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Islanda

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(Lýđveldiđ Ísland). Stato dell'Europa settentrionale (sup. 102.819 km²). Capitale: Reykjavík. Divisione amministrativa: regioni (8). Popolazione: 319.756 ab. (stima 2008). Lingua: islandese. Religione: protestanti (86,8%), cattolici (2,4%), altri (10,8%). Unità monetaria: corona islandese (100 aurar). Indice di sviluppo umano: 0,968 (1° posto). Confini: oceano Atlantico. Membro di: Consiglio d'Europa, Consiglio nordico, EBRD, EFTA, NATO, OCDE, ONU, OSCE e WTO.

Generalità

L'Islanda è una terra relativamente giovane e soggetta a periodici cambiamenti a causa dell'attività vulcanica e sismica. È anche una terra prevalentemente montuosa e ricoperta di ghiacciai, i più vasti in Europa: non a caso il suo nome significa “terra dei ghiacci”. Vulcanesimo, ghiacciai e geyser caratterizzano pertanto i paesaggi naturali di quest'isola che, pur pur distando appena 300 km dalle coste della Groenlandia e ben 900 da quelle scozzesi, per cultura, lingua, popolazione, si presenta come uno Stato dai tratti nettamente europei. Tali tratti, specificamente nordici, sono conseguenza dei suoi primi colonizzatori che provenivano dalla Scandinavia e che sino agli inizi del secolo scorso hanno mantenuto il controllo sull'Islanda. La posizione geografica di ponte tra Europa e Nordamerica e la sua peculiare economia, basata quasi esclusivamente sulle risorse ittiche, ne fanno un Paese solo parzialmente integrato con il sistema politico-economico europeo e spiegano perché l'Islanda non abbia aderito all'UE.

Lo Stato

In base alla Costituzione del 17 giugno 1944, l'Islanda è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale. Capo dello Stato è il presidente della repubblica, eletto per 4 anni a suffragio universale al pari del Parlamento (Althing), con cui detiene il potere legislativo e che si suddivide in Camera Bassa e Camera Alta, o Senato. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente e dal governo, di nomina presidenziale. Il sistema giudiziario si basa sul sistema continentale europeo, con tre livelli di giudizio. Il più elevato di essi è rappresentato dalla Corte suprema con sede a Reykjavík. I giudici della Corte suprema sono nominati a vita dal presidente della repubblica. La pena di morte è stata abolita nel 1928. Dopo la dichiarazione di sovranità nazionale da parte dell'Islanda (1944), la fine del secondo conflitto mondiale e l'inizio della Guerra fredda, la difesa esterna dell'isola è stata gestita dagli USA che sono tuttora presenti. Per questo motivo l'Islanda non partecipa al WEAG (Western European Armaments Group), un organismo consultivo, all'interno della NATO, che include 19 Paesi europei. Per quanto riguarda il settore dell'educazione, la prima normativa fu promulgata nel 1907 e con essa s'impose l'obbligatorietà scolastica fino a 14 anni (nel 1946 il termine fu spostato a 15 anni). A eccezione della capitale, data la scarsa densità di popolazione, si è diffuso il sistema degli insegnanti itineranti fra 2 o 3 paesi. Per evitare gli inconvenienti di questo sistema, in alcuni casi si sono istituiti internati scolastici. Il sistema scolastico comprende il grado primario, quello secondario e quello superiore. L'istruzione è obbligatoria e gratuita per tutti i ragazzi dai 7 ai 16 anni. La scuola primaria inizia all'età di 7 anni e dura sei anni. La secondaria comprende due cicli, uno di tre anni e un secondo di quattro; al termine di questo ciclo si può accedere agli studi superiori. L'Islanda ha quattro istituti di insegnamento superiore. Questi si svolgono nell'Università di Reykjavík (1911) e in alcune scuole superiori.

Territorio: morfologia

L'Islanda è situata nell'Atlantico settentrionale tra il Mare di Norvegia, lo stretto di Danimarca e l'oceano aperto, spingendosi dai 63º lat. N al Circolo Polare Artico; essa rappresenta la parte emergente di una vasta piattaforma sottomarina formatasi nella sezione settentrionale della grande dorsale medio-atlantica. Strutturalmente è costituita da potenti formazioni basaltiche stratificate, di origine cenozoica, elaborate dal glacialismo. Vulcanesimo e glacialismo abbinati e parimenti grandiosi sono dunque i due tratti fondamentali della geomorfologia islandese, talché l'isola, il cui nome significa “terra dei ghiacci”, è anche nota come “isola del fuoco”. Il vulcanesimo, che si distingue per numero (oltre 200) e varietà degli apparati (la maggior parte dei quali si eleva dalla distesa lavica dell'Óđádhahraun), ha dato luogo a manifestazioni anche recentissime; le più note riguardano le isole Vestmannaeyjar, al largo delle coste sudoccidentali, dove nel 1963 un'eruzione vulcanica sottomarina ha dato origine all'isolotto di Surtsey e dove nel gennaio 1973 si è dovuto evacuare, per una violentissima eruzione, l'omonima cittadina di Vestmannaeyjar. Diffuse e assai importanti sono tuttora le forme di vulcanesimo secondario, tra cui i geyser, le sorgenti di acqua calda che rappresentano una delle principali caratteristiche e ricchezze del Paese. Il termine deriva da Geysir, la località islandese che ha dato nome a tale fenomeno. Il glacialismo pleistocenico, che invase l'intera isola, agì profondamente sulla morfologia creata dagli espandimenti vulcanici: a esso si devono le forme tondeggianti dei rilievi, che in più punti si aggirano sui 1700 m (Hofsjökull, 1765 m; Vatnajökull, 1725 m) e che raggiungono i 2119 m nel Hvannadalshnúkur. I ghiacciai, dall'aspetto di enormi cupole ghiacciate, sono ancora molto estesi (anzi sono i più vasti d'Europa): occupano un'area di 13.000 km² di cui ben 8456 spettano al Vatnajökull, nel SE dell'isola. Essenzialmente montuosa, l'Islanda presenta una serie di pianori, sormontati da vulcani e da cupole ghiacciate, che in genere si spingono sino al mare; assai esigue sono le pianure litoranee, formate da depositi fluvioglaciali, eccetto nella parte meridionale del Paese, dove se ne trovano di relativamente ampie. Le coste, per lo più alte e rocciose, sono variamente articolate e spesso incise da profonde insenature, simili ai fiordi norvegesi.

