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Pùglia

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regione dell'Italia meridionale, 19.358 km², 4.076.546 ab. (stima 2005), 210 ab./km², capoluogo di regione: Bari. Comuni: 258. Province: Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto. Confini: mare Adriatico (N e E), mar Ionio (S), complessivamente 865 km di costa, Campania e Basilicata (W), Molise (NW). "Per la cartina geografica vedi pg. 107 del 18°volume." "Per la cartina geografica vedi il lemma del 16° volume."

Generalità

"Per la divisione amministrativa vedi la tabella a pag. 106 del 18° volume." "Per le tabelle della divisione amministrativa vedi il lemma del 16° volume e dell’Aggiornamento 1995." La Puglia ha una forma stretta e allungata ed è la più meridionale delle regioni italiane affacciate sull'Adriatico. Presenta due penisole: il Gargano e la Penisola Salentina, il “tacco” dello “Stivale”, bagnata a NE dal mare Adriatico e a SWW dal mar Ionio. “Porta dell'Oriente” fin dall'età romana, costituisce ancora oggi una sorta di ponte verso la Grecia e il Levante: ai suoi porti adriatici (Bari, Brindisi, Otranto) fa infatti capo il movimento passeggeri verso l'Albania, la Grecia e la Turchia. Dal punto di vista del paesaggio, la Puglia è una regione singolare, rispetto al quadro consueto montagna-collina-pianura delle altre regioni italiane; la nota dominante è infatti data da vasti altopiani calcarei, soprelevati su alte scarpate, debolmente ondulati e privi di idrografia superficiale. Il termine Puglia deriva direttamente dalla denominazione latina di Apulia, con cui era definita in età romana la regione bagnata dal mare Adriatico e compresa tra il corso del fiume Biferno e l'Istmo Messapico (o Soglia Messapica), corrispondente alla linea Taranto-Francavilla Fontana-Brindisi. Nei primi secoli del Medioevo il termine cadde in disuso, ma successivamente fu ripreso in età normanna a indicare organismi politici sempre più estesi, e nel sec. XII designò l'Italia meridionale continentale in contrapposizione al termine Lombardia, che in quell'epoca era usato come sinonimo di Italia settentrionale. Il termine venne nuovamente abbandonato e fu sostituito dalle tre unità amministrative di Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto (con capoluoghi rispettivamente Foggia, Bari e Lecce). Queste tre circoscrizioni provinciali furono mantenute anche dal Regno d'Italia, mentre nel 1923 fu creata la nuova provincia di Taranto, nel 1927 quella di Brindisi e nel 2004 quella di Barletta-Andria-Trani.

Territorio: morfologia

Benché sia costituita da regioni morfologiche diverse, con caratteristiche ben definite, la Puglia conserva una sua precisa unità, conferitale da una costante litologica e strutturale. Prevalgono, infatti, nel paesaggio pugliese le pianure e gli altopiani carsici, che solo raramente assumono aspetti montuosi anche nelle zone più elevate; tali profili sono dovuti alla grande diffusione di rocce calcaree mesozoiche e cenozoiche, disposte in potenti strati orizzontali o suborizzontali. Ne conseguono una forma generale tabulare del paesaggio e una struttura idrografica estremamente povera in superficie, alla quale però corrisponde uno sviluppo considerevole dei fenomeni carsici. Da N a S si succedono gradualmente senza netti contrasti quattro regioni geografiche: il Gargano, il Tavoliere, le Murge e il Salento o Penisola Salentina, alle quali si possono aggiungere il cosiddetto “Appennino di Capitanata”, cioè quella fascia appenninica che si innalza nei 1152 m dei monti della Daunia chiudendo a W il Tavoliere, e la pianura costiera che si stende ad anfiteatro nell'immediato retroterra di Taranto. Il Gargano, formato in prevalenza da calcari mesozoici, è un tozzo promontorio limitato da faglie, che si presenta compatto con una superficie ondulata e pendii ripidi o terrazzati. Tra i corsi del Fortore, dell'Ofanto e del torrente Candelaro, e i rilievi appenninici si stende il Tavoliere, così chiamato dalle Tabulae Censoriae, cioè il libro in cui erano registrati gli estesi pascoli in possesso del fisco; si tratta di una grande pianura, la più vasta dell'Italia peninsulare, che si affaccia al mare Adriatico a S del Gargano (golfo di Manfredonia) con coste basse, sabbiose e orlate da dune costiere; queste costituiscono un serio ostacolo al deflusso al mare dei pochi fiumi che attraversano la regione. Procedendo verso SE, succede oltre il corso dell'Ofanto e fino all'Istmo Messapico la regione tabulare delle Murge, formata da potenti banchi calcarei, che a SW precipitano rapidamente verso la cosiddetta “Fossa Bradanica”, in territorio lucano, mentre digradano dolcemente e in forma di ampie terrazze d'origine tettonica verso la costa adriatica. Assai simile è il paesaggio della Penisola Salentina, a SE della Soglia Messapica: anche qui si ritrovano gli stessi ripiani calcarei, gli stessi profili orizzontali e la mancanza pressoché totale di corsi d'acqua superficiali. Il litorale pugliese è prevalentemente basso, sabbioso e rettilineo tra Manfredonia e Brindisi. Alto e roccioso nel Gargano, dove si aprono a tratti calette e spiagge. Mossa e articolata è la costa del Salento, in particolare sul versante ionico. Appartiene alla regione l'arcipelago delle isole Tremiti, composto di tre isole (San Domino è la più vasta) e alcuni scogli posti a 30-40 km dalla costa settentrionale del Gargano. I fiumi principali sono il Fortore e l'Ofanto, alle due estremità del Tavoliere; entrambi nascono dall'Appennino e si gettano nel mare Adriatico. Gli altri maggiori corsi d'acqua, e cioè il Candelaro, il Cervaro e il Carapelle, scendono pure dall'Appennino e attraversano stancamente il Tavoliere con portate modeste e regime torrentizio. Assai meno rilevanti sono i modestissimi corsi d'acqua superficiali, spesso asciutti, che interessano il Gargano, le Murge e il Salento, dove invece sono assai vistosi i fenomeni carsici superficiali e ipogei (grotte di Castellana). Dei bacini lacustri, i più vasti e interessanti sono i due laghi costieri di Lesina e Varano, ai piedi del versante nordoccidentale del Gargano.

Territorio: clima

Il clima è ovunque di tipo mediterraneo, con variazioni dovute alle altitudini. Gli inverni sono miti e le estati molto calde e secche, ventilate talvolta dai torridi venti africani (specialmente nel Salento); le aree più elevate del Gargano e dell'Appennino dauno godono di una maggiore frescura. "Per le precipitazioni annue vedi cartina al lemma del 16° volume." "Per le precipitazioni annue vedi la cartina a pag. 108 del 18° volume." Le precipitazioni, concentrate perlopiù nei mesi invernali, sono piuttosto scarse e di modesta utilità per l'agricoltura, con minimi di soli 400 mm annui nella fascia costiera più interna del golfo di Manfredonia.

