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Abruzzo o Abruzzi

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regione dell'Italia meridionale, 10.763 km², 1.323.987 ab. (stima 2007), 121 ab./km², capoluogo di regione: L'Aquila. Comuni: 305. Province: Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo. Confini: Marche (N), mare Adriatico (E, 125,8 km di costa), Molise (S), Lazio (W).

Generalità

. L'Abruzzo è situato nel cuore dell'Italia appenninica, in cui si trovano i massicci e le vette più elevati dell'intero sistema montuoso peninsulare del Paese; l'altra componente che lo caratterizza è l'Adriatico, il quale gli conferisce anche uno spiccato carattere marittimo, che si riflette nelle attività dei suoi abitanti. La regione deriva il nome dal toponimo medievale Aprūtium, attestato fin dal sec. VI e ricollegabile all'antico etnico regionale Praetūtii. Durante l'età moderna, per secoli, ha prevalso la denominazione al plurale “Abruzzi”, mantenutasi anche dopo l'unificazione nazionale. Il suo territorio fino al 1927 era ripartito nelle sole tre province di Teramo, L'Aquila e Chieti, e fino al 1963 costituiva un'unica regione insieme al Molise. In seguito la forma singolare “Abruzzo” ha soppiantato l'altra, anche a causa del carattere prevalentemente unitario della regione sia per quanto riguarda il suo passato storico sia per i suoi aspetti antropogeografici. Infatti, nell'Italia preunitaria l'intero territorio della regione apparteneva al borbonico Regno di Napoli, costituendone la parte più settentrionale. È forse per tale eredità politica che l'Abruzzo è annoverato tra le regioni dell'Italia meridionale, nonostante la posizione al centro della penisola. Su scala nazionale, l'Abruzzo si colloca a un livello intermedio per quanto riguarda la qualità della vita, le condizioni del mercato del lavoro e delle risorse umane, oltre che per la situazione economica generale, tanto che per tali indicatori si pone nettamente al di sopra delle altre regioni del Mezzogiorno. Dunque, è una terra dinamica, caratterizzata soprattutto da un terziario in fase di crescita, nel cui ambito si distingue particolarmente il settore turistico.Dal punto di vista insediativo presenta una struttura policentrica, mancando un unico centro urbano prevalente con funzioni di polo di attrazione per il resto del territorio. Infatti, oltre agli abitati maggiori capoluoghi di provincia, la rete abitativa si compone principalmente di municipalità medio-piccole e talora minuscole, orgogliose della propria individualità e spesso derivate da gentes e civitates di età preromana.

Territorio: morfologia

La superficie regionale sul piano orografico è costituita da una fascia costiera collinare, da un'altra area collinare intermedia e da un interno montuoso comprendente all'incirca i due terzi dell'estensione complessiva. È, dunque, una regione prevalentemente montuosa, la cui estremità orientale, superando lo spartiacque appenninico, fa parte del bacino tirrenico: a questo versante appartengono i monti Simbruini. Nell'interno, incassati tra le montagne, si trovano i bacini del Fucino, di Sulmona e il più piccolo ed elevato piano carsico di Cinquemiglia, separati fra loro dalle catene del Velino (2487 m), del Sirente (2349 m) e della Montagna Grande (2151 m). A oriente di questi rilievi si dispone un'altra catena parallela a essi, con andamento NW-SE: si tratta dei monti della Laga, del Gran Sasso d'Italia (2912 m) e del massiccio della Maiella (2795 m), che presentano le vette più elevate dell'intero sistema appenninico. Questi gruppi si elevano scoscesi sul paesaggio collinare circostante, con bruschi sbalzi di livello che toccano talora i 2000 m; presentano una superficie perlopiù erbosa e sono pertanto destinati tradizionalmente a pascolo estivo per gli ovini. Le colline tra la costa e l'interno montuoso offrono un paesaggio prevalentemente agricolo, caratterizzato dalle coltivazioni di viti e olivi, mentre i fondivalle preferiscono le colture cerealicole e industriali, come quella della barbabietola. La sottile striscia litoranea è sabbiosa, uniforme e priva di porti naturali, ancora orlata da pini negli spazi risparmiati dall'edilizia. I principali fiumi abruzzesi sono l'Aterno-Pescara, il Vomano e il Sangro; rientra nel territorio regionale anche l'alto corso del Liri, che scende sul versante tirrenico. Grazie alla natura calcarea dei monti da cui scendono, che immagazzinano l'acqua per restituirla poi lentamente da copiose sorgenti, i maggiori fiumi abruzzesi hanno un regime abbastanza regolare. Dopo il prosciugamento, nel 1875, del vasto lago del Fucino, che era il terzo d'Italia per superficie, il maggiore lago naturale abruzzese è il piccolo ma pittoresco lago di frana di Scanno.

Territorio: clima

Il clima della regione è condizionato dal mare, dai rilievi e dalla loro disposizione: è mite lungo le coste e nell'immediato entroterra, mentre nell'interno assume caratteristiche più continentali, con temperatura annua media tra i 12 e i 16 ºC sui versanti orientali dei rilievi e inferiore ai 12 ºC su quelli occidentali. Le precipitazioni sono più abbondanti durante la stagione invernale, assumendo carattere nevoso specialmente sui rilievi e creando, talora, ostacoli alla viabilità e alle comunicazioni.