Territorio: idrografia

L'andamento dei maggiori rilievi, orientati da W a E nel settore centro-meridionale dell'isola, fa sì che i corsi d'acqua nati dall'altopiano interno si dirigano in prevalenza verso N o verso SW, come il Thjórsá, il più lungo dei fiumi islandesi. Il regime dei corsi d'acqua, alimentati dalle piogge e dalle nevi, è per lo più costante, con massimi in primavera; durante le eruzioni vulcaniche per la fusione dei ghiacci si possono però avere piene improvvise anche assai impetuose. Caratteristiche dei fiumi islandesi sono le numerose cascate che essi formano nel superare i margini degli altopiani centrali; particolarmente spettacolare è la Gullfoss, la “cascata d'oro”, sul fiume Hvítá. Sparsi sul territorio si trovano numerosi piccoli laghi di origine glaciale.

Territorio: clima

Sottoposta a influssi polari e atlantici, l'isola presenta un clima oceanico di tipo temperato freddo; le estati sono perciò assai fresche (registrando valori medi di 10-11 ºC) mentre gli inverni, a dispetto della latitudine, risultano piuttosto miti (medie attorno a 0 ºC). Le influenze polari, preponderanti nel N e nel centro del Paese, determinano in tale area inverni più rigidi, estati molto brevi e scarse piogge (400 mm annui); per contro, nelle regioni meridionali, i venti di S e SW mitigano le temperature e apportano copiose precipitazioni, sino a 1200 mm annui. Contribuisce ad accentuare il contrasto tra la sezione settentrionale e quella meridionale del Paese la corrente del Golfo, che con alcuni rami lambisce le coste occidentali e meridionali dove soprattutto innalza le temperature invernali, ma anche arreca nebbie fitte e persistenti.

Territorio: geografia umana

Data la sua posizione marginale rispetto alle principali rotte marittime, l'isola rimase a lungo disabitata; solo nel sec. IX vi giunsero alcuni monaci irlandesi, poi gruppi di norvegesi, ai quali si deve il primo stabile popolamento dell'isola. Si calcola che già agli inizi del sec. X vi fossero ca. 25.000 ab.; in seguito, grazie ai vivaci commerci con la Norvegia, l'Islanda godette di una certa prosperità, il che favorì l'aumento della popolazione; ma il successivo oppressivo dominio danese causò un ristagno economico e demografico: alla fine del sec. XIX gli islandesi erano appena 80.000. La conquista dell'autonomia prima, e della piena indipendenza poi, ha segnato le tappe della ripresa del Paese, passato dai 120.000 ab. del 1930 ai 254.000 del 1989 e agli oltre 293.000 del 2004. In tal modo l'Islanda registra una delle più basse densità di popolazione in Europa (3 ab./km²). L'insularità ha favorito una composizione etnica (e un patrimonio genetico) molto omogenea della popolazione, che, per la quasi totalità, è di origine celtica e nordica. La dinamica demografica dell'Islanda non ha subìto, negli ultimi decenni del sec. XX, nessuna modifica sostanziale. Tra il 2002 e il 2007, il tasso di crescita annua è stato dell'1,5% e l'incremento naturale si aggira intorno all'8,4‰ (2007). L'urbanizzazione è iniziata negli anni Quaranta del Novecento e fa sì che il 92% (2008) della popolazione risieda nelle aree urbane. Reykjavík, con i suoi 196.564 ab., è l'unica importante area urbana del Paese.

Territorio: ambiente

La vegetazione dell'Islanda è di tipo artico europeo: muschi e licheni sono la prevalente copertura vegetale dell'Islanda settentrionale, mentre le aree erbose, i pascoli e le brughiere, importanti per l'allevamento, si concentrano lungo le coste meridionali dell'isola. La foresta, che in epoca storica ricopriva il territorio, è completamente scomparsa. Sono stati avviati, a partire dagli anni Settanta del Novecento, alcuni programmi di riforestazione con betulle, salici e abeti (0,3% della superficie), presenti nelle più riparate e temperate regioni sudoccidentali. Le condizioni climatiche non favoriscono neppure lo sviluppo di alberi da frutto: crescono essenzialmente mirtilli e uva ursina. Gli unici mammiferi indigeni sono la volpe dell'Artico, che popolava l'isola già all'epoca dei primi insediamenti umani, e l'orso polare, che dalla vicina Groenlandia saltuariamente raggiunge l'isola su banchi di ghiaccio galleggianti, creando qualche problema alla popolazione. Tra gli animali introdotti dall'esterno vi sono la renna, il visone e il topo selvatico. Sull'isola non vivono né rettili né anfibi, mentre sono ospitate ca. 100 specie di uccelli. Diverse colonie di anatre hanno il loro habitat naturale intorno al lago Mývatn, nella regione settentrionale. Tra i pesci di acqua dolce ci sono anguille, salmoni, trote e salmerini alpini. Le pescose acque marine sono popolate da merluzzi e aringhe. Le foche e le balene sono quasi totalmente scomparse in seguito a decenni di caccia indiscriminata. Per preservare l'ingente patrimonio naturale, il governo ha dichiarato protette, sotto forma di monumenti naturali, riserve paesaggistiche, parchi nazionali e rifugi faunistici, più di 80 zone del Paese (7,1%). Particolarmente importanti sono i tre parchi nazionali, il Thingvellir (istituito nel 1928, Islanda centro-meridionale), lo Skaftafell (istituito nel 1967, Islanda sudorientale) e il Jkulösárgljúfur (istituito nel 1973, Islanda nordorientale). Le maggiori questioni ambientali riguardano l''inquinamento delle acque superficiali, determinato dall'utilizzo di fertilizzanti, e l'inadeguato trattamento di alcuni scarichi. Preoccupazione destano anche lo sfruttamento intensivo delle risorse ittiche e la conservazione dell'equilibrio dell'habitat marino.

