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Slovènia

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(Republika Slovenija). Stato dell'Europa centrale (20.273 km²). Capitale: Lubiana. Divisione amministrativa: regioni statistiche (12, senza valore amministrativo). Popolazione: 2.025.866 ab. (stima 2008). Lingua: sloveno (ufficiale), italiano, ungherese. Religione: cattolici 57,8%, non religiosi/atei 10,1%, musulmani 2,4%, ortodossi 2,3%, altri 27,4%. Unità monetaria: euro (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,923 (26° posto). Confini: Austria (N), Ungheria (NE), Croazia (SE e S), Italia (W) e mar Adriatico (SW) . . Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, NATO, ONU, OSCE, UE e WTO.

Generalità

Il territorio della Slovenia, in gran parte montuoso, si apre al centro nelle valli dei fiumi Drava e Sava e comprende tre regioni naturali: la zona alpina, l'altopiano del Carso e una parte orientale formata da dolci colline e dalla distesa della pianura pannonica. Il Paese deve il suo nome alla tribù slava degli Sloveni che si stanziò nel territorio verso la seconda metà del VI sec. e che, a differenza di Croati e Serbi, non riuscì mai a dar vita a un regno indipendente. L'isolamento nelle valli alpine e negli altipiani calcarei dell'entroterra istriano fece sì che la popolazione non avesse rapporti con il gruppo etnico degli Slavi meridionali, ma assumesse caratteri spiccatamente mitteleuropei, per effetto della dominazione dei Franchi e di altre popolazioni germaniche. Dopo un lungo periodo di governo da parte degli Asburgo (dal XIV sec. fino al termine della prima guerra mondiale), la regione entrò a far parte del Regno dei serbi, croati e sloveni (rinominato nel 1929 Iugoslavia) e successivamente della Repubblica federale socialista guidata da Tito. A seguito della morte di quest'ultimo (1980), la Slovenia, caratterizzata da un'economia relativamente avanzata e aperta all'Occidente europeo, fu percorsa da tendenze separatiste che culminarono, nel giugno 1991, con la proclamazione d'indipendenza. Negli anni seguenti, la Slovenia ha dovuto gestire le problematiche tipiche delle economie di transizione e le conseguenze del distacco dalla Federazione iugoslava. Nonostante alcuni ritardi nello sviluppo tecnologico, che hanno posto in primo piano la necessità di importanti riforme strutturali, il Paese è riuscito a ridare slancio alla sua economia proseguendo nell'opera di privatizzazione e liberalizzazione già avviata dagli anni Ottanta. A differenza di altri Paesi dell'Est, più legati a sistemi economici di tipo centralizzato e alla dipendenza dall'Unione Sovietica, il Paese ha tratto vantaggio dai buoni rapporti esistenti con il mercato occidentale accelerando nel tempo il processo di integrazione europea. Dopo l'adesione alle Nazioni Unite (1992), la Slovenia è infatti entrata a far parte di altre organizzazioni internazionali, tra cui l'OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea), il WTO (Organizzazione mondiale per il commercio), il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e la NATO. Il 1° maggio 2004, in occasione dell'entrata della Slovenia nell'UE, è caduto anche l'ultimo muro che divideva l'Europa, e cioè quello tra Gorizia e Nova Gorica.

Lo Stato

La Slovenia è una Repubblica presidenziale; il capo dello Stato, eletto a suffragio universale, rimane in carica al massimo per due mandati di 5 anni ciascuno. Il potere legislativo è esercitato da un parlamento bicamerale composto dall'Assemblea Nazionale (90 membri, eletti ogni 4 anni dai cittadini con sistema proporzionale) e dal Consiglio di Stato (40 membri eletti ogni 5 anni, 18 dei quali designati da organismi di vario tipo). Il potere esecutivo è esercitato dal primo ministro affiancato da un gabinetto di 15 membri. La pena di morte è stata abolita nel 1989. Dal 2003 la difesa del Paese è affidata a un esercito professionale. La scuola è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 15 anni. Nell'area sloveno-ungherese l'insegnamento è bilingue, in quella sloveno-italiana può essere in italiano o in sloveno.

Territorio: geografia fisica

La Slovenia è una regione prevalentemente montuosa, essendo interessata dalle estreme propaggini sudoriententale della catena alpina, dalle quali si staccano i rilievi delle Dinaridi. I rilievi sono orientati secondo due allineamenti principali: a N, lungo il confine con l'Austria, si estendono con direzione WE le Caravanche, le Alpi di Kamnik e il Pohorje, separando il bacino della Drava da quello della Sava; a W, presso il confine con l'Italia, si allungano verso SE a partire dal m. Triglav (Tricorno, 2863 m) i rilievi delle Alpi Giulie che si continuano nelle Dinaridi. Tra questi due allineamenti montuosi si apre il bacino superiore della Sava: il settore nordorientale della Slovenia è occupato dai bacini dei fiumi Drava e Mura, quello sudoccidentale da una parte della penisola dell'Istria. Unico fiume sloveno a gettarsi nell'Adriatico è il Soča (Isonzo), che nasce dalle Alpi Orientali e in pianura, a Nova Gorica (Gorizia), passa in territorio italiano. Tra Lubiana e il confine con l'Italia si stende il Carso, successione di altopiani calcarei caratterizzati da grotte, gole, inghiottitoi e fiumi a tratti sotterranei. Il clima è di tipo semicontinentale, con inverni freddi, estati calde e precipitazioni copiose (1200-1400 mm annui), specie sui rilievi..

