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Molise (regione)

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regione dell'Italia meridionale, 4438 km², 320.838 ab. (stima 2007), 72 ab./km², capoluogo di regione: Campobasso. Comuni: 136. Province: Campobasso, Isernia. Confini: Abruzzo (NW), mare Adriatico (NE, 35,4 km di costa), Puglia (E), Campania (S), Lazio (W). "La cartina geografica, la tabella relativa alla divisione amministrativa e le cartine con i dati relativi alle precipitazioni annue, alla popolazione, all’utilizzazione del suolo e ai minerali e industrie sono a pag. 86 del 15° volume." "Per la cartina geografica e la tabella della divisione amministrativa vedi il lemma del 13° volume e dell’Aggiornamento 1995."

Generalità

L'istituzione del Molise come regione nel 1963 – cui ha fatto seguito, nel 1970, la sua suddivisione in due province – lo rende l'ultima nata in ordine cronologico in Italia; infatti, fino ad allora, il suo territorio costituiva una subregione dell'Abruzzo. Affacciandosi sull'Adriatico, sia pur per un breve tratto di costa, il Molise somma, come il vicino Abruzzo, i caratteri di regione montuosa e marittima. Tradizionalmente povero, privo di grandi centri abitati e di agevoli vie di comunicazione, è stato una terra marginale e isolata dai grandi flussi di traffico fin dall'età preunitaria, tanto che le attività prevalenti erano allora l'allevamento, la pastorizia transumante e un'agricoltura povera, che non disponeva di ampi spazi fertili. Così il Molise è stato a lungo terra d'emigrazione per eccellenza e, seppure gli esodi siano cessati negli anni Settanta del Novecento, la popolazione è ancora inferiore di quasi centomila unità rispetto a quella dell'inizio del sec. XX. Un altro ostacolo allo sviluppo della regione è stata la scarsità delle vie di comunicazione, già sfavorite dalla natura aspra del suolo e ancora carenti rispetto a quelle delle regioni finitime. Comunque, dopo una riforma agraria che non aveva portato i benefici auspicati a causa dell'eccessiva frammentazione delle proprietà, che le aveva rese scarsamente remunerative, a rompere il quadro di povertà consolidatosi in secoli di sottosviluppo, anche in Molise, intorno agli anni Settanta, è arrivata l'industrializzazione. Questo sviluppo, di cui lo stabilimento FIAT di Termoli ha costituito la componente più appariscente, ha imposto una svolta decisiva all'assetto socioeconomico della regione. Verso la fine degli anni Novanta, con la crisi dell'industria e la terziarizzazione della società italiana, il quadro della regione si è trasformato ulteriormente, tanto che agli inizi del sec. XXI le attività di punta riguardano il settore dei servizi, nel cui ambito spicca il turismo. Avvantaggiatosi della relativa integrità paesaggistico-ambientale dovuta proprio all'isolamento in cui questa regione si è mantenuta a lungo, che l'ha protetta dai danni inferti dall'inquinamento, dai diboscamenti e da un'edilizia incontrollata, il turismo molisano si sta muovendo alla ricerca di una propria identità su scala nazionale.Il nome Molise è attestato solo a partire dal Medioevo e fu proprio di una famiglia comitale normanna che diede il nome al feudo.

Territorio: morfologia

Il Molise è dopo la Valle d'Aosta la regione italiana meno estesa, con oltre metà della sua superficie occupata dalla montagna e il resto dalla collina, mentre la pianura risulta quantitativamente insignificante, limitata com'è a una strettissima fascia costiera e alle basse valli di qualche corso d'acqua. Il suo rilievo è costituito prevalentemente da massicci isolati, rivolti anche al versante tirrenico dello spartiacque; una tale orografia differisce da quella del vicino Abruzzo, formata da catene parallele, presentandosi, invece, sotto forma alquanto disordinata, tale da non consentirne una lettura schematica. Come gli altri rilievi appenninici, anche quelli molisani sono di formazione relativamente giovane, risalendo soprattutto all'era terziaria. Successivamente, nel Quaternario, i fiumi hanno trascinato verso valle ingenti quantità di detriti depositatisi negli alvei e alle foci; inoltre, per effetto delle acque correnti si sono incise valli profonde grazie alla facile erodibilità delle rocce, costituite prevalentemente da argille, marne, arenarie e calcari, tanto che si sono formate vaste zone a calanchi. Sono calcarei i massicci della Meta, delle Mainarde e del Matese, che il Molise ha in comune rispettivamente con l'Abruzzo, con il Lazio e con la Campania. Il Matese può considerarsi il più importante massiccio molisano, in quanto, a differenza degli altri due, è esteso per la maggior parte sul territorio della regione a un'altezza media di 1500 m e con una vetta, il monte Miletto, al confine con la Campania, a quota 2050 m. A NE di questi massicci, il Subappennino molisano è meno erto e ha versanti più dolci, presentando cime arrotondate e digradando, poi, in colline morbide verso la costa. La strettissima pianura litoranea consta di spiagge sabbiose, rotte dalle foci fluviali e dal promontorio su cui sorge Termoli, il solo porto della regione.L'unico fiume a scorrere interamente in territorio molisano è il Biferno, che nato sulle pendici del Matese, attraversa la provincia di Campobasso in direzione NE, in una valle profonda e inospitale, dai versanti scoscesi, e sfocia nel mare Adriatico tra Termoli e Campomarino. Tra gli altri corsi d'acqua, il Trigno, che per un lungo tratto procede parallelamente al Biferno, delimita il confine regionale con l'Abruzzo; sono paralleli a questo anche il Fortore, che, nascendo in Campania, segna per un tratto il confine Molise- Puglia, per poi entrare in quest'ultima trovandovi la foce, e il torrente Saccione, che con il suo basso corso separa queste due regioni. Il Volturno è molisano solo per il tratto iniziale di ca. 45 km; successivamente entra in Campania, sfociando poi nel Tirreno. Tutti i fiumi della regione hanno alimentazione prevalentemente pluviale, dato che le zone di forte nevosità sono limitate come superficie; ne consegue che hanno carattere torrentizio, con piene invernali e accentuate magre estive. Gli unici laghi della regione sono i grandi bacini artificiali creati sbarrando i corsi del Biferno e del Fortore.

