2500 m nei rilievi della penisola di Jacmel. Il terzo allineamento montuoso, prosecuzione dei rilievi del Guatemala, emerge nel Mar delle Antille nel Misteriosa Bank e nelle isole Cayman, interessa con la Sierra Maestra (2005 m) la sezione più meridionale di Cuba, culmina a 3175 m nel Pico Duarte (Cordillera Central) su Hispaniola e termina con i rilievi dell'isola di Puerto Rico (1338 m). Le Piccole Antille sono costituite da un doppio arco di isole; sono di natura vulcanica ed elevate sul mare le isole facenti parte dell'arco interno, mentre sono piatte e di natura calcarea quelle facenti parte dell'arco esterno. § Il clima è di tipo caldo-umido, con elevate temperature tutto l'anno, piccole escursioni termiche e un'alternanza di periodi umidi e secchi. La temperatura media non è quasi mai inferiore ai 25 ºC, mentre le precipitazioni, che cadono in corrispondenza al passaggio del Sole allo zenit, nei periodi maggio-giugno e ottobre-novembre, variano dai 500 mm annui di Bonaire ai 3300 mm annui di Port Antonio (Giamaica). L'estate è anche la stagione dei cicloni che, giungendo da E, interessano quasi tutte le isole dell'arcipelago, fatta eccezione di Trinidad e delle Isole Sottovento.

Popolazione

Le Antille sono un'area densamente popolata (142 ab./km²) e il numero degli abitanti è in continuo aumento, con elevati indici di natalità. Prima dell'arrivo degli europei, le Antille erano abitate da popolazioni amerindie: a Cuba vi erano i Ciboney, oggi estinti, di probabile origine nordamericana; altre isole furono prima occupate dagli Arawak in seguito sterminati e assorbiti dai Caribe, entrambi provenienti dall'America Meridionale. Ciboney e Caribe sono gli indigeni con i quali vennero in contatto gli Europei, i quali ne determinarono la scomparsa in breve tempo. Oggi la caratteristica della popolazione antillana è la quasi totale assenza di elementi indigeni, sostituiti, nel corso dei secoli, da Europei, Africani e Asiatici. Predominano i meticci e soltanto le piccole isole di Saba e Saint-Barthélemy sono abitate esclusivamente da bianchi. A Cuba la percentuale dei bianchi è del 65%, mentre ad Haiti, Giamaica e Barbados predominano i neri.

Storia

Le Antille, prime terre del continente scoperte da Cristoforo Colombo, che nel suo primo viaggio, il 12 ottobre 1492, sbarcò a San Salvador, furono occupate dagli Spagnoli che posero nell'isola di La Española (poi Hispaniola) , corrispondente al territorio delle attuali Repubbliche di Haiti e Dominicana, la sede del governo. Già nella seconda metà del sec. XVI, ma più ancora nei due secoli successivi, Inglesi, Francesi, Olandesi e Danesi contesero alla Spagna il dominio delle isole, che furono perciò coinvolte nelle guerre e nelle vicende politico-diplomatiche europee; a questa situazione di instabilità si aggiungevano le imprese dei bucanieri di varia nazionalità che operavano nella zona. Un assetto più stabile di quei territori, che cominciò a profilarsi fin dal sec. XVII, portò a una suddivisione delle isole tra gli Stati europei. La Spagna conservò Cuba e Puerto Rico; la Gran Bretagna occupò Barbados (1627), Giamaica (1655), Trinidad e molte isole minori; gli Olandesi si stabilirono, nella prima metà del sec. XVII, nelle isole di Curaçao, Aruba e Bonaire; i Francesi, che nel 1635 si erano impossessati di Guadalupa e Martinica, ricevettero dalla Spagna nel 1697 anche la parte occidentale dell'isola Hispaniola. Nel sec. XIX proprio nei possedimenti francesi si manifestarono i primi movimenti indipendentistici: nel 1804 gli schiavi della parte francese dell'isola Hispaniola, ribellatisi, espulsero i coloni e istituirono la Repubblica di Haiti. Nel 1844 anche il settore orientale dell'isola otteneva l'indipendenza dagli Spagnoli e assumeva il nome di Repubblica Dominicana; Cuba e Puerto Rico, infine, furono perdute dalla Spagna in seguito al conflitto del 1898 con gli Stati Uniti che acquistavano la sovranità su Puerto Rico, mentre Cuba diveniva indipendente. Dopo il 1945 la Gran Bretagna tentò invano di federare le proprie colonie. Seguì (1962-83) la concessione dell'indipendenza o dell'autogoverno prima alle isole maggiori poi alle minori. Tale politica fu seguita anche da altre potenze europee, cosicché le dipendenze sono ormai limitate ad alcune isole minori.