Territorio: geografia umana

Nel complesso ed eterogeneo panorama culturale dell'Europa balcanica, la Slovenia rappresenta un'eccezione, essendo uno dei pochi Stati ove sono nettissime la compattezza e la superiorità numerica del gruppo etnico nazionale. Gli sloveni, discendenti degli Slavi meridionali stanziatisi nel territorio a partire dal VI sec., rappresentano l'83,1% dell'intera popolazione. Il restante 17% è suddiviso in numerose minoranze, tra le quali la più consistente, dal punto di vista numerico, è quella serba (2%), che per la maggior parte è frutto dell'immigrazione degli ultimi anni del secolo scorso e solo in misura limitata discende dai gruppi di serbi stanziatisi nel XV sec. nella regione dei monti Gorjanci. Una consistenza di poco inferiore a quella serba ha la minoranza croata (1,8%), i cui rapporti con gli sloveni sono stati tradizionalmente positivi e facilitati, in parte, dal fatto che, come gli sloveni, anche i croati professano la religione cattolica. La zona di confine con la Croazia è quella ove predomina la presenza croata, anche se una piccola rappresentanza è localizzata nell'esigua zona costiera dell'Istria sotto sovranità slovena. Anche i musulmani bosniaci si sono trasferiti in Slovenia e la loro percentuale (1,1%), così come quella delle altre minoranze dell'ex Federazione iugoslava, si è accresciuta per effetto della migrazione in Slovenia di decine di migliaia di profughi, provenienti dai territori colpiti dalla guerra civile. Possono invece vantare una più antica permanenza nel territorio sloveno le due minoranze non slave dei magiari (0,3%) e degli italiani (0,1%), che nel corso del tempo hanno visto diminuire progressivamente la propria consistenza. Tuttavia, esse sono particolarmente tutelate dalla Costituzione, che concede loro il diritto di esprimere un proprio rappresentante al Parlamento di Lubiana. I magiari sono stanziati nella zona di Maribor (Marburgo) e di Pluj, mentre gli italiani sono presenti soprattutto nei centri costieri di Pirano (Pirano) e Koper (Capodistria), ma anche nel retroterra di Trieste. Prima della seconda guerra mondiale, gli italiani costituivano la maggioranza assoluta della popolazione di questi territori, ma per reazione al clima di violenza instaurato dai partigiani di Tito, un'altissima percentuale fece ritorno in Italia, abbandonando tutti i propri beni e dando quindi inizio alla questione legata alle modalità della loro restituzione. Questo problema è divenuto nuovamente attuale dopo la disgregazione dell'ex Federazione iugoslava, che ha anche significato la violazione del principio della non separabilità della minoranza italiana in Iugoslavia, stabilito nel trattato di Osimo, il cui adeguamento alle nuove esigenze si è compiuto con l'entrata della Slovenia nell'UE. La densità media è di 100 ab. per km², con notevoli differenze tra le aree montuose o carsiche del W e la pianura orientale. La popolazione urbana rappresenta il 48% del totale (2008). Le città principali, oltre alla capitale Lubiana (Ljubljana), sono Maribor, Celje, Kranj e Koper. La rete ferroviaria garantisce collegamenti con gli Stati limitrofi, ma sono numerose le aree del Paese non raggiunte dal servizio. Il sistema stradale e autostradale è piuttosto sviluppato. Due sono gli assi di collegamento internazionale, che si intersecano a Lubiana: quello in direzione NW-SE, che raccorda i Paesi dell'area germanica con i Balcani, e quello in direzione WE, che mette in comunicazione l'Italia e l'Europa mediterranea con la pianura pannonica. Quest'ultimo collegamento, secondo il progetto dell'Unione Europea “Corridoio 5”, verrà potenziato e ampliato, comprendendo un tratto autostradale, uno ferroviario e un corridoio digitale che collegheranno Lisbona a Kiev, passando da Milano, Venezia, Trieste e Lubiana.

Territorio: ambiente

La Slovenia è il Paese europeo più verde dopo la Finlandia: le foreste coprono più della metà del suo territorio (in cui le aree protette rappresentano il 6,5%), creando un ambiente pressoché vergine nella zona sudorientale di Kocevje. Molte sono le specie di piante endemiche, una ricca rappresentanza delle quali si può ammirare nel Parco Nazionale del Triglav; quest'ultimo, che comprende gran parte delle Alpi Giulie ai confini con l'Austria e l'Italia, è il primo e unico parco nazionale sloveno, istituito nel 1924, e uno dei meglio conservati d'Europa; qui prospera una flora di tipo mediterraneo, alpino e continentale, nella quale spiccano piante rare, come il papavero bianco, la genziana gialla e la campanula violacea di Zoys. Non mancano i parchi regionali, i più importanti dei quali sono quelli delle saline di Seèovlje (Sicciole), delle gole di Rakov Skoèjan e del castello di Sneznik. La fauna slovena, oltre alle più comuni specie europee, tra cui cinghiali, cervi, linci, lupi e vari rapaci, annovera il proteo (Proteus anguinus), anfibio cieco che rappresenta il più grosso vertebrato cavernicolo di cui si abbia notizia. Il suo habitat naturale è infatti rappresentato dalle grotte carsiche, le più rinomate delle quali sono Postumia (Postojna), Trebiciano e San Canziano (Skocjan), queste ultime dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1986. La popolazione dimostra una notevole coscienza ambientale: il 5% ca. degli sloveni è iscritto al Planinska Zveza Slovenije (PZS, Club alpino sloveno), movimento ecologista che, tra le sue iniziative, annovera una riuscita campagna per bloccare la costruzione di un grande lago artificiale sotto Kobarid (Caporetto). Ciononostante, il Paese non è purtroppo immune dagli effetti nocivi legati alle emissioni di gas di scarico (ossido di azoto), che portano a livelli preoccupanti l'inquinamento atmosferico nei principali centri urbani, e alla presenza di centrali termoelettriche a carbone, che sprigionano nell'ambiente biossido di zolfo. A Krško, nella Bassa Carniola, dal 1983 è inoltre operativa una centrale nucleare che la Slovenia sfrutta in comproprietà con la Croazia per la produzione di energia elettrica e di cui gli ambientalisti reclamano la chiusura ritenendola edificata in una zona a rischio sismico. Nel 1999 il governo ha emanato una serie di direttive volte a regolamentare lo smaltimento dei rifiuti e a combattere l'inquinamento delle acque di superficie, che affligge in particolare i fiumi Sava e Mura.