Territorio: clima

I climi che caratterizzano la regione sono due: mite sulle coste e sull'entroterra collinare fin dove vi perviene l'influsso del mare, e continentale nell'interno, in cui la rigidità si accentua con l'altitudine. Anche se le temperature medie annuali variano tra 12 e 16 °C, nel medio e basso Molise, e tra 8 e 12 °C, nella montagna interna, in agosto, che è il mese più caldo, si registrano in tutti gli ambienti le stesse temperature medie di 24 °C; invece, in gennaio, mese più freddo, esse sono decisamente più rigide nell'entroterra, tanto che quella media di Campobasso è di 0 °C, mentre a Termoli, sulla costa, può variare tra i 4 e gli 8 °C. Anche le precipitazioni "Per le precipitazioni annue vedi cartina al lemma del 13° volume." dipendono dalla distanza dal mare, variando da ca. 750 mm annui, sulla costa, a 2500 mm, sul Matese; sono sovente nevose in altura, con innevamenti che durano fino a oltre cento giorni in alcune località montane. Anche nel capoluogo la neve rimane sul terreno in media ventitré giorni all'anno.

Territorio: demografia

La popolazione complessiva della regione toccò il suo massimo storico nel 1951 con 406.823 unità; tuttavia, con la ripresa dell'emigrazione nei due decenni successivi, precipitò a 358.052 abitanti, censiti nel 1961, e a 319.629, dieci anni dopo. "Per la demografia vedi tabella, grafici e cartine al lemma del 13° volume e cartina a pag. 388 dell'Aggiornamento 1990." Durante gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, per l'arresto del fenomeno migratorio e l'avvio dei rientri, si riscontrò una effimera ripresa demografica di ca. 10.000 unità, pur con una tendenza a una ridistribuzione della popolazione in favore dei centri maggiori e di quelli collinari e costieri, a fronte di uno spopolamento ancora più intenso dei piccoli abitati di montagna. Inoltre, nonostante il saldo migratorio mantenutosi positivo, già da allora quello naturale si fece decisamente negativo, come in genere per tutta la penisola, fino a che nel corso degli anni Novanta, esauritosi il flusso dei rientri, persino il saldo demografico tornò a contrarsi vistosamente. In tale decennio, l'apporto dei nuovi emigrati dall'estero non fu sufficiente a determinare una nuova inversione di tendenza, data la relativa marginalità del fenomeno per il Molise (gli stranieri nel 2002 erano lo 0,7% della popolazione residente); solo nei primi anni del sec. XXI la popolazione si è stabilizzata, facendo anzi registrare un lievissimo incremento.In Molise si trovano alcune minoranze linguistiche slave e albanesi, residuo di remote migrazioni transadriatiche da parte di popolazioni che hanno conservato la lingua originaria. Infatti, nel sec. XV, ondate di albanesi sono entrate nella penisola per sfuggire alla pressione turca nei Balcani. Le comunità albanesi in Molise interessano la parte orientale della regione, lungo la valle del Biferno: sono infatti presenti a Campomarino, a Portocannone e, nell'interno, a Ururi e a Montecilfone. Maggiormente diffusi nella regione sono stati gli insediamenti slavi dalla Dalmazia, che hanno interessato il Molise tra il Medioevo e l'inizio dell'età moderna; oggi l'antica madrelingua serbocroata si è estinta quasi ovunque, salvo che ad Acquaviva Collecroce, a San Felice del Molise (fino al 1929 San Felice Slavo) e a Montemitro, tre piccoli centri nel bacino del Trigno, dove si è conservata a causa dell'isolamento secolare di tali abitati. Questi gruppi linguistici residuali, ridotti a poche migliaia di parlanti, sono anch'essi a rischio di estinzione, soprattutto per via della mancanza di una tradizione scritta e di contatti culturali con le terre d'origine. La normativa italiana, tuttavia, con la legge 482 del 15 dicembre 1999, riconosce possibilità di tutela anche a minoranze linguistiche “marginali” come queste, altrimenti destinate a una rapida scomparsa.

