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Somàlia

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(Jamhuuriyadda Dimoqraadiga Soomaaliya). Stato dell'Africa orientale (637.657 km²). Capitale: Mogadiscio. Divisione amministrativa: regioni (16). Popolazione: 9.400.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo e somalo (ufficiali), inglese e italiano. Religione: musulmani sunniti 99,9%, altri 0,1%. Unità monetaria: scellino somalo (100 centesimi). Confini: golfo di Aden (N), Oceano Indiano (E), Gibuti (NW), Kenya e Etiopia (W). Membro di: Lega Araba, OCI, ONU e UA, associato UE.

Generalità

Stato dell'Africa nato nel 1960 dalla fusione dell'ex Somalia italiana e dell'ex Somalia inglese, l'odierno stato è la risultanza di un movimento pansomalo che, superando le spartizioni coloniali, ha cercato di dare unità a tutte le genti stanziate nell'arco di terre esterne all'Etiopia, culminante nel cosiddetto “corno d'Africa”. All'inizio del sec. XXI, però, la Somalia si presenta come un'anomalia poltica mondiale, per la prolungata assenza dello stato che la caratterizza. Dallo sgretolamento del regime di Siad Barre (1991), il Paese è vissuto in uno stato di quasi permanente guerra interna. Povero di risorse naturali, quasi completamente desertico e con una popolazione molto scarsa, la Somalia non aveva attirato, né durante il periodo coloniale né dopo, grandi investimenti. Di conseguenza l'organizzazione tradizionale è riemersa prepotentemente alla prima occasione. Anche se in maniera estremamente lenta, la situazione è comunque destinata a evolvere nel senso di una ricomposizione delle fratture tra i vari gruppi della popolazione, fino alla riesumazione di un'organizzazione politica statuale. In questo senso hanno operato finora le diplomazie di vari Paesi, le Nazioni Unite e l'Unione Africana.

Lo Stato

La lunga guerra civile che ha afflitto la Somalia negli ultimi decenni ha condotto il Paese a un processo di frammentazione in diverse entità con istituzioni politiche, amministrative e militari autonome. Alla conferenza di Gibuti tenutasi nell'agosto del 2000 sono stati creati un presidente, un governo e un Parlamento transitorio, che hanno ristabilito un parziale e incerto controllo del territorio solo dopo l'intervento delle truppe etiopi e ugandesi inviate dall'Unione Africana nel 2006. Da questo scenario è esente il Somaliland, che si è ormai dotato di istituzioni autonome autoproclamandosi Stato. Il sistema giudiziario si basa sui principi islamici. Ai vertici dell'amministrazione giudiziaria si trova la Corte suprema, con sede nella capitale, e le Corti d'appello, con sede a Mogadiscio e Hargeisa. Successivamente si trovano Corti regionali e Corti distrettuali, con competenza civile e penale limitata, cui si aggiungono tribunali islamici. L'instabilità politica del Paese si riflette anche nell'ordinamento giudiziario: all'indomani del ritiro delle truppe ONU, i tribunali islamici hanno assunto sempre maggiore importanza, estendendo la loro giurisdizione a gran parte dei reati. È in vigore la pena di morte. Prima della guerra civile la difesa del Paese era affidata alle forze armate, divise nelle tre armi tradizionali, e alle organizzazioni paramilitari. Lo scoppio della guerra ha condotto l'esercito a una divisione fra le diverse fazioni. Nel 1972 tutte le scuole private sono state nazionalizzate ed è stato introdotto lo studio del somalo scritto, in seguito è stato stabilito il principio della gratuità scolastica. Condizione necessaria per l'ammissione alla scuola elementare, la cui durata è di 8 anni, è l'educazione coranica, impartita nei giardini d'infanzia, tenuti da ministri del culto musulmani. Queste scuole hanno durata di 2 anni e sorgono in tutti i villaggi. L'educazione secondaria di primo grado viene impartita nella scuola media, che dura 4 anni. Successivamente si può accedere alla scuola secondaria, articolata in due cicli di 4 anni ciascuno, alla scuola magistrale, che dura 3 anni, oppure agli istituti tecnici, che durano 3 anni. In base a stime del 2001 la percentuale di analfabeti era del 62,2%. L'istruzione superiore è impartita presso la Somali National University (1959), con sede a Mogadiscio, e in alcuni istituti specialistici. L'educazione primaria è gratuita e, ufficialmente, obbligatoria per tutti i ragazzi dai 6 ai 14 anni. L'educazione secondaria inizia all'età di 14 anni e si conclude a 18. Un programma di riordino del sistema scolastico è stato varato nel giugno 1990, dando particolare rilievo alla formazione degli insegnanti. L'istruzione superiore è impartita presso la Somali National University (1959), con sede a Mogadiscio, e in alcuni istituti specialistici. In base a recenti stime la percentuale di analfabeti è del 76%.