Economia

La crescita del PIL nel 2003-2004 si è mantenuta vicina al 3%, con un deficit pubblico in calo ma comunque superiore al 6%. Mentre il tasso di disoccupazione è sensibilmente inferiore alla media europea (6,7% nel 2008), l'inflazione è piuttosto elevata (5,7% nel 2008). Nonostante nel 2003 la produzione industriale abbia accusato un lieve rallentamento, lo standard di vita si va sempre più avvicinando a quello occidentale, anche grazie alla diffusa alfabetizzazione (superiore al 99,6%). Peraltro, già nell'ambito della Federazione iugoslava la Slovenia aveva goduto di una certa prosperità, frutto di un'opera di liberalizzazione e privatizzazione iniziata negli anni Ottanta del secolo scorso. Anche se con l'indipendenza il Paese ha dovuto fare i conti, oltre che con la perdita del mercato interno dell'ex Iugoslavia, con il proprio limitato sviluppo tecnologico a fronte di una concorrenza più agguerrita, nella seconda metà degli anni Novanta del sec. scorso la ripresa economica è stata favorita dagli investimenti esteri (soprattutto austriaci, tedeschi e italiani). Oggi il PIL pro capite è il più elevato fra i Paesi ex socialisti (27.149 ml $ USA nel 2008). Dal 14 luglio 1997 è permesso ai cittadini stranieri l'acquisto di terreni e immobili situati nel Paese.L'agricoltura riveste un ruolo secondario, in quanto limitata dalla scarsità dei terreni coltivabili (non più del 15% del territorio totale); dà lavoro all'8,7% della popolazione attiva e contribuisce al PIL per il 2,3%. Le principali colture sono i cereali (mais e frumento), le patate, la barbabietola da zucchero e la frutta (uva in particolare). Discretamente sviluppato è l'allevamento (bovini e suini). Le principali produzioni minerarie sono quelle di lignite (Velenje e Zasavje), piombo e zinco (Crna) e mercurio (Idrija); si estraggono inoltre piccole quantità di petrolio e di gas naturale. Circa un quarto della produzione energetica deriva dalla centrale nucleare di Krško.L'industria slovena, che occupa il 34,5% della forza lavoro e produce il 34% del PIL, è discretamente diversificata. In parte obsoleti sono i settori di base, come il chimico (acido solforico, soda caustica e tannino), il metallurgico (piombo a Mežica, zinco a Celje), il siderurgico (a Jesenice, Store, Ravne) e il meccanico (Novo Mesto). I settori più avanzati e competitivi sono le telecomunicazioni e il comparto farmaceutico (fabbriche a Lek e Crca). Di rilievo sono anche l'industria della carta (Videm e Goricana), i mobilifici e i settori alimentare e tessile.Il settore terziario dà lavoro al 56,8% degli attivi e contribuisce alla formazione del PIL per il 63,7%. Il sistema bancario è controllato dalla banca centrale (Banca di Slovenia). Vi è una borsa valori a Lubiana. I prodotti principalmente esportati sono: carta, prodotti chimici, alluminio, macchinari e mezzi di trasporto, legname, prodotti tessili, ghisa e acciaio. I partner commerciali privilegiati sono i Paesi dell'Unione Europea, in particolare Germania, Italia, Francia e Austria, con i quali la Slovenia realizza i due terzi degli scambi. Le principali attrattive turistiche sono le località balneari del breve tratto di costa adriatica, i centri di sport invernali (Kranjska Gora) e le stazioni termali (Catež, Radece e Rogašca Slatina).