Territorio: demografia

"Per la demografia vedi tabella, grafici e cartine al lemma del 16° volume e cartina a pag. 447 dell'Aggiornamento 1990." A differenza della vicina Basilicata, la Puglia è riuscita a superare le grandi ondate emigratorie intercorse fra i censimenti del 1881-1931 e del 1951-71 senza subire flessioni, perché l'alto tasso di natalità è stato in grado di compensare un movimento migratorio comunque inferiore a quello lucano o calabrese. La popolazione regionale ha così fatto registrare una crescita costante, che a partire dall'Unità d'Italia ha portato la Puglia a triplicare i suoi abitanti; negli ultimi anni del Novecento, il calo del tasso di natalità è stato compensato dall'immigrazione straniera (soprattutto albanese, favorita dalla vicinanza geografica; gli stranieri erano nel 2002 lo 0,8% dei residenti) cosicché la Puglia presenta una densità di popolazione superiore alla media italiana. "Per la densità di popolazione e il grado di istruzione vedi la tabella a pag. 106 e la cartina e il grafico a pag. 108 del 18° volume." Malgrado ciò, le campagne della Puglia sembrano, a chi le attraversa, quasi spopolate. Ciò si deve alla peculiare caratteristica degli insediamenti: gli abitanti si concentrano, infatti, perlopiù in grandi nuclei, che, pur avendo le dimensioni di una città (anche parecchie decine di migliaia di abitanti), avevano in realtà – prima della “terziarizzazione” dell'economia italiana – l'aspetto e le funzioni di enormi borghi agricoli. Sono queste le “città contadine” pugliesi, la cui origine è legata sia alla scarsità d'acqua – che rendeva, prima della costruzione negli anni Trenta del Novecento dell'Acquedotto Pugliese, difficile l'insediamento di case sparse sui fondi – sia alla particolare natura dei rapporti agrari, in cui predominava un tempo la grande proprietà coltivata da braccianti che, non essendo legati ad alcun appezzamento, risiedevano nei borghi. La popolazione non è comunque distribuita in modo uniforme sul territorio. Le zone più densamente abitate sono la Terra di Bari (e in particolare l'area metropolitana del capoluogo), la Murgia dei Trulli e il Salento, mentre risultano scarsamente abitati specialmente il Gargano, il Tavoliere e le Murge. In tre comuni della Puglia (Chieuti e Casalvecchio di Puglia in provincia di Foggia, San Marzano di San Giuseppe in provincia di Taranto) una parte della popolazione parla ancora l'antico dialetto albanese, frutto di un flusso migratorio qui giunto dall'altra sponda dell'Adriatico nel Cinquecento. Molto più antica (di età bizantina, o forse addirittura risalente ai tempi della Magna Grecia) è la comunità greca della cosiddetta “Grecìa salentina”, piccola area raggruppata intorno al comune dal nome ellenico di Calimera, in provincia di Lecce, dove una quota ormai minoritaria della popolazione parla un dialetto greco, ma fioriscono numerose iniziative per la conservazione e la valorizzazione delle tradizioni locali. A Faeto e Celle di San Vito sull'Appennino dauno, infine, il dialetto è di ceppo provenzale, in seguito a un'immigrazione tardomedievale proveniente da una località non identificata.

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

La presenza dei grandi borghi contadini, diventati città, determina una struttura della rete urbana alquanto singolare, perché in alcune zone (il fenomeno è particolarmente evidente nel doppio allineamento di centri, costiero e interno, che si estende a W di Bari fino ad Andria e Barletta) ogni comune svolge funzioni urbane per se stesso, senza che si possa determinare una chiara gerarchia. Solo i capoluoghi provinciali emergono abbastanza nettamente sugli altri centri, e Bari su tutti. Un tempo regione abbastanza difficile da raggiungere, per la presenza dell'accidentata catena appenninica e la lunghezza del litorale adriatico, la Puglia ha visto notevolmente migliorare la sua accessibilità dopo la costruzione della A14 Adriatica, che giunge fino a Taranto, e della A16 Napoli-Canosa. La rete autostradale è completata da numerose superstrade a quattro corsie, che la allacciano ai capoluoghi non serviti da autostrada (Brindisi e Lecce) e agli altri maggiori centri della regione. Lungo il litorale corre anche la SS 16 Adriatica, mentre la SS 7, la via Appia romana, collega Brindisi a Taranto e poi a Roma attraverso l'Appennino. Più carente è invece la rete ferroviaria, che vede una buona dotazione di ferrovie locali, ma che in parte è ancora a binario semplice anche sulle direttrici principali. Bari è collegata con Milano da treni ad alta velocità. Foggia funziona da nodo per i collegamenti ferroviari con Napoli e Roma. Un'altra linea importante mette in comunicazione Brindisi con Reggio di Calabria, via Taranto. Data la sua distanza per via terrestre da Roma e dal Norditalia, la Puglia è una delle regioni italiane più dotate di aeroporti: voli di linea fanno capo a Bari-Palese (che è lo scalo principale), ma anche a Brindisi, Foggia e Taranto. Bari (merci e collegamenti con Dalmazia e Grecia), Brindisi (collegamenti con Grecia e Turchia) e Taranto (container) sono anche i porti principali, affiancati durante la stagione estiva da Otranto per il movimento turistico con la Grecia.

Territorio: ambiente

Quasi completamente circondata dalle acque, la Puglia vanta il più esteso sviluppo di coste fra le regioni peninsulari. L'ambiente marino è generalmente in buono stato e si presta per la sua quasi totalità alla balneazione. Il territorio pugliese è uno spazio intensamente sfruttato da processi agricoli (per il 65%, rispetto a una percentuale nazionale del 44%), ma solo nel 9% dei casi vede avviato o promosso l'utilizzo di pratiche biologiche più rispettose dell'ambiente, con un minore consumo di prodotti fertilizzanti; un territorio che presenta in alcune sue parti (soprattutto nell'Appennino dauno) anche rischi idrogeologici. Altri elementi da segnalare fra le emergenze ambientali sono relativi alle cave, situate specialmente nel territorio della provincia di Bari, e dalle discariche autorizzate e abusive. La sismicità della regione è molto bassa, fatta eccezione per la provincia di Foggia, dove tutti i comuni rientrano nelle due massime zone di rischio. Nella conservazione della biodiversità mediterranea, la Puglia continua a soffrire essenzialmente per gli incendi e la pressione venatoria; punti di criticità che mettono a rischio una ricchezza vegetale e animale di estrema importanza nel panorama nazionale. Il Parco Nazionale del Gargano rappresenta la quasi totalità delle aree protette, prevalentemente costituite da riserve naturali statali e aree marine, per un'estensione pari al 7,7% del territorio regionale. Del parco nazionale fa parte anche la Riserva Marina delle Isole Tremiti, che oltre alla loro bellezza offrono fondali di grande interesse scientifico. Anche l'Alta Murgia ha visto la creazione di un nuovo parco nazionale, istituito nel 1998. Le comunità montane sono diffuse principalmente nelle zone montuose della regione, ovvero sul promontorio del Gargano, sull'altopiano calcareo delle Murge e nei monti della Daunia, dove vantano il comprensorio più esteso. La Comunità Montana Monti Dauni Meridionali è al confine con la Basilicata e la Campania; il bosco è la componente fondamentale del suo paesaggio; di particolare interesse sono le foreste a galleria di Salix alba e Populus alba e le popolazioni di orchidee selvatiche. La presenza di rare specie floro-faunistiche conferisce a tutta l'area una particolare importanza dal punto di vista naturalistico, anche a livello mediterraneo.