Letteratura: generalità

Le Grandi Antille, primo epicentro della conquista spagnola d'America, conobbero una certa fioritura culturale, almeno fino a quando si imposero le due capitali vicereali: Città di Messico e Lima. Ma Santo Domingo rimase fino al sec. XVIII sede del primo tribunale (1511) e delle due prime università (1538 e 1540) del continente americano. Nella seconda metà del sec. XVIII la superiorità culturale passò a Cuba, dove la ricca borghesia creola aveva già i primi barlumi di una coscienza americana. Ma la letteratura coloniale era ovviamente una semplice provincia di quella ispano-europea e sempre composta in lingua colta; estranea perciò alla maggioranza della popolazione, analfabeta e formata in maggioranza da schiavi africani e mulatti. Poiché gli schiavi provenivano dalle parti più diverse dell'Africa, si formò dapprima una lingua di emergenza, necessaria per poter comunicare fra schiavi e padroni e fra gli schiavi stessi. Tracce di tale lingua si trovano ancora a Cuba nella parlata dei ñáñigos e nello stesso spagnolo corrente; mentre a Curaçao sopravvive il papiamento, curiosa mescolanza di afro-portoghese, spagnolo-antillano e olandese. Impronta afro-antillana hanno inoltre il francese di Haiti (il cosiddetto creolo) e l'inglese della Giamaica, delle Piccole Antille Britanniche e di Trinidad (quest'ultimo con forti influssi spagnoli). Con l'abolizione della schiavitù, la diffusione dell'istruzione pubblica e la più o meno contrastata indipendenza politica, le differenze fra le parlate locali e le lingue ufficiali di origine europea andarono diminuendo; non senza però rigurgiti nazionalisti e negristi, rinfocolati spesso dalle diverse situazioni politiche (guerra del 1898 a Cuba; occupazione americana ad Haiti, 1915-34; a Santo Domingo, 1915-24; a Puerto Rico, 1898-1943; ecc.) e dalla sempre più larga diffusione delle idee marxiste, dei nuovi ideali della Négritude, del panafricanismo e delle Pantere Nere e movimenti analoghi. Il negrismo non costituisce ormai che un aspetto delle letterature antillane, spesso nemmeno legato alla razza dei singoli autori (poeti negristi di razza bianca, come il cubano E. Ballagas e il portoricano L. Palés Matos, e neri non negristi, a volte perché convertiti all'ecumenismo marxista, come il cubano N. Guillén). Inoltre, avendo l'indipendenza politica soppresso l'antica avversione verso la madrepatria europea, numerosi scrittori accolgono aperte influenze delle omofone letterature europee e in particolare delle avanguardie. Così, per esempio, il martinicano Aimé Césaire può essere considerato anche scrittore francese, come diversi haitiani (Magloire Saint-Aude, Price-Mars, ecc.); e cubani quali J. Lezama Lima, L. Novás Calvo, A. Carpentier y Valmont, o dominicani come M. del Cabral, P. Henríquez Ureña, J. Bosch e altri figurano in primo piano fra gli ispanografi, sebbene restino legati, per temi e interessi concreti, alle isole natie. La fine del colonialismo ha lasciato intatti i legami linguistico-culturali con la rispettiva madrepatria europea; e il fenomeno non potrà che ampliarsi, quanto più le Antille andranno prendendo coscienza del loro irreversibile destino meticcio e i loro scrittori vorranno essere – come affermò di sé il martinicano R. Maran (il primo uomo di colore che ottenne il premio Goncourt, nel 1921) – non tanto i portavoce di una razza quanto “uomini come gli altri”.