Struttura urbana e vie di comunicazione

Per quanto attiene all'ampiezza demografica delle ripartizioni amministrative, dei 136 comuni molisani, ben 64 hanno una popolazione inferiore a 1000 abitanti, con poco più di 40.000 residenti totali. Nella fascia opposta, sono soltanto quattro – di cui due sono i capoluoghi di provincia – quelli con oltre 10.000 abitanti, per una somma di oltre 115.000 unità. Ne consegue che la popolazione del Molise è assai frammentata in località insediative piccole e medio-piccole, mancando nella regione centri urbani consistenti, se si eccettua Campobasso, la cui popolazione comunale supera i 50.000 abitanti. Anche Isernia e Termoli svolgono, però, funzioni di centralità urbana per il territorio circostante.Molti paesi molisani sono ancora soggetti a un isolamento accentuato dalla natura montuosa del territorio. Infatti, i 36 km della A14 Adriatica, l'unico tronco autostradale della regione, correndo lungo la costa, non sono funzionali ai collegamenti con l'interno. A tale scopo, invece, si sono costruite due strade statali parallele fra loro lungo i corsi del Trigno e del Biferno: una, la SS 650, mette in comunicazione Isernia con la costa, presso San Salvo Marina, mentre l'altra, la SS 647 “Bifernina”, unisce Termoli a Campobasso. L'interno della regione viene attraversato dalla SS 17, che, entrando in Molise con un percorso tortuoso, tocca Isernia, lasciando sulla destra i massicci della Meta e delle Mainarde; da questa località, la strada prosegue ai piedi del Matese, lungo i confini meridionali della regione, fino al suo ingresso in Campania. La rete ferroviaria versa da lunga data in una situazione ancora più critica di quella stradale; infatti, si cominciò a costruire strade ferrate, con grande difficoltà, solo dopo l'Unità, a causa del rilievo accidentato, friabile e dunque franoso. Le linee esistenti, oltre a quella litoranea, collegano Termoli con Campobasso e poi con Napoli, e inoltre il capoluogo regionale con Isernia, pur con tempi di percorrenza assai elevati per via degli ostacoli orografici. Le comunicazioni interregionali vengono rese difficoltose anche dalla mancanza di un aeroporto e dalla inidoneità del porto di Termoli ad accogliere naviglio di stazza elevata, per via dei fondali bassi e a rischio di insabbiamento per l'accumulo di detriti fluviali; da Termoli parte, comunque, un servizio di aliscafi e motonavi verso le isole Tremiti. La città, che è la seconda del Molise per numero di abitanti, è anche lo scalo peschereccio più importante dell'Adriatico dopo San Benedetto del Tronto.

Territorio: ambiente

Per via della mancanza di grandi agglomerati urbani e degli scarsi impianti industriali, la natura in Molise si è preservata meglio che in altre regioni, tanto che essa costituisce una potenziale attrattiva turistica di primo piano, oltre che un fattore di accrescimento del livello di qualità della vita per la popolazione residente.Molti rilievi montuosi molisani, formati da rocce friabili, danno luogo al fenomeno dei calanchi, che rendono il terreno facilmente erodibile e dunque soggetto a frane, smottamenti e dilavamenti. A questo, per la regione, si aggiunge il pericolo dei terremoti, che, frequenti e particolarmente rovinosi la rendono una delle zone più sismiche di tutto il bacino mediterraneo; il nucleo di questa zona si trova all'incirca a NE del massiccio del Matese, nel triangolo tra Carpinone, Campobasso e Bojano, mentre la fascia circostante a essa viene valutata di sismicità intensissima. Dalla metà del sec. XX, i terremoti più rovinosi sono avvenuti nel 1962, nel basso e medio Molise, con gravissimi danni per Ururi, nel 1980, quando è stata colpita soprattutto Isernia, e nel 2002, quando si sono avuti gravi e diffusi danni in molti comuni.La superficie territoriale sottoposta a protezione non è molto vasta, corrispondendo solo all'1,4% di quella regionale. Oltre allo storico Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, condiviso con le altre due regioni, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento sono state istituite tre riserve naturali nella provincia di Isernia, e, negli anni Novanta, due oasi naturali in quella di Campobasso. Di queste, la Riserva Naturale di Collemeluccio, vicino a Pietrabbondante, conserva boschi di abeti bianchi, oltre a una fauna costituita da cinghiali, scoiattoli, volpi e rapaci, nel tipico ambiente collinare e montano delle zone interne dell'Appennino Centro-Meridionale; in quella di Montedimezzo, vicino a Capracotta, crescono faggi plurisecolari, che si ritrovano anche, insieme a querceti e lecceti, nella Riserva Naturale Pesche, istituita nel 1982 nei dintorni di Isernia.Quasi tutti i comuni della regione appartengono alle comunità montane. Esse, avendo tra i propri compiti istituzionali la promozione dello sviluppo territoriale, gestiscono i boschi pubblici, curandone in particolar modo la riforestazione. Tra queste è significativa la Comunità Montana Molise Centrale, che si estende per oltre 390 km² su un territorio collinare e montuoso, pur senza superare i 1000 m d'altitudine; all'obiettivo di valorizzare i terreni comunali boscati, essa aggiunge quello di migliorare l'assetto idrogeologico del territorio, salvaguardando l'ambiente naturale e studiandone le potenzialità economiche. La Comunità Montana del Volturno è la maggiore della provincia di Isernia quanto a numero di comuni, disposti tutti lungo la fascia occidentale della regione, comprendente i massicci della Meta, delle Mainarde e parte della valle del Volturno. La sua posizione vicino a Lazio, Campania e Abruzzo la rende un luogo di passaggio tra il resto del Molise e tali regioni.