Economia: generalità

"Per l’economia vedi le tabelle a pag. 106 e le cartine a pag. 108 del 18° volume." "Per l'economia vedi tabelle e cartine al lemma del 16° volume e istogrammi al lemma degli Aggiornamenti 1990 e 1995" A partire dagli anni Sessanta del Novecento la Puglia partecipò più delle altre regioni meridionali al processo di industrializzazione dell'economia italiana. Tuttavia la concentrazione degli investimenti nelle industrie di base (polo siderurgico di Taranto e polo petrolchimico di Brindisi) non produsse uno sviluppo diffuso dell'attività manifatturiera. Alla fine degli anni Settanta il prodotto lordo pro capite regionale fu pari circa ai tre quarti di quello medio nazionale, al di sopra della media delle regioni dell'Italia del Sud ma lontano da quello delle regioni più ricche. Il capoluogo, Bari, continuò a mantenere un carattere prevalentemente amministrativo e terziario (Fiera del Mezzogiorno), mentre si espandeva l'industria turistica, in particolare nel Gargano e nel Salento. L'agricoltura, pur contando su una lunga storia di colture pregiate (olivo, vite ecc.), solo negli ultimo decennio del Novecento ha cominciato a valorizzarne tutte le sue potenzialità qualitative e commerciali. All'inizio del Duemila, la Puglia si colloca ancora a un livello di ricchezza e sviluppo relativamente superiore a quello medio meridionale. Il sistema economico vanta un settore primario di affermate tradizioni, che ha saputo localmente acquisire forme organizzative moderne, e uno sviluppo industriale che risulta piuttosto dinamico. D'altra parte una caratterizzazione meno positiva è determinata dalla persistente incapacità, venuti a cessare i tradizionali flussi di emigrazione, di assorbire l'offerta di forza lavoro delle nuove generazioni, determinando in tal modo un forte incremento della disoccupazione, così come dal permanere di vincoli di carattere infrastrutturale (trasporti, servizi) e strutturale (tipologie produttive, innovazione): malgrado la positiva evoluzione registrata anche negli anni Ottanta del Novecento, la regione non appare ancora pienamente in grado di trasformare i progressi ottenuti in una crescita equilibrata e autopropulsiva.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Il settore agricolo, nonostante l'alta qualità dei prodotti tradizionali, stenta a guadagnare significative posizioni nei mercati internazionali a causa di una scarsa integrazione con il sistema industriale e commerciale. Di contro alla favorevole condizione morfologica data dalla prevalenza di aree pianeggianti, l'agricoltura risente sia della natura calcarea del suolo sia delle scarse disponibilità d'acqua. Lo stesso Acquedotto Pugliese (cui si aggiunge, in parte, la captazione dai bacini-serbatoi della vicina Basilicata) non è in grado di supplire a tale carenza idrica. Dominato dalla piccola e media proprietà fondiaria, e quindi con prevalente conduzione diretta, il settore agricolo conta un numero di addetti fra i più alti del Paese (10,2%). Buoni sono il volume della produzione, con taluni primati nazionali, e ancor più la varietà delle colture, che contribuisce a far conseguire alla Puglia la più alta produttività dell'Italia meridionale: la regione, che vanta il primato nazionale di superficie agricola utilizzata per colture arboree permanenti, ha elevate produzioni di uva da tavola e da vino, e di olive; si coltivano, inoltre, carciofi, insalata, frumento (essenzialmente grano duro), peperoni, pomodori, finocchi, tabacco, mandorle, barbabietole da zucchero, cavoli, cavolfiori e altri ortaggi. La zootecnia è al contrario di scarso rilievo, con una relativa specializzazione nell'allevamento avicolo. La regione ha nel Mar Piccolo di Taranto le principali coltivazioni di molluschi (cozze e vongole) ed è la prima in Italia per pescato complessivo.

Economia: industria

L'industria (26,8% degli occupati), nonostante i massicci interventi esterni, non ha fatto registrare quella crescita autonoma che si sarebbe potuta attendere. Perdura la crisi dei “poli” siderurgico di Taranto e petrolchimico di Brindisi, che avevano sovrastato negli anni Sessanta del Novecento l'imprenditoria locale legata all'industria dei settori leggeri a bassa intensità di capitale. In alcune aree, tuttavia, si sono verificati fenomeni significativi di diffusione: così nella Terra di Bari, con l'agglomerazione di Bari-Modugno e la direttrice costiera fra il capoluogo e Barletta, che offrono produzioni diversificate (meccanica, abbigliamento, calzature ecc.) e talora di buon livello tecnologico; e nel Salento leccese, dove si contano numerosi addensamenti manifatturieri (Casarano, Nardò, Maglie, Galatina, Gallipoli, Tricase). Infine, la provincia di Foggia continua a registrare la prevalenza del comparto alimentare. Le piccole e medie imprese hanno dimostrato una buona resistenza alle fasi congiunturali. Il settore della trasformazione alimentare (olio e vino) concentra oltre un quarto delle aziende. La Puglia non possiede molte risorse minerarie, a parte la bentonite dell'Appennino dauno, qualche giacimento di metano e i materiali da costruzione estratti da numerose cave; notevoli quantità di salmarino provengono dalle saline di Margherita di Savoia.

Economia: servizi

Importanza notevole sono venute assumendo le attività terziarie (63% dell'occupazione), riuscendo a realizzare miglioramenti qualitativi di rilievo nei segmenti più avanzati (servizi finanziari, organizzativi, di consulenza aziendale). La modernizzazione del settore è guidata dal “polo tecnologico” di Bari (ingegneria, informatica), che diffonde sempre più i propri effetti anche su scala interregionale. Il capoluogo regionale concentra il 30% dei servizi assicurativi e finanziari. Il commercio, che ha sempre avuto importanza fondamentale per la Puglia, risente positivamente dell'espansione produttiva regionale e quindi della crescente domanda proveniente sia dalle famiglie sia dalle imprese. L'apparato distributivo resta, tuttavia, eccessivamente frammentato, pur dovendosi rilevare nuove iniziative nel campo delle strutture più evolute (centri commerciali, ipermercati ecc.). Elemento qualificante e massima espressione del settore è l'annuale Fiera del Levante, a Bari, istituita nel 1930 e divenuta seconda manifestazione del genere in Italia, punto di riferimento nei rapporti fra continente e area mediterranea. Il turismo rivela attrezzature ricettive ancora carenti e infrastrutture di trasporto insufficienti, che limitano i flussi turistici internazionali. Non adeguatamente valorizzata risulta quindi la molteplice ricchezza di attrattive, sia naturali sia culturali (centri urbani e patrimonio storico-artistico). Nelle aree di maggiore sviluppo, il Gargano e il Salento, esso si è tradotto, peraltro, in una crescita spesso incontrollata, con fenomeni di degradazione del litorale. In rapporto alle altre regioni meridionali discreta è la spesa per la ricerca scientifica: ulteriori progressi, con ricadute positive sull'economia locale si sono verificate con la realizzazione del polo tecnologico di “Tecnopolis” a Bari. Anche i porti pugliesi rivestono un ruolo di importanza strategica per l'occupazione terziaria.

Economia: distretti industriali

La Puglia è fra le regioni d'Italia con meno distretti industriali. Gli unici classificati come tali sono i due poli calzaturieri di Barletta e di Casarano, basati principalmente su piccole e medie imprese, spesso a conduzione famigliare, e laboratori artigianali che producono i singoli componenti; ma un'altra area specializzata molto importante è quella del mobile imbottito (divani e poltrone), che ha i suoi centri principali ad Altamura e Santeramo in Colle (provincia di Bari) e a Matera in Basilicata, e produce oltre il 60% dei divani in pelle imbottiti fabbricati in Italia.

