Egitto (Stato)

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(Al-Jumhūrīya Misr al-'Arabīya). Stato dell'Africa nordorientale (1.001.449 km²). Capitale: Il Cairo.. Divisione amministrativa: governatoriati (27). Popolazione: 75.700.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo (ufficiale), francese, inglese. Religione: musulmani sunniti 89%, ortodossi copti 10%, protestanti 1%. Unità monetaria: lira egiziana (100 piastre). Indice di sviluppo umano: 0,716 (116° posto). Confini: Mar Mediterraneo (N), Israele (NE), Mar Rosso (E), Sudan (S), Libia (W). Membro di: EBRD, Lega Araba, OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Il suo territorio, quasi interamente compreso nel continente africano, include anche una porzione asiatica, quella al di là del canale e del golfo di Suez: la penisola del Sinai. I confini a S e a W sono convenzionali, stabiliti all'epoca del protettorato britannico . L'Egitto si identifica sostanzialmente con la valle del Nilo, la sottile striscia verde, irrigata e tutta densamente popolata, che si snoda tra le superfici desertiche, ampliandosi nel grande ventaglio deltizio volto al Mediterraneo. Tale identificazione fa dell'Egitto un Paese pressoché unico. Esso è, come scrisse Erodoto, un “dono del Nilo”; le acque del grande fiume dispensano infatti vita in una terra per il resto arida, desolata, continuazione dell'ambiente sahariano. Da millenni il Nilo è asse coagulatore di attività e insediamenti umani, fattore primario di una civiltà legata all'acqua che si può considerare tra le più alte, e sotto certi aspetti misteriose, tra quelle fiorite nell'antichità; spiccano qui una chiara omogeneità etnica e una forte concentrazione della popolazione in un'area ristretta. Se ciò contribuisce a fare dell'Egitto un Paese vitalissimo, al tempo stesso crea problemi di assai ardua soluzione. Posto in un'ideale posizione di incontro tra civiltà diverse, dibattendosi tra una dimensione asiatica e una africana, si osserva, nell'Egitto contemporaneo, un'evidente instabilità sociale e politica, risultato delle ripercussioni determinate dalla politica coloniale inglese, che ha innescato una serie di lotte tra le diverse fazioni. Il risultato è che, all'inizio del XXI secolo, il Paese sembra non ancora aver trovato un equilibrio tra le spinte generate dalle tre identità islamica, araba e mediterranea.

Lo Stato

Ex protettorato britannico, l'Egitto è indipendente dal 1922. In base alla Costituzione dell'11 settembre 1971, più volte modificata, il Paese è una “Repubblica araba con un sistema democratico socialista”. Il presidente della Repubblica è eletto a suffragio diretto per 6 anni e più volte rieleggibile, egli esercita il potere esecutivo. Il parlamento bicamerale è composto dall'Assemblea del popolo, i cui membri sono eletti ogni 5 anni (almeno il 50% di loro deve essere formato da contadini e operai), e dal Consiglio consultivo. Il sistema giudiziario in uso nel Paese combina elementi della Common Law inglese, dei codici napoleonici e della legge coranica. I tribunali egiziani sono divisi in giurisdizionali, che comprendono tribunali distrettuali, tribunali di prima istanza, Corti d'appello, Corte di Cassazione e Suprema corte costituzionale, che hanno competenza in materia civile e penale; e tribunali amministrativi, ai cui vertici si trova l'Alta corte amministrativa. Dal 1984 è stato ripristinato il Consiglio supremo della magistratura con il compito di assicurare l'indipendenza del potere giudiziario. La pena di morte è in vigore. Le forze armate sono divise nelle tre armi tradizionali, esercito, marina e aviazione, a queste vanno aggiunte due organizzazioni paramilitari, le forze di sicurezza e la guardia nazionale. Il servizio militare viene effettuato su base selettiva e ha una durata di 3 anni. Il sistema moderno dell'istruzione egiziana, nonostante le numerose difficoltà dovute alla mancanza di personale docente e alla carente struttura sociale, inizia nella seconda metà del sec. XIX. La scuola primaria, obbligatoria e gratuita, va dai 6 agli 11 anni d'età. La scuola secondaria dura 6 anni e comprende due cicli di 3 anni ciascuno, il primo con finalità prevalentemente pratiche, conclude l'istruzione obbligatoria, il secondo, dal quale si accede all'università, si divide in tre indirizzi: tecnico, scientifico o umanistico. L'istruzione professionale ha avuto un forte sviluppo per supplire alla carenza nel Paese di tecnici e operai specializzati. Secondo dati governativi, nel 2006 la percentuale di analfabeti era del 33,6%. L'insegnamento superiore è impartito in numerose università fra le quali l'università di Ain Shams (Il Cairo, 1950), di Alessandria (1942), di Asyût (1957) e del Cairo (1908); vi sono poi l'università americana del Cairo (1919) e quella di al-Azhar (Il Cairo, 970, modernizzata e sviluppata nel 1961), quest'ultima costituisce il principale centro di cultura religiosa dei Paesi musulmani d'Africa e d'Asia. Nel 1972 sono state fondate le università di Tanta e di El-Mansûra e nel 1974 quella di Zagazig.