Territorio: demografia

L'Abruzzo presenta caratteristiche demografiche tipiche delle regioni italiane prevalentemente montuose: tendenza allo spopolamento sui rilievi e, per contro, sviluppo abitativo sulle coste per via delle maggiori possibilità di impiego che esse offrono. Infatti, eccetto L'Aquila e i centri di media grandezza di Sulmona e di Avezzano, situati in conche intramontane, i comuni dell'interno continuano a perdere popolazione, riducendosi, talora, a villaggi abitati perlopiù da anziani. La tendenza affermatasi già a partire dalla metà circa degli anni Novanta del sec. XXI è quella di un saldo naturale sempre negativo; in linea con il saldo naturale nazionale, ma in controtendenza rispetto a quello del Mezzogiorno, che per il decennio 1994-2003 è, sia pure di poco, in attivo. In termini assoluti, comunque, il saldo demografico continua a presentarsi attivo, a conferma di una tendenza regionale in tale senso manifestatasi a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Questo fenomeno è causato dalla prevalenza delle immigrazioni, cui si aggiunge, in particolare, l'effetto prodotto dagli stranieri che si sono regolarizzati nel 2002. Infine, il numero degli stranieri, pari all'1,5% della popolazione residente, è inferiore alla media nazionale. Mancando grandi centri urbani nella regione, circa un terzo degli abitanti risiede nei comuni di media grandezza, la cui popolazione è compresa tra le 10.000 e le 50.000 unità, mentre poco meno di un terzo vive nei comuni più piccoli con meno di 5000 abitanti. I capoluoghi di provincia ospitano poco meno di un quarto degli abitanti della regione. Complessivamente, si conferma la tendenza nazionale all'invecchiamento progressivo della popolazione, specialmente nei piccoli centri dell'interno.Con il piccolo centro di Villa Badessa, nel comune di Rosciano in provincia di Pescara, l'Abruzzo ospita la più settentrionale delle colonie albanesi del Mezzogiorno (e anche la più recente, perché qui gli albanesi si insediarono soltanto nel 1744).

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

A partire dagli anni Sessanta del Novecento, rivolgimenti causati dallo sviluppo economico accelerato della regione hanno trasformato il quadro tradizionale degli insediamenti, determinando anche nuove gerarchie urbane. Infatti, pur mancando un grande polo di aggregazione abitativa sul territorio, Pescara, che è l'unica città della regione con una popolazione superiore a 100.000 abitanti, è divenuta il baricentro economico e delle vie di comunicazione, grazie alla sua posizione centrale sull'asse litoraneo regionale; essa, tra l'altro, si lega alla vicina Chieti, costituendo una sorta di piccola conurbazione formata da un tessuto suburbano ricco di insediamenti e di infrastrutture di comunicazione: tanto è vero che proprio tra questi due centri si incrociano gli assi autostradali della A14 Adriatica e della A25 che, seguendo la valle del fiume Pescara, collega il maggiore centro abruzzese con Sulmona, proseguendo poi fino ad Avezzano. La rete viaria si completa, nelle sue maglie più larghe, con la linea ferroviaria adriatica, spina dorsale dell'Italia, e con l'autostrada A24 che da Teramo, attraversando con un traforo il Gran Sasso d'Italia, raggiunge L'Aquila e incontra la A25, per procedere poi verso Roma. Ne consegue che non soltanto i capoluoghi di provincia, ma tutti i centri maggiori della regione sono collegati da agevoli vie di comunicazione, nonostante la natura particolarmente montuosa del territorio. Comunque, la struttura insediativa risulta sempre più sbilanciata in favore della costa, specie di quella a N di Pescara in cui i litorali, quasi interamente edificati, vedono susseguirsi i centri di Alba Adriatica, Giulianova, che è lo sbocco marittimo naturale di Teramo, Roseto degli Abruzzi e altri abitati, quasi senza soluzione di continuità. Al contrario, si fa sempre più critica la situazione dei piccoli insediamenti montani, mal collegati e sottoposti a uno spopolamento accentuato. D'altro canto, resta fondamentale la funzione del capoluogo regionale, L'Aquila, quale unico notevole polo urbano dell'interno. L'assenza di un grande porto, infine, rimane un grave limite infrastrutturale dell'Abruzzo, accentuato dalla generale scarsità di approdi rispetto alle vicine Marche e Puglia, assai più attrezzate in tale senso. L'unico aeroporto aperto ai voli di linea è quello di Pescara.