Preistoria

Tra le regioni italiane la Puglia è forse una tra le più note, per varietà di ambienti e per intensità di ricerche, per quanto riguarda la preistoria del suo popolamento. I più antichi complessi litici, riferibili a una fase arcaica del Paleolitico inferiore italiano, si concentrano perlopiù nel Gargano, dove sono state rinvenute industrie attribuite all'Acheuleano antico (Forchione A e Masseria Tiberio A), alla foce del torrente Romandato e nella Foresta Umbra, dove manufatti su ciottolo si trovano in associazione con materiali di aspetto clactoniano e industrie definite “Protolevallois”. Una facies più evoluta dell'Acheuleano è nota in diversi siti del Gargano, tra cui si possono citare la serie B e C di Forchione. Particolare importanza rivestono i livelli inferiori del riparo esterno di grotta Paglicci, in cui è stato rinvenuto un Acheuleano superiore o finale. Ancora di incerta attribuzione sono le industrie su scheggia con caratteri arcaici, forse di età rissiana, della grotta dell'Alto e quelle rinvenute nei livelli inferiori della grotta Romanelli (Otranto), che potrebbero essere riferite alla fase più antica del Musteriano pugliese, con strumenti spessi, elementi Quinson e punte di Tayac; o forse a una fase finale dell'Acheuleano, come potrebbe indicare, tra l'altro, la presenza, in questo complesso su calcare, di un bifacciale. Alla stessa fase sono riferite anche le industrie delle grotte del Cavallo (livello M) e di Uluzzo (livello C), e del livello 2 di grotta Paglicci. Industrie generalmente più piatte e di tecnica Levallois, attribuibili a un Musteriano di fase più recente, sono quelle provenienti dalle grotte del Cavallo, Bernardini e Spagnoli, e dei livelli soprastanti quello 2 di grotta Paglicci. Un aspetto particolare del Musteriano pugliese è dato dall'utilizzazione – grotte del Cavallo (livello L), Bernardini (livello D), di Uluzzo (riparo C, livello G) e di Serra Cicora (livelli F-B), vicino Lecce – delle valve di una conchiglia, la Callista chione, per la preparazione di strumenti, analogamente a quanto avviene altrove in Italia: alle grotte dei Moscerini (Lazio) e dei Balzi Rossi (Liguria). Di particolare interesse è un femore umano neandertaliano rinvenuto nei depositi musteriani della grotta di Santa Croce (Bari). Le fasi arcaiche del Paleolitico superiore (Uluzziano e Protoaurignaziano) sono bene attestate, in particolare la prima, con datazioni comprese tra ca. 32.000 e 29.000 anni a. C., come rivelano le grotte del Cavallo, di Uluzzo (livello C), Bernardini, di Parabita e di Serra Cicora, e le stazioni di Torre Testa (Brindisi), Foresta Umbra, San Pietro in Maida e Falce del Viaggio (Bari). La lunga sequenza del Paleolitico superiore della grotta Paglicci inizia con livelli aurignaziani. Seguono diverse fasi del Gravettiano, databili, con il metodo al carbonio 14 (C14), in un periodo compreso tra 22.770±520 a. C. e 18.210±160 a. C., dell'Epigravettiano antico, presente, oltre che alla grotta Paglicci (livello 18A, 17-10), con datazioni C14 comprese tra 17.650±300 a. C. e 15.150±300 a. C., in diverse altre grotte e ripari, come per esempio in quella “delle Veneri” di Parabita, in quelle di Taurisano (con datazioni C14 comprese tra 14.050±150 a. C. e 13.650±300 a. C.), delle Mura (livello G), delle Cipolliane (riparo C, livello 4) e di Bocca Cesira; dell'Epigravettiano evoluto, noto per esempio alle Cipolliane, alla Zinzulusa e a grotta Paglicci (livelli 9-8, con datazioni C14 comprese tra 13.320±220 e 13.510±220 a. C.) e dell'Epigravettiano finale, presente oltre che a grotta Paglicci (livelli 7-2, con datazioni C14 comprese tra 12.870±210 e 9.490±220 a. C.), in numerose altre grotte, tra le quali si ricordano quelle delle Mura e di Santa Croce (Bari), le Cipolliane (livelli 2-1), a Taurisano, le doline di Ugento e la grotta Romanelli, quest'ultima con datazioni C14 comprese tra 9980±520 e 7100±100 a. C. Alcune sepolture sono state rinvenute negli strati gravettiani e dell'Epigravettiano finale: importanti manifestazioni di arte parietale (raffigurazioni di cavalli e di mani in positivo e in negativo) sono state riferite al Gravettiano o all'Epigravettiano antico, mentre l'arte mobiliare della grotta Paglicci è presente in diversi livelli compresi tra il Gravettiano evoluto e l'Epigravettiano finale. La Puglia è tra le poche regioni italiane che presentano, inoltre, reperti del Neolitico antico della cultura della ceramica impressa, rinvenuti in varie stazioni preistoriche, quali Coppa Nevigata, Francavilla Fontana, Pulo di Molfetta, isole Tremiti e altri centri. Ai successivi stadi del Neolitico appartengono i ritrovamenti di grotta Scaloria, Ostuni, Molfetta, Masseria La Quercia, grotta Zinzulusa, Marina di Novaglie, Scoglio del Tonno e quelli della grotta di Porto Badisco, di eccezionale interesse per le pitture parietali neolitiche conservate nel suo interno. Le maggiori novità culturali del periodo Eneolitico sono date dalla presenza di sepolture in tombe a grotticella, come quelle scoperte a Cellino San Marco, Laterza e in altre località, oltre che dalla diffusione del megalitismo, attestato da numerose pietrefitte e da vari dolmen. A quest'epoca appartengono molti ritrovamenti che dimostrano l'esistenza di rapporti con il mondo egeo, i quali proseguirono nella media e tarda Età del Bronzo, epoca cui si datano alcuni importanti abitati costieri (come la stessa Coppa Nevigata, Scoglio del Tonno e Torre Castelluccia), con resti di fortificazioni, che hanno restituito copiose quantità di ceramiche micenee o di imitazione. All'Età del Bronzo finale sono inoltre datati numerosi ripostigli.