Economia: generalità

Non certo favorita dalla natura, se si eccettuano la pescosità dei mari e il cospicuo potenziale idroelettrico e geotermico, l'Islanda ha sopperito alla povertà di risorse con un secolare straordinario adattamento – si potrebbe dire attaccamento – dell'uomo all'ambiente e con una mirabile organizzazione economica e politica al servizio dell'intera collettività (notevole è l'intervento dello Stato nei settori-chiave dell'economia, quali la pesca e l'attività mineraria); il livello di vita è ormai molto elevato, di tipo scandinavo. Tuttavia l'Islanda denuncia tutta la sua debolezza nella pressoché totale dipendenza dagli andamenti economici internazionali; in particolare il Paese risente in misura assai grave del fatto di poter contare essenzialmente su un'unica fonte di reddito – il pesce e i suoi derivati – alla mercé dell'andamento dei prezzi e delle richieste del mercato internazionale, mentre deve ricorrere alle importazioni per quasi tutti i beni, sia di consumo sia d'equipaggiamento, di cui necessita: agricoltura e industria sono infatti attività molto deboli. È invece in crescita l'attività turistica con i principali flussi di visitatori provenienti da Germania, USA e Danimarca. Anche l'industria dell'alluminio, sebbene rappresenti ancora una piccola quota di mercato, è in fase di crescita. Progetti di incremento della produzione riguardano anche altri settori industriali (magnesio). Nonostante questi segnali di cambiamento, quella islandese è ancora un'economia poco diversificata, il cui sviluppo è dipendente dall'industria ittica. Le conseguenze di tale legame si sono chiaramente evidenziate nel periodo compreso tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del decennio successivo, quando si è palesata una diminuzione dei proventi, causata dalla decisione del governo di introdurre un regime di quote per disciplinare e limitare la pesca, allo scopo di impedire un'irreversibile alterazione dei naturali ritmi di riproduzione dei banchi di pesci delle acque territoriali islandesi. La contemporanea diminuzione dei prezzi del pesce ha determinato una significativa crisi del settore, a cui, tra l'altro, si è accompagnato un indebolimento delle altre principali esportazioni islandesi (alluminio e ferrosilicone). A partire dal 1994, l'economia ha fatto registrare segnali di crescita, sostenuta, in misura significativa, dal consumo delle famiglie e da una ripresa delle esportazioni. Anche la finanza pubblica è in una fase di forte recupero e l'inflazione nel 2008 ha raggiunto il livello del 12,4%. Nello stesso anno il PIL è stato di 17.549 milioni di dollari USA mentre il PNL ha raggiunto nel 2007 19.029 milioni di dollari USA, con un rapporto PIL/ab. nel 2008 di 55.462 dollari USA. Questi risultati concorderebbero pienamente con i criteri stabiliti a Maastricht per la partecipazione all'Europa della moneta unica, ma l'Islanda ha rifiutato di aderire all'UE, ritenendo che inevitabilmente verrebbe meno l'autonomia decisionale riguardo le quote-pesce, che sarebbero stabilite a livello europeo. I rapporti dell'Islanda con le istituzioni europee sono limitati all'ambito più ristretto dello Spazio Economico Europeo (SEE), entrato in vigore nel gennaio 1994, che riunisce i Paesi dell'UE e della maggioranza di quelli dell'EFTA (Islanda, Liechtenstein e Norvegia). L'accordo prevede il libero accesso ai mercati dell'UE per i prodotti ittici islandesi dal 1997, in cambio l'Islanda deve consentire ai pescherecci europei di pescare nelle sue acque una determinata quota di pesce. L'entrata in vigore del trattato ha quindi modificato profondamente il sistema di gestione dei servizi finanziari, sul quale l'influenza dello Stato è stata tradizionalmente molto elevata. All'Islanda, è stato inoltre richiesto di introdurre nella legislazione nazionale, riguardante i servizi finanziari, criteri simili a quelli dei Paesi dell'UE, per consentire alle banche o alle società di assicurazioni di operare nello SEE senza incontrare particolari difficoltà. Le conseguenze più dirette dell'accordo riguardano l'incremento degli scambi fra l'Islanda e i Paesi membri dell'UE, ma già dal 1993 i Paesi della Comunità Europea erano i suoi principali partner commerciali. La Germania e la Gran Bretagna lo sono per quanto riguarda rispettivamente le importazioni e le esportazioni. Altri importanti partner commerciali sono gli Stati Uniti, i Paesi Bassi e la Danimarca. Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri, l'Islanda riceve la maggior parte dei flussi dai Paesi dell'UE, anche se, a livello di singolo stato, gli USA sono i più importanti; i settori maggiormente interessati sono quelli dell'industria e dei servizi, in forte crescita. A sostegno del sistema economico, produttivo e finanziario, lo Stato sovvenziona ampiamente l'istruzione e la ricerca scientifica, con investimenti in linea con i Paesi europei più avanzati.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

La natura dei terreni e gli aspetti climatici limitano la presenza di aree agricole: i suoli poveri e il clima inadatto rendono antieconomica la cerealicoltura; l'arativo viene riservato essenzialmente alle sole patate (che crescono nelle zone più solatie) e alle foraggere; caratteristica del Paese è la coltivazione in serre (riscaldate, al pari degli edifici, utilizzando l'acqua dei geyser) di ortaggi, frutta, fiori. L'allevamento riguarda soprattutto gli ovini, che si accontentano di pascoli magri, e di animali da pelliccia; il passaggio dalla cerealicoltura alle colture foraggere ha consentito però una certa espansione dell'allevamento bovino: il Paese è autosufficiente per quanto concerne carne e prodotti lattiero-caseari. Per il trasporto interno sono ancora impiegati i cavalli pony. L'economia si regge però effettivamente sulla pesca. Tale attività, organizzata modernamente con una flottiglia bene attrezzata, sfrutta i pescosi mari costieri: si pescano soprattutto merluzzi e aringhe, mentre la caccia alla balena, un tempo molto importante, è di scarso rilievo per la pressoché totale scomparsa dei cetacei dai mari artici. Discreti sviluppi ha avuto l'acquacoltura dei salmoni.

Economia: risorse minerarie e industria

Modeste sono le risorse minerarie; in particolare mancano del tutto i combustibili. Sopperiscono in parte alle necessità energetiche le acque dei geyser; rilevante è inoltre il potenziale idroelettrico (l'energia elettrica prodotta nel Paese è infatti di origine idrica per ca. l'84% e geotermica per ca. il 16%), il cui accresciuto sfruttamento è stato un elemento fondamentale per il potenziamento dell'industria. Nella regione termale del My'vatn viene estratta la diatomite. § L'industria contribuisce in buona parte al PIL (24,2%); si basa eminentemente sulla lavorazione del pesce (olio e farina di pesce, oltre all'industria conserviera). Si hanno inoltre alcuni cementifici, aziende tessili (in espansione i lanifici), concerie, calzaturifici, industrie di fertilizzanti e complessi metallurgici: produzioni di ferro-silicio, di rilievo soprattutto quelle di alluminio. Grazie al potenziale elettrico disponibile, nel 1987 è stato siglato un contratto per la fornitura di energia elettrica alla Gran Bretagna, attuata tramite un cavo sottomarino lungo quasi 1000 km. Durante l'ultimo decennio del Novecento grandi progressi sono stati compiuti nella produzione di tecnologie sofisticate per la pesca, nei prodotti destinati alla nautica e nelle applicazioni dell'informatica nelle varie fasi produttive di tali settori.