Territorio: ambiente

L'ambiente naturale, con una pressione antropica sulla regione che è inferiore alla media nazionale per densità di popolazione e con un territorio per buona parte montuoso e coperto di boschi, versa in condizioni complessivamente soddisfacenti; tanto che varie specie di fauna selvatica, lupi e orsi compresi, vi trovano un habitat adatto per la riproduzione. Un tale risultato è reso possibile grazie al tradizionale isolamento delle zone interne e alla protezione di cui beneficiano larghe estensioni di territorio. Il 28% della superficie regionale, infatti, fa parte di parchi e riserve, nazionali, regionali o ad altro titolo, che tutelano il suolo e il paesaggio dall'invasività dell'edilizia e da ogni tipo di intervento che ne alteri l'integrità. Malgrado un tale bilancio tutto sommato positivo e nonostante gli interventi pubblici di tutela, boschi sono stati abbattuti per aprire piste da sci e si sono costruite centinaia di ville e condomini entro i confini delle aree protette e al di fuori di ogni piano regolatore, per soddisfare esigenze speculative e di seconde case. Tra i comuni maggiormente interessati da tali episodi, si ricorda Pescasseroli, sul Sangro, all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Ancora più compromessa ed esposta a emergenza ambientale è la fascia litoranea, che, interessata da una massiccia pressione antropica, a N di Pescara è stata edificata quasi per intero a prezzo della perdita delle frange residue di macchia mediterranea locale. Inoltre, la riduzione dei detriti dei fiumi trascinati verso il mare per via del dragaggio dei loro letti e della costruzione di dighe, ha prodotto, specie negli anni Novanta del Novecento, una progressiva erosione delle spiagge. Questo fenomeno si è incrementato anche con l'azione del mare, data la maggiore incidenza del moto ondoso su alcuni tratti di costa, a causa della costruzione di opere aggettanti sul mare per dotare le coste abruzzesi di porti, inesistenti in natura. Quale conseguenza, su alcuni tratti del litorale, soprattutto in corrispondenza di Martinsicuro, Montesilvano, Pescara stessa a S della foce del fiume omonimo e Casalbordino, si sono avuti danni agli stabilimenti balneari, alle vie di comunicazione costiere e agli abitati.La maggior parte del territorio regionale è classificato come area sismica, con la sua fascia interna meridionale ad altissimo rischio di terremoti. Anche sotto il profilo idrogeologico le aree, il cui livello di attenzione viene definito “molto elevato” ed “elevato”, comprendono le superfici di oltre due terzi dei comuni della regione. Data la nota fragilità dell'ambiente di montagna, il territorio abruzzese viene tutelato, oltre che con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, con il Parco Nazionale della Maiella e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con molteplici riserve naturali statali, riserve naturali regionali, con altri parchi territoriali e con il Parco Regionale Sirente-Velino, a protezione di vaste aree che costituiscono il cuore dell'Appennino. Quest'ultimo parco, in provincia di L'Aquila, copre la media valle dell'Aterno, la valle Subequana, l'altopiano delle Rocche e la Marsicasettentrionale: quattro microregioni fisiche con caratteristiche specifiche ciascuna, che le rendono ambienti unici sotto il profilo naturalistico per la presenza di rarità faunistiche e floreali, oltre che storico, architettonico e archeologico. Le comunità montane interessano più di 200 comuni di tutte le province. Quelle del territorio provinciale di L'Aquila contribuiscono non soltanto alla salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, ma anche alla tutela delle tradizioni, della storia, della cultura e dei manufatti locali, conferendo anche una buona dose di dinamismo alle attività economiche. In proposito, vale la pena segnalare la comunità montana della Marsica, che copre parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e del Parco Regionale Sirente-Velino; Avezzano e alcuni dei comuni che fanno parte della comunità, si trovano sulle sponde dell'ex lago del Fucino, prosciugato dal principe Torlonia nel 1870-75. I terreni ricavati dal suo bacino, assegnati a coltivatori diretti dopo una serie di lotte contadine negli anni Cinquanta del Novecento e tra i più fertili d'Italia, garantiscono una produzione agricola che, avvalendosi di criteri tecnologicamente avanzati, è destinata anche ai mercati esteri.

Economia: generalità

Integrata nel Regno di Napoli fino all'Unità d'Italia, la regione, pur situata nel centro della penisola, sul piano economico ha gravitato intorno alle regioni del Sud. Inoltre, il territorio prevalentemente montuoso vi ha favorito a lungo le attività silvo-pastorali in luogo di un'agricoltura moderna e di altre attività maggiormente avanzate. A ritardare lo sviluppo dell'Abruzzo ha contribuito anche un'emigrazione particolarmente intensa; basti pensare che dall'Unità alla prima guerra mondiale ben 700.000 persone hanno abbandonato permanentemente la regione; e a queste se ne sono aggiunte altre 450.000 dopo il secondo dopoguerra. La svolta in Abruzzo si è verificata nel corso del ventennio 1961-81, sostenuta dal grande sviluppo industriale che ha investito la penisola. In tale arco di tempo, nuove forze propulsive hanno fatto ridurre le attività tradizionali in favore di un incremento dell'industria manifatturiera, ponendo anche fine all'emigrazione; e del resto specie dagli anni Novanta il processo si è invertito, con l'Abruzzo divenuto regione che accoglie lavoratori immigrati. Infatti, tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta ha perduto, sia sul piano dell'immagine sia sulla base di riscontri oggettivi, le caratteristiche tipiche delle regioni arretrate meridionali, a vantaggio di un benessere molto più diffuso. Una svolta decisiva per l'economia abruzzese si è verificata nel 1999, da quando la regione non ha più beneficiato dei sostegni comunitari destinati alle aree deboli; da allora le imprese hanno dovuto fronteggiare costi del lavoro più elevati, che le hanno costrette a misurarsi con l'economia di mercato senza più protezioni e a esporsi a rischi di perdita di competitività. Un “tallone d'Achille” dello sviluppo è, comunque, la persistenza di disoccupazione e di precarietà occupazionale secondo tassi che non sono migliori di quelli della media nazionale, nonostante la forte presenza di manodopera immigrata.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Agricoltura e allevamento sono le attività tradizionali, dalla seconda metà del Novecento soggette a un costante e forse irreversibile declino; gli addetti nel primario sono meno del 6% della popolazione attiva. Infatti, l'allevamento ovino transumante, che era caratteristico di questa regione, è praticamente scomparso a causa della scarsa disponibilità dei pastori a vivere accanto alle greggi e per via della concorrenza della lana straniera di qualità migliore. Di conseguenza, i vecchi pascoli hanno lasciato posto a campi coltivati o all'incolto, mentre l'allevamento, anche bovino, è diventato perlopiù stanziale riducendosi per numero di capi. Gli spazi più fertili della regione sono le conche intramontane di L'Aquila, del Fucino e di Sulmona, dove in piccole o piccolissime aziende spesso a conduzione famigliare, si coltivano di preferenza la vite, l'olivo, vari tipi di frutta e barbabietole da zucchero che garantiscono rese elevate rispetto a prodotti meno pregiati. Altrove, sempre nell'interno, si preferiscono i seminativi e la coltivazione delle patate, oltre a prodotti tipici, come lo zafferano e la liquirizia. Ancora differente è il quadro delle superfici prossime alle coste, in cui la mitezza climatica e la buona disponibilità idrica permettono l'orticoltura e i seminativi irrigui. Malgrado l'apertura verso l'Adriatico, la pesca resta un'attività marginale ed è praticata in pochi centri quali Giulianova, Francavilla e Pescara.