Storia

La regione prende il nome dalla tribù slava degli Sloveni, provenienti dalla Pannonia, che vi si insediarono nel VI sec. sottraendosi così alla pressione degli Avari. Gli Sloveni, proseguendo nella loro offensiva, invano contrastati da Bavari e Longobardi, occuparono zone del Friuli sino al Piave e dell'Austria lungo la valle del Danubio (VII-IX sec.). Ma l'insediamento a piccoli gruppi in queste vallate alpine, isolandoli dalle altre genti slave dei Balcani, tolse loro ogni possibilità di mantenersi indipendenti. Caddero infatti sotto l'influenza dapprima dei Franchi (VIII sec.), da cui furono convertiti al cristianesimo, poi dei popoli germanici (X sec.); a partire dal XIV sec. le loro terre vennero incamerate dagli Asburgo, mentre il litorale sloveno gravitava nell'orbita della Repubblica di Venezia, cui rimase legato fino al 1797. La lunga sudditanza al governo asburgico se da un lato impedì la nascita di uno Stato sovrano e di una cultura autoctona, dall'altro garantì al Paese la prosperità economica, grazie soprattutto alle riforme varate nella seconda metà del XVIII sec. da Maria Teresa e dal figlio Giuseppe II, che favorirono le attività agricole e i rapporti commerciali, tramite i quali Trieste divenne il principale porto dell'impero. All'Austria gli sloveni si mantennero a lungo fedeli, senza avvertire alcuna autentica aspirazione indipendentista prima dell'epoca romantica, sebbene un timido risveglio della coscienza nazionale fosse favorito dalle rivolte dei contadini (tra il 1478 e il 1573) contro la nobiltà di origine germanica, e soprattutto dalla breve esperienza delle Province Illiriche (1809-14) sotto Napoleone I. A seguito della vittoria di Wagram (1809), l'imperatore francese privò infatti l'Impero asburgico dello sbocco al mare istituendo le sei Province (con capitale Lubiana) e mettendo in contatto gli intellettuali sloveni con gli ideali della Rivoluzione francese. Tornato all'Austria nel 1814, il territorio sloveno, durante la prima guerra mondiale, fu teatro di undici offensive italiane sull'Isonzo e di una austrotedesca a Caporetto (1917), che costrinse le truppe del generale L. Cadorna a una disordinata ritirata prima sul Tagliamento e poi sul Piave. Nel 1920, un anno prima di entrare a far parte del Regno di Iugoslavia, la Slovenia si vide sottrarre un terzo del territorio dal trattato di Rapallo, che sancì il passaggio all'Italia dell'Istria, del Carso occidentale e delle Alpi Giulie. La seconda guerra mondiale fu però suggellata dalla cessione dell'Istria alla Federazione iugoslava, appena costituitasi (1946) sotto la guida di J. Tito. Da questo provvedimento rimase escluso il Territorio Libero di Trieste, la cui spartizione tra Italia e Iugoslavia fu ratificata dal trattato di Osimo (1975), a suggello di un allentamento delle tensioni tra i due Paesi. Dopo circa 40 anni di regime socialista, nel settembre 1989 la Slovenia si affrancò dal controllo di Belgrado dotandosi di una Costituzione secessionista, mentre gli stessi comunisti sloveni si distaccavano dalla Lega dei comunisti iugoslava e assumevano la nuova denominazione di Partito del rinnovamento democratico; il loro leader Milan Kučan veniva eletto presidente della Repubblica (aprile 1990) e faceva approvare una dichiarazione di sovranità cui seguivano, tra il febbraio e il giugno 1991, due dichiarazioni di indipendenza. Il governo federale iugoslavo reagiva inviando l'esercito, ma la pronta mediazione internazionale evitava il conflitto e otteneva una sospensione di tre mesi dei deliberati di Lubiana. Scaduta la moratoria, la Slovenia ribadiva la propria indipendenza e, alla fine del 1991, si dava una definitiva Costituzione. La scarsa presenza etnica serba sul suo territorio e la contestuale esplosione del conflitto tra serbi e croati consentivano alla Slovenia di perseguire il progetto indipendentista senza il dramma della sanguinosa guerra civile che avrebbe invece interessato altre ex repubbliche iugoslave. La Slovenia poteva in tal modo ottenere il riconoscimento dei Paesi della CEE, degli Stati Uniti e della stessa Russia (gennaio 1992). Dopo pochi mesi il riconoscimento internazionale era suggellato dall'ammissione nella CSCE (marzo) e all'ONU (maggio). Nel dicembre 1992 le elezioni presidenziali confermavano come capo dello Stato Milan Kucan (esponente del movimento ex comunista Lista unica); le elezioni legislative, tenutesi contemporaneamente, venivano vinte invece dal Partito liberaldemocratico (LDS), il cui leader Janez Drnovšek rimaneva alla guida di un governo di coalizione con gli ex comunisti. Nel 1994 l'associazione della Slovenia all'Unione Europea veniva bloccata dal veto dell'Italia, intenzionata a risolvere prima il contenzioso circa la restituzione dei beni requisiti dopo il 1945 agli esuli istriani e dalmati. Nel marzo 1995 l'Italia ritirava però il proprio veto e, dopo una lunga serie di trattative, nel giugno 1996, a Lussemburgo, veniva ufficialmente firmato l'accordo di associazione della Slovenia all'Unione Europea. Agli inizi del 1997 l'Assemblea nazionale confermava in carica il premier uscente J. Drnovšek e, nel novembre 1997, M. Kučan veniva rieletto presidente della Repubblica, nonostante i tentativi dell'opposizione di governo di evitare la sua candidatura. Sul piano diplomatico, intanto, la Slovenia firmava un accordo di cooperazione economica con la Bosnia, un protocollo d'intesa con l'Italia e l'Ungheria per la creazione di una forza multinazionale comune e schierava uomini dell'esercito nel contingente Sfor in Bosnia, partecipando per la prima volta a un'operazione di pace della NATO. La coalizione di governo guidata dai liberaldemocratici, al potere nel 1992, veniva riconfermata alle elezioni del 2000. Nel dicembre 2002 J. Drnovšek veniva eletto presidente e conferiva l'incarico di formare un nuovo governo ad Aanton Rop. Nel 2003 si svolgeva il referendum popolare sull'ingresso nell'Unione Europea, che veniva approvato a larghissima maggioranza. Nel marzo 2004 il Paese aderiva alla NATO e in maggio entrava a far parte dell'UE. Dopo 12 anni di potere del centro sinistra, le elezioni parlamentari del 2004 hanno visto la vittoria del partito democratico sul partito liberaldemocratico del primo ministro A. Rop: primo ministro diventava Janez Janša. Nel giugno 2006 il Consiglio Europeo decideva l'entrata nell'area dell'euro del Paese a partire dal 1° gennaio 2007. Nel novembre 2007 si svolgevano le elezioni presidenziali vinte da Danilo Turk, candidato del centrosinistra, con il 68,2% delle preferenze contro il 31,7% dell'avversario conservatore Lojze Peterle. Nel 2008 si svolgevano quelle per il rinnovo del parlamento vinte dai socialdemocratici (SD), seguiti di poco dal Partito democratico (Sds), mentre quelle del del 2011 vedevano la vittoria del sindaco di Lubiana Zoran Jankovič e della sua formazione politica, Slovenia Positiva (PS), che però non riusciva ad ottenere la fiducia del parlamento e nel gennaio del 2012 riceveva l'investitura il conservatore ed ex premier J. Janša, che però veniva sfiduciato nel febbraio del 2013 e sostituito dal progressista Alenka Bratušek. Nel 2014 Miro Cerar diventava primo ministro, in seguito alle elezioni in cui il suo partito di centro sinistra otteneva il 34,49% dei voti.