Letteratura ispanofona

Nelle Antille ispanofone, che possiedono una notevole tradizione culturale, la poesia è fiorita con grande varietà di ritmi, specialmente dal rinnovamento modernista (fine sec. XIX), continuato e arricchito dalle poetiche d'avanguardia. Oltre ai già ricordati N. Guillén, L. Palés Matos ed E. Ballagas, lirici di compiuta personalità sono i cubani E. Florit, R. Pedroso, D. M. Loynaz,C. Vitier, F. García Marruz, O. Smith, R. Fernández Retamar e F. Jamís; i dominicani Incháustegui, A. Fernández Spencer, A. Vicioso e R. Valera Benítez e i portoricani J. A. Balseiro, F. Matos Paoli e J. L. Morales. Fra i prosatori emergono i già citati cubani J. Lezama Lima e Carpentier, che figurano fra i maggiori narratori contemporanei di lingua castigliana; e inoltre L. Novás Calvo, E. Serpa, V. Piñera, G. Cabrera Infante e S. Sarduy, anch'essi cubani; i dominicani J. Bosch, R. Marrero e M. Veloz Maggiolo e i portoricani R. Marqués, noto anche come drammaturgo di valore, E. Díaz Valcárcel, C. Andreu e altri. Anche la saggistica si è sviluppata soprattutto a Cuba (F. Ortiz, teorico del negrismo; J. Mañach, J. Marinello, F. Ichaso, J. A. Portuondo, il narratore e poeta J. Lezama Lima) e a Portorico (A. S. Pedreira, T. Blanco, C. Meléndez, N. Vientós). Nell'ultimo decennio del sec. XX, morti i grandi scrittori appena tollerati dal regime castrista (Lezama Lima, Lydia Cabrera, Piñera, F. Ortiz) e anche i due maggiori del castrismo (Carpentier e Guillén), il meglio della letteratura cubana si trova all'estero, dove operano con successo Cabrera Infante, S. Sarduy, R. Arenas, H. Padilla, J. Kozer, C. Franqui, A. Valladares, O. Armand, G. Baquero e molti altri (18 poeti figurano, per esempio, in un'Antologia di esuli in Spagna, del 1987). Pochi anziani rimangono nell'isola (Vitier, la Loynaz); i più giovani sono in maggioranza “allineati” con il regime dittatoriale, quando non suoi funzionari (come R. Fernández Retamar). I risultati del loro lavoro non sono molto brillanti, specie nella narrativa, nella saggistica e nel teatro. Molto vivace è invece l'attività culturale a Santo Domingo e a Puerto Rico dove, accanto a veterani sempre attivi, come i dominicani Juan Bosch, narratore e saggista, e Antonio Fernández Spencer, insigne poeta (una ventina di testi importanti, raccolti nelle Obras completas del 1987) e la portoricana Nilita Vientós, scrittrice e promotrice d'alta cultura con la sua rivista Sin nombre, emergono scrittori più giovani e giovanissimi, con esiti spesso di notevole valore. Personalità di spicco è Luis Rafael Sánchez, drammaturgo, narratore, poeta e critico (e senza dubbio il più originale scrittore dell'isola dopo la scomparsa di René Marqués nel 1979); e con lui Marcio Veloz Maggiolo, narratore e saggista, M. Avilés, Luis López Nieves, Rosario Ferré, Ana L. Vega, A. M. Sotomayor, José Luis Vega, M. Méndez Ballester e altri. Anche il teatro fiorisce, specialmente a Puerto Rico, con molteplici iniziative, che risentono evidentemente degli influssi statunitensi. L'“associazione” politica con gli USA, infatti, per quanto non garbi troppo ai nazionalisti, è feconda di risultati positivi in sede culturale e letteraria.