Economia: generalità

"Per l'economia vedi cartine, tabelle e grafico al lemma del 13° volume e istogrammi al lemma degli Aggiornamenti 1990 e 1995." "Le tabelle relative al grado di istruzione, al reddito netto prodotto per abitante, agli addetti all’industria, commercio e trasporti, alla pesca, ai prodotti agricoli, al turismo, sono a pag. 87 del 15° volume." La morfologia del territorio, le comunicazioni difficoltose e i vuoti demografici lasciati dall'emigrazione, che sono stati colmati solo in parte dai flussi di immigrati della fine del sec. XX, non hanno favorito lo sviluppo economico di questa regione, che resta tra le più povere per quanto attiene alla ricchezza complessiva e pro capite prodotta. Infatti, se intorno alla metà degli anni Cinquanta del Novecento cominciò a entrare in crisi l'agricoltura tradizionale (la pastorizia transumante, che aveva interessato il Molise per molti secoli, era già entrata in crisi nell'Ottocento, diventando da un punto di vista economico e occupazionale pressoché insignificante), le nuove attività, perlopiù di tipo secondario e terziario burocratico-amministrativo, che ne hanno preso il posto, non sono riuscite a colmare il vuoto creatosi dal brusco ridimensionamento dei vecchi modelli economici e occupazionali. Infatti, dall'istituzione del Molise come regione separata dall'Abruzzo, nel 1963, e della nuova provincia di Isernia, nel 1970, quest'ultima città e il capoluogo Campobasso hanno assunto la funzione di località di servizio per aree arretrate, divenendo centri erogatori di posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Inoltre, l'unico polo industriale di qualche rilievo, la località portuale di Termoli, come anche i due capoluoghi di provincia, non sono stati in grado di costituire aree di gravitazione con un certo grado di autonomia rispetto alle più sviluppate regioni finitime. Pertanto, il Molise resta una regione economica periferica e, a differenza dell'Abruzzo, ancora dipendente dall'intervento pubblico; infatti, i redditi pro capite e i tassi di occupazione, pur superiori a quelli medi nel Mezzogiorno, si pongono al di sotto della media nazionale. La sua economia, di conseguenza, carente anche di servizi di grado superiore, come per esempio università (l'Università del Molise, con sede a Campobasso, dispone soltanto di poche facoltà), e di uno scalo aereo, è ancora debole, data anche l'incapacità dell'industria turistica di trainare uno sviluppo soddisfacente su scala regionale.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura, nonostante il ridimensionamento della sua partecipazione alla formazione del reddito, ha un peso in termini occupazionali superiore a quello medio nel Paese (9,2% degli occupati). Tuttavia, la ridotta fertilità dei terreni, data la morfologia prevalentemente montuosa del territorio, la scarsità di irrigazione, l'insufficiente meccanizzazione, la frammentazione della proprietà fondiaria scarsamente bilanciata dal ricorso a efficaci forme di gestione in cooperative, oltre al progressivo invecchiamento anagrafico degli addetti al settore, condizionano negativamente la produttività dell'agricoltura molisana, che rimane tra le più basse in Italia. È anche piuttosto limitata la specializzazione nelle colture, tra le quali le più diffuse sono le cerealicole (mais e frumento), le ortofrutticole, lungo il litorale, e quelle della vite, del tabacco e del girasole; persino l'allevamento, pur potendo avvalersi dei pascoli in altura, è in declino, perché considerato attività poco appetibile specialmente dalle giovani generazioni. Importante è l'attività peschereccia, che ha il suo centro a Termoli.