Storia

A partire dal sec. XVI a. C., la Puglia subì l'influenza micenea, che determinò importanti cambiamenti socioeconomici, con l'affermazione di comunità ampie e di forme di divisione del lavoro articolate e stabili. Nel sec. XII a. C. la regione fu interessata da perturbazioni politiche legate all'arrivo di popolazioni illiriche. Con la fondazione di Taranto, nel sec. VIII a. C., riprese il rapporto con il mondo egeo, che si caratterizzò in tutto il Meridione come fenomeno coloniale vero e proprio. Per far fronte alla crescente pressione delle popolazioni italiche (Bruzi e Lucani a SW, Apuli e Japigi a N), nel sec. IV a. C. Taranto si fece promotrice della Lega Italiota e, alla fine dello stesso secolo, chiamati in soccorso dai Dauni, i Romani fecero la prima apparizione sulla scena pugliese. Le vittorie sui Sanniti, a Sentino (295 a. C.), e su Pirro, alleato di Taranto, a Benevento (275 a. C.), aprirono a Roma la conquista della regione, che diventò definitiva dopo la sconfitta di Annibale nella seconda guerra punica. Coinvolta nella guerra sociale (90-88 a. C.) e nelle successive guerre servili, l'Apulia, comprendente anche il Vulture e parte del Molise, con la suddivisione augustea diventò la II regione italiana. Nella prima età imperiale, grazie all'agricoltura (grano, olive) e all'allevamento stanziale e transumante, la regione godette di un certo benessere e la concentrazione delle terre in estesi latifondi favorì la comparsa di una forte aristocrazia rurale. Taranto, seppur priva dell'antico ruolo di metropoli, continuò a prosperare. Nel sec. III, le riforme amministrative e fiscali attuate da Diocleziano determinarono il progressivo abbandono delle città e la formazione di centri economici, politici e sociali, pressoché autonomi, nei latifondi. Nel 552, scacciati i Goti, i Bizantini estesero la loro sovranità sull'Apulia e sulla Calabria (l'odierno Salento). Nel sec. VII la regione assistette alla costante espansione dei Longobardi, relegando i Bizantini nel Salento. Nel sec. IX buona parte delle coste cadde sotto il controllo dei Saraceni, che a Bari fondarono un emirato. Soltanto nell'871, una vasta coalizione tra forze imperiali, longobarde e bizantine, appoggiata da navi veneziane, riuscì a sconfiggere i Saraceni; ne trassero vantaggio i Bizantini, che ristabilirono il proprio dominio sulla regione. Contro l'amministrazione bizantina le città pugliesi insorsero più volte; la ribellione più nota fu quella promossa (1016) dal nobile longobardo Melo da Bari, che si avvalse di mercenari normanni. Furono proprio i Normanni d'Altavilla – che crearono la Contea di Melfi, affidandola a Guglielmo, detto Braccio di Ferro, nel 1043 – a prevalere sui Bizantini. Le città pugliesi conservarono un'ampia autonomia sotto Roberto il Guiscardo, che nel 1059 ottenne il titolo di duca di Calabria e di Puglia L'egemonia normanna fu ripetutamente messa in discussione, oltre che dal papa e dall'imperatore, anche dalle città pugliesi, capeggiate da Bari, alle quali Ruggero II, duca di Puglia dal 1128, dovette riconoscere a più riprese libertà e privilegi. Nel periodo della dominazione normanna, la Puglia, affacciata alle rotte mercantili per l'Oriente, conobbe un discreto sviluppo economico. Dopo la distruzione di Bari (1156), di nuovo ribellatasi ai Normanni, la regione condivise le sorti travagliate della corona normanna, prima nello scontro con i Bizantini, poi con i Saraceni, infine con l'Impero. Passata agli Svevi (1194), diventò sotto Federico II un'area privilegiata, governata attraverso una numerosa e attiva burocrazia. Con l'avvento degli Angioini (1268), aumentò a dismisura il peso della feudalità (molte terre e città furono infeudate a signori francesi) e dei banchieri genovesi, fiorentini e veneziani, che già sotto gli Svevi avevano stabilito un forte controllo sulla produzione agricola pugliese. Nei sec. XIV-XV i contrasti interni agli Angioini, la lotta contro gli Aragonesi, le rivolte dei grandi feudatari e la pressione veneta sulle coste e sui porti precipitarono la regione in un clima di anarchia. L'avvento degli Aragonesi (1442) non comportò cambiamenti significativi; la gran parte delle terre rimase sotto la giurisdizione feudale, mentre le rendite della corona si limitarono ai tradizionali monopoli (sale, ferro e seta) e all'allevamento transumante, rilanciato con l'istituzione (1447) della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia. Nel sec. XVI, sotto il nuovo dominio spagnolo, la regione venne divisa in tre distretti (Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto) e il suo sistema economico venne piegato alle esigenze economiche della Spagna. Duramente colpita dalla crisi del sec. XVII, la Puglia si risollevò durante il periodo asburgico (1707-34), grazie alla ripresa dei traffici adriatici. L'avvento dei Borbone (1734) pose le basi per il dispiegarsi di nuove forze sociali e per lo scontro tra nobiltà feudali, patriziato cittadino e ceti borghesi. Il Settecento vide una diffusa espansione della coltura cerealicola (di cui beneficiarono soprattutto le aristocrazie cittadina e feudale), che fu accompagnata dal consolidamento dell'azienda rurale (masseria). Durante la breve parentesi repubblicana del 1799 si accese lo scontro tra una minoranza di borghesi progressisti e una maggioranza reazionaria e popolare, che sostenne attivamente l'offensiva dell'armata sanfedista del cardinale Ruffo. Nello scontro emerse, tuttavia, un ceto politico più colto e consapevole, che fu direttamente coinvolto nella riforma politica e amministrativa del decennio napoleonico e murattiano (1805-15). Con la ridistribuzione delle terre seguita all'abolizione del feudo (1806) fece la sua comparsa un nuovo blocco sociale (i “galantuomini”), in cui il contrasto tra aristocrazia e borghesia fu molto attenuato, pur permanendo una maggiore influenza della prima sul governo centrale attraverso la corte. Dopo la Restaurazione, malgrado la diffusione di sette di ispirazione liberale e carbonara e la partecipazione ai moti del 1820-21, in Puglia non nacque un movimento liberale degno di nota, mentre, con il declino della pastorizia transumante, si avviò un processo di svecchiamento del settore agricolo; nel contempo crebbe l'ostilità dei contadini verso i proprietari, accompagnata da fenomeni di brigantaggio. Nei due decenni successivi all'Unità d'Italia, la Puglia visse un ulteriore ammodernamento del suo apparato agricolo, con l'espansione delle coltivazioni cerealicole, dell'olivo e dell'uva (esportata anche in Francia). Non migliorò, tuttavia, la condizione delle classi contadine, che, influenzate dal movimento socialista e sindacalista rivoluzionario, animarono violente rivolte (in particolare nel 1898) e, nel 1902, diedero vita alla Federazione dei Lavoratori della Terra. Il movimento fascista si sviluppò in Puglia già nel 1920, prima che nelle altre regioni del Meridione. Annientato con la violenza il forte sindacalismo socialista (di cui fu una figura di spicco Giuseppe Di Vittorio), il fascismo pugliese fu lacerato da un aspro scontro interno, in cui prevalse un'ala dai tratti antiagrari; verso la fine del regime fascista fu avviato anche un tentativo di “sbracciantizzazione”, poi accantonato nel 1941 per l'aggravarsi del conflitto. Il regime fascista attuò nella regione cospicui interventi, migliorandone le infrastrutture; a Bari, nel 1930, venne inaugurata la Fiera del Levante. Con l'eccezione di alcune città, che subirono pesanti bombardamenti, la regione fu risparmiata dalle distruzioni della seconda guerra mondiale.

Archeologia

L'importanza archeologica della regione è documentata, oltre che dai ritrovamenti preistorici, dai resti delle civiltà italiche e greche. Le ceramiche micenee della fine del II millennio a. C. attestano un primo importante contatto con il mondo egeo. Taranto fu l'unica importante colonia greca della regione, anche se altri centri vantano leggendarie origini greche; più che da resti monumentali (tempio dorico del sec. VI a. C.) l'archeologia tarantina è costituita dai corredi delle sue estese necropoli, ricche di vasi importati dalla Grecia (eccezionali per quantità e spesso rarità quelli corinzi, laconici, attici a figure nere) e, soprattutto, in età ellenistica, di rilievi sepolcrali in calcare, di terrecotte figurate e di gioielli. Del fitto insediamento italico restano ampie cerchia di mura, spesso doppie o triple (come quelle di Manduria). Gli scavi dell'abitato apulo di Monte Sannace, presso Gioia del Colle, l'unico finora ampiamente scavato, mostrano una progressiva estensione, dal sec. VI al III a. C., dell'acropoli a una zona bassa sempre più ampia. Ricchissime le necropoli con vasi di produzione locale a decorazione essenzialmente geometrica (si distinguono quelli dauni, peucetici e messapici, tra cui caratteristica la trozzella) associati talora a vasi figurati importati direttamente dalla Grecia. Nel sec. IV a. C., quando la produzione artistica acquistò maggiore uniformità e fu più evidente l'influenza di Taranto, si ebbe anche una fiorente ed estesa produzione di ceramica figurata italiota, più esattamente apula, nonché della ceramica di Gnathia, che ne è diretta derivazione e che continua anche nel secolo seguente insieme a quella più semplice a vernice nera. Meno documentate sono altre forme artistiche, a parte l'ampio gruppo di stele figurate di Siponto, probabilmente anteriori al sec. V a. C. L'invasione di Annibale arrecò gravi danni alla regione e segnò la fine di molti abitati apuli. In età romana ebbero importanza soprattutto i centri lungo le vie Appia e Appia Traiana, e anzitutto Brindisi, principale porto romano verso l'Oriente. Nel 1992, in prossimità del porto, ricerche subacquee hanno portato alla luce una notevolissima serie di sculture bronzee, dall'età ellenistica al sec. II. Resti monumentali notevoli sono a Lucera, Ordona, Canosa, Lecce e Taranto; numerosi anche i resti di ville e fattorie romane. I ricchi ritrovamenti archeologici della Puglia sono raccolti in numerosi musei, tra cui quelli di Taranto, essenziale per la conoscenza della civiltà della Magna Grecia; di Bari, che raccoglie la documentazione della civiltà apula; e di Lecce, Brindisi, Foggia, Lucera e Ruvo.