Territorio: morfologia

Il territorio egiziano è una sezione dei grandi tavolati africani: ha perciò una struttura essenzialmente rigida. Lo zoccolo archeozoico, costituito da gneiss e graniti antichissimi, affiora su estese superfici nella parte sudorientale del Paese, mentre altrove risulta sottoposto a strati di epoche diverse, formati da rocce sedimentarie d'origine sia continentale sia marina. Esso è anche interessato da intrusioni magmatiche più recenti di graniti, dioriti e sieniti (rocce queste con cui sono stati costruiti tanti monumenti antichi), presenti nella zona di Aswân (Assuan) e nei rilievi che orlano il Paese lungo il Mar Rosso. Le vicende geologiche da cui è derivata l'attuale configurazione dell'Egitto sono più o meno le stesse che hanno caratterizzato le altre regioni dell'Africa. Allo spianamento dello zoccolo precambriano è seguita la formazione degli strati di materiale continentale continuata in fasi diverse sino al Cretaceo; a questo processo sedimentario si devono le arenarie nubiane che coprono vaste superfici dell'Egitto meridionale. Nel Cretaceo si ebbe l'inizio del grande episodio tettonico, terminato nel Cenozoico, che portò al distacco tra Africa e Asia occidentale e alla nascita del Mar Rosso, e al quale si collega l'origine dei rilievi che orlano il Paese a E. Tali rilievi lasciano affiorare le formazioni archeozoiche, con potenti intrusioni granitiche e con espandimenti vulcanici; raggiungono altitudini comprese tra i 1500 e i 2000 m, culminando nei 2187 m del Jabal Shā'ib al-Banāt (massima elevazione del Paese, esclusa la penisola del Sinai). Nel Cenozoico si ebbero estese ingressioni marine, cui si devono gli strati calcarei presenti nel Medio e Basso Egitto. Sino a tale periodo inoltre l'idrografia era diversa: il Nilo, fiume di dimensioni e portata minori di quelle attuali, correva in corrispondenza delle depressioni che si aprono nel Deserto Occidentale; alla formazione del nuovo corso contribuirono alcune fratture meridiane apertesi all'epoca dei movimenti tettonici connessi con la nascita del Mar Rosso. L'assestamento idrografico iniziò nel Pleistocene e si accompagnò alla cattura, molto a monte dell'Egitto, del Nilo Azzurro a opera del Nilo Bianco. Il fiume si aprì il corso tra strati sedimentari; subì inoltre mutamenti del suo profilo, con conseguente abbandono di vecchi terrazzi, restringimento del letto, formazione delle bande alluvionali e dell'ampio ventaglio deltizio. La valle del Nilo ha dimensioni e forme diverse in rapporto anche alle strutture geologiche che attraversa. Nella Nubia è priva di fasce alluvionali e il fiume corre (anzi correva prima della creazione del lago Nasser) tra rive rocciose, arenacee; a valle di Aswān, dopo cioè la prima cateratta, il fondovalle si apre e cominciano i suoli alluvionali, fertilissimi, di terra scura, in gran parte d'origine basaltica, che fanno la ricchezza dell'Egitto. La valle nilotica divide il territorio egiziano in due parti: a W il Deserto Libico, od Occidentale, e a E il Deserto Arabico, od Orientale. Quest'ultimo è una regione montuosa, solcata da corsi fluviali fossili che tendono verso la valle del Nilo; essa termina sul golfo di Suez e sul Mar Rosso con una breve cimosa pianeggiante, alla base degli stessi rilievi, tutta costipata da conoidi di deiezione formati dagli antichi corsi d'acqua che hanno inciso il versante dei monti. Il Deserto Orientale forma nel complesso un'area che, data la presenza di un'idrografia per quanto essenzialmente fossile e in ogni caso propria dell'ambiente desertico, è più abitabile di quella che si stende a W del Nilo. Il Deserto Libico è invece un territorio piatto e sabbioso, costituito da tavolati che raggiungono eccezionalmente l'altitudine di 1893 m nel Jabal al 'Uwaynāt nell'estremità sudoccidentale, appena fuori dal confine con la Libia e il Sudan. Eccetto tali rilievi periferici, è mosso solo dalle lunghe e monotone scarpate degli altopiani e dalle depressioni che si aprono nella parte centrale e settentrionale e che rappresentano il motivo morfo-tettonico peculiare di questo deserto. La depressione più estesa è quella di Qattara, che ha il fondo a -133 m, fiancheggiata da quella più piccola di Sīwah. Altra marcata depressione è quella di El Faiyûm, non lontana dal corso del Nilo, da cui artificialmente riceve le acque per mezzo di un antico canale che ne alimenta la ricca oasi. Altre depressioni, meno profonde, si aprono a S, tra i tavolati nubiani. Il Deserto Libico si affaccia al Mediterraneo con una costa formata a W da basse scarpate rocciose; il litorale assume una morfologia particolare in corrispondenza del delta, la cui fronte rispecchia, con il suo profilo regolare, la simmetria dell'apparato, oggi imperniato sui due rami di Rosetta e Damietta. Caratteristiche lagune (buheiret) si succedono lungo il contorno deltizio, chiuse da cordoni sabbiosi. La penisola del Sinai, che completa il quadro del territorio egiziano, è una zolla rimasta isolata tra i golfi di Suez e di ʽAqaba: quest'ultimo è la prosecuzione della fossa siro-palestinese, mentre il primo corrisponde alla linea strutturalmente e convenzionalmente divisoria tra Asia e Africa, che continua lungo l'istmo, oggi inciso dal canale di Suez. Il Sinai costituisce nel complesso una regione con una sua spiccata individualità. È un territorio montuoso che culmina a S nel Jabal Kātrīnā (Gebel Caterina, 2642 m), un massiccio granitico dal quale scendono valli fluviali fossili; è un ambiente aspro, arido, ma qua e là costellato di oasi.

Territorio: idrografia

Idrograficamente l'Egitto è il Nilo, in modo esclusivo; di nessuna importanza sono gli uidian che scendono dai rilievi orientali, mentre areica è tutta la sezione occidentale del Paese. Il Nilo percorre in territorio egiziano 1508 km, frazione limitata del suo lungo percorso, ma il “miracolo” dell'Egitto si deve alla ricchezza d'acqua che il fiume riesce a portare in una plaga desertica e così lontana dalle sue sorgenti. Il regime del Nilo è notoriamente determinato da quello dei suoi due grandi rami sorgentiferi: il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco. Le piene avvengono allorquando si ha il cospicuo apporto del Nilo Azzurro, nei mesi estivi: il 19 luglio è considerato il giorno d'inizio della piena. La decrescita comincia in modo consistente verso la metà di ottobre; nel periodo di magra giungono le acque del Nilo Bianco. Le dighe oggi controllano totalmente il fiume, le cui acque in passato esondavano fertilizzando naturalmente il terreno. In effetti il controllo delle acque, sia pure in misura limitata, era esercitato anche nell'antichità, ma l'irrigazione controllata su vasta scala, interessante cioè larghe superfici agricole, si impose soltanto nel XIX secolo, con la creazione di grandi dighe e di estesi sistemi di canali. Il primo grande sbarramento fu quello di Qalyūb, poco a monte della biforcazione dei rami deltizi di Rosetta e Damietta, cui seguirono quelli di Isna, Asyût, Nag ʽHammādi; la diga più imponente è quella di Aswân, costruita all'inizio del Novecento e più volte ingrandita, cui si è successivamente aggiunta, 10 km a monte, la “diga alta”, la realizzazione più importante dell'Egitto moderno: essa ha portato alla formazione del lago Nasser (in parte però sudanese), elemento che ha rivoluzionato l'intera geografia della regione. La superficie irrigua maggiore resta sempre però quella del delta, tutta intessuta di canali di irrigazione e di scolo, resi necessari questi ultimi per tenere basso il livello della falda freatica, che nuoce alle coltivazioni, e per dissalare i terreni.

Territorio: clima

La valle del Nilo è in sostanza un'unica grande oasi in una regione a clima sahariano. Gli influssi mediterranei si fanno sentire, molto marginalmente, solo nell'area costiera, agendo sia sul valore delle precipitazioni sia su quello delle temperature. Ad Alessandria si hanno valori termici oscillanti tra i 13-14º C di gennaio e i 26-27º C di luglio; al Cairo, più internamente, le medie di luglio si aggirano sui 28-29º C. Nel Medio e nell'Alto Egitto la continentalità accentua le escursioni termiche annue e giornaliere, mentre la latitudine più elevata determina medie di luglio di 32-33 ºC (in gennaio non superano i 16 ºC). Per quanto riguarda le precipitazioni, sulla costa si hanno valori annui molto più bassi di quelli dell'area mediterranea: ad Alessandria, soprattutto nei mesi invernali, possono cadere 150-170 mm annui di pioggia, che scendono ad appena 40-50 mm al Cairo; ad Aswân può non piovere per anni. Il clima egiziano è condizionato dai predominanti influssi delle masse d'aria tropicali-continentali. Le manifestazioni cicloniche proprie dell'area mediterranea si verificano nei mesi invernali, durante i quali cadono le precipitazioni (i giorni piovosi nel Basso Egitto non sono mai più di 25, per gran parte concentrati in dicembre). Agli scambi d'aria tra Mediterraneo e l'interno si devono i venti etesii, richiamati verso S dalle basse pressioni provocate dal riscaldamento delle superfici desertiche; dall'interno soffia invece, tra marzo e giugno, il khamsin, vento caldo, soffocante, proveniente dai quadranti meridionale, attratto dalle basse pressioni mediterranee.