Territorio: geografia fisica

Il Paese occupa la sezione più orientale del continente africano (il cosiddetto “corno d'Africa” tra il golfo di Aden e l'Oceano Indiano) e rappresenta dal punto di vista geologico e strutturale la fascia marginale della regione etiopica. Il territorio poggia su un imbasamento di rocce cristalline archeozoiche, che raramente però affiora, in quanto è quasi ovunque ricoperto da strati sedimentari, mesozoici e cenozoici; rilevanti sono ovunque le manifestazioni dell'attività erosiva. La parte affacciata al golfo di Aden, diretta continuazione degli altopiani etiopici, è montuosa, presentando una serie di aridi tavolati rotti da valli e depressioni; l'estremo bordo settentrionale dell'altopiano somalo appare simile a una catena, fortemente incisa dall'erosione e dalla degradazione degli agenti atmosferici; il monte Shimbiris, quasi a picco sul mare, tocca i 2407 m. Limitatissime sono le pianure lungo la costa settentrionale, che è specialmente rocciosa verso il capo Gwardafuy (Guardafui), nudo promontorio all'ingresso del golfo di Aden. La sezione maggiore del Paese (Migiurtinia, Mudugh ecc.) è però formata dal lievissimo digradare degli altopiani etiopici che via via cedono il posto, verso S, a estese pianure costituite da depositi neozoici e da strati alluvionali recenti. A partire dalla valle del Nogal la fascia litoranea, pianeggiante, si amplia; lungo le coste (Mudugh, Benadir) si hanno formazioni dunose, che nell'Oltregiuba sono fronteggiate da un festone di isolotti. § Anche idrograficamente la Somalia rappresenta l'estrema orlatura dell'Etiopia; i due unici grandi fiumi del Paese, il Jubba (Giuba) e lo Shabeelle (Uebi Scebeli), sono alimentati dall'altopiano etiopico, da cui scendono percorrendo lunghe e ampie vallate, sicché alla Somalia spetta solo il loro tratto inferiore. L'Uebi Scebeli, specialmente, considerato il maggior fiume dell'Africa orientale, ha un bacino esteso e una portata notevole, benché sia soggetto a un regime nettamente torrentizio; esso confluisce nel Giuba dopo un lungo percorso parallelo alla costa, a causa di allineamenti dunosi che ne impediscono lo sbocco nel mare. Per il resto si hanno modestissimi corsi d'acqua che incidono il tavolato della Migiurtinia con un letto quasi sempre asciutto. § La “mesopotamia” formata dall'Uebi Scebeli e dal Giuba costituisce la parte geograficamente più importante della Somalia e ciò non solo per la presenza dei due fiumi, ma anche per le migliori condizioni climatiche di cui gode. Si hanno qui le precipitazioni più abbondanti di tutto il Paese (tra i 250 e i 500 mm annui) in generale aridissimo, specie nella sezione settentrionale (da 100 a 250 mm annui). L'aridità deriva dalla posizione della Somalia, che resta parzialmente estranea alla circolazione monsonica: i venti infatti spirano da NE a SW e viceversa, pressoché paralleli quindi alla costa. si possono così distinguere tre tipi di regimi piovosi: uno costiero, influenzato prevalentemente dalle brezze e con piogge distribuite irregolarmente dalla primavera all'autunno; uno continentale, che interessa la maggior parte del territorio somalo, con piogge solo nei periodi di gu (fra aprile e giugno) e di der (fra ottobre a novembre); uno settentrionale, con piogge eccezionali e saltuarie, di tipo orografico, sulle pendici dei rilievi che incombono sul golfo di Aden. Carattere comune a tutti questi regimi è l'estrema imprevedibilità delle precipitazioni, con effetti gravemente negativi sull'economia a causa dei lunghi periodi di siccità, che possono durare anche per alcuni anni di seguito. Le temperature, data la posizione equatoriale del Paese, sono elevate, benché l'azione mitigatrice del mare si faccia sentire sulla costa: a Mogadiscio si hanno oscillazioni annuali tra i 25 e i 27 ºC, mentre nell'interno la media annua supera i 30 ºC.