Economia: comunicazioni, commercio e servizi

Le comunicazioni terrestri interne sono rese difficili, in vari punti quasi impossibili, per la presenza di grandi masse glaciali; mancano totalmente le ferrovie, ma esiste una rete stradale, che effettua l'intero periplo dell'isola ed è percorsa da regolari servizi di autobus. I commerci interni, in particolare per le merci pesanti, sono principalmente svolti dalle navi, che esercitano il cabotaggio tra la capitale Reykjavík e i principali centri costieri. Le comunicazioni aeree hanno conosciuto un rapido sviluppo negli ultimi decenni. Esse sono assicurate dalla Icelandair. Il principale aeroporto è quello internazionale di Keflavík, a ca. 50 km dalla capitale. Gli scambi con l'estero rivelano chiaramente la debolezza dell'economia islandese. I 3/4 delle esportazioni consistono in pesce, congelato e salato, e nei suoi derivati; seguono l'alluminio, alcuni prodotti zootecnici (lana, pelli, carne) e dell'industria tessile; le importazioni sono essenzialmente rappresentate da combustibili, numerosi prodotti industriali (farmaceutici, elettronici ecc.), macchinari e mezzi di trasporto, generi alimentari, talune materie prime (bauxite e altri minerali, legname ecc.). L'interscambio si svolge soprattutto con la Germania, la Gran Bretagna, gli USA, i Paesi Bassi e la Danimarca. I servizi del terziario commerciale e amministrativo e quelli del quaternario politico e scientifico si concentrano esclusivamente nell'area urbana della capitale. Per quanto riguarda le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'Islanda occupa una posizione di eccellenza. La capacità di saper sfruttare le ICT (Information and Communication Technologies) per dare un contributo allo sviluppo nazionale e socioeconomico colloca il Paese al secondo posto mondiale, dopo gli USA, secondo una classifica elaborata dal World Economic Forum (WEF) e dall'Università di Harvard (2002).

Storia

L'Islanda fu scoperta da navigatori vichinghi e dopo alcuni insignificanti insediamenti di monaci irlandesi, l'isola fu colonizzata da un gruppo di norvegesi, che, dall'870 in poi, vollero sottrarsi alla tirannide del re Aroldo. Nel sec. X si formò la libera Repubblica Islandese, divisa in quattro cantoni, e avente come organo supremo l'assemblea (Althing) di Thingvellir. Nell'anno 1000 fu introdotto per legge il cristianesimo, ma nonostante nel 1056 fu costituita una prima diocesi a Skálholt e nel 1106 fu consacrata la diocesi di Hólarma, la nuova religione stentò ad affermarsi sul costume pagano. Nel 1262 il re di Norvegia, Haakon IV, sottomise l'Islanda, favorito dalle discordie fra le più importanti e nobili famiglie dell'isola. Seguì un lungo periodo di decadenza, aggravato dalle eruzioni vulcaniche e da periodiche carestie. Dopo l'accordo di Kalmar (1397), la Danimarca si sostituì alla Norvegia nel dominio dell'isola, imponendo poi, sotto il regno di Cristiano III, con forza la fede luterana agli islandesi. L'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason, fu giustiziato dai protestanti nel 1550. Primo vescovo protestante fu Gudhbrandur Thorláksson (1542-1627), che fece un'attiva propaganda religiosa e culturale. Il dominio danese divenne più oppressivo con il re Cristiano IV, che impose, nel 1602, il “monopolio commerciale”: solo i mercanti danesi potevano commerciare con l'Islanda. Tale regime restrittivo durò ca. due secoli e provocò decadenza e miseria per l'Islanda. A partire dal 1787, l'isola ebbe un sensibile miglioramento economico e politico, in seguito al ridimensionamento del "monopolio commerciale" danese. Nel corso dell'Ottocento si andò sviluppando un notevole nazionalismo islandese: già nel 1809 gli islandesi avevano tentato, inutilmente, di rendersi indipendenti. L'avventuriero danese Jørgen Jurgensen ristabilì per breve tempo l'autonomia dell'isola, ma la Pace di Kiel nel 1814 restituì l'Islanda alla Danimarca. Solo nel 1904 fu concessa all'Islanda un'autonomia amministrativa (con un suo Parlamento e governo). La politica estera continuava però a essere gestita dalla Danimarca. Il processo verso la piena autonomia culminò, nel 1918, con un trattato federativo in base al quale l'Islanda diveniva uno Stato indipendente, pur restando vincolata alla Danimarca da una semplice unione personale al sovrano. Questo legame fu spezzato durante la seconda guerra mondiale, quando la Danimarca fu invasa dai tedeschi e l'Islanda fu occupata dalle truppe alleate. Il 17 giugno 1944, a seguito di un plebiscito, l'Islanda si proclamò finalmente repubblica indipendente e Sveinn Björnsson, che dal 1941 aveva esercitato la reggenza in nome del re di Danimarca, Cristiano X, fu eletto primo presidente della repubblica. Nel 1949 l'Islanda aderì al Patto Atlantico e concesse (1951) agli Stati Uniti la base aerea di Keflavík, nei pressi di Reykjavík, suscitando le più accese proteste di tutta la popolazione, gelosissima della propria indipendenza e già irritata per l'eccessiva presenza nelle acque dell'oceano Atlantico prospicenti l'isola di pescherecci stranieri, la cui attività minacciava una delle principali fonti di ricchezza del Paese. La necessità di salvaguardare le riserve ittiche portò il governo islandese a estendere il limite delle acque territoriali prima da 3 a 12 miglia, quindi a 50 miglia nel 1972 e infine, nel 1975, a 200 miglia. Questa decisione suscitò la vivace reazione dei Paesi vicini, soprattutto della Gran Bretagna, e diede origine a un'aspra controversia che fu detta “guerra del merluzzo”. Nel 1976 la mediazione norvegese permise di giungere a un accordo favorevole all'Islanda. Per quanto riguarda la politica interna, dopo la seconda guerra mondiale, i governi furono in prevalenza di coalizione. Dapprima si ebbe un accordo tra socialdemocratici e indipendenti (fino al 1971), e poi iniziò un'alternanza al potere tra conservatori e progressisti. Alle elezioni presidenziali del 1980, per la prima volta nell'isola e in Europa, fu eletta una donna capo dello Stato, la signora Vigdís Finnbogadóttir, riconfermata poi nella carica per ben tre volte (1984, 1988 e 1992). Le elezioni politiche del 1983 segnarono l'affermazione, anche in questo caso per la prima volta, di un partito composto esclusivamente da donne e il declino dei partiti tradizionali, che perdevano terreno soprattutto alla fine degli anni Ottanta (consultazioni del marzo 1987), quando si manifestava una certa instabilità politica (flessione dei partiti tradizionali a eccezione dei socialdemocratici) e frequenti avvicendamenti governativi; ne è infine risultata nel 1991 un'alleanza fra Partito socialdemocratico e Partito dell'Indipendenza, con a capo il premier David Oddsson, che ha lasciato all'opposizione il Partito progressista, per vent'anni perno delle varie coalizioni governative. Obiettivo programmatico di tale gabinetto era la riduzione dell'isolazionismo tradizionale del Paese e il consolidamento dei rapporti con l'Europa. Nonostante l'Islanda, nel 1970, avesse aderito all'EFTA, decisione che si era rivelata molto utile ai fini dell'incremento del commercio, essa preferì non partecipare alla Comunità Europea e nel 1992 limitò la sua partecipazione allo Spazio Economico Europeo. In tal modo, i rapporti con l'UE sono regolati da accordi che obbligano il Paese ad accettare in parte la legislazione dell'Unione Europea, senza però che quest'ultima possa influire sui processi decisionali del governo islandese. La NATO, a partire dal 1994, riduceva la sua presenza in Islanda, dichiarata già nel 1985 dal Parlamento territorio denuclearizzato. Nell'aprile 1995, la coalizione capeggiata dal Partito dell'Indipendenza veniva riconfermata come maggioranza di governo, mentre un rappresentante del Partito Alleanza Popolare, Ólafur Grímsson, veniva eletto presidente della repubblica nel 1996, e nelle elezioni politiche del 1999 riportava lo stesso successo. Nelle elezioni legislative del 1999 è stato confermato David Oddsson, del Partito dell'Indipendenza, che costituì un governo di coalizione con i centristi del Partito progressista, riuscendo a garantire al Paese una buona ripresa economica. Nelle elezioni legislative del maggio 2003 è stato riconfermato come premier, per la quarta volta, Oddsson. Quest'ultimo ha lasciato tale carica nel 2004 a favore di Halldór Ásgrímsson, del Partito progressista; sempre nello stesso anno veniva riconfermato il presidente Grímsson. Nel giugno 2006 il primo ministro Halldór Ásgrímsson rassegna le dimissioni e viene sostituito da Geir H. Haarde, precedentemente ministro degli esteri. Nel maggio 2007 si svolgevano le elezioni legislative, vinte per un seggio dal centro-destra. Successivamente Geir H. Haarde veniva riconfermato primo ministro. Durante la crisi dei mercati finanziari dell'ottobre 2008, il premier doveva varare un piano di salvataggio delle maggiori banche del Paese, colpite duramente dalla situazione economica mondiale, ma nel gennaio del 2009 rassegnava le dimissioni, dopo una serie di proteste nella capitale. Il governo veniva subito affidato a Johanna Sigurdardottir a capo di una coalizione di centro-sinistra, che vinceva, poi, le elezioni anticipate dell'aprile 2009. Nel febbraio del 2010 si aprivano i negoziati per l'adesione del Paese alla UE. Nel luglio del 2012 il presidente uscente Grímsson vinceva le elezioni presidenziali con il 52,8% delle preferenze, mentre alle elezioni di aprile dell'anno seguente tornava al potere il Partito dell'Indipendenza. Penalizzata per la politica di austerità, la coalizione di governo del centro-sinistra era pesantemente sconfitta alle elezioni del 2013 dai partiti conservatori.