Cultura: generalità

La cultura slovena è in bilico fra tradizione e spinte innovative. Il Paese vanta infatti un ricco patrimonio folcloristico di origine popolare che il Romanticismo, alla riscoperta degli elementi unificatori della nazione, portò alla luce in tutte le sue manifestazioni, recuperando canti tipici delle campagne, favole e leggende, e non di rado conferendo loro dignità artistica. Dopo il periodo socialista, durante il quale in ogni campo trionfò il realismo, gli intellettuali si affrancarono dall'isolamento e si aprirono all'influsso delle varie correnti affermatesi nell'Europa occidentale, tra cui neoespressionismo, esistenzialismo e modernismo. Del resto, nel corso della sua storia il popolo sloveno ha sempre privilegiato i rapporti culturali con l'Europa centrale, mentre ha subito in misura molto minore l'influsso delle aree balcaniche. Forte di tradizioni così radicate, la Slovenia è un Paese dove si avverte un vivo fermento culturale, come dimostrano le numerose istituzioni presenti a Lubiana che vanta, oltre all'università, fondata nel 1919, tre accademie di belle arti, il Teatro dell'Opera, sede del corpo di ballo sloveno, e numerosi musei (Galleria Nazionale, Museo d'arte moderna, Museo di storia moderna, Museo etnografico). La capitale ospita inoltre il Festival estivo internazionale, che propone ininterrottamente per due mesi spettacoli di danza, teatro ed esibizioni musicali, ma eventi culturali di vario tipo si tengono anche in provincia nell'arco di tutto l'anno.