Territorio: geografia umana

Il popolamento della valle del Nilo assunse i caratteri di un coagulamento umano lungo il fiume allorquando si ebbe l'accentuazione dell'aridità che ha portato all'attuale desertificazione dell'Africa settentrionale. Le acque fluviali consentivano infatti, con l'irrigazione, un'agricoltura intensiva che si offriva come risorsa fondamentale per un numero elevato di uomini, rifluiti dalle circostanti regioni in fase d'inaridimento. Come in Mesopotamia, l'alta concentrazione di uomini è stata al tempo stesso condizione indispensabile per lo sfruttamento idraulico, possibile appunto con una notevole disponibilità di manodopera, impiegata nei lavori di canalizzazione e nella realizzazione delle grandi opere proprie d'una società essenzialmente urbana, strutturata gerarchicamente. L'organizzazione sociale era infatti il riflesso diretto della particolare forma di sfruttamento economico fondato su un complesso rapporto con la natura. Essa presupponeva cioè un potere centrale, incarnato dal faraone, che con il suo dispotismo, imposto attraverso un rigido burocratismo (il tutto convalidato dalla classe religiosa), poteva mantenere efficiente l'apparato produttivo. L'affermazione della civiltà egiziana fu un processo lento e si ebbe con l'unificazione politica della grande oasi nilotica; essa conobbe i suoi momenti più alti durante l'Antico Regno e, un millennio più tardi, all'epoca del Nuovo Regno, con il quale il mondo egizio si espanse verso S, nella Nubia. In questo periodo la popolazione lungo la valle del Nilo sembra fosse di 7 milioni di individui, ridottisi via via nelle epoche di decadenza, a causa della mancanza di un potere centrale in grado di tener viva l'organizzazione economica e, in sostanza, l'apparato idraulico su cui si reggeva l'agricoltura. Il periodo di maggior decadenza economica e demografica si ebbe nel sec. XIV, sotto il dominio dei Mamelucchi; da allora praticamente l'Egitto non si è più ripreso, se non in epoca recente. Alla fine del sec. XVIII vi erano nel Paese appena 2,4 milioni di ab., ma a partire dalla seconda metà dell'Ottocento si verificò la grande ripresa demografica, che ha portato la popolazione dai 6,7 milioni registrati con il primo censimento ufficiale del 1882 agli 11,2 milioni del 1907, ai 18,9 del 1947, sino ai 65 milioni del 2000. In media, negli ultimi anni del Novecento la popolazione è aumentata di un milione di unità all'anno; l'alto tasso d'incremento è imputabile alla forte natalità (27,5‰ nel 1998), implicita nella concezione stessa della famiglia musulmana, mentre il quoziente di mortalità, elevato fino a tutto l'Ottocento per le diffuse malattie (malaria, bilharziosi ecc.), è in seguito assai diminuito (6,5‰ nel 1998). Tra il 1994 e il 1999 si è registrata una crescita annua del 21%, cui non dà praticamente nessun contributo il movimento migratorio. Nel secolo XIX immigrarono in Egitto numerosi stranieri (inglesi, italiani, greci ecc.) occupati in attività diverse (imprenditoriali, commerciali, finanziarie) concentrati prevalentemente nelle città del Basso Egitto e nella zona del canale; dopo le nazionalizzazioni del 1952 gran parte di essi lasciarono il Paese e oggi gli stranieri sono in numero insignificante. La popolazione è composta per la stragrande maggioranza da egiziani (99,6%), che formano un gruppo etnico omogeneo. Tra i fellāḥīn, i contadini, così come tra i copti, commercianti e artigiani che vivono in prevalenza nelle città, si ritrovano spesso le tracce delle più antiche popolazioni, e che dovevano rappresentare un miscuglio tra africani e arcaiche genti mediterranee; successivamente ebbe inizio il processo di semitizzazione, esaltatosi durante la conquista araba e l'islamizzazione del Paese. Procedendo verso S l'elemento nero, africano, si fa più numeroso e diventa generale nella Nubia. In territorio egiziano vi sono anche genti nomadi, cuscitiche, come i bishārīn, stanziati nell'Egitto sudorientale, dove compiono migrazioni tra la costa e la valle del Nilo. La densità di popolazione è di 76 ab./km² ed è quasi interamente concentrata nella valle e nel delta del Nilo, dove arriva a punte tra le più alte del mondo: in pratica la quasi totalità della popolazione si concentra in meno del 4% della superficie del Paese. Il resto del territorio ospita meno di un milione di abitanti. In particolare nel Deserto Occidentale è abitata una piccola corona di oasi, dove il popolamento è relativamente denso ma isolato; nel Deserto Orientale, tra la valle del Nilo e il Mar Rosso, il popolamento è di tipo intensivo, e gli abitanti si distribuiscono in modo più uniforme nel territorio. Anche la parte meridionale del Paese è pressoché disabitata nella zona del lago Nasser, e le popolazioni nubiane sono state trasferite in nuovi comprensori agricoli creati appositamente, tra cui Kôm Ombo. Oltre la metà della popolazione vive nelle campagne, in villaggi o in gruppi sparsi di case (ezbahīn). Le case sono semplici, spesso di fango e di mattoni (frequenti questi nella zona del delta), di pietra nell'Alto Egitto. L'urbanesimo vanta una tradizione che risale all'epoca faraonica: Tebe, nell'antichità, era una città prestigiosa e così pure importante era Menfi, che si sviluppò quando gli interessi del mondo egizio cominciarono a spostarsi verso N; nel sec. IV a. C., con la supremazia ellenistica nell'area mediterranea, si affermò Alessandria. Il Cairo ha assunto il ruolo di massimo centro del Paese dopo l'avvento degli Arabi; all'origine della sua fortuna è la posizione a breve distanza dal delta e dalla costa, grazie alla quale funge da raccordo tra la valle del Nilo e il Mediterraneo. La grande espansione della città è iniziata però nell'Ottocento, con le aperture commerciali del Paese al mondo moderno, e si è accentuata secolo successivo, con l'immigrazione di vere e proprie masse di fellāḥīn, attratte dalle molteplici attività della capitale. Il Cairo con il suo agglomerato urbano è la maggiore metropoli dell'Africa, con un abitato estesissimo cui fanno da appendice grosse città satelliti come El-Gîza, Imbâba, Heliopolis (in pieno deserto), El Matarîya ecc.; oltre a essere un centro culturale e artistico di eccezionale interesse, ospita le maggiori imprese industriali e commerciali, ma per la sua funzione di capitale è anche sede di attività burocratiche e amministrative che ne fanno al tempo stesso una città “dissipatrice” e in ogni caso caratterizzata da gravi squilibri economici e sociali. Alessandria, sul Mediterraneo, è una tipica città portuale di aspetto prevalentemente europeo; è il primo porto del Paese. Città portuali sono anche Porto Said e Suez, valorizzate dalla loro posizione sul canale di Suez (che fu chiuso al traffico dal 1967 al 1975). La regione del delta raggruppa varie importanti città, centri commerciali di aree agricole fittamente popolate, alcune sedi di industrie, come Tanta, El-Mahalla el-Kubra, El-Mansûra, Damanhûr ecc. Nella valle del Nilo invece i centri sono maggiormente distanziati l'uno dall'altro; i principali sono El-Minya, Asyût, Qena, Luxor, Aswân, tutti sorti su antiche città faraoniche: in particolare Aswân è il massimo polo dell'Alto Egitto. L'aumento dell'urbanizzazione è derivato in uguale misura dalle nascite nelle aree urbane che si verifica quando gli insediamenti rurali periurbani vengono incorporati nelle città vicine e quando le città di secondaria importanza, collegate dagli scambi commerciali ai maggiori centri urbani, si ingrandiscono.