Territorio: geografia umana

Il gruppo etnico nettamente predominante è quello dei somali (92%); vi sono poi minoranze di arabi (2%), afar (1%), e altri (5%). L'islamizzazione della regione ebbe inizio già nel sec. VII e ciò perché le coste somale furono sempre aperte ai contatti con la Penisola Arabica: assai prima peraltro le avevano esplorate gli antichi Egizi, che vi acquistavano incenso e altri aromi, come anche i Greci e i Romani. Centri mercantili resi fiorenti dagli Arabi esistevano fin dai secoli più lontani, per esempio Zeila, Mogadiscio, Merca; essi servirono di base anche agli europei, in particolar modo ai portoghesi. Tuttavia, tranne che in questi centri costieri, il Paese non è mai stato molto popolato, a causa del diffuso nomadismo e delle condizioni di aridità. Assai bassa è la densità (15 ab./km²); il valore medio però non mette in risalto i contrasti esistenti fra le varie regioni, che sono assai notevoli anche se non è possibile darne una misura precisa per mancanza di dati analitici. Con valori superiori alla media stanno le pianure del Benadir, l'Alto e Basso Giuba e la valle dell'Uebi Scebeli, dove le migliori condizioni climatiche favoriscono uno sfruttamento più intenso del suolo. Altrove, invece, dove non è possibile alcuna forma di agricoltura, il velo demografico si fa sempre più rado e sfuggente a causa del nomadismo, e raggiunge i livelli minimi nei territori settentrionali più aridi e nella Migiurtinia interna. Non si hanno dati sulla passata consistenza demografica della Somalia e anche per le epoche recenti si hanno soltanto delle stime basate su indagini campionarie; secondo le valutazioni, nell'immediato dopoguerra la popolazione non superava 1,5 milioni di ab., raddoppiati entro il 1973, con un coefficiente di accrescimento annuo del 2,8%. L'incremento demografico è stato progressivo e uniforme almeno fino ai primi anni Novanta, quando, a causa del colpo di stato che ha deposto il dittatore Siad Barre, la situazione politica interna si è fatta turbolenta e ha portato a grossi movimenti di rifugiati nonché al peggioramento delle condizioni generali di vita. Tra il 2000 e il 2005 il tasso di crescita della popolazione è aumentato, sia per l'aumento della natalità sia per il rientro di centinaia di migliaia di rifugiati dalle vicine Etiopia ed Eritrea in occasione della guerra del 1998-2000. La situazione dei rifugiati, anche dopo il 2005, non è risolta: i profughi interni sono stimati in ca. 400.000 e stanziati principalmente nella zona settentrionale (Somaliland) e a Mogadiscio, ma vi sono anche migliaia di fuoriusciti, in Kenya ed Egitto soprattutto, ma anche in Etiopia, Uganda e Gibuti. Gran parte della popolazione, anche a causa della precaria situazione politica, vive in pessime condizioni igienico-sanitarie e con scarsissima disponibilità di alimenti, spesso legata al sottile filo di condizioni climatiche favorevoli. In tal modo il pericolo della fame è tornato a essere uno spettro per gran parte delle popolazioni locali e, specie per le regioni della Somalia centromeridionale, si deve parlare di insicurezza alimentare per almeno un milione di persone. L'impossibilità di raccogliere dati affidabili non permette peraltro di valutare l'indice di sviluppo umano (ISU) del Paese. Prima dell'acquisizione dell'indipendenza, solo il 7% della popolazione complessiva viveva in centri superiori a 10.000 ab., mentre nel 2005 era salita al 35,2%. Il fenomeno, comune a tutti i Paesi in via di sviluppo, è destinato a crescere a causa delle evidenti difficoltà che pone l'ambiente agricolo e pastorale, come anche per le migliori prospettive di lavoro offerte dalla città. Centri come Mogadiscio, Kismaayo (Chisimaio), Marka (Merca), Hargeysa si sono notevolmente accresciuti. Mogadiscio in particolare è una città che per le sue funzioni di capitale e di massimo porto del Paese, sede altresì delle principali industrie, ha assunto dimensioni notevoli. D'antica origine, già importante centro religioso e politico nel sec. XIII e vivace sbocco sull'Oceano Indiano, decadde quando i portoghesi, a partire dal sec. XV, monopolizzarono i commerci di tale tratto della costa africana; si riprese da un secolare abbandono solo dopo che l'Italia l'acquistò, nel 1892, dal sovrano di Zanzibar, e mostra perciò un volto in genere moderno, con vari edifici in stile arabizzante, ma per la maggior parte d'impronta decisamente occidentale. Gli altri centri portuali sull'Oceano Indiano, tutti a S di Mogadiscio, sono Marka, città assai antica ma il cui sviluppo è iniziato con l'introduzione nel suo retroterra delle piantagioni di banane, Baraawe (Brava), con numerose vestigia della passata dominazione araba, e Kismaayo (Chisimaio), ottimo porto (gli nuoce però la posizione eccentrica, essendo situato all'estremità meridionale del Paese), largamente adibito all'esportazione di banane, ma anche all'attività peschereccia. All'interno, nella “mesopotamia” e lungo il corso dell'Uebi Scebeli e del Giuba, vi sono importanti centri agricoli, tutti di sviluppo recente, come Giamama (ex Margherita, sul Giuba), Qoryooley (Coriolei) e Afgooye (Afgoi), sull'Uebi Scebeli, e Jawhar (Giohar). Nel Nord, per lo più terra di nomadi, le principali città sono Berbera, buon porto sul golfo di Aden, e Hargeysa, vivace mercato in un'area prevalentemente pastorale, sull'orlo rialzato dell'altopiano.

Territorio: ambiente

Il territorio della Somalia è caratterizzato da vaste savane per lo più povere, dove crescono arbusti spinosi, acacie e piante essenziali, come la mirra, l'incenso, l'oricello, prodotti questi che un tempo resero famoso il Paese. La zona più fertile è quella a S, attraversata dai fiumi Giuba e Uebi Scebeli, lungo le cui sponde si sviluppa la foresta a galleria. La fauna, abbondante in tutto il Paese, è quella tipicamente africana, qui infatti vivono grandi mammiferi come elefanti, giraffe, leopardi, leoni e zebre, oltre a numerose varietà di rettili velenosi fra i quali i più pericolosi sono i cobra; mentre lungo i corsi d'acqua si possono incontrare coccodrilli e ippopotami. La Somalia è uno dei Paesi del continente africano più poveri e sottosviluppati, e solo una piccola parte del territorio è coltivabile. Lo sfruttamento intensivo dei pascoli ha aggravato il processo di desertificazione causato anche dai lunghi periodi di siccità. In materia di tutela dell'ambiente la Somalia è fra i Paesi più arretrati del continente: i parchi nazionali sono 11, ma solo il lo 0,4% del territorio è protetto.