Cultura: tradizioni

Una delle tradizioni più singolari della terra slovena, che non ha riscontro in nessun altro paese al mondo, è strettamente legata all'apicoltura, attività economica che conobbe il suo massimo sviluppo nei secoli XVIII e XIX. Le arnie in legno a cassette estraibili venivano infatti ornate nella parte frontale da pannelli dipinti con stile fresco e ingenuo: le tematiche più consuete erano episodi biblici e vite di santi, ma non mancavano neppure rievocazioni storiche, celebrazioni del lavoro nei campi e scene di vita quotidiana che stigmatizzavano vivacemente i vizi e le debolezze umane. Non si sa se queste decorazioni avessero una valenza esclusivamente pratica, se cioè servissero all'apicoltore per distinguere le proprie arnie, oppure se andassero intese come un augurio di prosperità. La collezione più ricca di tavolette dipinte (oltre 600 esemplari) si può ammirare nel Museo dell'apicoltura di Radovljica. Questa peculiare espressione dell'artigianato artistico locale è andata via via esaurendo la sua vena più spontanea e originale, mentre continuano a essere tramandate la lavorazione del ferro battuto (Kropa), la produzione di manufatti in legno (Ribnica) e l'arte del ricamo (Idrija). Oltre agli alveari, altre vestigia tipiche del paesaggio rurale sono i kozolec, caratteristiche strutture a rastrelliera, sormontate da un tetto a doppio spiovente, che fungono da deposito per il foraggio. Altro elemento che connota la civiltà contadina e costituisce un comune denominatore nel quale l'anima slovena si riconosce, pur nella grande quantità di varianti regionali, sono i racconti popolari della tradizione orale. Molti hanno per oggetto creature malefiche e incantesimi, ma quelli più noti narrano le gesta di eroi dotati di poteri eccezionali, tra i quali giganteggia Martin Krpan, contrabbandiere al servizio dell'imperatore viennese, impegnato nella lotta contro i predoni turchi: figura di cui lo scrittore F. Levstik rinverdì la fama dando alle stampe una raccolta delle sue mirabolanti gesta. Su personaggi leggendari sono inoltre imperniati molti rituali previsti per la celebrazione delle festività tradizionali, la più sentita delle quali che sicuramente il Carnevale. Protagonista di questa ricorrenza nella cittadina di Ptuj è la figura del Kurent, sorta di divinità del piacere sfrenato che simboleggia il lato più primitivo della natura umana. La festa culmina nella processione dei satiri, che vanno di casa in casa agitando randelli irti di aculei e suonando campanacci per scacciare gli spiriti maligni. Per assicurarsi fortuna e salute la gente che assiste alle loro danze scaglia a terra piccoli vasi di terracotta. A Cerknica invece le maschere che simboleggiano personaggi leggendari sfilano per le strade per dare modo ai contadini di punzecchiarle con forconi. Sempre a Cerknica alla fine di settembre ha luogo una singolare festa che inaugura la stagione della caccia al ghiro, la cui carne è considerata una prelibatezza nella Carniola Interna. Il piatto che si consuma tradizionalmente in famiglia la sera di san Martino (11 novembre) è invece l'oca, accompagnata dal vino novello. § La cucina slovena è fortemente influenzata dalle tradizioni culinarie dei Paesi vicini: dall'Austria derivano salsicce di vario tipo, le cotolette impanate e gli strudel di pasta sfoglia farciti di frutta, dall'Italia soprattutto le minestre (un ruolo preminente, soprattutto quella di maiale, vitello e manzo. Tra i salumi spicca il pršut affumicato e aromatizzato al ginepro, che si gusta con il pane alle tre farine (grano saraceno, frumento e granturco), formato da ravioli e risotto), mentre di origine ungherese sono il gulash e il paprikaš, stufato piccante a base di pollo e manzo. Tra i primi piatti tradizionali spiccano gli štruklji, rotoli di pasta ripieni di carne o ricotta aromatizzata con erba cipollina, e gli zganci, gnocchi di farina di grano saraceno cotti in una zuppa di cavoli. La carne ha tre strati sovrapposti, poi arrotolati e cotti in forno. I dessert più tipici sono la potica, dolce di pasta con un ripieno di noci, uvetta, semi di papavero, fichi e miele, e la pogača, farcita con mele e aromatizzata con un vino liquoroso. La terra slovena produce ottimi vini, i più famosi dei quali sono il Cviček, il Teran, il Refošk (rossi) e il Malvazija (bianco). Un'altra bevanda nazionale è lo žganje, acquavite molto alcolica distillata da prugne, ciliegie o pere.

Cultura: letteratura

Nel Medioevo prevalse una produzione di carattere religioso in cui si avverte fortissima l'influenza culturale germanica. Tra le opere principali si ricordano i Monumenti di Frisinga (972-1039), i manoscritti di Klagenfurt (1362-90), di Sticna (ca. 1428), di Cividale e di Castelmonte, entrambi databili alla fine del XV sec. Fu la Riforma a favorire un organico sviluppo della letteratura slovena per far fronte alle esigenze della catechesi evangelica. Gli autori protestanti di maggior nome furono:P. Trubar (1508-86), che pubblicò il primo libro sloveno, Cathechismus (1550), S. Krelj (1538-67), A. Bohorić (n. ca. 1520) e J. Dalmatin (1547-89), traduttore della Bibbia (1584). La Controriforma segnò una stasi nell'attività letteraria, superata solo nella seconda metà del XVII sec. In questo periodo si ebbe una rigogliosa letteratura religiosa in stile barocco, il cui massimo rappresentante fu il predicatore J. Svetokriški (1647-1714), che pubblicò una raccolta di omelie in 5 volumi, Sacrum promptuarium (1691-1707). Bisognò attendere, tuttavia, l'età dei Lumi perché la letteratura slovena si emancipasse dai temi religiosi. M. Pohlin (1735-1801), con la sua Grammatica carniolana (1768), pose le basi della poetica. I suoi insegnamenti vennero accolti dai poeti F. Dev (1732-86) e V. Vodnik (1758-1819). La vita culturale ricevette un vivace impulso culturale dal gruppo capeggiato dal barone Ž. Zois (1747-1819), mentore e mecenate. Vi appartennero B. Kumerdej (1738-1805), J. Japelj (1774-1807), J. Kopitar (1780-1841) – autore della prima grammatica scientifica della lingua slovena (1808-09) – e A. T. Linhart (1756-95), storico e primo commediografo del Paese (La figlia del sindaco, La festa, ovvero Maticek prende moglie). Tuttavia, solo il Romanticismo portò la letteratura slovena a completa maturazione, attraverso il pensiero teorico di M. Cop (1797-1835), che si impegnò attivamente nella “guerra per l'alfabeto”, ma soprattutto grazie all'opera di F. Prešeren (1800-49), uno dei più grandi poeti sloveni. Senza rinnegare la tradizione della poesia popolare, Prešeren si rifece alla grande lezione letteraria europea, da F. Petrarca ai romantici tedeschi, raggiungendo, anche sotto l'aspetto formale, vertici di perfezione mai raggiunti prima. Nella seconda metà dell'Ottocento elementi romantici sopravvissero accanto alle nuove tendenze realistiche. Tra i poeti si fecero notare F. Levstik (1831-87), che fu anche narratore (Martin Krpan), S. Jenko (1835-69), J. Stritar (1836-1923), S. Gregorčić (1844-1906), A. Aškerc (1856-1912). La narrativa raggiunse i primi risultati validi, oltre che con F. Levstik, con J. Jurčić(1844-81), che scrisse romanzi storici, racconti e drammi imperniati sulla vita dei contadini (Il decimo fratello),J. Kersnik (1852-97), interessato soprattutto agli ambienti rurali (Bozzetti rusticani) e I. Tavčar (1851-1923), che trattò tematiche storiche e sociali (La cronaca di Visoko). Alla fine del secolo la letteratura slovena conobbe una nuova fioritura, grazie all'opera dei poeti e scrittori della “Moderna”, legata all'impressionismo, al decadentismo e al simbolismo europei. I più autorevoli rappresentanti del modernismo sloveno furono D. Kette (1876-99), autore di un solo volume di Poesie, percorse da un tormentato intimismo, il poeta J. Murn-Aleksandrov (1879-1901), I. Cankar (1876-1918), poeta, poi narratore (Il servo Jernej e il suo diritto) e drammaturgo (I servi), il poeta O. Župancic (1878-1949), legato alla tradizione e all'attualità del suo Paese. Tra il modernismo prebellico e quello postbellico si colloca un gruppo di poeti di transizione: A. Gradnik (1882-1967), la personalità più interessante dell'epoca, I. Gruden (1893-1948), P. Golia (1887-1959), F. Eller (1873-1956). L'interesse per i temi sociali ha ispirato T. Seliškar (1900-1969), primo dei poeti proletari, S. Kosovel(1904-26), cantore del natio Carso, e J. Kozak (1892-1964). Alla corrente dell'espressionismo hanno aderito il poeta A. Vodnik (1901-65) e il narratore I. Pregelj (1883-1960). Nel ventennio 1930-50 è prevalso il realismo sociale, che si rispecchia nelle opere di P. Voranc (1893-1950), M. Kranjeć (n. 1908) e I. Potrc (n. 1913). Le generazioni successive sono legate, sotto il profilo ideologico e stilistico, alle diverse correnti della cultura europea contemporanea. I nomi di maggior rilievo sono: I. Minatti (n. 1924), D. Zajc (n. 1929), G. Strniša (n. 1930), K. Kovic (n. 1931), B. Pahor (1913), A. Rebula (n. 1924), P. Zidar (n. 1932), P. Bozic (n. 1932), C. Zlobec (n. 1925), S. Šeligo (n. 1935), D. Jovanovič (n. 1939), T. Šalamun (n. 1941), D. Jančar (n. 1948).