Economia: industria

L'industria in senso moderno ha iniziato a svilupparsi solo negli anni Settanta del Novecento, come nel resto del Meridione, con una struttura fondata essenzialmente su piccole imprese a carattere artigianale, attive soprattutto nei settori alimentare, dell'abbigliamento, metalmeccanico e dell'edilizia; è presente anche l'industria della lavorazione del legno, che può utilizzare il ricco patrimonio forestale come materia prima. Tuttavia, le speranze di uno sviluppo industriale incentrato sul polo di Termoli (quale sede di uno stabilimento FIAT e di alcune industrie alimentari e chimiche), che avrebbe dovuto innescare un processo virtuoso di valorizzazione economica su scala regionale, sono crollate con la crisi della grande azienda automobilistica torinese alla fine degli anni Novanta del Novecento. Altri nuclei di industrializzazione sono localizzati a Campobasso, Bojano, Venafro e Isernia per i settori alimentare, meccanico, dell'abbigliamento e dei materiali da costruzione, favoriti in questo dalla posizione nei pressi dell'Autostrada del Sole (A1). Mancano, però, in Molise veri e propri distretti produttivi specializzati. Infine, le attività artigianali non risultano in grado di far fronte ai problemi occupazionali della regione. Comunque, gli addetti alle attività manifatturiere (29,4% degli occupati) sono in crescita rispetto all'ultimo decennio del sec. XX. I settori in cui si sono registrati gli incrementi più accentuati sono quello tessile e dell'abbigliamento; è risultata in calo, invece, l'occupazione nel settore alimentare e delle bevande.

Economia: servizi

Il settore terziario, che assorbe la maggioranza assoluta della forza lavoro nella regione (61,4%), è incentrato sulla preponderanza della pubblica amministrazione rispetto alle altre attività. Infatti, dalla fine del Novecento, i due capoluoghi di provincia si sono caratterizzati come poli di sviluppo delle funzioni burocratico-amministrative, piuttosto che come aree trainanti sul piano produttivo, tanto che in tale veste sono riusciti a frenare l'esodo verso le zone costiere economicamente più dinamiche. Invece, risulta ancora poco sviluppato in rapporto alle proprie potenzialità il settore turistico, che può avvantaggiarsi di una natura per buona parte integra. Infatti, paradossalmente, è la scarsa espansione di impianti alberghieri e ricettivi in genere, che rendono il Molise una regione di grande attrattiva turistica, specie per la montagna ancora poco sfruttata. Inoltre, nel decennio 1991-2001 risulta in calo vistoso, per quanto riguarda il numero degli addetti, il settore del commercio, specialmente quello al dettaglio, dove si sono perse centinaia di posti di lavoro.

Preistoria

I giacimenti venuti alla luce nel 1978 in località La Pineta (Isernia) rappresentano le fasi più antiche della preistoria molisana ed europea. I resti si riferiscono ad almeno tre insediamenti umani sovrapposti, di cui il più remoto risale a più di 700.000 anni fa. Per la ricchezza del deposito e la buona conservazione dei reperti litici e paleontologici, il sito preistorico molisano è uno dei più importanti al mondo, fondamentale per lo studio della presenza umana nel bacino del Mediterraneo. Numerose e diffuse in tutto il territorio sono le testimonianze riferibili al Paleolitico, al Neolitico e all'Età del Bronzo.

Storia

La regione fu abitata dai Sanniti, organizzati nelle due entità etnico-politiche dei Pentri (concentrati intorno al massiccio del Matese) e dei Frentani (insediati nella zona costiera). Il territorio molisano passò definitivamente sotto il dominio romano agli inizi del sec. III a. C., in seguito alla sconfitta subita dalla coalizione italica, di cui i Sanniti erano parte, nella decisiva battaglia di Sentino (295 a. C.). Nel sec. I a. C., la riorganizzazione amministrativa augustea incluse il Molise nella IV regione (Samnium), a eccezione della parte costiera a S del fiume Biferno, inglobata nella II regione (Apulia). Grazie alla sua posizione sulle rotte della pastorizia transumante e a una florida agricoltura sulla fascia costiera, in età imperiale la regione godette di un discreto benessere, testimoniato dallo sviluppo di diverse città tra cui Isernia, Venafro, Sepino e Larino. Devastato dalle incursioni barbariche e coinvolto nella guerra gotica, il Molise fu annesso nel 570 al longobardo Ducato di Benevento. La colonizzazione benedettina fu accompagnata da una certa ripresa dell'agricoltura e dei contatti con le regioni confinanti: nel sec. VIII-IX, l'abbazia di San Vincenzo al Volturno diventò uno dei maggiori centri di vita culturale e religiosa del Meridione, importante anche dal punto di vista economico. Il frazionamento politico-amministrativo e la riorganizzazione dell'insediamento in piccoli nuclei isolati non favorì tuttavia un vero sviluppo economico. L'avvento del dominio carolingio (774) non modificò la situazione. In seguito alla conquista normanna (1042), il territorio venne accorpato alle due contee di Loritello (Rotello), sulla costa, e Bojano, fondata da Rodolfo de Mulisio o Molisio, nell'interno. Con Ugo II de Mulisio la contea diventò, nella prima metà del secolo successivo, il più forte stato continentale della monarchia normanna. Assegnata nel 1197 a Marcovaldo di Anwailer, la contea visse anni di totale anarchia e diventò teatro degli scontri fra Tancredi e gli Svevi. Con l'avvento definitivo degli Angioini nel 1268, per il Molise, che aveva sostenuto Corradino contro Carlo d'Angiò, ebbe termine l'autonomia giurisdizionale: mentre molti centri vennero dati in feudo a nobili francesi, la regione venne riassorbita nel regio demanio; per molti secoli il Molise fece parte prima della Terra di Lavoro e poi della Capitanata. Passata con tutto il Regno di Napoli agli Aragonesi nel 1442 e poi, agli inizi del sec. XVI, agli spagnoli, la regione attraversò un nuovo periodo di crisi, godendo di un lieve miglioramento solo nel sec. XVIII, con l'avvento di Carlo III di Borbone sul trono del regno. Durante il periodo napoleonico il Molise fu staccato dalla Capitanata, diventando provincia autonoma (1806); nel 1805 fu colpito da un devastante terremoto. La regione diede al Risorgimento un contributo pressoché trascurabile, legato ad alcuni patrioti che operarono perlopiù fuori dai suoi confini, e nel 1860 furono diversi gli episodi di resistenza alle truppe garibaldine. La situazione politica ed economica non migliorò dopo l'Unità d'Italia, quando la regione venne unita all'Abruzzo. Spopolata dall'emigrazione, pagò un alto contributo di sangue nella prima guerra mondiale. Nel secondo conflitto mondiale subirono gravi danni Isernia e la sua provincia, mentre Termoli fu scelta dagli Alleati per uno sbarco di truppe. Nel 1963, dopo un lungo e travagliato percorso, il Molise fu staccato dall'Abruzzo, diventando la ventesima regione italiana.