Economia: generalità

Al momento dell'indipendenza (1960) la Somalia, poverissima di risorse naturali e abitata quasi interamente da nomadi dediti soprattutto all'allevamento, presentava le tipiche caratteristiche di un Paese che era stato sino ad allora soggetto al dominio coloniale. Erano state realizzate alcune infrastrutture di base (lavori di canalizzazione e altre opere irrigue, apertura di strade, migliorie al porto di Mogadiscio ecc.) ed erano stati istituiti taluni, sia pur modesti, “poli di sviluppo” con la creazione di comprensori agricoli sperimentali, in particolare quello di Villabruzzi (oggi Jawhar o Giohar). Tuttavia tali iniziative avevano interessato unicamente limitate aree geografiche, lungo il Jubba (Giuba) e il Shabeelle (Uebi Scebeli), e il processo di sedentarizzazione e di miglioramento economico, da esse innescato, aveva riguardato un numero davvero esiguo di somali. I primi radicali programmi governativi di “rifondazione” delle strutture economico-sociali del Paese iniziarono solo nel 1970, dopo che nell'ottobre dell'anno precedente la Somalia si era istituita in Repubblica socialista. Il nuovo regime si pose come obiettivi il raggiungimento dell'autosufficienza attraverso l'adozione di tecniche più facilmente adattabili alle condizioni della società locale, ancora fortemente radicata in quadri di vita tradizionali, il potenziamento delle aree rurali, avviò il censimento di uomini a capi di bestiame, tentò di estendere l'alfabetizzazione e l'assistenza sanitaria, e soprattutto di stimolare il processo di sedentarizzazione. Il programma però venne bruscamente rallentato dalla terribile siccità degli anni 1973-75 (particolarmente pesante per l'allevamento) che favorì un più massiccio intervento della cooperazione e dei finanziamenti internazionali: pur nel quadro del sostegno all'agricoltura e alla zootecnia, essi si concentrarono nel settore secondario, in particolare a vantaggio delle attività estrattive, al fine di costituire una struttura industriale di base controllata dallo Stato e soprattutto nel campo delle infrastrutture. Il sistema della cooperazione e i finanziamenti internazionali perse questa positiva valenza in concomitanza con il mutamento delle alleanze (guerra dell'Ogaden, 1977-79, e passaggio nella sfera d'influenza occidentale). Aggravato il bilancio dello Stato anche dal sostentamento dei profughi dell'Ogaden, durante gli anni Ottanta del XX sec. si verificò un peggioramento del deficit commerciale, a causa della riduzione dell'esportazione di prodotti derivati dalla zootecnia. La seconda parte del decennio vide l'adozione di rigide misure di austerità, della sospensione degli aiuti dall'estero (a causa della violazione dei diritti umani da parte del regime), e l'esplosione della guerra civile nelle regioni settentrionali del Paese (1988): le condizioni economiche e sociali della popolazione andarono progressivamente deteriorandosi. Le vicende seguite alla caduta del regime di Siad Barre (1991) e lo stato di guerra civile permanente accentuarono le condizioni di povertà della Somalia: il PIL era di 2.532 ml $ USA nel 2007 e il PIL pro capite di appena 291 $ USA (fra i più bassi del mondo). Nel 2008 l'economia somala, anche a causa del vuoto di potere, versava in condizioni gravissime basandosi su un'agricoltura di sussistenza, sulla pesca e sulla pastorizia nomade, dipendendo in gran parte dalle rimesse degli emigrati e dagli scambi illegali di armi e di droga.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'arativo e le colture arborescenti coprivano nel 2006 l'1,7% del territorio nazionale; nell'ambito della modestissima superficie agraria si ha una distinzione piuttosto netta fra aree occupate da colture alimentari di immediato consumo, per lo più locale, e aree destinate all'agricoltura commerciale. Dopo anni di costante decremento, nel 1984 la produzione agricola risultava in crescita, ma gli eventi bellici che affliggono il Paese dal 1991 e le scelte economiche di destinare le terre migliori alle colture industriali profondamente soggette alle variazioni dei prezzi internazionali, hanno praticamente dimezzato la produzione. Le tradizionali colture sono rappresentate dal sorgo, dal miglio, dal mais e da taluni prodotti ortofrutticoli. L'agricoltura commerciale è limitata a poche aree lungo il Jubba (Giuba) e l'Shabeelle (Uebi Scebeli): queste aree possono disporre di un'irrigazione permanente; le piantagioni producono banane, canna da zucchero e, in minor misura, cotone. § Le foreste rivestivano (2006) il 12% della superficie territoriale e, anche se per lo più sono rappresentate da boscaglie povere, forniscono discreti quantitativi di legname, incenso e la mirra, due prodotti tipicamente somali, e gomma arabica. § Fondamentale il settore zootecnico che può contare su vasti spazi a prato e a pascolo permanente ed è tuttora l'unica fonte di sussistenza della maggioranza della popolazione costretta però, per la scarsità d'acqua, a un'estenuante transumanza. Il patrimonio zootecnico, ricostituito dopo le decimazioni dovute alla siccità e fortemente provato dalla diffusione di una malattia infettiva negli anni Novanta del Novecento (in questa occasione l'Arabia Saudita interruppe le importazioni di bestiame, sopratutto cammelli, dalla Somalia) è composto in prevalenza da caprini, ovini e cammelli, ma comprende anche un discreto numero di bovini, diffusi nelle zone meno aride, prossime ai fiumi. § Nei periodi di siccità si è tentato di favorire il comparto ittico che rimane comunque poco redditizio.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria somala è fortemente penalizzata dalla guerra e nel 2007 contribuiva solo per il 7,3% alla produzione del PIL. L'attività principale è quella saccarifera, operante soprattutto a Jawhar (Giohar); esistono anche industrie per la lavorazione delle pelli e del cuoio (concerie, calzaturifici) e della conservazione delle carni, oleifici, saponifici, aziende lattiero-casearie, conservifici del pesce, piccoli stabilimenti siderurgici e meccanici, nonché una raffineria di petrolio costruita a Mogadiscio nel 1979 (chiusa con l'inizio del conflitto). § Le risorse minerarie sono quasi del tutto limitate all'estrazione ferro e prospezioni geologiche condotte a partire dagli anni Settanta del Novecento hanno rilevato la presenza di alcuni giacimenti di gas e petrolio, troppo modesti per poter essere sfruttati. Redditizie sono le riserve di sale (saline presso Mogadiscio) e i depositi di gesso a Berbera. La produzione di energia elettrica è pari a 270 milioni di kWh annui, tutti termici.