Cultura: arte

Durante il XII sec. l'architettura slovena è caratterizzata da elementi romanici e bizantini, non di rado mescolati tra loro, accanto a caratteri ancora preromanici. Il gotico apparve nella regione nella seconda metà del XIII sec. e dominò l'architettura fino al XVII sec. Significativi esempi di questo stile sono costituiti dalla chiesa cistercense di Kostanjevica, risalente al XIII sec., e dalle chiese tardo-gotiche di Crngrob (XIV-XV sec.) e di Kranj (1491). Il gotico raggiunse risultati di notevole valore anche nella pittura (affresco della “danza macabra” nella chiesa della Santa Trinità a Hrastovlje) e nella scultura (altare scolpito nella chiesa della Vergine Maria a Ptujska Gora). Con il Seicento si afferma lo stile tardo-barocco dei maestri italiani, ai quali si deve la cattedrale di San Nicola, realizzata sui disegni di A. Pozzo, e la chiesa dei Crociferi di D. Rossi a Lubiana. Fortemente influenzato dalla scultura italiana è lo scultore sloveno di origine veneziana F. Robba, attivo anche in Croazia. Nel campo della pittura uno dei maestri dell'epoca è considerato F. Bergant, autore delle stazioni della Via Crucis nella chiesa abbaziale di Sticna. Nel XIX sec. la pittura slovena seguì le tendenze che si andavano affermando sulla scena artistica in Austria e in Germania, mentre in architettura prevaleva il classicismo. All'inizio del Novecento, per reazione alle devastazioni provocate dal terremoto a Lubiana nel 1895, si assistette a un grande rinnovamento urbanistico grazie ai rappresentanti del movimento secessionista, e in particolare di M. Fabiani e I. Vurnik. Alla rinascita della città contribuì in modo determinante J. Plečnik con il suo eclettismo, abbinando all'ispirazione neoclassica spunti tratti dal mondo egizio, bizantino e islamico. Sempre agli albori del XX sec. gli impressionisti sloveni, tra i quali si ricordano I. Grohar, R. Jakopic e M. Sternen, furono vicini al movimento di unità nazionale iugoslavo; ma dopo l'unificazione del 1918 con la Serbia, la Croazia e la Bosnia Erzegovina si sviluppò in Slovenia, come anche nelle altre regioni, una reazione all'impressionismo che si concluse con la nascita di un movimento espressionista, i cui principali esponenti furono F. e T. Kralj, fondatori del “Club degli indipendenti”. Dopo la fine della seconda guerra mondiale l'arte si uniformò per un certo periodo ai canoni del realismo socialista, i cui massimi rappresentanti furono gli scultori I. Savinšek e L. Dolinar, mentre intorno alla metà del secolo si affermarono a Lubiana nuove correnti che si ricollegavano all'avanguardia artistica europea e che hanno ricevuto un nuovo impulso dopo la proclamazione dell'indipendenza della Repubblica slovena nel 1991. A conferire una fisionomia peculiare alla pittura e alla scultura postmoderne sono in particolare il gruppo multimediale Neue Slowenische Kunst (NSK, Nuova arte slovena) e la Cooperativa Irwin, fondata da cinque artisti che hanno rinunciato alla propria individualità per esprimersi in forma collettiva. Il gruppo NSK è aperto anche ad altre espressioni artistiche, accogliendo il corpo di ballo Betontanc, esponente di una forma espressiva che alle coreografie mescola musica dal vivo, recitazione e riferimenti alla realtà politica contemporanea.