Letteratura francofona

Per quanto riguarda le Antille di lingua francese, ad Haiti l'occupazione americana ha provocato un risveglio culturale teso a valorizzare il patrimonio indigeno e nazionale, specie a opera di scrittori esiliati a Parigi. Il movimento esoticista (1929, portavoce Ph. Toby Marcelin) è stato diffuso dalle riviste Revue indigène e Nouvelle ronde (1927-29). L'etnologo e insigne maestro J. Price-Mars, sostenitore dell'eredità culturale africana, nel suo famoso Ainsi parla l'oncle (1928) ha dato origine alla scuola degli “indigenisti” (riviste Les griots e La relève), senza però interrompere i contatti con la cultura francese. I romanzieri hanno fuso temi folcloristici e sociali: J. Roumain ha avuto un grande successo con Gouverneurs de la rosée (1944). Tra gli altri scrittori di spicco vanno menzionati anche D. Hippolyte, F. Morisseau-Leroy, E. Saint-Amand, M. Rigaud, J. B. Cinéas, i fratelli Marcelin e l'impegnato J. S. Alexis. Fra i poeti sono da ricordare Roussan Camille, Magloire Saint-Aude, E. Roumer e J.-F. Brierre. Dopo la II guerra mondiale i poeti della Négritude sono stati spesso politicamente impegnati (R. Depestre) e costretti all'esilio. Nella Martinica (patria di insigni scrittori francesi, da L. Hennique al poeta Saint-John Perse), non sono mancati regionalisti come G. de Chambertrand, E. Flavia Léopold, G. Gratiant e i narratori Oruno Lara e I. Romanette. Ma dagli anni Trenta in poi, la poetica surrealista, appresa a Parigi da scrittori quali E. Léro e R. Ménil, ha portato all'affermazione della Négritude, parola forgiata da Césaire e imposta da L. Senghor sul piano politico e culturale. Aimé Césaire, poeta, drammaturgo e saggista di fama universale, è stato l'indiscutibile caposcuola del surrealismo antillano e – nonostante la sua dichiarata volontà di “défranciser” il linguaggio – uno dei migliori poeti di lingua francese. Tra gli altri buoni lirici sono da menzionare L. Attuly, G. Desportes, i guadalupani P. Niger e G. Tirolien e L. Damas, nativo della Guayana Francese e anch'egli formatosi a Parigi. Tra i prosatori vanno annoverati soprattutto romanzieri, quali il citato R. Maran e inoltre E. Glissant (premio Renaudot 1958, per La lézarde), R. Tardon, J. Zobel, P. Dupuis, C. Richer e altri; e qualche saggista come F. Fanon e il narratore Oruno Lara, critico e storico della letteratura antillana. Alcuni di questi autori, come F. Fanon ed E. Glissant, dapprima aderenti alla Négritude, se ne sono poi staccati. Tale movimento, infatti, disancorato dal dinamismo politico, senza alcuna presa sulla sensibilità popolare, è rimasto un fatto d'élite. Alla Négritude è subentrato il mito dell'antillanità. E. Glissant, che ne è stato il creatore, si proponeva di fare degli Antillani non già dei neri sradicati, ma un popolo con una propria identità. Altri scrittori invece si sono riconosciuti nella dottrina di Frantz Fanon, confondendo però spesso la poesia con l'impegno politico. Gli ultimi decenni del sec. XX hanno confermato l'esistenza in Martinica e Guadalupa di una letteratura specificamente antillana, in lingua francese. Si tratta di una letteratura attenta alle problematiche che si sviluppano con gli sconvolgimenti economici ed ecologici contemporanei, capace di conquistare un nuovo pubblico nella Francia metropolitana. La produzione comprende guide turistiche, articoli enciclopedici, riviste, ma anche programmi radiofonici e televisivi. Il pubblico si allarga, e questo spinge a un tentativo di promozione della letteratura locale. I temi rivendicativi cari agli anni Cinquanta non sono completamente scomparsi, ma è cambiato il modo di affrontarli. Le ideologie anticolonialiste ispirano ancora molti romanzi, ma il grado di compromissione è più forte. Daniel Maximin, in Isolé Soleil (1981), in cui descrive le prime percezioni del Paese da parte dei bambini, suggerisce che si può aprire un dialogo con gli “aggressori” colonialisti. Il suo romanzo presta grande attenzione alla popolazione e alle sue diverse componenti. Questo populismo è una delle caratteristiche salienti della nuova produzione, talvolta venata da un certo pessimismo, visto che i personaggi sono spesso costretti a uno sradicamento dovuto al passaggio dalla vita rurale a quella urbana. A questi temi si ricollega anche la fiorente letteratura al femminile, con Maryse Condé, romanziera, saggista e critica, soprattutto in La vie scélérate (1987, La vita infame), ma anche nei romanzi successivi, Traversée de la Mangrove (1989, Traversata della Mangrovia) e Les derniers rois mages (1992, Gli ultimi Re Magi). Un posto importante occupa anche Lucie Julia, salita alla ribalta con il romanzo quasi “naturalista” Melody des Faubourgs (1989). Il francese, spesso molto colto, rimane il mezzo d'espressione, ma la lingua delle isole traspare a livelli diversi, con calchi di parole del linguaggio popolare o espressioni e proverbi. Questo ritorno al francese letterario (anche se variegato e originale in certi suoi esiti) è stato consacrato a Parigi con l'assegnazione di premi prestigiosi ad autori antillani come P. Chamoiseau e R. Confiant. I due scrittori, con J. Bernabé, furono i redattori dell'Éloge de la Créolité, in cui si propone un modello di narrativa che ricalchi più o meno strettamente l'oralità popolare. Il primo (premio Goncourt nel 1992 con Texaco) parla del popolo antillano in una lingua nuova, musicale e piena di originalità, in cui francese e creolo si fondono in una sintesi perfetta. Confiant (premio Novembre con Eau de café) ci offre nei suoi libri grandi affreschi delle sue isole, ricchi di descrizioni e imperniati di poesia. Per incoraggiare questo sforzo di individuare una specificità antillana, nel 1978 è nata una casa editrice, le Éditions Caribéennes, che vuole tessere i legami culturali tra le diverse componenti dei Caribi, di lingua inglese, spagnola e creola.