Economia: commercio e comunicazioni

I commerci interni hanno scarso rilievo, data la prevalente struttura produttiva di autosussistenza. La bilancia commerciale ha un passivo molto pesante (a seconda degli anni le esportazioni coprono da un terzo a metà delle importazioni); gli scambi si svolgono soprattutto con l'Arabia Saudita per quanto riguarda le esportazioni, con l'UE e in particolare con l'Italia per le importazioni. § Le vie di comunicazione sono state fortemente danneggiate dalla guerra ed è difficile offrire un quadro esaustivo della rete viaria. Nel 1999 si estendeva per 22.100 km di cui solo un ottavo asfaltati. Spesso si tratta delle antiche carovaniere parzialmente riadattate (si fa ancora ampio ricorso per i trasporti agli animali da soma). La superstrada Beledweyne (Belet Uen)-Burco (Burao) fu costruita con l'aiuto cinese e aperta al traffico nel 1978; il collegamento Burco-Berbera, terminato nel 1981, venne invece finanziato dagli Emirati Arabi Uniti. I principali porti sono Mogadiscio, Kismaayo (Chisimaio), Marka (Merca) e Berbera; oltre che sull'aeroporto internazionale di Mogadiscio, la Somalia può contare su altri di minor traffico.

Storia: dalle origini al mandato italiano

Conosciuta nell'antichità col nome di “Terra di Punt”, il termine suma'le compare per la prima volta all'inizio del 1400 in un inno in onore del negus Yeshaq e potrebbe derivare dall'arabo dhù màli (possessori di ricchezze). Gruppi di arabi islamizzati provenienti dalla Penisola Arabica e dal Golfo Persico si andarono stanziando, tra il sec. VII e il XVI, sul litorale somalo mescolandosi con genti galla che abitavano il territorio. Nel sec. XIV esistevano vari sultanati sia al nord (come quello di Adal con Zeila capitale) sia nella regione dello Scebeli (come quello di Agiuràn). Le flotte cinesi dei primi imperatori Ming visitarono tra il 1417 e il 1431 i centri costieri della Somalia (Mogadiscio, Brava, Giumbo). Nel 1499 Vasco da Gama di ritorno dall'India cannoneggiò Mogadiscio, nel 1507 Tristao da Cunha saccheggiò Brava e nel 1532 Estevao da Gama fu ospite del sultano di Mogadiscio. L'influenza portoghese, diretta soprattutto a soppiantare il commercio arabo, andò via via declinando a partire dal sec. XVII e vari sultanati si affermarono sia sul litorale sia all'interno della Somalia. L'espansione omanita, favorita dall'Inghilterra, accentuò la sua presa, nel sec. XIX, su tutta la costa dell'Africa orientale. Il sultano di Zanzibar Seyyid Saʽīd e i suoi successori ne reclamarono poi il possesso. Al momento della competizione coloniale tra le potenze europee, Gran Bretagna, Francia e Italia procurarono di assicurarsi posizioni in quell'area. La Francia occupava dal 1862 la zona intorno al golfo di Tadjoura (Afar e Issa, Territorio francese degli-); l'Inghilterra Berbera, Bulhar e Zeila (1884) istituendo poi il protettorato del Somaliland (1888); l'Italia, concluso un trattato di commercio col sultano di Zanzibar (1885), otteneva, col tramite dell'Inghilterra, la cessione in affitto dei porti del Benadir (1892) e assumeva il protettorato dei sultanati di Obbia e della Migiurtinia (1889). Definite le frontiere tra la Costa francese dei Somali e il Somaliland (1888), erano poi fissati i confini tra questo e la Somalia italiana (1894) e tra questo e l'Etiopia (1897). A partire dal 1899 il Somaliland e la Somalia italiana dovettero fronteggiare la rivolta del santone musulmano M. 'Abdullāh ibn Ḥasan (il “Mad Mullāh” degli Inglesi), protrattasi fino alla morte di questi nel 1920. Sia per questo motivo sia per la poca importanza del territorio, il Somaliland fu amministrato con scarso interesse dall'Inghilterra. L'amministrazione del Benadir fu affidata dapprima alla Compagnia Filonardi (1893-96) e poi alla Società Anonima Commerciale del Benadir fino al 1905, quando il governo italiano ne assunse l'amministrazione diretta. Con la Legge Organica del 5 aprile 1908 prendeva giuridicamente forma la colonia della “Somalia italiana”. Il 15 luglio 1924 una convenzione anglo-italiana sanciva la cessione all'Italia dell'Oltregiuba, quale compenso per la partecipazione al primo conflitto mondiale. L'incidente ai pozzi di Ual Ual (il confine tra Somalia ed Etiopia era rimasto oggetto di contestazione) dava alla fine del 1934 il pretesto all'Italia per la guerra di conquista etiopica (1935-36) e durante il conflitto mondiale anche il Somaliland veniva invaso dalle forze italiane. Perdute col trattato di pace del 1947 le sue colonie, l'Italia otteneva dall'ONU nel 1949 l'amministrazione fiduciaria decennale (1950-60) della Somalia.