Arte

Oltre alle numerose testimonianze preistoriche, il Molise conserva molti resti di età sannitica. Di particolare rilievo sono, in località Terravecchia di Sepino, le rovine di Saipins (distrutta nel 293 a. C. nel corso di una delle più violente battaglie delle guerre sannitiche), e quelle del monte nei pressi di Campobasso, incluse in una cerchia muraria lunga più di tre chilometri. Concentrati soprattutto nell'area del Matese si trovano cinte megalitiche e templi, tra cui quello di Campochiaro (dedicato a Ercole) e quello di San Pietro di Cantoni, presso Sepino, dedicato a una divinità femminile. Il maggior complesso monumentale di epoca sannitica si trova nel sito archeologico di Calcaceto, nei pressi del comune di Pietrabbondante, che comprende tre templi e un teatro. Di epoca romana sono i resti di ville rurali, terme, acquedotti, mausolei, teatri e anfiteatri, in particolare a Venafro (nel cui museo è custodita una pregevole statua di Venere del sec. II e la tabula aquaria, che riporta le norme amministrative dell'acquedotto di età augustea), Larino e Isernia. Notevole importanza rivestono le rovine della città di Saepinum, in località Altilia, in cui spiccano il teatro, il foro e la lunga cinta muraria. Di età longobarda è uno degli episodi artistici più rilevanti della regione: gli affreschi, di forte influenza bizantina (sec. IX), della cappella di Santa Maria in Insula nell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, la cui area, interessata da lavori di scavo, sta restituendo preziose testimonianze architettoniche e storiche sulla colonizzazione benedettina. I periodi che maggiormente hanno lasciato traccia nei vari centri del Molise sono il romanico e il gotico; distruzioni varie succedutesi nel corso dei secoli hanno però sensibilmente diminuito o alterato la consistenza di questo patrimonio artistico. Al sec. XII-XIII risalgono le chiese di San Giorgio e di San Leonardo, a Campobasso, la cattedrale di Termoli, la chiesa di San Giorgio, a Petrella Tifernina, quella di Santa Maria della Strada, nei pressi di Matrice, e quella di San Nicola di Bari, a Guglionesi. Degli inizi del Trecento è la bella cattedrale di Larino, dallo stile vagamente gotico. Al sec. XIII risale il castello di Termoli, risultato dalla ristrutturazione, voluta da Federico II, di una precedente fortificazione. Il Quattrocento e il Cinquecento videro sia il sorgere di nuove costruzioni (Santa Maria della Libera, 1412, a Cercemaggiore; Santa Maria del Monte, a Campobasso; complesso monastico di Santa Chiara, 1434, chiesa di Santa Croce, 1446, ad Agnone), spesso dovute all'insediamento di nuovi ordini religiosi, sia la riutilizzazione, in chiave innovativa, di parti di edifici sacri o di palazzi pubblici e privati parzialmente demoliti dai terremoti, come il palazzo Caracciolo, a Venafro, tipico esempio di struttura fortilizia quadrata convertita ad abitazione civile. Tra i castelli, in gran parte di antichissima fondazione, ma più volte rimaneggiati e adeguati alle nuove necessità di difesa e poi di rappresentanza soprattutto nel periodo rinascimentale, si segnalano quelli di Pescolanciano, di Monteroduni, di Vastogirardi, di Venafro e quello di Gambatesa, che conserva un ricchissimo ciclo di affreschi, datati 1550, opera di un ignoto Donato. Per la produzione pittorica quattrocentesca e del primo Cinquecento fu fondamentale l'affresco della Madonna col Bambino e Cobella dei Mancini (1458) della cattedrale di Venafro, dove si evidenzia una volontà prospettica che non rinuncia a sottili conquiste grafiche di stampo tardogotico. Poco resta della produzione scultorea del sec. XVI che continuò a privilegiare per ragioni economiche il legno a materiali più pregiati quali il bronzo o il marmo, fatta eccezione per la croce d'argento di Campodipietra (1558). Dopo la prima metà del sec. XVI in ambito pittorico la situazione mutò radicalmente grazie al crescente arrivo di opere provenienti soprattutto dall'area napoletana, che diedero una maggiore consapevolezza all'ambiente molisano del progressivo mutamento delle tendenze. Numerose le tele custodite nelle chiese della regione che testimoniano della cospicua attività artistica del Seicento a opera di G. Imparato, F. Santafede, I. Borghese, Azzolino e i caravaggeschi Battistello e F. Guarini. Nel Settecento furono attivi P. Gamba e P. De Majo, allievi di F. Solimena, e P. S. Di Zinno, che ideò e costruì anche gli “ingegni” sui quali vengono tuttora allestiti i quadri viventi dei Misteri di Campobasso. Esempi della produzione pittorica ottocentesca si trovano nel museo di Baranello, dove è conservato il Bosco di Fontainebleau (1847) di G. Palizzi, mentre al primo quarto del Novecento risalgono le scene di storia molisana che decorano il salone della Banca d'Italia a Campobasso, opera di Diodati, De Lisio e Biondi.