Territorio: ambiente

A causa delle trasformazioni millenarie dell'uomo sul territorio egiziano, la vegetazione che caratterizza il Paese è quasi interamente artificiale. Il paesaggio vegetale si raccoglie lungo il corso del Nilo e nelle oasi, dove è quasi interamente introdotto e controllato dall'uomo. Pianta sovrana è la palma da dattero, diffusa anche per la funzione di riparo che essa esercita con la sua ombra sulle colture erbacee e orticole. Prima delle trasformazioni operate dall'uomo, le aree inondate stagionalmente dalle acque nilotiche erano occupate da erbe acquatiche, papiri, piante di loto, giunchi ecc., vegetazione di cui si trovano ormai piccoli lembi marginali. Nelle zone desertiche si hanno povere associazioni cespugliose, con piante di mimose, tamerici, jacarande e acacie nei tratti relativamente più favorevoli. Nonostante la flora e la fauna siano relativamente scarse, aspetto tipico degli ambienti aridi, l'Egitto possiede una ricca biodiversità e numerosi habitat naturali. Infatti, essendo il Paese una terra di migrazioni fra Asia, Africa ed Europa, in esso abbondano le specie ornitologiche come fenicotteri rosa, cicogne, gru, aquile, avvoltoi, ecc., ma si trovano anche specie stanziali come martin pescatore, airone e upupa. Nel deserto vivono alcune varietà di rettili tra cui vipere e lucertole, ma anche specie animali come la volpe del deserto (fennec), la iena, lo sciacallo, il topo delle piramidi e la mangusta. Inoltre nelle acque del Nilo e del lago Nasser vivono numerose specie ittiche. Per quanto riguarda i problemi ambientali l'inquinamento petrolifero delle industrie costituisce una grave minaccia per le barriere coralline, le spiagge e l'intero ecosistema marino; per di più i concimi chimici provenienti dall'agricoltura, i rifiuti industriali e gli scarichi fognari non depurati avvelenano quotidianamente le acque del Nilo. Le aree protette rappresentano il 7,9% della superficie totale, all'interno della quale si indiviaduano tre parchi nazionali e un'area dichiarata patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 2005, la Wadi al-Hitan (Valle delle balene)

Economia: generalità

Basato per millenni sull'agricoltura l'Egitto conobbe, nell'Ottocento, durante il periodo coloniale britannico e durante la successiva monarchia protrattasi sino al 1953, un non trascurabile processo di modernizzazione (per esempio con la costruzione delle ferrovie, l'inaugurazione del canale di Suez, il potenziamento della cotonicoltura e in genere dell'agricoltura in senso commerciale, la realizzazione delle prime industrie ecc.). Questa crescita però fornì vantaggi solo a un ristretto gruppo al potere, mentre rimasero invariate, se non peggiorate, le condizioni dei fellāḥīn, cioè della gran massa degli egiziani. Caduta la monarchia, l'Egitto andò incontro a orientamenti economici praticamente opposti, senza peraltro trovare il rimedio allo sottosviluppo nazionale. Con Nasser infatti fu sperimentata una politica economica nettamente socialista e dirigista e le strutture produttive del Paese cominciarono a operare nell'ambito dei piani quinquennali di sviluppo. Furono nazionalizzate le grandi imprese, le banche, le compagnie di assicurazione, mentre lo Stato si fece imprenditore, incorporando non solo le industrie di base, ma talvolta anche varie aziende minori e assumendo la gestione dei circuiti commerciali con l'estero; in campo finanziario fu operata una rigida chiusura nei confronti dei capitali occidentali. Parallelamente si attuò la riforma fondiaria e furono ridistribuite le terre confiscate ai latifondisti (prima del 1952 meno del 3% della popolazione era proprietaria di oltre il 55% dell'arativo, mentre si calcola che l'87% dei contadini fosse totalmente privo di terre); tuttavia ciò diede origine a una miriade di microfondi, in grande maggioranza inferiori a 2 ha, che rimasero ancorati a tecniche produttive assai arcaiche. Il conflitto arabo israeliano del 1967 ebbe un esito disastroso per l'economia: la chiusura del canale di Suez (chiuso nel 1967 nel corso della guerra e riaperto nel 1975) mise fine a grosse entrate e danneggiò le strutture industriali poste lungo il canale, inoltre, con l'abbandono del Sinai, l'Egitto perse i giacimenti petroliferi di quella zona e diminuirono notevolmente i flussi turistici. A partire dagli anni Settanta il Paese diede avvio a una svolta economica in senso apertamente liberista, accompagnata da una politica filoccidentale e, segnatamente, filoamericana, e il Paese cominciò a sviluppare un economia mista, in cui tuttavia la presenza statale andò man mano perdendo potere nei confronti della nuova borghesia imprenditoriale. Durante gli anni Novanta del Novecento venne liberalizzato il cambio e furono rimosse alcune barriere che vincolavano il commercio: accordi commerciali con l'Unione Europea e gli Stati Uniti portarono a un recupero di competitività a livello internazionale. I progressi economici hanno permesso all'Egitto di risalire le graduatorie mondiali del PIL pro capite (2.161 $ USA nel 2008) e dello sviluppo umano: alla fine del primo decennio del Duemila, il Paese, pur rimanendo il più povero degli stati arabi, non si trova più nella fascia del sottosviluppo con un PIL di 162.164 ml $ USA. È da dire che, al di là delle linee di politica economica via via adottate, la situazione del Paese è in gran parte il risultato di una serie di fattori umani e naturali come la sovrappopolazione, la mancanza di foreste e di aree a pascolo e a prato e di una produzione di petrolio che appare molto modesta se paragonata a quelle della maggior parte dei Paesi arabi. A ciò si è aggiunto negli ultimi anni un crescente risentimento, da parte sopratutto della popolazione più giovane influenzata dall'integralismo islamico, verso la politica liberista del governo, che ha dovuto per questo rallentare in parte il processo riformatore.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Il settore primario, da sempre fulcro dell'economia egiziana, riveste sempre un ruolo importante impiegando ca. il 30% della forza lavoro e fornendo il 15,4% del prodotto interno lordo (2006). La maggior parte dei terreni coltivati (il 3,5% della superficie territoriale, in corrispondenza del delta e della valle del Nilo) è irrigata: proprio tale necessità, largamente imposta dalle condizioni climatiche, ne limita del resto insieme alla crescita urbana l'ulteriore allargamento.Le terre irrigate in permanenza, grazie ai grandi sbarramenti di Aswân, Isna, Nag Hammâdi ecc., continuano ad aumentare. L'irrigazione permanente e controllata consente di praticare in rotazione sino a tre colture annue, ma presenta il risvolto negativo di non poter più contare sul fertile limo nilotico e di richiedere elevati quantitativi di fertilizzanti chimici che l'Egitto non produce ancora in quantità sufficienti. Le colture invernali (scitui) comprendono soprattutto frumento, cipolle e legumi; le estive (sefi) riguardano in prevalenza cotone, canna da zucchero, riso e piante oleaginose; le autunnali (nili) sono massimamente rappresentate da mais e altri cereali a breve ciclo vegetativo, come il miglio. Il cotone, la coltura predominante, fu introdotto nel 1821 e la sua produzione raggiunse i vertici tra il 1920 e il 1930 per poi subire una contrazione: nel primo decennio del Duemila l'Egitto rimane comunque il primo produttore cotoniero del continente e fra i primi dieci a livello mondiale. Tra i cereali prevale il frumento, seguito dal mais e dal riso, coltivato soprattutto nel delta con alte rese. Il miglio è proprio invece dell'Alto Egitto. Patate, fagioli, fave, cavoli, cipolle e pomodori sono prodotti di largo consumo. Nel quadro delle colture industriali, è largamente diffusa la canna da zucchero; seguono sesamo, arachidi, lino, olivo, arance, limoni, mandarini e datteri. § L'allevamento è complessivamente poco sviluppato, se si eccettuano i volatili da cortile; ovini e caprini sfruttano i terreni marginali e poveri della valle del Nilo; per i bovini si ricorre in gran parte alla coltivazione di foraggere; non molto elevato è del pari il numero dei bufali, i tradizionali animali da lavoro del fellāh. § Scarso rilievo economico ha la pesca, che viene praticata anche negli stagni e nei laghi del delta; spugne, coralli e madreperla si aggiungono ai prodotti ittici.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria, pur essendosi sviluppata negli ultimi decenni, ha strutture tuttora piuttosto fragili, mostrando carenze particolarmente gravi nei settori di base; inoltre è fortemente concentrata nell'area metropolitana cairota. Il settore agroalimentare è il punto di forza di questo comparto: esistono numerosi zuccherifici, complessi molitori, pastifici, oleifici, birrifici, conservifici, distillerie di alcol. Importante, benché si avvalga solo di merce di importazione, essendone in Egitto proibita la coltura, è la manifattura di tabacchi. All'epoca di Nasser sono stati creati alcuni complessi siderurgici e meccanici, rappresentati però essenzialmente da stabilimenti di montaggio di autoveicoli, mentre un notevole impulso è stato dato all'industria chimica, specie dei fertilizzanti, ma che altresì produce acido solforico, nitrico e cloridrico, soda caustica ecc. Il settore tessile è rappresentato da cotonifici che oltre a coprire il fabbisogno nazionale riescono anche a esportare parte della merce prodotta. Attivi e in espansione anche lanifici e setifici. Esistono, infine, cementifici, cartiere, fabbriche di pneumatici e di apparecchiature elettriche (radio, televisori ecc.), oltre naturalmente alle raffinerie di petrolio e ai complessi petrolchimici. § Le risorse minerarie non sono eccezionalmente importanti. Il petrolio venne scoperto nel 1868 e oltre che nella zona del Sinai (i cui ricchi giacimenti petroliferi passati in mano israeliana nel 1967, sono stati restituiti all'Egitto nel 1976), i giacimenti sono ubicati nel Mar Rosso, nel Deserto Occidentale e numerosi sono gli impianti offshore nel golfo di Suez; questi ultimi sono stati potenziati e resi più produttivi grazie anche all'apporto di tecnologia estera. Oltre al petrolio e al gas naturale (in forte crescita) abbondano solo i fosfati e il salmarino, cui si aggiungono meno rilevanti quantitativi di zolfo, amianto, manganese e minerali di ferro. L'energia prodotta è per ca. il 14% d'origine idrica: la produzione è enormemente cresciuta grazie ai grandiosi impianti della cosiddetta “diga alta” di Aswân. Recente è stata la costruzione di numerose centrali termiche: le principali sono al Cairo, Alessandria, Nag'Hammadi, Damanhûr. Si sta sviluppando l'impiego di energia solare.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