Storia: dall'indipendenza a oggi

Con un anticipo sulla data prevista del 2 dicembre 1960, questo territorio accedette all'indipendenza il 1º luglio 1960, unendosi all'ex Somaliland britannico divenuto indipendente il 26 giugno 1960, e formando un'unica Repubblica di tipo parlamentare. Il disegno di una “Grande Somalia” sollevò seri problemi di rivendicazioni territoriali con la Francia (per la Costa francese dei Somali), con il Kenya e soprattutto con l'Etiopia. A questo stato di tensione con Addis Abeba, sfociato anche in sporadici atti di guerra, fece riscontro nel 1969 anche un'alterazione dell'equilibrio politico interno, a causa dell'assassinio del presidente Scermarke. Un colpo di Stato militare portò subito dopo (21 ottobre) all'assunzione del potere da parte di un Consiglio supremo della rivoluzione presieduto dal generale M. Siad Barre. Venne dichiarata la Repubblica Socialista, la Costituzione venne sospesa e i partiti politici sciolti insieme al Parlamento. Siad Barre avviò una politica di trasformazione socialista dello stato, stabilendo stretti rapporti di cooperazione con l'URSS. Nel 1976 i poteri del Consiglio della rivoluzione furono trasferiti al Comitato centrale del Partito socialista Rivoluzionario Somalo (PSRS) e nel 1979 entrò in vigore la nuova Costituzione della Repubblica democratica di Somalia. Nel rinnovato assetto istituzionale, Siad Barre concentrò su di sé le cariche di capo dello Stato, primo ministro e segretario del PSRS (partito unico). L'elemento dominante della politica estera fu il conflitto con l'Etiopia per il possesso dell'Ogaden: sfociato in lotta armata nel 1977-78, esso portò a un rovesciamento delle alleanze della Somalia, che si appoggiò ai Paesi occidentali a causa dell'aiuto fornito dai Sovietici all'Etiopia. Negli anni successivi la Somalia dovette fare i conti non solo con le incursioni etiopiche, ma anche con un'opposizione armata che proprio in quel Paese trovava appoggi e coperture. Divenuta l'interlocutore privilegiato degli Stati Uniti nel Corno d'Africa, la Somalia cedette loro la base di Berbera e ricevette massicci aiuti economici dal mondo occidentale, particolarmente dall'Italia. Ciononostante il regime di Siad Barre fu incapace di favorire uno sviluppo del Paese: la corruzione dilagante e le vessazioni nei confronti di clan ritenuti ostili erodevano il consenso ingrossando le fila della guerriglia antigovernativa. Un accordo con l'Etiopia nel 1988 produsse l'effetto opposto: un rafforzamento della ribellione nel Nord che nemmeno una feroce repressione sarebbe riuscita a debellare. Siad Barre, anche per le pressioni dei partners occidentali, sembrò quindi disposto a qualche concessione, ma ormai la guerriglia divampava in quasi tutto il Paese e nel dicembre 1990 insorse la stessa capitale Mogadiscio. Costretto alla fuga, il dittatore tentò vanamente di riconquistare il potere. Scoppiò una tragica guerra civile alimentata dalle divisioni tra i vari clan che avevano combattuto il regime. In questo contesto le cabile dell'ex Somalia Britannica il 18 maggio 1991 proclamarono l'indipendenza del loro territorio, ribattezzato Somaliland. La battaglia generalizzata, di tutti contro tutti condusse la Somalia alla completa rovina, tanto da determinare, nel dicembre 1992, un intervento armato da parte di un contingente internazionale per garantire la distribuzione degli aiuti. Ciò sembrò in un primo tempo favorire l'avvio di un processo di distensione tra le varie fazioni in lotta, ma quando le forze dell'ONU tentarono di dare corso all'accordo con il disarmo delle fazioni, incontrarono la resistenza dei miliziani del generale Farah Aidid, leader dell'Alleanza per la Salvezza Somala (ASN). Ne scaturirono sanguinosi scontri che provocarono la morte di centinaia di somali e di molti soldati dell'ONU. Partiti i Caschi blu, nei primi mesi del 1995, Mogadiscio divenne teatro di continui scontri armati tra i sostenitori del generale Aidid e del presidente ad interim Ali Mahdi Moḥammad. In uno di questi scontri, nell'estate del 1996, perdette la vita lo stesso generale Aidid. Gli successe il figlio, Moḥammed Hussein, che sottoscrisse con gli altri cosiddetti “signori della guerra”, Mahdi e Ato, un accordo di pace, subito però violato. Nel 1998, due mesi dopo aver raggiunto un accordo sull'apertura del porto di Mogadiscio e per lo smantellamento dei confini che dividevano la città in settori d'influenza, i “signori della guerra” avviarono trattative per un'amministrazione congiunta del Paese. Nonostante l'accordo raggiunto sulla divisione delle cariche di capo dello Stato (Ali Mahdi Moḥammad) e di primo ministro (Moḥammed Hussein), non corrispondenti però a un potere effettivo, il Paese continuò a versare in una situazione di totale anarchia e gli scontri armati proseguirono regolarmente. Intanto in una conferenza 300 leader del Nordest fondarono nominalmente una nuova amministrazione: il Puntland con capitale Garowe (1998). Nel maggio del 2000 a Gibuti si svolse una conferenza nazionale di riconciliazione, a cui furono invitati tutti i capi dei clan somali e in cui venne decisa la formazione di una struttura istituzionale, basata su un presidente ad interim e un governo e un Parlamento transitorio. Il nuovo presidente Salad Hassan e il governo così si insediarono a Mogadiscio nell'agosto di quell'anno: la reazione dei “signori della guerra” fu di dar vita, nel marzo 2001 insieme ai due stati secessionisti del Somaliland e del Puntland, a un fronte politico comune contro il nuovo esecutivo. Intanto, malgrado il governo somalo si dichiarasse contrario, il presidente del Somaliland Egal indiceva per il 31 maggio 2001 un referendum costituzionale, approvato in modo plebiscitario, che sanciva l'indipendenza di questo territorio e lo manteneva fuori dai conflitti. L'anno seguente vide l'avvio di nuovi negoziati: il governo provvisorio e i “signori della guerra” raggiunsero un accordo per la sospensione delle ostilità: il cessate il fuoco in realtà non venne mai rispettato. I colloqui portarono nel gennaio 2004 a un accordo tra capi militari e politici per la formazione di un nuovo parlamento che entrò in carica nell'estate del 2004. in ottobre Abdullahi Yusuf Ahmed veniva eletto presidente e In dicembre si insediava un governo di unità nazionale, guidato da Ali Mohammed Gedi. Nel giugno 2006 un'offensiva delle Corti islamiche, gruppo islamico integralista, conquistò la capitale del Paese, in quel momento in mano ai “signori della guerra”; successivamente le Corti avanzarono verso Baidoa, sede del governo provvisorio. L'Unione Africana decise quindi di inviare truppe etiopi e ugandesi nel Paese che sconfissero facilmente le Corti islamiche e permise al governo di Ali Mohammed Gedi di entrare a Mogadiscio. All'inizio del 2007 l'aeronautica militare degli Stati Uniti bombardò alcuni villaggi nel sud del Paese, ritenuti sedi di cellule di Al-Qāiʽda (Al-Qaida). L'intervento militare etiope contro le Corti islamiche non normalizzò la situazione e il governo non riuscì ad avere il controllo del Paese: esso restava in balia di bande armate dedite al contrabbando e alla pirateria contro le navi di passaggio lungo le coste somale. In novembre Ali Mohamed Gedi si dimise per divergenze con il presidente, al suo posto venne nominato Nur "Adde" Hassan Hussein. Nel dicembre 2008 l'Etiopia annunciava il ritiro delle suo truppe dal Paese, in previsione dell'inizio della missione di pace (AMISON), organizzata dall'Unione Africana. A fine anno il presidente A. Y. Ahmed si dimetteva dall'incarico e all'inizio del 2009 veniva eletto l'islamico moderato Sharif Sheikh Ahmed. In aprile il parlamento introduceva la legge islamica (shari‘ah) nel Paese. in dicembre un grave attentato a Mogadiscio causava la morte di 24 persone tra cui quattro ministri del governo. Nell'autunno del 2011 l'esercito del Kenya entrava in territorio somalo per sferrare un attacco alle milizie islamiche di Al Shabaab. Nel settembre del 2012 il parlamento federale eleggeva all'unanimità Hassan Sheikh Mohamoud come presidente della repubblica; in novembre veniva formato un governo con a capo Abdi Farah Shirdon.