Cultura: generalità

La cultura molisana è storicamente legata a quella del vicino Abruzzo, ma presenta forti influenze campane nelle zone di Isernia e Venafro. Segno distintivo di questo mondo è, ancora oggi, la fortissima impronta contadina, favorita dalla mancanza di grandi agglomerati urbani e da un'economia orientata ampiamente verso l'agricoltura e l'allevamento, caratterizzato un tempo, ma in parte anche oggi, dalla pratica della transumanza delle greggi, le cui tracce si trovano ancora in tratturi e stradine che segnavano gli antichi percorsi fra Abruzzo, Molise e Puglia. Il ruolo culturale è svolto sia dai due capoluoghi sia da centri in crescita come Termoli e Venafro, ma resta comunque abbastanza limitato e poco caratterizzato. Fra gli intellettuali molisani meritano una particolare citazione G. M. Galanti (1743-1806), celebre per le sue acute analisi relative alla realtà e alle problematiche del Mezzogiorno, lo storico V. Cuoco (1770-1823) e lo scrittore F. Jovine, noto per il suo impegno sociale e politico, espresso in opere quali Signora Ava e Le terre del Sacramento. Interessante nella regione è la presenza di minoranze etniche di origine sia albanese sia slava, frutto di immigrazioni avvenute al tempo dell'espansione turca nei Balcani (sec. XV-XVII), delle quali resta traccia nei dialetti ancora in parte in uso.

Cultura: tradizioni

In una terra rimasta profondamente contadina il folclore e le tradizioni sono inevitabilmente permeate del passato, con una forte componente religiosa. Ancora vitali sono i festeggiamenti legati al Carnevale, come dimostra la sfilata che si svolge il martedì grasso a Tufara. Si tratta di una delle manifestazioni più antiche dell'intero Molise ed è caratterizzata da un variopinto corteo formato da diversi personaggi (come le anime dei defunti e il diavolo mascherato, vestito di pelli di capra nera e armato di tridente), al termine del quale si celebra, sugli spalti del castello, il consueto processo al Carnevale. Altrettanto suggestiva è la Rappresentazione dei mesi di Cercepiccola (organizzata solo ogni sette anni), in cui Pulcinella apre la sfilata dei dodici Mesi, questi impersonati da altri figuranti, ai quali si aggiungono l'Anno, detto Padre dei Mesi, e personaggi introdotti più di recente (il Nonno dei Mesi, le Stagioni, il Direttore d'orchestra, il Presentatore). Una simile festa si svolge anche presso Bagnoli del Trigno, in provincia di Isernia. Simboli del ricchissimo panorama festivo e rituale molisano sono i Misteri di Campobasso, che ogni anno celebrano il Corpus Domini attraverso “quadri viventi”: personaggi in costume (legati sia a storie bibliche sia alla tradizione agiografica), posti su ampie portantine, dette ingegni, grazie alle quali si ha l'illusione che i vari figuranti siano realmente sospesi in volo. Numerosi sono poi gli eventi che uniscono riti sacri ai culti pastorali legati alla transumanza. Tra questi, particolarmente suggestiva è la festa di Capracotta, che celebra la Madonna di Loreto (custodita nell'omonimo Santuario) attraverso una colorata processione, organizzata ogni tre anni, nel mese di settembre. Devozione mistica ed elementi pastorali si ritrovano anche nelle celebrazioni dedicate a San Pardo, protettore di Larino, nel corso delle quali si svolge un lungo corteo di carri trainati da buoi riccamente addobbati con fiori. Sono proprio le corse dei carri, di probabile origine albanese, a rendere spettacolari diverse feste diffuse soprattutto in provincia di Campobasso. Grande seguito ha poi la ‘Ndocciata di Agnone che si svolge la vigilia di Natale. Si tratta di una festa caratterizzata da un lungo corteo di persone rappresentanti le diverse contrade, che sfilano per le vie del paese portando le 'ndocce (torce, nel dialetto locale). La manifestazione si conclude nella piazza principale con un unico grande falò. La tradizione rivive anche attraverso le danze (la tarantella denota il legame con la Campania), i canti (Canzone d'amore di Boiano, Pianto di San Nicola di San Polo Matese) e il teatro molisano, i cui inizi risalgono al XVII sec. Dei bellissimi costumi regionali restano tracce in alcuni paesi, specie nella valle del Biferno, dove vengono indossati in occasione di alcune festività. Caratteristica degli abiti sono la pieghettatura, la ricchezza dei ricami e le maniche staccabili, che ai primi caldi vengono abbandonate. Se i costumi femminili variano da paese a paese, gli abiti maschili, indossati ora soltanto nelle grandi feste, hanno una foggia comune: giacca corta con colletto di velluto, pantaloni fino al ginocchio, fermati da due bottoni, cappello nero con sottogola. Tipici della regione sono i cosiddetti zampitti, calzari di cuoio annodati con striscioline di pelle che risalgono all'epoca romana. In Molise sopravvivono numerosi laboratori di artigiani, che creano opere secondo antiche regole. È questo il caso di Scapoli, che rappresenta uno dei centri italiani più importanti per quanto riguarda la realizzazione delle zampogne; a luglio si svolge proprio un festival legato a questo strumento musicale, che attrae anche visitatori stranieri. Numerosi sono poi i paesi, soprattutto in provincia di Isernia, che mantengono viva la tradizione dei merlettial tombolo, mentre Frosolone (già celebre alla fine del Medioevo per la fabbricazione delle armi) è rinomata per la produzione di forbici e coltelli.Simbolo per eccellenza dell'artigianato molisano è però rappresentato dalle campane di Agnone, cittadina dove un tempo si contavano numerose botteghe e fucine a carattere familiare, mentre oggi la centenaria tradizione della fusione delle campane viene portata avanti soprattutto dalla Pontificia fonderia “Marinelli”, che utilizza ancora le stesse tecniche dei maestri del Medioevo e del Rinascimento.