Economia: industria

Il settore manifatturiero, decollato con il boom economico, ha subito il calo occupazionale provocato dalla ristrutturazione produttiva degli anni Ottanta del Novecento, ma in misura ridotta non soltanto rispetto ai parametri del Mezzogiorno, ma anche rispetto alla media nazionale. Comunque, la piccola e media impresa locale, concentrata soprattutto nel Teramano e nel Pescarese e orientata generalmente alla produzione di beni di consumo, come abbigliamento, pelletteria, arredamento e calzature, ha raggiunto gradi sempre più elevati di automazione, mantenendo la capacità di rivolgersi anche ai mercati esteri e di contenere la disoccupazione. La grande industria di provenienza allogena, con stabilimenti Italtel a L'Aquila e FIAT a Sulmona e a Vasto, non è riuscita, invece, a innescare la formazione di un indotto adeguato alle esigenze locali, restando pertanto scarsamente integrata rispetto al tessuto produttivo della regione. Altra frattura riscontrabile nel secondario dell'Abruzzo – che occupa il 31% dei lavoratori della regione – è lo squilibrio territoriale tra le aree costiere maggiormente sviluppate, anche sul piano infrastrutturale, e quelle dell'interno più isolate e povere, con l'eccezione dei soli bacini intermontani.

Economia: servizi

La composizione degli addetti nel settore terziario segue la tendenza nazionale, caratterizzata da una flessione per quanto riguarda il commercio e il settore pubblico, mentre sono in ascesa gli impieghi in tutti i servizi diversi dal commercio. È il terziario avanzato quello di maggiore dinamismo, nel cui ambito sono in crescita le imprese nei settori immobiliare, dell'informatica, dei trasporti e delle telecomunicazioni, degli alberghi e dei ristoranti e dell'intermediazione. Alcuni di questi rami di attività rivestono un'importanza fondamentale per la loro funzione trainante nell'economia dell'Abruzzo, nel suo passaggio da regione assistita a vera e propria “regione europea”. In tale processo svolge un ruolo essenziale anche il turismo, che, avvalendosi della lunga estensione delle coste e delle attrattive climatico-ambientali offerte dalla montagna, accoglie visitatori non solo in alberghi e campeggi, ma anche in strutture più innovative, come gli agriturismi, che rientrano in un più ampio progetto di riconversione dell'economia regionale con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise come principale protagonista. Il parco, infatti, si propone di sviluppare un moderno “ecoturismo”, orientato a coniugare la conservazione dell'ambiente naturale con lo sviluppo socioeconomico delle comunità locali attraverso attività come l'agricoltura biologica e la produzione di prodotti tipici. La relativa facilità di comunicazioni con il Lazio e soprattutto con Roma, inoltre, ha favorito la diffusione del fenomeno delle seconde case. A queste tipologie tradizionali di turismo si è affiancato quello d'arte e comunque culturale, un tempo trascurato, ma valorizzato a partire dagli anni Novanta del Novecento soprattutto dagli enti locali, che, in maggiore misura rispetto agli anni Ottanta, rivalutano il proprio patrimonio rendendolo fruibile ai visitatori.

Economia: distretti industriali

Per l'Abruzzo si sono individuati tre distretti industriali, dei quali due, situati nel Teramano e lungo la fascia costiera settentrionale e centrale, sono rivolti ai settori tessile, dell'arredamento, delle calzature, mentre il terzo, a cavallo tra Aquilano e Chietino, è dedito al settore alimentare. Tra tutti, spicca il distretto Abruzzo Centro-Settentrionale, nelle province di Teramo e Pescara, in cui si producono mobili. In Abruzzo le imprese del settore non hanno abbandonato completamente la vecchia struttura artigianale, che prolunga una tradizione fortemente radicata sul territorio, consentendo di realizzare una produzione di qualità destinata anche all'esportazione.

Preistoria

I giacimenti della valle Giumentina, delle Svolte di Popoli e di Madonna del Freddo rappresentano le fasi più antiche della preistoria dell'Abruzzo, con industrie a bifacciali riferite a fasi medio-arcaiche dell'Acheuleano e complessi su scheggia con caratteri clactoniani. Il Paleolitico medio è rappresentato da strumenti litici di tipo musteriano e levalloisiano, provenienti per la maggior parte da giacimenti all'aperto. Nel Paleolitico superiore è testimoniata la presenza di popolazioni stanziate sia lungo la costa adriatica sia nelle regioni più interne, tra cui quella del Fucino, dedite prevalentemente alla caccia. Dopo un periodo di transizione riferibile al Mesolitico, si registrano anche in Abruzzo numerose testimonianze della presenza di genti neolitiche. Tipiche sono soprattutto la facies culturale di Ripoli, con abbondante produzione ceramica, e quella di Ortucchio, analoga a quella marchigiana di Conelle. Nell'Età del Bronzo la regione è partecipe della facies culturale appenninica; alla fine di tale periodo vanno segnalati la nascita dei primi abitati d'altura e i ricchi ripostigli attestanti una fiorente attività metallurgica nella zona del Fucino. Nell'Età del Ferro compaiono le grandi necropoli di Campovalano e Alfedena, in cui le tombe a circolo e i ricchi corredi documentano il formarsi di una stratificazione sociale all'interno delle comunità protostoriche.