Arte

Tra i sec. VII-XII le manifestazioni artistiche più interessanti sono offerte dalle varie chiese-cripte e chiese-grotte sorte in diverse zone della regione (Massafra, Gravina in Puglia, Fasano ecc.), scavate nella roccia e spesso decorate con affreschi. Alcune costruzioni, quali la cosiddetta “tomba di Rotari”, a Monte Sant'Angelo, e il mausoleo di Boemondo, a Canosa (sec. XI), costituiscono esempi di fusione tra elementi bizantini, classici e barbarici. Con il sec. XII ebbe inizio il periodo di maggior splendore per l'arte pugliese. L'architettura romanica, infatti, nella quale confluirono influssi di diversa provenienza (pisani, lombardi, classico-romani, orientali, normanni), raggiunse espressioni altissime con la costruzione di una serie di chiese, che, per i loro caratteri stilistici, costituiscono un aspetto specifico nel più vasto ambito del romanico. Tra i primi esempi è la basilica di San Nicola, a Bari, iniziata nel 1087, nella quale agli elementi normanni della struttura (accentuato verticalismo, uso di poderosi torri campanarie) si uniscono elementi lombardo-emiliani (archetti pensili, lesene, e, all'interno, matronei). La basilica di San Nicola si pone come prototipo di una serie di altre costruzioni coeve della Terra di Bari, dalla cattedrale di San Sabino, sempre a Bari, a quelle di Bitonto, Trani e Ruvo. Accanto al predominante modello di San Nicola, alcune chiese pugliesi mostrano diversi influssi. In particolare, nella Capitanata, sono evidenti le reminiscenze di motivi dell'architettura pisana (cattedrale di Troia, fine sec. XI; chiese di San Leonardo, a Siponto, nei pressi di Manfredonia, e di Santa Maria Maggiore, a Monte Sant'Angelo, con decorazioni della facciata e dei fianchi ad arcature con losanghe inscritte). Più tradizionali sono alcuni edifici, quali il duomo di Taranto, la cattedrale di Otranto, costruzioni di tipo basilicale romano, o quella di Canosa (sec. XII), di derivazione bizantina, con cinque cupolette. La scultura romanica pugliese, nel complesso, fu legata alla decorazione architettonica, con grande varietà di motivi, da quelli stilizzati geometrici alle bizzarre figure di animali. Non mancano, però, anche sculture indipendenti dall'architettura, come la cattedra del vescovo Elia (anteriore al 1105) nella basilica di San Nicola, a Bari, dove, a fianco di motivi bizantineggianti, si trovano tre cariatidi a tutto tondo, in cui è sensibile l'influsso di Wiligelmo. Esempi della stessa sensibilità plastica sono nella cattedrale di Trani, sia nel portale sia nelle formelle bronzee della porta, opera del celebre scultore Barisano da Trani (1175). Nell'interessante chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, a Lecce, accanto a elementi bizantini e decorazioni di derivazione classica, sono evidenti i primi motivi gotici (sec. XII), di importazione francese. Anche il sec. XIII conobbe una splendida fioritura artistica, con l'innesto di forme gotiche e classicheggianti nelle tradizionali strutture romaniche. Notevoli, soprattutto, le realizzazioni promosse da Federico II, quali i castelli di Bari, Gioia del Colle, Lucera e, soprattutto, Castel del Monte, nei pressi di Andria. Quest'ultimo, innalzato nel 1240, è un'originalissima costruzione a pianta ottagonale, dai motivi architettonici già spiccatamente gotici (di derivazione borgognona); al suo interno, nelle chiavi di volta e nelle mensole, si trovano interessanti esempi della scultura detta “fredericiana”, di chiara derivazione classicista, ma influenzata anche dalla tradizione scultorea provenzale della seconda metà del sec. XII. I modi gotici, però, così prepotentemente introdotti in Puglia, vi ebbero limitata fortuna, specie negli edifici religiosi. La basilica del Santo Sepolcro, a Barletta (riedificata alla fine del sec. XIII), mostra infatti, all'esterno, modi ancora romanici, e solo nel secolo successivo il duomo di Lucera e la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, a Galatina, indicano una più completa adesione ai nuovi modi stilistici. È da rilevare, comunque, che a cominciare dall'avvento della dominazione angioina l'attività artistica nella regione fu piuttosto modesta. Nei sec. XV-XVI l'architettura fu dominata da influssi veneto-dalmati, riscontrabili nelle cattedrali di Ostuni, Mottola e Manduria (sec. XV). Solo nel Seicento la Puglia tornò a presentare notevoli manifestazioni artistiche, grazie soprattutto agli esempi del barocco leccese. Questo si manifestò con caratteri originalissimi, non senza legami con il barocco spagnolo, sovrapponendo a strutture lineari una ricchissima e fantasiosa decorazione. Nella prima metà del secolo operarono artisti quali C. Penna, M. Coluzio e G. Genovino, e si realizzarono opere come la stupenda basilica di Santa Croce, a Lecce. Successivamente, su impulso del vescovo Pappacoda, venne ampliato il duomo, per opera dell'architetto G. Zimbalo (1659-70), al quale si deve anche l'attuale Palazzo del Governo, mentre del suo allievo G. Cino è il bellissimo Palazzo del Seminario. Con il Settecento il “barocco” salentino, ormai diffuso anche nei più piccoli centri della Terra d'Otranto (Galatone, Tricase, Nardò) divenne prassi costruttiva. In particolare Nardò visse un periodo di intensa fioritura architettonica, in gran parte dipendente dalla presenza dell'architetto e scenografo napoletano F. Sanfelice. Un rapporto diretto con il Sanfelice pare abbia avuto il leccese M. Manieri, che aprì la serie degli architetti-intellettuali salentini, lavorando spesso per gli Imperiali di Francavilla Fontana e di Manduria. Il Manieri, inoltre, fu attivo in rifacimenti e restauri: trasformazione barocca della cattedrale di Brindisi, rifacimento della facciata della cattedrale di Taranto, ricostruzione della chiesa delle Alcantarine a Lecce. Alla fine del Settecento si concluse la parabola della produzione tardobarocca salentina e il linguaggio barocco, orientato ormai decisamente verso Napoli e Roma, conquistò del tutto anche la Puglia settentrionale. Nel Settecento l'attività edilizia nella Puglia centrale e nella Capitanata divenne intensissima, investendo anche il più modesto paese. Tra le molte realizzazioni si segnalano la chiesa di Santa Teresa a Trani (1754-68) e quella del Purgatorio di Barletta (1727), dalla facciata rimasta incompiuta, due rari esempi di chiese settecentesche che abbandonano il tradizionale impianto longitudinale per accogliere schemi di gusto romano e napoletano. Fenomeno assai diffuso nel sec. XVIII fu quello della “barocchizzazione” delle cattedrali romaniche o addirittura della loro ricostruzione, come nel caso della cattedrale di Foggia, riedificata dopo il terremoto del 1743, pur conservando la facciata medievale con il notevole cornicione duecentesco. A trasformare la cattedrale di Bari fu chiamato il napoletano D. A. Vaccaro, del cui lavoro resta traccia soltanto nella cripta completamente rivestita di tarsie marmoree. Un esempio per fortuna inalterato delle capacità di “ricreazione” dell'artista è offerto dalla chiesa medievale di San Giacomo, a Bari, rivestita nel Settecento da una finissima incamiciatura in stucco bianco, su cui spiccano le grate dorate dei coretti delle monache, gli altari marmorei e il pavimento maiolicato, disegnati dallo stesso Vaccaro. Alla fine del Settecento anche in Puglia giunsero i primi riflessi del gusto neoclassico, come si evince dalla chiesa di Santa Chiara a Mola, opera di V. Ruffo, allievo di L. Vanvitelli. Nella prima metà del Settecento anche la pittura si fece ornamento con i seguaci di L. Giordano e F. Solimena, e, nella seconda metà del secolo, con quelli di C. Giaquinto e con i vari imitatori di F. De Mura. Al 1813 risale il progetto per la città nuova di Bari voluto da Gioacchino Murat, che diede inizio in tutta la regione a una generale trasformazione edilizia, con la costruzione dei borghi ottocenteschi delle cittadine della costa e dell'interno. Considerevole fu quindi il numero di architetti-ingegneri operanti in Puglia durante tutto l'Ottocento, molti dei quali chiamati da fuori, quasi sempre da Napoli, come A. Niccolini, che realizzò a Bari il Teatro Piccinni (1840-54), o il milanese E. Alvino, operante a Napoli e in Campania, al quale fu affidato il progetto del duomo di Cerignola (1868), il più grande edificio sacro costruito nell'Italia meridionale in quell'epoca. Nel campo del restauro, gli interventi di ripristino dell'aspetto medievale delle cattedrali di Bari, Bitonto, Ruvo e Nardò, opera di E. Bernich alla fine dell'Ottocento, inaugurarono la grande stagione della riscoperta del romanico pugliese. Uno dei generi tipici dell'architettura ottocentesca, il teatro, ebbe in Puglia una straordinaria fioritura, che si manifestò in due ondate principali: una sull'esempio dei restauri interni del Teatro San Carlo a Napoli (1816), l'altra, postunitaria, legata all'ascesa della borghesia. Molti dei teatri ottocenteschi sono andati distrutti, come il teatro comunale di Trani; altri, come il Piccinni di Bari, il Curci di Barletta, pregevole opera di F. Santacroce, continuano a esercitare la loro funzione, mentre l'ampio e sfarzoso Petruzzelli di Bari (1898-1903), costruito su progetto di A. Messeni e inserito nel gruppo dei maggiori teatri italiani, è stato gravemente danneggiato da un incendio nel 1991. Nel 1913-14 Bari vide sorgere il suo terzo grande teatro, il Margherita, che con la caratteristica facciata fiancheggiata da due torri pose fine alla tipologia dei teatri pugliesi. Durante tutto l'Ottocento la scultura non offrì manifestazioni di rilievo e la situazione della pittura non fu molto differente: si assistette all'emigrazione dei talenti migliori, che mantennero i contatti artistici con la Puglia grazie a qualche committenza pubblica o privata. Protagonisti di questo rapporto, oscillante fra presenza e assenza, furono F. S. Altamura, G. Toma, G. De Nittis e F. Netti, all'opera del quale è legata la scuola di paesaggismo regionale, che ebbe il suo momento più florido negli anni Venti del Novecento con D. Bianchi, E. Castellaneta e F. Romano. Un cambiamento sulla scena artistica pugliese si delineò fin dai primi anni del Novecento, quando il Teatro Petruzzelli richiamò a Bari, da Milano, il noto pittore locale R. Armenise per le decorazioni della cupola e per il sipario. Con l'avvento del fascismo i capoluoghi pugliesi subirono profonde trasformazioni urbanistiche: a Bari fu realizzata la strada litoranea che circonda la città vecchia; nel lungomare di Taranto furono eretti monumentali palazzi pubblici. Gli architetti delle opere ufficiali del regime furono i romani A. Brasini (Municipio di Foggia, Palazzo della Prefettura a Taranto) e C. Bazzani (edificio delle Poste e Banca d'Italia a Taranto). L'immagine della Puglia nel secondo dopoguerra è alquanto eterogenea; mentre le città di Foggia, Bari e Taranto avevano subito gravi danni (Foggia fu il centro maggiormente colpito) il resto della regione si presentava pressappoco intatto. Il dibattito sulla ricostruzione si svolse, perciò, in tono minore, senza offrire soluzioni particolarmente originali. Pochi sono i segni efficaci lasciati nella regione dall'architettura del secondo Novecento, nonostante alcuni fin dal loro primo apparire hanno rappresentato dei punti di riferimento per la cultura architettonica italiana. Tra questi la chiesa Gran Madre di Dio (1964-71), a Taranto, uno degli ultimi e più importanti lavori dell'architetto milanese G. Ponti, e lo stadio San Nicola (1987-90), a Bari, progettato da R. Piano in occasione dei Mondiali di Calcio “Italia '90”.