Cultura: generalità

La dimora tradizionale dei somali risente chiaramente del tipo di economia e del genere di vita di una popolazione che, dedita prevalentemente all'allevamento nomade, non ha mai dato eccessiva importanza alle sedi stabili. Specialmente nei territori settentrionali, ove la pastorizia è l'unica attività possibile, la dimora più comune è l'akkal (tenda-capanna), costituita da uno scheletro formato da rami flessibili piegati ad arco e confitti nel terreno per le estremità in una fila parallela; a questa serie di sostegni se ne aggiunge un'altra disposta orizzontalmente, legata alla prima con fibre vegetali; la rudimentale struttura viene ricoperta con stuoie e pelli. Quando la permanenza in un certo luogo deve prolungarsi per qualche tempo, l'akkal viene recintata da una siepe di zeriba (rovi spinosi), che fornisce un'elementare protezione contro gli animali. Più a S, dove l'agricoltura è importante almeno quanto la pastorizia e le due attività praticate congiuntamente permettono un'economia più solida, anche le dimore assumono un aspetto più confortevole e si addensano in villaggi abbastanza popolosi. La tenda-capanna è sostituita dal mondul (capanna circolare), assai simile al tucul etiopico. Il mondul è formato da un'intelaiatura di pali piantati circolarmente, rinforzata da rami flessibili congiunti orizzontalmente; nel centro, un palo più alto e robusto sostiene un telaio conico di rami che scende a ombrello fino alla parete esterna. Il tetto viene rivestito con un fitto strato di paglia, mentre le pareti, anch'esse di paglia intrecciata, sono intonacate con argilla, sterco bovino e calce. Lungo la costa, dove vive la popolazione araba, le dimore sono costruite in muratura, a pianta rettangolare e con il tetto a terrazza, addensate in piccoli centri. Le popolazioni somale hanno conservato fino a tempi recenti usanze antiche; per esempio, se nasceva un maschietto a un nobile pastore, veniva sacrificata una pecora il cui sangue veniva versato sulla testa del neonato per infondergli quel coraggio che avrebbe fatto di lui un uomo fiero; l'ombelico del bimbo veniva legato con il crine della coda di una cammella che sarebbe diventata di sua proprietà. Tra le produzioni artigianali sono di particolare bellezza le futa di cotone che servono come toghe per coprirsi. Assai diffusa la lavorazione del legno (ciotole, recipienti vari, pettini, campane), della terracotta, delle armi bianche, dell'oro, delle pelli e delle stuoie, le quali sono principalmente affidate alle donne. Per i nomadi e i pastori il cibo principale è il latte dei cammelli, delle capre e delle mucche; i cammelli vecchi possono essere macellati quando, in occasione di una cerimonia, arrivano degli ospiti, e la grassa gobba viene considerata una vera prelibatezza. Abbastanza diffusa la carne (compreso il fegato) di pecora e di capra; si cucina però poche volte al mese e solo in occasioni speciali. Altri cibi consumati dai nomadi sono durra (sorgo in grani), miele, datteri, riso e tè. Gli agricoltori del sud coltivano grano, fagioli, sorgo, miglio, pochi ortaggi e poche varietà di frutta. Il pane più diffuso è il muufo, fatto con farina di mais. I somali condiscono il loro cibo con burro e ghee, il liquido chiaro che si ottiene dal burro sciolto; addolciscono con zucchero, sorgo o miele. Nonostante il pesce sia abbondante lungo le coste, ai somali non piace; seguendo la legge islamica, non mangiano carne di maiale e non bevono alcolici. Le bevande più diffuse sono acqua, caffè, tè e latte.