Cultura: generalità

L'aspro territorio islandese ha visto nascere nel corso dei secoli una cultura fiera e indipendente, che parla di allevatori e pescatori ma anche di coraggiosi guerrieri e gente operosa, giunti in un Paese giovane da colonizzare dove ancora oggi è possibile ammirare più che le vestigia di antiche abitazioni vichinghe delle quali sono rimaste solo le fondamenta, solidi insediamenti di fattorie dal tetto di torba, trasformate ormai in musei di arti popolari (come quelli di Keldur nell'Islanda sudoccidentale, o di Glaumbær e Laufás nella parte settentrionale dell'isola). Gli islandesi, sommamente orgogliosi della loro terra e della loro indipendenza, usano ancora gli antichi nomi dei mesi e contano l'età dei cavalli in inverni anziché in anni, in memoria del tempo in cui solo l'estate e l'inverno scandivano la vita e il tempo. Si considerano inoltre un'unica grande famiglia e non hanno cognome, distinguendosi per il patronimico che prevede il suffisso son (figlio) per i maschi, dottir (figlia) per le femmine: solo il 10% della popolazione ha un vero cognome, che in genere risale all'epoca della colonizzazione. Ma il governo sta cercando di eliminare i cognomi esistenti, in modo da uniformare il sistema per cui gli islandesi non possono prendere né un cognome nuovo, né quello del coniuge. Ufficialmente cristiana, l'Islanda ha visto dagli anni Settanta del sec. XX in poi un considerevole ritorno dell'antica religione scandinava Ásatrú (letteralmente “fede negli æsir”, divinità della Scandinavia precristiana). Il culto, originario dei popoli germanici, nella sua forma moderna attribuisce grande importanza alla forza e all'armonia della natura, della quale le antiche divinità sarebbero la rappresentazione magica. § In Islanda esistono tre importanti Università: l'University College of Education e l'University of Iceland, entrambe a Reykjavík, oltre che l'Università di Akureyri.