il commercio interno è molto intenso, sopratutto nella zona deltizia del Nilo. La bilancia commerciale in pesante deficit fino 1973, da quell'anno ha cominciato a diminuire raggiungendo il sostanziale pareggio nel 2001. L'Egitto esporta petrolio, prodotti petroliferi, cotone – grezzo e lavorato –, alluminio, acciaio e prodotti chimici; importa grano, autoveicoli, macchinari per l'industria tessile e fertilizzanti. Partner commerciali sono sopratutto gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Arabia Saudita e Italia. § La varia distribuzione delle attività nel delta e nella valle del Nilo è all'origine di cospicui scambi, che trovano ancor oggi nella navigazione fluviale una via di comunicazione largamente utilizzata. Il fiume è affiancato dalla strada e dalla ferrovia che verso S, con la navigazione sul lago Nasser, consentono i collegamenti con il Sudan. Da questa dorsale principale, la Alessandria-Tanta-Il Cairo-Aswân, si dipartono diverse ramificazioni che servono soprattutto il delta e la zona del canale; alcune strade raggiungono il Mar Rosso e le oasi del Deserto Occidentale, mentre una linea ferroviaria si sviluppa lungo la costa mediterranea, sino al confine con la Libia. Alessandria, che è anche collegata al Nilo per mezzo del canale Mahmudiya, è il principale sbocco del Paese sul mare, mentre Il Cairo è al vertice di tutte le comunicazioni interne, nonché attivissimo scalo aereo internazionale. La rete viaria egiziana si sviluppava nel 2004 per 92.370 km di cui quasi 75.000 asfaltati. Fondamentale via di comunicazione è naturalmente il canale di Suez, sottopassato dal 1980 da un tunnel, e per il quale transitano ca. 40 navi al giorno; esso rappresenta un'importante fonte di divisa straniera insieme alle rimesse degli emigrati e il turismo, ma soffre della competizione con gli oleodotti che collegano il Golfo Arabico al Mediterraneo e con le superpetroliere, che necessariamente seguono la rotta del capo di Buona Speranza. Notevoli, comunque, sono gli investimenti nel sistema delle comunicazioni, in particolare stradali, nel quadro di un processo di integrazione territoriale che spinge ad aprire le frontiere, soprattutto in direzione dell'Arabia Saudita, collegando la sezione meridionale della valle del Nilo alle coste del Mar Rosso. § Il settore turistico rappresentò fin da subito un elemento significativo della politica economica liberista, per le evidenti implicazioni finanziarie (investimenti esteri) e sociali. Per questo oltre a valorizzare le mete più importanti come la capitale e le zone archeologiche del Nilo, si cercò di operare una diversificazione dei flussi turistici valorizzando soprattutto i litorali: a partire dalla fine degli anni Ottanta del sec. XX, infatti, sono stati realizzati centri specializzati per il turismo balneare e sportivo di massa, sia lungo la costa del Mar Rosso (per esempio Sharm el Sheikh e Hurghada), sia lungo quella del Mediterraneo (per esempio, Marsa Matrûh.

Preistoria

Fra le tracce più antiche di presenza umana nel territorio egiziano vi sono manufatti considerati preacheuleani nei dintorni di Tebe e grossolani manufatti triedrici, genericamente riferibili a un Acheuleano inferiore, rinvenuti sui terrazzi alluvionali più alti della piana di Abbassieh, a E del Cairo. Materiali acheuleani sono segnalati da diversi siti come Arkin, Khor Abu Anga, le oasi di Dâkhla e di El-Khârga (Acheuleano finale), Bir Sahara. In quest'ultimo sito industrie musteriane, associate a fauna a rinoceronte bianco, un cammello estinto, bufalo, antilopi e facoceri, sono comprese tra ca. 45.000 e 32.000 anni fa. Un Musteriano di tecnica Levallois si trova sui terrazzi superiori della già citata piana di Abbassieh e nell'oasi di El-Khârga. Siti ateriani, presenti per esempio sia a Bir Sahara sia nell'oasi di El-Khârga, sarebbero succeduti al Musteriano intorno a 40.000 anni fa. Il Paleolitico superiore è attestato nell'oasi di Dungul, a Gebel Lagama, dove si conosce una sequenza compresa tra ca. 30.000 e 26.000 anni a. C., a Nazlet Khater, sito di estrazione della selce datato a poco più di 31.000 anni fa, da cui proviene anche una sepoltura ritenuta probabilmente contemporanea. Le fasi superiore e finale del Paleolitico sono note con il nome di Fakhuriano (nella regione di Esna) dal sito di Dair el Fakhuri (ca. 18.000 anni fa), con lamelle a dorso abbattuto e a ritocchi continui, perforatori e intaccature e denticolati, associati a fauna a bue primigenio, alcelafo, gazzelle, ippopotamo ecc., e di Sebiliano, nome dato ad industrie microlitiche rinvenute a Sebil vicino a Kom Ombo, con presenza di tecnica ancora Levallois, datate intorno a 11.000 anni fa. Molto numerose le tracce relative ai tempi neolitici, nei quali si avevano villaggi di capanne, tombe con abbondante corredo funebre, prodotti fittili, oggetti di ornamento e amuleti, nonché un'intensa attività agricola e l'allevamento del bestiame. A questo riguardo, va sottolineato come, nonostante recenti teorie attribuiscano la neolitizzazione più antica a sviluppi autonomi verificatisi nel Sahara, l'evidenza archeologica sembra ancora privilegiare la teoria dell'introduzione di alcune specie dal Vicino Oriente. Tipici sono tra gli utensili litici taluni coltelli a grande lama ricurva con accurata lavorazione bifacciale. È infine al Neolitico che si ritiene possano risalire le più antiche espressioni di arte rupestre egiziana, copiose specialmente nella zona di Luxor. Con l'Età del Rame, detta anche periodo predinastico, fioriscono, specie nel Medio Egitto, le facies culturali del Badariano, Amraziano e Gerzeano. Per l'antichità vedi: civiltà egizia.