Storia

Sede di numerose popolazioni di stirpe italica (Sabini, Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini, Frentani, Sanniti), l'Abruzzo entrò nell'orbita romana a partire dalla seconda guerra sannitica (326-304 a. C.). Agli inizi del sec. I a. C. fu al centro della guerra sociale (90-88 a. C.) e Corfino fu eletta capitale della federazione italica ribellatasi a Roma. Nell'organizzazione amministrativa augustea il territorio abruzzese fu pressoché interamente compreso nella IV regione (Sabina et Samnium). In età imperiale l'Abruzzo godette di un certo benessere economico, grazie soprattutto alla pastorizia e alle attività industriali e commerciali a essa collegate. Riunito alla Campania con la riorganizzazione voluta da Diocleziano, dopo la conquista longobarda fu diviso tra i ducati di Spoleto e di Benevento (572). Sotto i Franchi fu organizzato in comitato autonomo, la Marsia, con capitale Celano. La regione venne poi lentamente pervasa dai Normanni (dal 1140), che si videro, infine, riconosciuta la conquista da papa Adriano IV (Trattato di Benevento, 1156). Ai Normanni seguirono (1194) gli Svevi e con essi l'Abruzzo acquistò importanza strategica nelle lotte tra impero e papato; sul suo territorio si decise, nella battaglia di Tagliacozzo (1268), la sorte di Corradino di Svevia. Dalla seconda metà del sec. XIII L'Aquila assunse una preminenza su tutta la regione, che nei sec. XIV-XV venne coinvolta prima nelle lotte per la successione al trono angioino e poi nelle guerre tra Angioini e Aragonesi. Si affermò in questo periodo il ruolo di Giacomo Caldora, che dominò su un feudo esteso fino alla Puglia. Sotto gli Aragonesi, L'Aquila diventò un centro esclusivamente militare, cedendo a Chieti la supremazia economica e politica. La progressiva abolizione della realtà comunale e la sua sostituzione con un forte centralismo provocò l'impoverimento delle aree interne e la diffusione del brigantaggio. I centri costieri godettero, invece, di un certo benessere, grazie soprattutto ai commerci con le terre veneziane al di là dell'Adriatico. In un quadro politico ed economico molto logorato si inserì nel 1647 la rivolta di Masaniello, che in Abruzzo vide una singolare partecipazione del ceto aristocratico nel tentativo di recuperare uno spazio e un ruolo completamente perduti. Durante il dominio austriaco (1707-34) si affermò la grande proprietà agraria, in particolare nel Teramano, mentre si andarono ulteriormente indebolendo le proprietà collettive legate all'economia pastorale. Passato ai Borboni (1734), l'Abruzzo rimase piuttosto indifferente nei confronti delle idee illuministiche; ostile alla Repubblica Napoletana, fu terreno fertile per la reazione sanfedista. Dal confuso periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento fino alla restaurazione del Congresso di Vienna (1815), l'Abruzzo emerse in preda a una forte crisi economica, che causò una nuova ondata di brigantaggio. I moti di rivolta scoppiati durante il Risorgimento ebbero segni contrastanti, mescolando istanze tardogiacobine, liberali e anche reazionarie. Nel 1860 bande filoborboniche ostacolarono l'avanzata dei garibaldini, rimanendo attive anche in seguito. Dopo l'Unità d'Italia, l'Abruzzo rimase a lungo afflitto da una profonda crisi economica e dal 1870 conobbe il fenomeno dell'emigrazione. Durante il periodo fascista si affermò Pescara, che in pochi decenni diventò un ricco centro portuale, commerciale e turistico. La regione colpita pesantemente durante la seconda guerra mondiale, conobbe nella seconda metà del Novecento un notevole sviluppo, soprattutto lungo la fascia adriatica e nella conca del Fucino.