Cultura: generalità

Nel panorama del Mezzogiorno d'Italia la Puglia costituisce un'entità a se stante sotto molti punti di vista: da quello ambientale e paesaggistico a quello artistico e culturale. Tale diversità è certo in parte frutto della stessa collocazione geografica della regione, da sempre porta dell'Italia verso l'Oriente. La cultura pugliese è infatti figlia dei tanti popoli che sono in essa sbarcati o con essa hanno intessuto nei secoli commerci e scambi. Anche a non voler credere al fatto che Enea abbia toccato per la prima volta il suolo italiano a Porto Badisco, vero è che dal Mediterraneo orientale e dai Balcani provengono le comunità albanesi del Brindisino e della Capitanata, che parlano ancora un dialetto illirico, o quelle greche del Salento, dove capita di sentire ancora l'antico gríko. Tratti orientali e cosmopoliti caratterizzano gli aspetti culturali della regione. Li si ritrova nelle strane architetture, uniche in Italia, dei trulli dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, molto simili a quelle del Vicino Oriente e dell'Africa centrale. Li si ritrova in quella misteriosa costruzione sulla cui destinazione d'uso il dibattito è ancora aperto, che è Castel del Monte (dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità) dove l'eccezionalità mentale dell'imperatore Federico II nel sec. XIII volle sintetizzare, lì, in quel preciso posto, la sua illuminata visione cosmopolita del mondo, unendo insieme elementi di cultura classica, di influsso nordico e orientale (templi, cattedrali gotiche, castelli del deserto e monasteri fortificati), tutti congiunti in vari motivi dalla figura geometrica dell'ottagono dal significato esoterico. Li si ritrova in tante leggende che accompagnano feste religiose o di rievocazione storica e sono presenti in quella fiera campionaria internazionale chiamata Fiera del Levante che costituisce una delle principali manifestazioni per cui Bari è famosa. A fare di Bari il centro più vivace dal punto di vista culturale contribuiscono anche l'università e i teatri storici Piccinni e Petruzzelli. Anche Lecce si distingue grazie sia all'università sia alla fama di città d'arte per la sua ricchezza di architetture, sculture e pitture barocche. A Taranto spetta il merito di essere la sede del Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia che riunisce ogni anno i massimi esponenti dell'archeologia sia italiana sia straniera.

Cultura: tradizioni

Molte tradizioni sono legate in Puglia al sentimento religioso, spesso mescolato a forme di superstizione o legato a tradizioni precristiane. Nel Salento sul culto preistorico riferito alle pietrefitte (sannà in dialetto) si è inserito il culto cristiano; rinunciando a ogni forma di repressione, inutile per la costanza con cui i contadini continuavano a praticare il loro culto, i vescovi bizantini fecero scolpire croci sui menhir. Le numerose fiaccolate e i falò accesi in tutta la regione (il più caratteristico è quello di Novoli presso Lecce dove, per la Festa di Sant'Antonio Abate, si svolge il rito della “Focara”) sono un chiaro richiamo al culto del fuoco. Molto sentiti sono i festeggiamenti carnevaleschi, tra i quali spiccano quelli di Putignano, cittadina in provincia di Bari dove si è sviluppata la singolare specializzazione nella costruzione di carri allegorici. Fra le celebrazioni religiose che scandiscono il ciclo dell'anno, figurano i riti tipici della Settimana Santa; tra questi, i più noti sono quelli di Cerignola, Noicattaro, Ruvo di Puglia e di Taranto, quest'ultimo caratterizzato dalle tre processioni dei Perdoni, dell'Addolorata e dei Misteri, con statue raffiguranti la Passione. Il fervore religioso pugliese si manifesta in particolare nel corso dei rituali in onore di San Nicola (7-8 maggio), durante i quali si celebra l'arrivo delle sue reliquie (sottratte alla Turchia islamica nel 1087) con un grande corteo che si snoda sul lungomare. Sempre nel mese di maggio cade un'altra delle principali ricorrenze della regione: il pellegrinaggio al santuario di Monte Sant'Angelo per la Festa di San Michele Arcangelo. Il santuario, uno dei più antichi d'Europa, racchiude la grotta dove secondo la tradizione l'arcangelo apparve l'8 maggio 493 al vescovo di Siponto, lasciando a prova della sua presenza l'impronta del piede. La celebrazione si ripete il 29 settembre (cioè nelle due date che corrispondono ai cicli della transumanza fra Puglia, Molise e Abruzzo). Sempre nel Gargano, il santuario legato a Padre Pio presso San Giovanni Rotondo è meta di pellegrinaggi durante tutto l'anno e un altro importante luogo di fervore religioso, di più antica data, è rappresentato dal santuario dell'Incoronata a Foggia. Uno dei fenomeni più interessanti della cultura tradizionale salentina, studiato dal noto etnologo E. De Martino è il tarantismo: fino a tempi recenti nei paesi del Salento sopravviveva la credenza che il morso del ragno, o della tarantola, provocasse una specie di delirio, con tremori in tutto il corpo e perfino perdita di coscienza. In Puglia era possibile assistere a uno dei riti ancestrali più antichi e misteriosi d'Italia, quello dei “tarantati”, persone che, per guarire dai loro malesseri, si lanciavano in un rituale di musica, colori e danza sfrenata (che accompagna la guarigione), culminante nello svenimento. Agli inizi del sec. XXI questa tradizione rimane viva a Galatina, città in provincia di Lecce dove ogni anno, nella notte tra il 28 e il 29 giugno, si ripete il rito nella cappella di san Paolo, che nella credenza popolare è il protettore contro i serpenti e gli insetti velenosi. Di questa antica e particolare tradizione è stato recuperato l'aspetto musicale: quelle musiche e quei ritmi, chiamati 'taranta' o 'pizzica', vengono riproposti d'estate nelle piazze. In particolare, a Melpignano e nei comuni limitrofi, si svolge nel mese di agosto 'La notte della Taranta', festival di musica dedicato a questo genere, con gruppi locali e ospiti di livello internazionale. Tra le feste estive più caratteristiche rientra la cavalcata di sant'Oronzo (26 agosto), presso Ostuni: il santo è ritenuto dalla tradizione locale l'autore del miracolo che, durante la pestilenza del 1656, rese la città immune dal contagio. In ricordo di ciò, gli abitanti organizzano una solenne processione durante la quale la statua del santo (e patrono), viene scortata da numerosi cavalieri vestiti con costumi riccamente decorati e ricamati. La tradizione pugliese è fatta anche di rievocazioni storiche: a Barletta nel mese di febbraio e in estate si ricostruisce il certame cavalleresco della celebre disfida che ebbe come protagonista Ettore Fieramosca, mentre il Torneo dei Rioni di Oria torna a far rivivere ogni anno in agosto i fasti della corte di Federico II. Stanno diventando sempre più rare le rappresentazioni drammatiche popolari profane (per esempio lu ditte in occasione del Carnevale, in cui è protagonista Pulcinella) e religiose (tipiche del Natale sono la “sonata dei pastori” e il “viaggio dei Re Magi”; della Settimana Santa lo è il dramma della Passione, che viene comunque celebrato con gruppi statuari in diversi centri). La tradizione dell'arte popolare è ancora molto viva, forse anche grazie al turismo che ha rappresentato un incentivo per la sua valorizzazione. La Puglia fu nell'antichità non solo un grande emporio della ceramica greca ed etrusca, ma un attivissimo centro dell'arte figulina nelle due città di Ruvo e di Canosa; ora il centro più importante è Grottaglie, ma terrecotte e ceramiche si trovano in vari centri di tutte le province anche con manufatti molto raffinati. Una produzione caratteristica sono i fischietti di terracotta (antropomorfi o a forma di animali e dai colori vivaci), soprattutto a Rutigliano e a Ostuni. La lavorazione della cartapesta, soprattutto per la realizzazione di figure sacre, è tipica della provincia di Lecce. Gli intrecciati sono diffusi in tutta la regione, come anche la lavorazione del ferro battuto e la realizzazione di ricami e merletti. Tappeti in lana e cotone si tessono nel Leccese; nel Gargano, nel Barese e nel Foggiano vengono prodotti tessuti fatti a mano con motivi decorativi che mostrano interessanti connessioni con la penisola balcanica. La tradizione regionale è presente anche nelle sue architetture tipiche: oltre a quella dei trulli, va segnalata quella delle masserie, complessi agricoli delle Murge che all'esterno hanno un aspetto fortificato e all'interno sono impostati attorno a un cortile.