Storia: dal X al XIX secolo

Invaso dagli Arabi nel 641, l'Egitto, entrato nella diretta sfera politico-amministrativa del califfato musulmano, andò arabizzandosi gradualmente, senza islamizzarsi del tutto, giacché le comunità copte mantennero la loro religione cristiana. Mentre l'Impero abbaside accusava a Oriente le prime gravi perdite territoriali, in Egitto Aḥmad ibn Ṭūlūn fondava una dinastia (868-905), dando inizio alla storia egiziana entro il più vasto quadro dell'Islam. Egli cercò di emanciparsi da Baghdad e la sua politica fu perseguita anche dagli Ikhsiditi (935-969); questi furono sbaragliati da Ǧawhar, il valoroso generale di al-Muizz, artefice della conquista dei Fatimiti d'Ifrīqiyah. Ormai svincolati da Baghdad, i Fatimiti fecero dell'Egitto il Paese più importante dell'Islam e cercarono di ridurre alla loro fede sciita gli autoctoni, specialmente con il califfo al-Ḥakīm. Impegnati in crudeli guerre contro la Siria, perdettero territori nell'Africa settentrionale e alla fine anche il regno a opera di Saladino (1138-1193). Sotto gli Ayyubiti (1169-1250), l'Egitto estese il suo controllo allo Yemen, alla Siria, alla Palestina, alla Nubia, alla Cirenaica e successivamente anche alla Mesopotamia. La potenza della dinastia però decadde presto a causa soprattutto della crescente influenza, nello stesso interno delle strutture fatimite, dell'elemento militare turco costituito in prevalenza da ex schiavi (arabo mamlūk) che riuscirono ad avere nelle loro mani il potere effettivo e ressero i destini dell'Egitto e dei Paesi limitrofi dal 1250 al 1517. A tale data i turchi ottomani sconfiggevano l'ultimo sovrano mamelucco, incorporando l'Egitto nel grande Impero turco. Nei sec. XVI-XVIII l'autorità ottomana sull'Egitto fu esercitata da governatori inviati da Costantinopoli: autorità contemperata di fatto da quella dell'aristocrazia feudale militare da cui erano stati espressi i precedenti sovrani mamelucchi. La spedizione napoleonica del 1798 e l'occupazione francese fino al 1801, benché conclusesi senza risultati positivi, determinarono una crisi nelle strutture politico-sociali del Paese, rivelando agli egiziani i valori tecnici della civiltà europea. L'Egitto sembrava votato all'anarchia allorché Muḥammad ʽAlī – ufficiale turco di origine macedone – riuscì abilmente a impadronirsi della situazione nel 1805 e, sgominati i Mamelucchi (1811) pose mano all'ambiziosa opera di rinnovamento sociale e di riforme, proseguita dal figlio Saʽid Pasciá e dal successore di questo, Ismāʽīl Pasciá, che estese l'autorità del governo sul Sudan fino ai Grandi Laghi. L'intenso ritmo dei lavori pubblici (tra cui il taglio dell'istmo di Suez) portò però alla rovina la già compromessa situazione finanziaria, offrendo all'Europa l'occasione per intervenire. Motivo ultimo fu la “rivolta dei colonnelli” (1881), condotta da ʽArābī Pasciá: gli inglesi occuparono il territorio e lo tennero fino al 1914 senza una ben definita fisionomia giuridica.

Storia: dall'indipendenza al governo di Sadāt

Dopo la prima guerra mondiale le correnti nazionaliste – decise fautrici dell'indipendenza – portarono la Gran Bretagna a riconoscere la sovranità dell'Egitto nel 1922; fu proclamato re Fu'ād I e le relazioni con la Gran Bretagna furono regolate da un trattato d'alleanza militare; fu ridotta l'occupazione inglese, e per il Sudan fu stabilita un'amministrazione condominiale. Allo scadere del trattato (1947) il sempre più acceso contrasto tra il governo e i vari partiti (acuitosi specialmente dopo l'infelice partecipazione nel 1948 alla guerra araba contro Israele) sfociò nel colpo di stato organizzato dal generale Muḥammad Naǧīb (1952) che costrinse re Fārūq, salito al trono nel 1936, ad abdicare. Autoproclamatosi presidente della Repubblica e primo ministro (23 luglio 1953), Naǧīb venne progressivamente esautorato da Ǧamāl ʽAbd al-Nāṣir (Nasser) che, postosi in luce in seguito all'accordo per lo sgombero delle truppe inglesi dal canale di Suez (ottobre 1954) e, assunte di fatto in quello stesso anno le funzioni di capo di Stato, venne ufficialmente proclamato presidente nel 1956. Conclusa nel 1956 la nazionalizzazione del canale di Suez, Nasser respinse l'attacco anglo-francese (1956) e, allacciati rapporti politico-economici con l'Unione Sovietica, costituì con Siria e Yemen la Repubblica Araba Unita (RAU). Si dedicò poi alla formazione di una grande confederazione araba, che dall'Africa del Nord si estendesse al Medio Oriente e fosse sufficientemente forte da mantenersi equidistante sia dagli USA sia dall'URSS. Al suo piano però si opponevano i vasti interessi delle compagnie petrolifere e la presenza di uno Stato d'Israele sempre più dinamico e agguerrito, nonché il carattere dispersivo degli interessi dei vari Stati arabi: nel 1961 la Federazione Araba si sciolse, mentre all'interno la mancata riforma agraria e la lentezza nell'industrializzazione fecero cadere gli entusiasmi delle masse. Nasser tentò di galvanizzare nuovamente l'opinione pubblica presentando Israele come il principale ostacolo all'unità araba, ma la tragica conclusione della “guerra dei sei giorni” (giugno 1967) dimostrò l'interna debolezza del mondo arabo e dell'Egitto in particolare. Per volontà di popolo Nasser rimase alla guida dello Stato, ma poté solo spendere le ultime energie per rendere meno fragili i rapporti con gli Stati arabi e manovrare fra USA e URSS per avere un certo spazio di politica autonoma. Morto improvvisamente Nasser nel 1970, gli succedette Anwār as-Sadāt, il quale s'adoperò, con il sostegno dell'URSS, a rafforzare militarmente l'Egitto, non trascurando le vie dell'alleanza interaraba (tentativo di formare una federazione tra Egitto, Siria e Libia) e della diplomazia internazionale. Il 6 ottobre 1973, d'intesa con la Siria, l'Egitto attaccò di sorpresa Israele (guerra del Kippur). Dopo i successi iniziali e la controffensiva israeliana, l'Egitto accettò l'accordo per la cessazione del fuoco (11 novembre), negoziato dall'ONU, e partecipò alla successiva conferenza di Ginevra per la pace nel Medio Oriente. L'attenuarsi della tensione offrì a Sadāt la possibilità di promuovere iniziative di ricostruzione e di rilancio economico come la riapertura del canale di Suez (5 giugno 1975). Un accordo per il disimpegno nel Sinai (1975) venne raggiunto con la mediazione del segretario di Stato statunitense Kissinger e segnò l'avvio di cordiali intese con gli Stati Uniti e di un progressivo allontanamento dall'URSS. Il dissidio con la Libia e la polemica con l'URSS raggiunsero toni altissimi: nel marzo 1976 venne ufficialmente resa nota la denuncia del trattato con l'URSS, nel giugno dello stesso anno fu arrestato il massimo diplomatico libico e sempre più spesso negli ultimi mesi dell'anno e nel corso del 1977 la Libia fu accusata da Sadāt di fomentare disordini, finché nel luglio reparti armati egiziani varcarono le frontiere libiche. Per contro l'Egitto strinse rapporti di stretta collaborazione con il Sudan e l'Arabia Saudita. Nel 1977 truppe egiziane intervennero a sostegno del regime di Mobutu nello Zaire e l'Egitto si schierò a fianco della Somalia nella guerra dell'Ogaden. Il Paese intanto cadde in una profonda depressione economica e il malessere della popolazione si tradusse in violente manifestazioni di piazza. Nel novembre 1977 Sadāt, prese la clamorosa decisione di avviare trattative dirette con Israele, seguendo una linea contestata da quasi tutti i Paesi arabi, alcuni dei quali si unirono in un “Fronte del rifiuto” (Algeri, febbraio 1978), e poco accetta anche all'interno del Paese; con il referendum del maggio 1978 Sadāt imbavagliò ogni tipo di opposizione dando al suo governo un'impostazione decisamente autoritaria. Al termine di una laboriosa conferenza a tre (Carter, Begin, Sadāt) tenutasi a Camp David, l'Egitto siglò una cornice di accordi con Israele che portarono alla firma del trattato di pace (Washington, marzo 1979), approvato quasi all'unanimità dal referendum tenuto in Egitto nell'aprile dello stesso anno. In seguito alla pace conclusa con Israele, l'Egitto venne espulso dalla Lega Araba. Il 6 ottobre 1981, durante la parata militare per l'ottavo anniversario della guerra contro Israele (1973), il presidente Sadāt fu assassinato da un commando di integralisti islamici che provocò la morte di altre otto persone.