Arte

Nella regione fiorì isolata una civiltà artistica che non trova legami con le altre più evolute manifestazioni dei popoli italici. Fra le testimonianze più antiche (sec. VI-II a. C.) si registrano resti di insediamenti fortificati, necropoli e altri reperti archeologici tra cui primeggia, per la sua potenza stilistica, l'enigmatica statua del Guerriero di Capestrano (sec. VI a. C., conservata a Chieti nel Museo Nazionale Archeologico). Con l'avvento del dominio di Roma, documentato nei suoi primi contatti con gli Italici nei resti di alcuni monumenti (santuario di Ercole Curino, presso Sulmona, siti archeologici di Alba Fucens, nei pressi di Massa d'Albe, e di Iuvanum), la fisionomia degli antichi centri mutò: lo attestano le numerose vestigia rimaste, tra cui il teatro di Chieti, l'anfiteatro e il teatro di Amiternum, le colonne corinzie e la stessa base romana della chiesa di San Pietro ad Alba Fucens. Dopo la fine dell'Impero Romano e le varie distruzioni, soltanto in età bizantina si ebbe una certa attività artistica (cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, a Teramo), intensificatasi poi in età longobarda e carolingia (abbazia benedettina di San Giovanni in Venere, presso Fossacesia, chiesa di San Pietro ad Oratorium, a Capestrano, chiesa di San Clemente al Vomano, a Notaresco, poi distrutte e ricostruite in epoca romanica, sec. XII-XIII). Con la fioritura dell'edilizia benedettina, di cui ben poco rimane (abbazia di San Liberatore a Maiella, nei dintorni di Serramonacesca), vennero a costituirsi, influenzate dalla presenza dei lapicidi lombardi, le prime scuole locali di artisti e artigiani, che ebbero poi una rigogliosa ramificazione nella regione, con attivissime scuole minori come quelle di Valva e Casauria. L'architettura romanica si diffuse attraverso l'opera di maestranze lombarde, ma si sviluppò come elemento tipico della regione la facciata a coronamento orizzontale, che persisterà fino a tutto il sec. XIV. Particolare importanza ha la ricerca dell'effetto pittorico, ottenuto mediante la scultura o la decorazione policroma (che indica dei probabili influssi veneto-bizantini). L'aspetto ornamentale trovò ricca affermazione nel rivestimento di absidi e nel coronamento di portali e finestre (basilica di San Pelino o Valvense, a Corfinio, e l'abbazia di San Clemente a Casauria, entrambe del sec. XII). Alla manodopera borgognona si devono le più significative realizzazioni d'architettura gotica cistercense: la chiesa abbaziale di Santa Maria Arabona, a Manoppello, fondata nel 1208; quella, poi distrutta, di Santa Maria della Vittoria, presso Scurcola Marsicana; l'interno della cattedrale di Atri e il presbiterio della chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano. Se a L'Aquila (dove fa eccezione la chiesa di San Domenico, di manodopera francese) il gotico importato da Napoli (emblematica è la facciata della chiesa di Santa Maria di Collemaggio) mal s'inserì nei tradizionali schemi del romanico, ad Atri maestri locali (Raimondo di Poggio e Rainaldo da Atri) operarono (1302-05) con ben diverso risultato l'innesto dell'elegante stile francese nel severo contenuto degli schemi romanici. Seguendo questo indirizzo il gotico penetrò nel Chietino, a Guardiagrele, Lanciano e Teramo. Una caratteristica a sé assunse la sobria architettura francescana, a una sola navata a copertura lignea. Più che la scultura medievale, di cui i maggiori esponenti furono Ruggero, Roberto e Nicodemo, che dalla metà del sec. XII eseguirono cibori e amboni, fu la pittura ad affermarsi attraverso importanti cicli di affreschi, da quelli benedettini della chiesa di San Pietro ad Oratorium (sec. XII) alle pitture tardo bizantineggianti (1190) di Luca Pallustro da Lanciano, all'affresco del 1237 di Armanino da Modena (conservato a L'Aquila nel Museo Nazionale d'Abruzzo). Già gotici sono gli affreschi della chiesa di Santa Maria Assunta (sec. XIII), a Bominaco, nei pressi di Caporciano, e quelli di San Giovanni in Venere (fine del sec. XIII). Lento e ritardato si attuò l'accoglimento del linguaggio rinascimentale, che nella pittura trovò il suo più grande assertore nell'abruzzese A. Delitio (affreschi nella cattedrale romanica di Atri, ca. 1481) e più tardi in altri artisti, quali P. Alamanno, Giovannantonio da Lucoli e l'eclettico Cola dell'Amatrice. Dalle correnti del Rinascimento toscano giunsero, e tardi attecchirono nel substrato gotico, le nuove forme architettoniche: palazzo dell'Annunziata (che conserva insieme aspetti gotici, rinascimentali e barocchi) e la fontana del Vecchio (1474), a Sulmona; Palazzo Ducale, a Tagliacozzo, i castelli di Celano e di Capestrano e, a L'Aquila, la rinascimentale-barocca basilica di San Bernardino. Se più complesso appare lo sviluppo della scultura nel Quattrocento, sottolineato dalla presenza di artisti diversi (Gualtiero d'Alemagna e il lombardo Giovanni de' Rettori), questa si rivela, tuttavia, il campo più valido per l'affermarsi di artisti locali, come Nicola da Guardiagrele, pittore e orafo, che rinnovò il modello delle tradizionali croci di processione abruzzesi (croce del Museo Diocesano dell'Aquila, 1434; paliotto argenteo della cattedrale di Teramo, 1433-48) e Silvestro dell'Aquila (sepolcro di Maria Pereira Camponeschi, 1496, e mausoleo, 1505, entrambi nella basilica di San Bernardino a L'Aquila). Nel Cinquecento giunsero nuovi maestri a rivitalizzare l'arte dell'Abruzzo, quali Girolamo da Vicenza, il comasco Paolo de Garviis, Cola dell'Amatrice, autore della facciata della chiesa di San Bernardino a L'Aquila, e lo spagnolo P. L. Scrivà, che progettò il castello di L'Aquila (1534-67), uno dei maggiori esempi di struttura difensiva rinascimentale concepita sulla base dei più aggiornati dettami dell'ingegneria militare dell'epoca. Il maggior numero di affreschi della prima metà del Cinquecento fu dovuto all'attività di Francesco da Montereale. Con la sua opera Madonna degli Angeli tra San Sebastiano e San Rocco (1509), nella chiesa di San Silvestro a L'Aquila, la pittura abruzzese si aprì al linguaggio umbro del Perugino e del Pinturicchio, divulgato però dall'artista con formule già in ritardo rispetto agli sviluppi raffaelleschi. Al linguaggio estremamente semplificato del monterealese si rifecero numerosi artisti attivi nell'area nordoccidentale dell'Abruzzo, rimasti insensibili persino all'arrivo