Cultura: tradizioni

La vita in Islanda ha ancora, in gran parte, accento patriarcale. Le tenebre e l'inverno lunghissimo hanno fatto della casa il centro naturale dell'esistenza. La tipica abitazione islandese è una masseria circondata da uno spiazzo erboso (tūn) e il podere (jord) è delimitato da un terrapieno. Le case, generalmente rivestite di legno o di torba, sono confortevoli e molto riscaldate o dall'acqua calda dei geyser o da grandi stufe di maiolica, e sono sparse su un territorio dove in pratica mancano collegamenti. Ogni casa è quindi attrezzatissima per garantire la sopravvivenza in caso di isolamento. Le feste sono celebrate nell'intimità, eccezione fatta per Reykjavík. L'Islanda è il Paese che più di ogni altro al mondo resta ancorato agli antichi costumi. Per solennizzare le feste le donne indossano una sottana di raso e di panno nero, una camicetta bianca, cintura in filigrana argentata e bracciali. In testa portano una cuffia adorna di un velo puntato da un grande spillone; in chiesa la cuffia viene sostituita con una specie di berretto grigio. Gli uomini portano calzoni neri, stivaloni di gomma, maglioni colorati o tuniche coperte da giacche a quadri, cappelli a cono. Gli islandesi amano il divertimento. Da maggio a ottobre, quando il giorno è perenne, la vita è animatissima, specie nella capitale e nei pochi altri centri del Paese: cittadine da 2 a 10.000 ab. ca. La gente di sera affolla i Bakarj, locali tra il caffè, il bar e il ristorante, dove si beve, si mangia, si conversa e si leggono i giornali. Gli islandesi, oltre alla musica e al ballo, amano le passeggiate in comitiva e i bagni, che escludono il costume; sono infatti nudisti da sempre, per convinzione igienica. Alcune feste tra le principali del Paese ricorrono nel mese di giugno: quella nazionale, che celebra l'indipendenza dalla Danimarca e la fondazione della Repubblica d'Islanda (17 giugno, giorno in cui nacque l'eroe nazionale Jòn Sigurdsson) vede gli islandesi organizzare variopinte parate, concerti anche all'aperto, balli e spettacoli, mentre per Sjómannadagurinn (prima settimana di giugno), si ricordano i marinai con gare di nuoto e di salvataggio in mare, oltre che di tiro alla fune e braccio di ferro; per la festa di Mezza Estate (24 giugno) ci si rotola nella rugiada notturna che, secondo la leggenda, curerebbe magicamente almeno 19 tipi diversi di malattie. Il primo giorno d'estate si festeggia però con largo anticipo il terzo giovedì di aprile (Sumardagurinn Fyrsti), primo giorno del primo mese estivo Harpa, secondo l'antica suddivisione dei mesi islandesi in occasione del quale si preparavano doni per i bambini; ma i balli, i falò e i grandi banchetti tornano anche ad agosto per Pjódhátí-Vestmannaeyjar e Verslunarmannahelgi feste locali a cui gli islandesi partecipano numerosi ed entusiasti. Il 18 agosto è invece la Notte Culturale di Reykjavík, quando le librerie, i musei, i bar e i ristoranti restano aperti fino a tardi aspettando che i fuochi d'artificio concludano la festa. Al Festival Vichingo che ogni anno si tiene nel porto di Hafnarfjördur partecipa un pubblico internazionale che si distribuisce fra mostre di artigianato e tradizioni locali, oltre che rappresentazioni di antichi duelli tra guerrieri vestiti con i tipici costumi dell'epoca. Infine per Natale, molto sentito da tutti gli islandesi, "diversi Babbo Natale" invadono le vie dei centri abitati con scherzi e canti. § La cucina tradizionale è composta soprattutto da piatti di pesce, ricchezza principale dell'isola, terra di pescatori dal mare generoso, dove la pesca del merluzzo e delle aringhe in estate diventa la sagra del lavoro marinaro. Alcune pietanze sono piuttosto particolari: l'hákarl è a base di carne di squalo putrefatta tramite un processo di decomposizione, per sotterramento nella sabbia, che può durare anche sei mesi; i súrsaðir hrútspungar sono invece testicoli di montone a bagno nel siero di latte e schiacciati fino a diventare una torta; mentre lo svið è la testa di pecora (occhi compresi) scottata fino ad abbrustolirsi, aperta in due e consumata o bollita, o fresca o in salamoia; infine lo slátur è un miscuglio di frattaglie ovine insaccate, prima di essere cucinate, in un budello di pecora. Altri piatti tipici, un po' più adatti a tutti i palati, sono le polpette di pesce o le fette sottili di eglefino, asciugate all'aria aperta, disidratate e servite con il burro (harðifiskur). Non mancano la carne di balena (nel 2003 il divieto di caccia alle balene, in vigore da oltre 14 anni, è stato revocato dal governo islandese) e di foca, ma anche di agnello (hangikðt è un piatto tipico di Natale a base di agnello affumicato), pernice, vitello e cavallo, servita spesso con un particolare pane azzimo. Chi ama il dolce deve assaggiare le pönnukökur (frittelle islandesi), le kleinur (tipiche ciambelle dell'isola), ma soprattutto lo skry, molto simile allo yogurt, insaporito con l'aggiunta di frutta (in particolare frutti di bosco) e zucchero. Il brennivín (letteralmente vino bruciato) è invece la bevanda tradizionale islandese, superalcolico molto simile all'acquavite, derivato per distillazione dalle patate e aromatizzato con semi di cumino.