Cultura: musica

La tradizione musicale in quest'area europea affonda le sue radici nella notte dei tempi, come attesta il ritrovamento in una grotta presso Cerkno, avvenuto nel 1995, di una sorta di flauto in osso, databile tra 15.000 e 35.000 anni fa e ritenuto il più antico strumento musicale di cui si abbia notizia. In epoca storica, la varietà etnico-linguistica che si riscontra sul territorio sloveno ha generato a sua volta una grande varietà di testi e di forme musicali che rispecchiano temi e riti, molti dei quali scomparsi (P. Merkù ne ha raccolti e trascritti oltre 600). I canti sono generalmente a due voci senza accompagnamento, talvolta in stile bordone, e quando accompagnano le festività tradizionali hanno spesso una valenza magica, come le kresnice per il giorno di San Giovanni.La musica colta tuttavia risente dell'influenza occidentale; il primo libro di canti in lingua slovena risale al 1576 a opera di P. Trubar, mentre i musicisti locali operarono soprattutto all'estero, come il più famoso compositore sloveno, J. Gallus Carniolus (Petelin) (1550-91), o, nel XVII sec., G. Plavec, D. Lagkhener, J. K. Dolar. Nel 1660 fu rappresentata la prima opera italiana a Lubiana, dove nel 1765 sorse il Teatro dei Nobili. L'opera barocca più nota è Belin di J. Zupan (1780). Nel XIX sec., sulla scia dei movimenti indipendentisti slavi, sorse una scuola nazionale slovena favorita dalla nascita a Lubiana di organizzazioni culturali impegnate nella diffusione e nella ricerca, e che pubblicarono raccolte di canti e musiche popolari. In particolare, risale al 1701 la fondazione dell'Academia Philarmonicorum labacensis (diventata Società Filarmonica nel 1794), che poté vantare tra i suoi membri F.J. Haydn, L. van Beethoven, N. Paganini, J. Brahms e B. Smetana, mentre il Conservatorio fu istituito solo nel 1919. Fra i compositori romantici, che contribuirono al risveglio della coscienza nazionale recuperando antiche tradizioni popolari, si ricordano K. Masek (1831-59), D. Jenko (1835-1914), B. Ipavec (1829-1908), mentre più tardi operarono F. S. Vilhar (1852-1928), R. Savin-Sirca (1858-1949), M. Kogoj (1892-1956) e S. Osterc (1895-1941). Tra i contemporanei spiccano L. Lebic, M. Kozina e V. Globokar, che vive a Parigi.

Cultura: cinema

La produzione cinematografica slovena per molti decenni fu limitata al settore documentaristico; il primo film vero e proprio, Sulla propria terra, risale al 1948 ed è opera di F. Štiglic (1919-83), senz'altro il regista sloveno più famoso a livello internazionale, grazie all'apprezzamento che suscitò al Festival di Cannes del 1957 il suo La valle della pace (premio per il migliore attore protagonista). Negli anni Cinquanta del secolo scorso le tematiche più spesso affrontate, in chiave realista, furono la Resistenza, l'identità nazionale e la vita della borghesia sotto l'Impero austroungarico. Numerose sono state inoltre le riduzioni da opere teatrali o letterarie nazionali, con le quali il cinema sloveno ha conservato un forte legame. Negli anni Sessanta i registi più rappresentativi sono F. Cap, la cui fama ha varcato i confini grazie al film di spionaggio X-25 javlja, B. Hladnik e M. Klopcic. Tra le più recenti generazioni di cineasti meritano una menzione F. Slak, V. Vogue Anžlovar. J. Pervanje, I. Šterk e A. Košak. L'ultimo film sloveno a essere stato presentato a Cannes è stato la commedia Paradiso artificiale di K. Gordina (1990). Il Festival del cinema sloveno si tiene annualmente a Portorož (Portorose).

Bibliografia

Per la geografia e la storia

A. Melik, Slovenija, Lubiana, 1960; P. Auty, Yugoslavia, New York, 1965; H. Lydall, Yugoslavia in Crisis, Oxford, 1989; G. Castellan, Histoire des Balkans (XIVe-XXe siècle), Parigi, 1991; P. Garde, Vie et mort de la Yougoslavie, Parigi, 1992.

Per la letteratura

S. Janež, Zgodovina slovenske književnosti, Lubiana, 1957; B. Meriggi, Storia della letteratura slovena con un profilo della letteratura serbo-lusaziana, Milano, 1961; J. Pogačnik, F. Zadravec, Zgodovina slovenskega slovstva, Lubiana, 1968-72; M. Pirjvec, Trubar, Kosovel, Kocbek e altri saggi sulla letteratura slovena, Trieste, 1989.