a L'Aquila della Visitazione di Raffaello (1519), destinata alla cappella Branconio in San Silvestro, ma conservata al Museo del Prado, a Madrid. Agli arrivi esterni le tendenze locali risposero scegliendo la via della mediazione, come dimostra l'opera di P. Cesura, che nel Miracolo di Sant’Antonio e nell'Adorazione dei pastori per San Bernardino a L'Aquila tentò un accordo tra elementi michelangioleschi e raffaelleschi, o quella di G. P. Cardone, cui si devono gli affreschi del refettorio di San Bernardino, la Madonna del Rosario (1580) della basilica dell'Assunta a Pescocostanzo e il gonfalone della città (1579). Influenze venete (Tiziano, il Veronese) sono invece riscontrabili in opere dell'area adriatica abruzzese, come il gruppo di tele di Santa Maria Maggiore, a Vasto, o, a Chieti, i dipinti in San Giovanni dei Cappuccini. Nell'età della Controriforma giunsero a L'Aquila alcune tele di B. Ciarpi, maestro di Pietro da Cortona, che rafforzarono quel filone anticaravaggesco, di matrice toscana, mirante a neutralizzare la lezione del naturalismo del Caravaggio con l'inserimento delle figure dei santi entro gli schemi iconografici tradizionali. I tentativi di adesione al metro caravaggesco furono invece perseguiti dal fiammingo L. Finson, autore dell'Annunciazione conservata al Museo Nazionale d'Abruzzo, e da Tanzio da Varallo (Circoncisione di San Remigio a Fara San Martino, Madonna e santi nella collegiata di Pescocostanzo). Nel 1640 e in tempi successivi è attestata a Chieti la presenza del pittore G. B. Spinelli, che alternò soggiorni prolungati a Napoli a periodi di attività in Abruzzo. A lui si deve l'introduzione nella regione di quella visione naturalistica improntata inizialmente ai modi di M. Stanzione, suo maestro, e successivamente a quelli del Battistello. Nella seconda metà del sec. XVII l'opera degli artisti locali fu influenzata dall'arrivo di un importante gruppo di opere di M. Preti, conservate al Museo Nazionale d'Abruzzo, e di una Visitazione di L. Giordano. Giunsero anche dipinti di artisti di scuola romana, come la Strage degli innocenti di F. Cozza, e opere di G. Brandi e di L. Baldi (l'Annunciazione dell'omonima chiesa di Sulmona e l'Adorazione dei pastori del Museo Nazionale d'Abruzzo), in cui si scorgono influssi di G. Reni. Nel sec. XVII la lavorazione della maiolica giunse a risultati di notevole valore artistico, specialmente con la dinastia dei Grue, che operarono nell'antica manifattura di Castelli. Nel Settecento trovò più decisa affermazione nel territorio abruzzese la pittura napoletana, anche in conseguenza dell'ampia ristrutturazione di numerosi edifici ecclesiastici che videro impegnati architetti napoletani come M. Gioffredo (facciata della chiesa del Carmine a Vasto) e il Fuga (Santa Caterina a L'Aquila). Infatti, a parte il prevalere in alcuni casi di esperienze romane (affreschi del chiostro francescano di Castelli e decorazione della volta di San Domenico ad Atri), le suggestioni pittoriche fin dall'inizio del sec. XVIII furono legate all'arte di F. Solimena da una parte e di P. De Matteis dall'altra, prima che nuove esperienze prendessero il sopravvento con la diffusione delle opere di F. De Mura (Santissima Trinità nella chiesa di San Basilio a L'Aquila; Ecce Homo e Andata al Calvario nella chiesa dell'Assunta di Castel di Sangro) e poi di quelle di G. Diano, attivo tra Chieti e Lanciano. Nella seconda metà del sec. XVIII, mentre prevalevano soluzioni figurative razionalistiche (testimoniate dall'arrivo nella badia morronese di Sulmona del San Benedetto in estasi di A. R. Mengs) legate al neoclassicismo, che non ebbe però nella regione un vasto seguito, operò in Abruzzo il molisano P. Gamba, allievo del Solimena, attivo a Barrea, a Penne e a Sulmona. Tra il 1788 e il 1789 G. Diano decorò il duomo di Lanciano, intervenendo nei pennacchi della cupola e nella volta del presbiterio; a Chieti affrescò il salone dell'ex collegio gesuitico e realizzò il San Giuseppe Calasanzio per la chiesa di San Domenico. Nell'Ottocento l'Abruzzo fu la patria di numerosi pittori di fama, formatisi a contatto con l'ambiente napoletano e maturati spesso in contrapposizione alle tendenze ivi prevalenti. È il caso dei Palizzi, la cui ricerca veristica si oppose sia alla pittura di D. Morelli sia a ogni tendenza puramente folcloristica, o di T. Patini, che con la sua opera entrò in polemica con la politica postunitaria, dimostratasi inefficace alla realtà meridionale. Un'altra presenza di rilievo fu quella di F. P. Michetti, che approfondì nelle sue opere lo studio dell'ambiente abruzzese recuperato nei suoi aspetti primordiali (Sposalizio in Abruzzo, 1876; Processione del Corpus Domini a Chieti, 1877; Il voto, 1883; La figlia di Jorio, 1895, conservato nel Palazzo del Governo a Pescara; Gli storpi e Le serpi, inizi sec. XX, custoditi nel Municipio di Francavilla al Mare). Tra la fine del sec. XIX e i primi decenni del Novecento si colloca la figura del pescarese B. Cascella, artista di evidente vena dannunziana. Pittore e ceramista, sviluppò notevoli interessi grafico-litografici, che lo spinsero nel 1899 a fondare la rivista L’illustrazione abruzzese. Con la famiglia Cascella, che ha dato alla regione ben tre generazioni di artisti, si giunge alla produzione figurativa abruzzese novecentesca, nel cui panorama si segnalano i figli di Basilio, Tommaso e Michele, noto quest'ultimo soprattutto per le vedute marine e urbane, e i ritratti femminili realizzati con grande padronanza delle più varie tecniche pittoriche e grafiche. Fra i maggiori scultori e ceramisti europei sono di certo da annoverare Andrea e Pietro Cascella, figli e allievi di Tommaso. In campo architettonico, l'Abruzzo si è sempre dimostrato refrattario ai tentativi di infiltrazione dei nuovi linguaggi artistici, preferendo al nuovo una politica di tutela e recupero del patrimonio storico esistente. Quasi del tutto assenti sono le presenze di stampo modernista, a eccezione del centro culturale di Pescara (E. Montuori, 1962). Testimonianze del postmodermo di maniera, come le forme concavo-convesse di retaggio barocco, si trovano nel centro culturale Ignazio Silone di Avezzano (1970-82), opera di P. Portoghesi e V. Gigliotti, e in quello di Sulmona (1970-83). L'Accademia di Belle Arti di L'Aquila (P. Portoghesi, 1969-87) presenta in maniera misurata forme mutuate dal passato.