Storia: il governo di Mubārak e la rivoluzione del 2011

Successe a Sadāt il vicepresidente Ḥosnī Mubārak, designato dal Parlamento e confermato poi con referendum popolare. In politica interna, il nuovo presidente proseguì nella direzione imboccata dal predecessore, pur in un clima di agitazioni sociali, in parte alimentate da correnti del fondamentalismo islamico e accompagnate dal costante peggioramento dell'economia, mentre in politica estera cercò di riavvicinare l'Egitto ai Paesi arabi. Rieletto nel 1987, Mubārak ottenne il reintegro dell'Egitto nella Lega Araba (vertice di Casablanca, maggio 1989) e contemporaneamente migliorò i rapporti con Israele (che nel marzo 1989 restituiva la zona di Taba), cercando una mediazione con l'OLP. In questo modo l'Egitto si riguadagnò il ruolo e il prestigio diplomatico tradizionali, ponendosi a capo dello schieramento moderato arabo, in sintonia con la politica di distensione attuata da USA e URSS. In questa direzione, quindi, Mubārak mosse i suoi successivi passi: appoggiò l'Iraq nella guerra contro l'Iran; sostenne l'azione bellica degli Stati Uniti nella guerra del Golfo (gennaio-febbraio 1991) con la partecipazione di un contingente egiziano alla forza multinazionale; si adoperò nella concreta opera di mediazione diplomatica tra Gerusalemme e Damasco, che si concluse con lo storico incontro tra arabi e israeliani alla conferenza di pace per il Medio Oriente (Madrid, 30 ottobre 1991). Proprio questa funzione di mediazione e di moderazione all'interno di un mondo arabo, percorso da nuovi fenomeni di integralismo, creò alcune serie difficoltà al Paese. In forte dissenso per la collocazione internazionale, considerata troppo filoccidentale, e facendo leva su un malcontento generato da una negativa situazione economica, nella primavera del 1992 gruppi di fondamentalisti islamici diedero vita a una vasta ondata di violenze. Eletto ancora una volta nel 1993 capo dello Stato, Mubārak, nonostante le difficoltà di una trattativa complicata da una lunghissima stagione di odio e di terrore, nel 1994 confermò con la sua azione diplomatica il ruolo essenziale dell'Egitto per il raggiungimento dell'accordo tra Israele e OLP di ʽArafāt, che non casualmente quell'anno venne firmato al Cairo. Nel frattempo, nonostante la durissima repressione nei confronti degli integralisti, il governo egiziano non riuscì a stroncare il fenomeno del fondamentalismo, che continuò a manifestarsi con attentati contro stranieri, intellettuali, cristiani copti e polizia. Nemmeno le più alte cariche di governo furono esenti da una tale virulenza terroristica: lo stesso Mubārak, pochi giorni prima della sua riconferma alla guida del Paese (settembre 1999), scampò a un attentato a Porto Said, rimanendo leggermente ferito. Ancora una volta però le elezioni legislative del novembre 2000 confermarono il consenso alla politica perseguita da Mubārak, assegnando la maggioranza dei seggi al Partito nazionale democratico (PND) del presidente. Quando il presidente statunitense G. Bush, dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, cominciò una dura campagna repressiva contro il terrorismo islamico, il governo di Mubarak prese le distanze dall'opinione pubblica interna, per buona parte contraria all'intervento militare in Afghanistan, e si dichiarò favorevole alla guerra ai terroristi islamici, permettendo alle forze armate internazionali il transito attraverso i canale di Suez e confermando la posizione dell'Egitto di Paese arabo moderato. Lavorando diplomaticamente in quest'ottica nel 2004 il governo riuscì a ripristinare le relazioni diplomatiche con l'Iran, interrotte dal 1980, e ad attivare una serie di accordi con il Sudan per il passaggio tra i due stati di persone e merci. Intanto il fenomeno mai sopito dell'integralismo nel luglio dell'anno successivo si manifestò a Sharm el Sheikh che venne colpita da un violento attentato terroristico in cui morirono ca. 90 persone. Il presidente Mubārak e il suo partito vennero riconfermati sia nelle elezioni presidenziali sia in quelle legislative svoltesi entrambe nel 2005: bassa fu tuttavia l'affluenza al voto e l'opposizione denunciò brogli e pressioni sull'elettorato. In queste consultazioni l'organizzazione dei Fratelli musulmani conquistò il 20% dei seggi, ponendosi come la maggior forza politica dell'opposizione. Nel marzo 2007 si svolgeva un referendum per modificare la Costituzione in senso repressivo che, nonostante una partecipazione al voto molto bassa, veniva ritenuto valido. Nel novembre del 2010 si svolgevano le elezioni in un clima di tensione e accuse di brogli. Il partito del presidente Mubārak otteneva 420 su 508 seggi, mentre la principale forza di opposizione, i Fratelli musulmani, decideva di non partecipare al secondo turno. L'inizio del 2011 era segnato da un grave attentato terroristico contro la comunità copta ad Alessandria; un autobomba esplodeva fuori da una chiesa provocando morti e feriti. Sempre nel mese di gennaio il governo veniva messo in difficoltà da una serie di manifestazioni popolari che chiedevano la fine del regime di Mubārak. A seguito di una crescente crisi politica e istituzionale, e di sempre più numerose manifestazioni popolari, con scontri violenti tra governativi e antigovernativi, i maggiori partiti di opposizione affidavano a M. el-Baradei e ad altre personalità della società civile la guida nelle trattative con il governo. Il presidente Mubārak, travolto dal malcontento popolare, rassegnava le dimissioni l'11 febbraio, lasciando il potere a Mohamed Hussein Tantawi, capo del consiglio militare. Nei giorni seguenti l'esercito scioglieva il parlamento e sospendeva la Costituzione, incaricando una commissione di giuristi di emanare un nuovo testo costituzionale da sottoporre a referendum. In marzo veniva nominato primo ministro Essam Sharaf, con l'incarico di formare un governo provvisorio, in attesa di nuove elezioni; alcune modifiche costituzionali, riguardanti in particolare la durata e l'elezione del Presidente sono state approvate col 77% dei voti tramite un referendum sostenuto dal movimento religioso dei Fratelli musulmani e dal partito dell'ex presidente, ma contestato dai gruppi di giovani animatori delle proteste e dai principali candidati alla presidenza in pectore (Mohamed el-Baradei e Amr Mussa). Nel frattempo le proteste continuavano a causa della lentezza con cui venivano introdotte le riforme promesse e i processi contro gli esponenti del regime, tra cui l'ex presidente Mubārak. In novembre ricominciavano le proteste di piazza, con scontri, feriti e morti tra i manifestanti che costringevano la giunta militare a nominare Kamal Ganzouri nuovo premier, in attesa delle elezioni. In seguito alle complesse consultazioni elettorali iniziate a novembre, nel gennaio del 2012 si riuniva la nuova Assemblea del Popolo, conquistata dal partito Giustizia e Libertà (FJP), braccio politico dei Fratelli Musulmani, che otteneva 235 seggi su 498; i salafiti ottenevano 124 seggi, mentre i liberali 38; scarso il risultato per il blocco dei partiti di sinistra che arrivavano a 49 seggi. Le successive elezioni presidenziali (23-24 maggio) vedevano la vittoria di Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, che sconfiggeva di poco il candidato laico Ahmed Shafik. In giugno l'ex presidente Mubārak veniva condannato all'ergastolo. Nel luglio del 2013 il presidente Morsi veniva destituito da un colpo di stato, dopo giorni di proteste e manifestazioni di piazza.