Cultura: letteratura

La letteratura islandese nacque nella cerchia dei norvegesi che si trasferirono nell'isola, trapiantandovi il ricco patrimonio norreno di miti pagani e leggende eroiche. Elaborati in canti e in poemi, tali miti vennero trasmessi oralmente fin verso il 1150, cioè fino all'adozione dell'alfabeto latino, introdotto in Islanda in seguito al processo di cristianizzazione. Sorse così il primo nucleo di opere a carattere epico-lirico, alcune delle quali sono giunte a noi nella raccolta dell'Edda, nella quale si conclude, in forma magica e fantastica, il Medioevo pagano. Il secondo nucleo dell'antica poesia islandese, contemporaneo alla formazione dei poemi eddici, suddivisi nei generi mitico, gnomico ed eroico, è quello costituito dalla poesia degli scaldi, trasmessa oralmente dai poeti di corte (skáld) e in parte tramandata attraverso le saghe: Egil Skallagrímsson (ca. 910-980) biografia del celebre skáld vichingo, Kormák Ögmundarson (937-967), Hallfredhr Óttarson (967-1007) sono i nomi più famosi tra gli scaldi pagani, Bjarni Kolbeinsson (1188-1222), Sturla Thórdharson (1214-1284) tra i cristiani. Ma forse nelle saghe la letteratura islandese ha raggiunto i suoi risultati più alti (Saga della gente della valle del salmone, Saga di Njál, Saga di Erik il Rosso), aprendo la strada anche alla storiografia che, come disciplina vera e propria, sorse soltanto dopo i primi contatti con la cultura europea e l'introduzione del cristianesimo. Nell'Europa medievale esistevano in realtà molti tipi di saghe, ma in Islanda si diffusero quelle cosiddette “familiari”, attraverso le quali si raccontavano i fatti umani, sentimentali, eroici e religiosi, a cavallo tra fantasia e realtà, degli antichi. Esse costituiscono sia una delle forme più evolute di letteratura dell'epoca, sia un vero patrimonio letterario medievale. Alla perdita dell'indipendenza politica (fine sec. XIII) seguì una decadenza economica e culturale mentre si affermò ed ebbe fortuna per cinque secoli (1350-1850) una nuova forma di poesia epica espressa dalle rímur (quartine con rime alternate, rifacimenti in versi di antichi scritti), che costituirono un legame con il grande passato letterario. Pochi i nomi di rilievo: il vescovo cattolico Jón Arason (1484-1550), il protestante Hallgrím Pétursson (1614-1674), autori di liriche religiose, e, nella seconda metà del Settecento, aperta all'illuminismo, il naturalista e poeta Eggert Olafsson (1726-1768), Jón Thorláksson (1744-1819), traduttore di A. Pope, J. Milton, F. G. Klopstock, lo storiografo Jón Espolin (1769-1836), il lessicografo Sveinbjörn Egilsson (1791-1852). Il romanticismo determinò un recupero dell'antico patrimonio delle saghe e, in campo politico, uno stimolo all'indipendenza nazionale. Ebbe i suoi interpreti più validi in Jónas Hallgrímsson (1807-1845) e in Jón Thoroddsen (1818-1868), considerato il “padre del romanzo islandese”, che nei suoi fortunati romanzi di tono popolaresco (Ragazzo e ragazza, 1850; Uomo e donna, pubblicato solo nel 1876) rivela la dipendenza da W. Scott e da C. Dickens. Dopo il 1880 si affermò una corrente realistica, che annoverò tra le sue file Gestur Pálsson (1852-1891), Jónas Jónasson (1856-1918), Einar Kvaran (1859-1938) e un poeta come Thorsteinn Erlingsson (1858-1914). Novellieri efficaci ma di tendenze conservatrici furono il colono Gudhmundur Fridhjónsson (1869-1944) e l'autodidatta Jón Trausti (1873-1918), senza dubbio la personalità più interessante dell'inizio del Novecento. Intanto un certo numero di scrittori rinunciò alla madrelingua (Jón Sveinsson – 1857-1944 –, sacerdote di Akureyri scrisse in tedesco molte opere per ragazzi, tradotte poi in diverse lingue) e si espresse in danese per ottenere fama più vasta: così il drammaturgo Jóhann Sigurjónsson (1880-1919) famoso per il romanzo Fjalla-Eyvindur, il poeta e narratore neoromantico Jónas Gudhlaugsson (1887-1916), il drammaturgo e narratore Gudhmundur G. Kamban (1888-1945), il romanziere Gunnar Gunnarsson (1889-1975), autore di romanzi ispirati alla sua terra (La stirpe di Borg, 1912-14; La chiesa sulla montagna, 1923-28), mentre in riksmål si espresse Kristmann Gudmundsson (1902-1983). Dopo il 1920 si affermarono i narratori Thórbergur Thórdarson (1889-1974) e Gudhmundur G. Hagalín (1898-1985); la poetessa Hulda (1881-1946), i poeti Davíd Stefánsson (1895-1965), Tómas Gudmundsson (1901-1983). Ma la figura più ricca e convincente fu quella di Halldór Kiljan Laxness (1902-1998), premio Nobel nel 1955. Personaggio tormentato, cattolico, poi comunista militante, fu autore di romanzi (tra cui Gente indipendente, considerato uno dei capolavori letterari del suo secolo), saggi, racconti, drammi e versi. Tra i lirici sono ancora da ricordare: Steinn Steinarr (1908-1958), Hannes Sigfússon (1922-1997), Jón Óskar (1921-1998), Elías Mar (n. 1922), che è anche narratore, Hannes Pétursson (n. 1931); tra i narratori, Agnar Thórdharson (1917-2006), Thor Vilhjálmsson (n. 1925), Thorgeir Thorgeirsson (n. 1933). Ma ancora molti sono gli autori della letteratura islandese moderna, come l'istintivo Guðbergur Bergsson (n. 1932), scrittore tra l'altro de Il cigno, che ha come protagonista una bimba di nove anni condotta in una fattoria sperduta; Olaf Olafsson (n. 1962), islandese residente a New York, a cui è caro il tema della vita interiore come emerge nei suoi Una passeggiata nella notte e Il viaggio di ritorno; Hallgrímur Helgason (n. 1959), che nel 2001 ha vinto il premio letterario islandese con Il più grande scrittore d’, omaggio a Halldór Laxness. Sono invece di Einar Már Guðmundsson (n. 1954) Orme nel cielo, storia di una famiglia islandese all'inizio del sec. XX e Angeli nell’universo, che nel 1995 si è aggiudicato il premio del Consiglio Nordico per la Letteratura. E infine due donne: Hrafnhildur Hagalín (n. 1965), famosa per i suoi testi teatrali, tra i quali Io sono il Maestro e Dai, Elettra e Svava Jakobsdóttir (1930-2004), autrice della raccolta di racconti Tutto in ordine, fotografia impietosa della vita in Islanda e dei condizionamenti generati dalla durezza della natura.