Cultura: generalità

Eredità di un passato in cui fu patria di diverse genti italiche, l'Abruzzo è una terra culturalmente molto sfaccettata e con un ricco patrimonio di usi, costumi e tradizioni che il recente decollo economico non ha cancellato. Figure importanti come G. D'Annunzio e B. Croce, artisti e scrittori quali F. P. Michetti, I. Silone, E. Flaiano, la dinastia dei pittori, scultori e ceramisti Cascella sono tra gli esponenti più importanti che, fra i sec. XIX e XX, hanno contribuito a far conoscere l'Abruzzo. Alcuni di essi operarono molto a Pescara, che, oltre a essere la città più popolosa della regione, è anche la più vivace dal punto di vista culturale e si pone in diretta concorrenza per manifestazioni e istituzioni culturali con L'Aquila. Uno degli eventi più importanti che la qualificano, per il forte richiamo di pubblico e per la partecipazione di artisti di grande fama, è il Festival Internazionale del Jazz, che dal 1969 vi si svolge ogni anno in estate. La capitale storica della regione, L'Aquila, vanta fin dal sec. XV una prestigiosa università e, nascosto nelle viscere del poco lontano Corno Grande, il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso di fisica nucleare, fra i più grandi del mondo e le cui ricerche hanno risalto internazionale. Fra le iniziative volte a dar lustro alla regione in ambito culturale va ricordato il Premio Scanno, istituito in questo piccolo borgo in provincia di L'Aquila nel 1975, che mira a riconoscere talenti in varie discipline oltre a quella più propriamente letteraria.

Cultura: tradizioni

Il lungo passato agricolo e pastorale dell'Abruzzo ha segnato profondamente sia la cultura popolare, sia il folclore e le tradizioni. Regione quant'altre mai conservatrice, anche per la caratteristica configurazione orografica, rivela nelle sue usanze ascendenze arcaiche e antichissime, conservate nell'ambito della tradizione cristiana. È questo il caso, per esempio, della Festa dei Serpari che si tiene la prima domenica di maggio a Cocullo, cittadina in cui è conservata la reliquia del “sacro dente” appartenente a san Domenico, cui si attribuiscono poteri magico-terapeutici. Il rito ha inizio nella chiesa, dove i fedeli e i pellegrini rendono omaggio a san Domenico. Successivamente, si svolge la processione nel corso della quale la statua del santo, ricoperta di serpi, attraversa le strade del paese. È intrisa di rituali magico-propiziatori anche la festa di San Zopito, che si celebra il lunedì successivo alla Pentecoste, presso Loreto Aprutino, durante la quale un bue con in groppa un fanciullo viene fatto inginocchiare di fronte al sagrato della chiesa di San Pietro. Un accenno particolare merita la festa di San Giovanni, che raccoglie a Civitella Roveto devoti provenienti da tutta la valle e che lega alla celebrazione del santo un vero e proprio rito delle acque sulle sponde del fiume Liri. Il calendario delle ricorrenze sacre e profane in Abruzzo è fittissimo e ricorda momenti cardine della vita, nonché eventi importanti: è, quest'ultimo, il caso della “Perdonanza” di L'Aquila (che rievoca l'indulgenza plenaria concessa da papa Celestino V in occasione della sua elezione), mentre legati al lavoro nei campi sono sia la Gara del Solco dritto a Rocca di Mezzo (si tratta di tracciare un solco perfettamente rettilineo della lunghezza di 3 km) sia le feste del fuoco che incendiano le montagne d'inverno. Altre feste sono rievocazioni storiche o di eventi leggendari, come la Festa dei Banderesi a Bucchianico, la Sagra dei Saraceni a Villamagna, o ancora la Giostra Cavalleresca a Sulmona. Al calendario delle ricorrenze sacre appartengono soprattutto le processioni e i rituali della Settimana Santa, come la Processione del Cristo Morto di Chieti o la Sacra Rappresentazione di Pasqua a Spoltore, o le celebrazioni della Pasqua a Sulmona. La tradizione abruzzese rivive anche nelle attività artigianali, che annoverano alcune produzioni storiche (ceramiche di Castelli e di Palena; oreficerie e artistiche filigrane soprattutto a Sulmona e a L'Aquila; merletti a Pescocostanzo e Scanno; oggetti in rame e ferro battuto in tutta la regione) e altre particolari (confetti a Sulmona, fisarmoniche ad Atri e Carsoli, coperte dai tipici disegni a Taranta Peligna). Lungo le vie abruzzesi della transumanza si è sviluppata una pregevole arte pastorale, in cui spicca la lavorazione del legno. L'intaglio di oggetti lignei ha dato vita a un importante polo produttivo nel settore del mobile. Da menzionare anche l'ampia e variegata gamma dei tipici costumi popolari, fra i quali spiccano quelli di Scanno; originario di Pescasseroli sarebbe, secondo una tradizione, il vestito tipico delle donne campane dell'isola di Procida.

Cultura: enogastronomia

L'Abruzzo fornisce prodotti gastronomici particolarmente pregiati quali paste, olio, zafferano e formaggi (scamorze, caciocavalli, pecorino, burrini). Alle quattro province corrispondono diverse preparazioni tipiche, con alcuni piatti comuni ma anche con moltissime specialità locali; gli ingredienti sono quelli di una cucina semplice, che riutilizza tutto e nobilita ogni qualità e tipo di carne, prediligendo in particolare l'agnello. Celebrano l'arte gastronomica abruzzese i maccheroni alla chitarra, la minestra detta “Le Virtù” (conta sette tipi di legumi, di verdure fresche, di pasta e di carne), l'agnello incaporchiato, il brodetto di pesce di Pescara e Vasto, lo scapece chietino (pesce fritto cosparso di zafferano di Navelli e conservato nell'aceto). Molto diffusa è la pasticceria, sia casalinga (cicerchiata, zeppole, taralli, ferratelle e mostaccioli) sia industriale (confetti di Sulmona, parrozzo di Pescara, torrone al cioccolato). Il panorama enologico abruzzese è contraddistinto dalle DOC controguerra, montepulciano d'Abruzzo e trebbiano d'Abruzzo, che corrispondono ai vini più famosi; tipici digestivi sono il centerbe di Tocco da Casauria e l'aurum di Pescara. Fra i prodotti DOP sono gli oli d'oliva aprutino Pescarese, Colline Teatine e pretuziano delle Colline Teramane.

Bibliografia

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Per la storia

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