Cultura: enogastronomia

I prestiti derivati dai tanti popoli che passarono dalla Puglia sono alla base della tradizione gastronomica regionale, anch'essa basata, come tutte le realtà del Sud, sui prodotti della terra e su ricette semplici ma gustose. La cucina pugliese si caratterizza inoltre per un uso nettamente superiore alla media di verdure, legumi ed erbe di vario tipo. Ne sono un esempio la brindisina ’ncapriata di fave e cicoria (fave bollite e ridotte a purè, condite con cicoria e olio d'oliva), il pancotto foggiano (gustosa zuppa di verdure e patate versate su fette di pane con olio extravergine di oliva), il pignato rasso (preparato con scarola, cicoria, sedani e altre verdure, bollite e poi cotte con brodo di carne, pancetta e pecorino) e il cappello del gendarme, una sfoglia rustica farcita con zucchine, melanzane fritte, scaloppine di vitello, uova sode, mozzarella e scamorza. La pasta pugliese per eccellenza sono le orecchiette, ma caratteristici sono anche i troccoli, gli gnocchetti, le strascenate, alle quali si aggiungono innumerevoli tipi di condimento, dai più semplici (salsa di pomodoro, cime di rapa) ai più ricchi (ragù di carne o di pesce, in timballo con ripieno di uova, polpette, carciofi, salame, formaggio). In una terra dove ettari di terreno sono coltivati a grano il pane copre un ruolo di primo piano. Una caratteristica che accomuna tutta la regione è il diffuso consumo di taralli, biscotti rustici salati, spesso conditi con semi di finocchio, pepe, peperoncino che si accompagnano all'altrettanto sterminato universo delle pizze e focacce rustiche. Ai relativamente pochi piatti a base di carne (agnello, ma anche maiale per sapidi insaccati come il capocollo di Martina Franca) si contrappone una varietà notevole di specialità di mare, come le alici e le cozze arraganate e il tarantello, una specie di salume fatto con una composta di ventresca di tonno macerata e insaporita con vari aromi. Le specialità casearie sono a base di latte sia di pecora (ricotta, pecorino fresco e stagionato) sia di mucca (mozzarelle, caciocavalli, scamorze, provole, burrate). Tra i dolciumi, molti sono comuni alle regioni confinanti (zeppole, castagnedde), mentre quelli più prettamente pugliesi sono ormai confinati ad alcune realtà locali e preparati solo in occasione di particolari ricorrenze (grano cotto per Ognissanti, scarcedda per Pasqua). Nel comparto enologico la regione è prima in Italia sia per superficie coltivata a vite sia per vino prodotto: sono vini DOC, fra gli altri, il cacc'e mmitte di Lucera, il castel del monte, il locorotondo, il moscato di Trani, il nardò, l'ostuni, il rosso di Cerignola e il salice salentino. Fra i prodotti con marchio DOP figurano il formaggio canestrato pugliese; il caciocavallo silano; gli oli d'oliva Collina di Brindisi, Dauno, Terra di Bari e Terra d'Otranto, mentre il marchio IGP è stato riconosciuto alle Clementine del Golfo di Taranto.

Per la geografia

C. Colamonico e altri, La casa rurale nella Puglia, Firenze, 1970; idem, Aspetti geografici sulla Puglia, Bari, 1971. Per l'economia

G. Colacicco, La bonifica del Tavoliere, Foggia, 1955; C. Colamonico, Aspetti della distribuzione delle colture agrarie nella Puglia, Napoli, 1960; A. Taberini, La pesca nella regione pugliese, Roma, 1969; C. Cecchi, Le nuove società di capitali pugliesi, Bari, 1990.

Per la storia

G. Coniglio, Il regno di Napoli al tempo di Carlo V. Amministrazione e vita economico-sociale, Napoli, 1951; R. Villari, Mezzogiorno e contadini nell'età moderna, Bari, 1961; A. Lepre, Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento, Roma, 1969; J. J. Norwich, I normanni nel Sud (1016-1130), Milano, 1971; idem, Il regno del sole. I normanni nel Sud (1130-1194), Milano, 1972; V. Masellis, Riforme economico-sociali nel Mezzogiorno d'Italia. (Documenti inediti dal 1775 al 1798), Roma, 1975.

Per l'archeologia

C. Drago, Autoctonia del Salento, Taranto, 1950; M. Bernardini, Panorama archeologico dell'estremo Salento, Bari, 1955; E. Langlotz, M. Hirmer, Die Kunst der Westgriechen, Monaco, 1963; F. Tiné Bertocchi, La pittura funeraria apula, Napoli, 1964; H. Sichtermann, Griechische Vasen in Unteritalien, Tubinga, 1966; F. D'Andria (a cura di), Archeologia dei messapi, Bari, 1990.

Per l'arte

A. Vinaccia, I monumenti medievali in Terra di Puglia, Bari, 1951; A. Petrucci, Cattedrali di Puglia, Roma, 1960; R. De Vita, Castelli, torri e opere fortificate di Puglia, Bari, 1975.

Media

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Collegamenti