Cultura: arte

Del periodo cosiddetto “pagano” (ca. 875-1000) rimangono soltanto oggetti di metallo rinvenuti nelle tombe vichinghe. I frammenti di un Giudizio Universale inciso su legno (ca. 1100; Reykjavík, Museo Nazionale) testimoniano l'influenza dell'iconografia e dello stile bizantino anche in aree così periferiche. Essendo priva di veri agglomerati urbani, l'Islanda non conobbe l'architettura propria delle città europee del Medioevo (cattedrali e altri edifici monumentali), né la grande scultura in pietra connessa all'architettura. Assai vasta fu invece la produzione di sculture lignee (portale della chiesa di Valthjöfsstadir, dove è raffigurarata la leggenda del cavaliere col leone, ca. 1200; Reykjavík, Museo Nazionale), oreficerie (filigrane) e paliotti policromi ricamati secondo la tecnica degli arazzi di Bayeux. Nelle chiese doveva essere diffusa la pittura a fresco e su tavola, come testimonia il cosiddetto “Album di disegni islandese”, una raccolta di modelli di figure di santi, di scene di soggetto biblico ecc. Testimonianze della pittura medievale islandese sono fornite anche dalle miniature dei codici, il più antico dei quali risale al 1200, mentre i più belli sono dei sec. XIV-XV. Se il Medioevo fu un periodo di discreto fervore artistico, dall'età della Riforma (1550) al 1850 ca. vi fu un netto declino nella quantità e nella qualità della produzione artistica. Solo le arti popolari e applicate (tessuti, filigrane, intagli in legno) rimasero in vita, ripetendo motivi tradizionali, come l'antico viticcio romanico. Il risveglio artistico coincise verso la metà del sec. XIX con la nascita del movimento nazionale. Il primo pittore islandese fu S. Gudhmundsson (1832-1874), fondatore del Museo Nazionale d'Islanda. In seguito i paesaggisti T. B. Thorláksson (1867-1924) e A. Jonsson (1876-1958), primo vero pittore di paesaggi islandese, autore di diversi oli e acquerelli, si accostarono all'impressionismo, J. S. Kjarval (1885-1972) e lo scultore E. Jonsson (1874-1954), al simbolismo. Gli artisti delle generazioni successive, formatisi per lo più a Parigi, hanno aderito ai movimenti d'avanguardia e allo stile internazionale. Forse i più conosciuti sono Sjöfn Har (n. 1953) per i suoi dipinti su muro e su vetro, l'astrattista Tryggvi Ólafsson (n. 1940) ed Erró (Guðmundur Guðmundsson, n. 1932), esponente per eccellenza della pop art islandese, a cui il Museo Artistico di Reykjavík dedica una mostra permanente. Tra gli scultori vanno citati Ásmundur Sveinsson (1893-1982) che per le sue opere astratte in calcestruzzo si ispira alla saghe e ai racconti della cultura popolare tradizionale, e Ásmundur Sveinsson (1908-1982), celebre soprattutto per i suoi busti. Per quanto riguarda l'architettura, fin dal sec. XVI l'Islanda costruì i suoi edifici in uno stile molto simile a quello scandinavo, utilizzando come materia prima il legno nonostante il suo territorio potesse garantire una grande abbondanza di roccia vulcanica. Dopo qualche secolo caratterizzato dall'assenza di segnali di cambiamento, gli anni Cinquanta videro l'avvento del design che ha introdotto linee, forme e materiali nuovi (pietra, vetro, calcestruzzo e acciaio) in campo architettonico. I più interessanti edifici, che vanno dallo stile neoclassico a quello funzionale, sono concentrati a Reykjavík.

Cultura: musica

Ancora oggi in Islanda è molto popolare la musica tradizionale che possiede un ricco repertorio di canzoni e di rímur, versione sonora di poesie e saghe, una volta eseguite senza musica o accompagnate dal fiddla, antico strumento a due corde suonato con l'archetto. Tra i motivi tradizionali più popolari sono la leggenda della moglie del bandito Falla- Eyvindur e Á Sprengisandi vecchia ballata di pastori e fuorilegge. All'inizio degli anni Sessanta un gruppo rock, gli Hljómar, soprannominati “i Beatles islandesi”, ottenne un discreto successo, seguito da quello dei Flowers e dei Trúbot, band nata dalla confluenza delle prime due formazioni, che insieme pubblicarono Lifun, registrato in inglese e considerato uno dei capolavori della musica islandese. Un decennio dopo conquistò il grande pubblico Megas, mentre negli anni Ottanta fu la volta del punk che affascinò il pubblico islandese e non solo grazie soprattutto a due gruppi musicali: i Fræbbblarnir e gli Utangarðsmenn. Ma il panorama musicale dell'Islanda è celebre soprattutto per la pop music, arrivata sulla scena internazionale nel 1986 con il gruppo degli Sugarcubes. Innovativi e colti, fondatori della casa discografica Bad Taste, devono la loro fortuna principalmente alla cantante Björk (n. 1965) che ha poi continuato il suo cammino da sola. L'aria da folletto, l'originalità della sua produzione, la straordinaria bravura, un'intensissima apparizione cinematografica diretta dal regista Lars Von Trier in Dancer in the Dark, hanno fatto di Björk, fin dal suo primo album da solista (Debut, 1993) un'icona della cultura musicale islandese. Infine ogni anno a ottobre, nella capitale, si svolge il festival di musica rock Airwaves, al quale partecipano ospiti da ogni parte del mondo.

Cultura: cinema

Dal punto di vista cinematografico, l'Islanda è un Paese straordinariamente giovane, avendo cominciato a produrre film in modo sistematico solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Ma sembra quasi voler recuperare il tempo perduto, tanto è aumentata la qualità delle sue opere, al successo delle quali contribuisce senza dubbio la bellezza naturale dei luoghi, scenario perfetto per ogni ambientazione. Börn náttúrunnar (Figli della natura, tratto da un libro di Einar Már Guðmundsson, diretto da Friðrík Thór Friðríksson, ottenne nel 1991 una nomination all'Oscar quale miglior film straniero, catalizzando l'attenzione del pubblico internazionale sul cinema islandese. Lo stesso regista e lo stesso scrittore si ritrovano di nuovo insieme, nel 2000, per un altro successo con Englar Alhemsins (Angeli dell’universo), storia umana raccontata dal suo protagonista ormai passato nell'aldilà. Sempre tratto da un romanzo islandese, questa volta di Hallgrímur Helgason, è un'opera che ha messo in mostra, suscitando grande interesse, la vita in Islanda. Si tratta di 101 Reykjavík, girato nel 2000 dal regista Baltasar Kormákur, cronaca della vicenda paradossale di un giovane uomo e di sua madre che vivono insieme nella capitale. Nel 2002 l'insolito Noi Albinoi, diretto da Dagur Kàri, ha invece trionfato al Festival di Rotterdam.

Bibliografia

Per la geografia

P. Biays, L'Islande, Parigi, 1983; J. J. Horton, Iceland, Oxford, 1983; M. S. Magnusson, Iceland in Transition: Labour and Socio-economic Change Before 1940, Lund, 1985.

Per la storia

S. A. Magnusson, Northern Sphinx: Iceland and the Icelanders from the Settlement to the Present, Londra, 1977; R. F. Tomasson, Iceland: The First New Society, Minneapolis, 1980; B. E. Gelsinger, The Icelandic Enterprise: Commerce and Economy in the Middle Ages, Columbia, 1981.

Per la letteratura

J. De Vries, Altnordische Literaturgeschichte, 2 voll., Berlino, 1941-42; S. Einarsson, A History of Icelandic Literature, New York, 1957; M. Gabrieli, Le letterature della Scandinavia, Firenze-Milano, 1969; M. Scovazzi, Storia delle letterature nordiche, Milano, 1970; Autori Vari, Antiche saghe islandesi, Torino, 1974.

Per l'arte

K. Fridriksson, Art in Iceland, Reykjavík, 1943; K. Eldjárn, Ancient Icelandic Art, Monaco, 1957; S. Jónsdóttir, An 11th Century Byzantine Last Judgement in Iceland, Reykjavík, 1959; A. Audisio, E. Benedetto (a cura di), Terra di ghiaccio. Arte e civiltà dell'Islanda, Torino, 1989.

Media

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