Letteratura delle Antille Britanniche

Le Antille Britanniche, dette anche Indie Occidentali britanniche, hanno dato scrittori spesso gravitanti verso gli Stati Uniti, come il poeta e narratore C. McKay, giamaicano, uno dei creatori della Negro Renaissance. Il movimento politico di protesta, che ha portato all'indipendenza della Giamaica, ha riunito, fin dal 1943, diversi scrittori intorno alla rivista Focus: poeti realisti e di denuncia, in prevalenza, quali G. Campbell e P. M. Sherlock, e narratori altrettanto impegnati quali H. D. Carberry, R. Mais, C. Thompson. Tutti hanno usato il dialetto e hanno trattato costumi e problemi locali. Altri scrittori sono i romanzieri V. Reid e J. Hearne; inoltre S. Selvon e il saggista G. Padmore di Trinidad, G. Lamming delle isole Barbados, il poeta D. Walcott di Saint Lucia (premio Nobel 1992) ed E. Mittelholzer della Guyana ex britannica. Qualche opera teatrale, anche in dialetto franco-creolo, è stata scritta dallo stesso D. Walcott; la nota religiosa è presente in G. Campbell e C. Thompson, già citati, e in altri poeti come M. G. Smith e John Figueroa.

Letteratura delle Antille Olandesi

Nelle Antille Olandesi, dove si parlano e scrivono tre lingue – il papiamento, lo spagnolo e l'olandese –, sono fiorite con un certo vigore la poesia (folcloristica, satirica, sentimentale, e persino narrativa di remoto stampo africano), la narrativa e la saggistica. Grazie a narratori quali C. e Yolanda Corsen, F. Martinus, C. Debrot, B. Ashetu (di Suriname), T. Marugg e B. van Leeuwen, e a riviste come Antillian Cahiers di Curaçao, vivi sono gli interessi letterari. Il papiamento (di predominante fondo spagnolo e quindi aperto agli influssi spagnoli, da Bécquer a García Lorca) si è dimostrato capace soprattutto di espressione lirica nei poemi di E. Juliana, P. Lauffer (notevole negrista in Kumbu, Wiri wiri e altre opere) e N. e T. Piña, e di pungente vigore satirico negli scritti di Azyn Banana (pseudonimo di O. van Kempen) e di Yuyuchi (A. Leito).

Bibliografia

Per la geografia

H. Blume, Die Westindischen Inseln, Braunschweig, 1968; The West Indies and Caribbean Year Book, Londra.

Per la storia

G. Robert, La France aux Antilles de 1939 à 1945, Parigi, 1950; A. Burns, History of the British West Indies, Londra, 1954; M. Ayearst, The British West Indies. The Search for Self-government, Londra, 1960; A. R. Rivas, America Centrale, Messico, Antille, Milano, 1982; Autori Vari, Le Antille, Milano, 1985.

Per la letteratura

L. Piccioni, Letteratura dei negri d'America, Milano, 1949; C. Bo, Antologia di poeti negri, Firenze, 1954; O. Olivera, Breve historia de la literatura antillana, Città di Messico, 1957; G. Bellini, Poeti antillani, Milano, 1957.