Cultura: letteratura

La poesia occupa un posto importante nella vita somala. I nomadi del Nord hanno una letteratura orale più ricca dei contadini del Sud, con poesie dalle regole rigorose, caratterizzate dall'allitterazione, da metafore e allegorie, destinate alla recitazione, talvolta con accompagnamento di tamburo e del battito delle mani. I recitanti le memorizzano e le trasmettono così alle generazioni future. La classificazione di queste poesie si basa sul tono su cui vengono cantate o sul ritmo delle parole. I generi più nobili sono tre: Gabahi, che tratta in genere temi seri o filosofici, con elementi satirici, in versi lunghi e tono pacato, ed è usato in riunioni o assemblee, oggi anche a scopo propagandistico; Jüfto, più rapido e senza accompagnamento musicale, che tratta soggetti seri o tristi e contiene ammonimenti o rimproveri; Gearaar, liriche celebrative ed erotiche, che un tempo venivano cantate in sella e hanno versi brevi e concitati. Nella Somalia del Sud si trovano i Manso, canti d'amore senza regole fisse, e i Širib, poesie sentimentali o nostalgiche. Altro genere ancora in voga sono i Buraambur, poesie brevi e con accompagnamento, composte da donne e per le donne. Nel sec. XIX appaiono opere agiografiche su personaggi dell'Islam. I poeti più noti sono Raage Ugaas, M. L. Jadeer, A. A. Dubbe, S. Axmed. Il periodo delle lotte civili e delle guerre esterne (1899-1944) tratta di preferenza temi bellici in opere poetiche spesso di propaganda; ricordiamo S. M. C. Xasan (1856-1921), I. Mire (1862-1951), C. Aadan, F. Naddiff, G. Shinni, S. Qamaan, Q. Bulxan, C. Xirsi, C. Dhuux. Esiste però anche una poesia più intima e personale, come la grande lirica d'amore di C. Bowndheri (m. 1941) e i versi di S. Carrabey (m. 1950). Nel periodo postbellico (1944-69, anno della rivoluzione) appaiono generi nuovi, come gli Heello, brevi composizioni liriche, con accompagnamento, che cantano l'amore in forma edonistica o estatica e sono stati creati, nel 1945, da Abdi Deeqsi; e gli Hees, poesia popolare delle comunità urbane, influenzata dalla musica araba europeizzata, che tratta in modo semplice e diretto temi politici. Entrambi questi generi sono ampiamente diffusi dalla radio. Una nuova presa di coscienza nazionale appare nelle liriche di X. A. Faarax (n. 1928), C. Qarshe (n. 1924) e di I. Xirsi (n. 1942). Si afferma anche il teatro che, nato negli anni Trenta del XX sec.in forma non scritta e come puro divertimento popolare, si carica di spunti sociali e si adatta agli schemi scenici occidentali, pur mantenendo i versi allitterativi della tradizione poetica. Il maggior rappresentante è H. S. Mumin (n. 1930). Fra i poeti di questo periodo il più famoso è C. X. Xirsi (1913-1976), autore di vibranti liriche contro le ingiustizie sociali. Gli anni Settanta si presentano come un'epoca di transizione da una letteratura orale a una produzione scritta, con generi nuovi, desunti da modelli occidentali, come il romanzo, in cui si distinguono F. M. J. Cawl (n. 1937) e S. J. Axmed, o la novella (Y. Axmed, M. D. Afrax, A. F. Cali, C. S. Xuseen), che esprimono nuove concezioni di vita, e il teatro storico-politico di A. F. Cali (n. 1947) e C. Xirsi (1913-1976) e altri, e l'eredità culturale africana alla quale non si intende rinunciare. La letteratura in lingue europee ha uno scarso sviluppo. Si segnalano le opere del poeta W. Syaad (n. 1930), le cui liriche sono scritte in francese e in inglese, e di M. S. Samantar (n. 1928) che scrive in italiano e in francese. Il maggiore romanziere è comunque Nuruddin Farah (n. 1945), scrittore di lingua inglese di fama internazionale, che offre una visione potente e incisiva della vita e dei problemi del suo Paese.

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