Cultura: enogastronomia

I legami del Molise con le regioni confinanti sono riconoscibili anche nella cucina, semplice ma gustosa, che presenta forti influssi abruzzesi, campani e pugliesi. Tra i primi piatti spiccano alcune specialità come le taccozze e i crioli, preparati col sugo o con verdure o con legumi, e gli spaghetti alla chitarra (spaghettoni a sezione quadrata, diffusi anche in Abruzzo). Fra i secondi sono numerose le ricette a base di agnello, come l'abbuot (involtini ripieni di interiora e carne di agnello, cotti alla brace o preparati con salsa). Terra con una lunga tradizione di allevamento, il Molise primeggia per la produzione di eccellenti insaccati (salsiccia, soppressata, capocollo), la cui lavorazione ha conservato, molto più che altrove, una dimensione casereccia o artigianale. Particolare menzione merita la ventricina, specialità prodotta in particolare a Montenero di Bisaccia, preparata utilizzando carne mista e magra di suino (prosciutto, pancetta, spalla), poi impastata con sale, peperoncino e semi di finocchio e, infine, insaccata nella vescica stessa del maiale (da qui deriva il nome). Prodotti altrettanto tipici della regione sono gli eccellenti formaggi (pecorino e caciocavallo) e soprattutto latticini (scamorza, stracciata). Diffusa è anche la preparazione di pietanze di pesce, soprattutto baccalà, alici, la scapece (tranci di razza o di pesce palombo fritti nell'olio e poi conservati in una miscela di aceto e zafferano) e il brodetto di Termoli, unica località costiera della regione. Fra i dolci, in parte ancora legati alle ricorrenze religiose, meritano di essere ricordati i mostaccioli, i caragnoli (frittelle di pasta cosparse di miele) e i picellati, aromatizzati con cannella, garofano, scorza di arancia. Tra i vini DOC citiamo il biferno, il molise e il pentro d'Isernia. All'olio d'oliva Molise è stato riconosciuto il marchio DOP.

Per la geografia

F. De Santis, Viaggio nel Molise, in “Le Vie d'Italia”, Milano, 1965; M. Riccardi, Abruzzo e Molise, Napoli, 1965; M. Cataudella, La casa rurale nel Molise, Firenze, 1969; R. Simoncelli, Il Molise. Le condizioni geografiche di una economia regionale, Roma, 1969; M. Fondi, Abruzzo e Molise, Torino, 1970; P. L. Amoroso, Aspetti metodologici della programmazione regionale nel piano di sviluppo del Molise, Napoli, 1990.

Per la storia

E. Jannison, I conti di Molise e di Marsica nei sec. XII e XIII, Casalbordino, 1932; E. D. Petrella, Molise preistorico, in “Nuova Rivista Storica”, 1934; S. D'Acunto, Il Molise attraverso i secoli, Campobasso, 1987.