Cultura: generalità

La straordinaria importanza che ha avuto in passato la civiltà egizia ha inevitabilmente influito sul mondo moderno e contemporaneo del Paese, dove la tradizione islamica convive a fatica con le più recenti spinte del mondo occidentale. Le contraddizioni infatti sono ancora molto marcate, e accanto ai grattacieli e alla vita caotica nella capitale vivono ai suoi margini le baracche e i piccoli villaggi nel deserto. Anche le manifestazioni rispecchiano questo doppio volto: tra gennaio e febbraio, per esempio, si tiene ogni anno al Cairo la Fiera Internazionale del Libro, mentre a Luxor gli atleti si cimentano nella Maratona d'Egitto. Il 22 febbraio e il 22 ottobre ad Abu Simbel si celebrano l'anniversario dell'incoronazione e della presunta nascita di Ramses II, quando i raggi del sole mattutino entrano a illuminare le statue ubicate all'interno del tempio interno. I monumenti individuati come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO sono numerosi: naturalmente si tratta per la maggior parte delle vaste aree archeologiche che custodiscono i grandi complessi dei faraoni e le piramidi: l'antica Tebe e la necropoli (1979), Menfi, le aree di Giza e di Dahshur (1979), i monumenti della Nubia ad Abu Simbel e Philae (1979). Sempre nel 1979 è stato dichiarato patrimonio dell'umanità anche il centro storico del Cairo e la zona di Abū Mīnā, presso Alessandria, che conserva un antichissimo santuario cristiano risalente al V secolo e dal 2001 considerato in pericolo perché rischia di sprofondare nel terreno paludoso. Altro straordinario sito è il monastero di Santa Caterina, nella regione del Sinai, entrato nella lista UNESCO nel 2002.

Cultura: tradizioni

Crogiolo di molte e antiche culture, l'Egitto ha ricevuto dall'islamismo (o Islam) un'impronta determinante, che influisce in ogni aspetto della vita sociale. Grande importanza conserva il mese di digiuno del ramaḍā'n, concluso con la “piccola festa” e seguito, 40 giorni dopo, dalla “grande festa” (ʽid el-kebīr); dal Cairo parte ogni anno per la Mecca, in forma solenne, la kiswa, il drappo di seta nera ricamato d'oro destinato a ricoprire la Kaʽba. Emergendo su varie minoranze etniche i fellāḥīn, contadini e abitanti dei piccoli centri, superano per numero la metà della popolazione e costituiscono il perno della vita del Paese. Appartenenti al più antico strato etnico e di credo musulmano o copto, essi vivono – legati alla vita del grande fiume e della campagna – nel chiuso microcosmo dei villaggi (agglomerati tutti eguali di case costruite con mattoni crudi e fango misto a paglia) e conservano intatte le secolari abitudini, come, per esempio, la foggia del vestire: per le donne il milāya, velo nero avvolto attorno al capo e al collo e lungo fino ai piedi; per gli uomini, solitamente scalzi, la gallābīya (ampia tunica bianca di cotone lunga fino alle caviglie), panciotto a colori vivaci, talvolta pantofole di cuoio, sul capo una calotta di feltro o, per i più agiati, un turbante di mussolina bianca avvolgibile in venti modi diversi a denunciarne l'attività o il rango sociale. Simili a quelli antichissimi effigiati in rilievi e pitture dell'età faraonica, sono gli strumenti del lavoro contadino: l'aratro di legno (che è di origine ancor più lontana), lo šādūf per attingere acqua, il nōrag per triturare la paglia o battere le spighe. L'attività artigianale eccelle nella lavorazione e cesellatura a mano del rame e nella produzione, pure manuale, di stoviglie, delle anfore rotonde di El Faiyûm, di panieri (con foglie di datteri e rami di palme), di cuscini e tappeti a vivaci colori e, tra i copti, di stoffe di lino, lana e cotone. Per quanto riguarda il cibo, gli ingredienti tipici sono quelli della cucina mediterranea e quella araba, che compongono una dieta piuttosto semplice. Il pane (aish), fondamentale nella dieta quotidiana, in alcuni casi viene fatto lievitare al sole (aish shamsi), il cui calore sviluppa i lieviti naturali. Altra componente basilare dell'alimentazione sono le verdure, soprattutto fave e melanzane: le prime sono la base per il ful, una minestra insaporita con limone e cumino, e per le tamièya, polpettine con prezzemolo e semi di sesamo. Le carni più utilizzate sono quelle di agnello e montone. I piatti principali sono delle creme di legumi (come l'hommus), il fetir e lo shawarma; questi ultimi due hanno come base la carne. I dolci, come quelli degli altri Paesi nordafricani, hanno un gusto estremamente dolce e sono a base di miele, mandorle e altra frutta secca. La birra, che già si produceva al tempo dei faraoni, è una delle bevande più diffuse; molto comuni anche i vari succhi di frutta.

Cultura: letteratura

Dal sec. X alla fine del Settecento l'Egitto ha fornito alla letteratura araba numerosi poeti e narratori. Una gloria indiscussa dell'Egitto è ʽOmar ibn al-Fāriḍ (1182-1235), uno dei più grandi poeti mistici in lingua araba. Celebre come calligrafo, storico e giurista, an-Nuwayrī (1281-1332) compilò una vastissima enciclopedia abbracciando tutto il campo dello scibile. Di ogni argomento trattò anche as-Suyūtī (1445-1505), operoso e colto poligrafo, che gode di vasta fama in tutto il mondo arabo. La letteratura specificamente egiziana inizia però solo nell'Ottocento con scrittori come Luṭfī al-Manfalūṭī Ibrāhīm, ʽAbd al-Qādir al-Māzinī e soprattutto ʽAbbās Maḥmūd al-ʽAqqād (1889-1964). Iniziatore della narrativa moderna è Moḥammed Ḥusayn Haykal (1888-1956), autore del romanzo Zeynab (1914), nel quale è descritta realisticamente la vita dei contadini egiziani del Delta. Già compiutamente realizzata è l'opera dei fratelli Taymūr: Muḥammad (1892-1921), che ha cercato di staccarsi dalla tradizione classica per creare una letteratura moderna di stampo realistico; Maḥmūd (1894-1973), che ha rispecchiato nelle novelle e nei romanzi la società dell'Egitto moderno. Nel campo della poesia emergono, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Ahmad Shawqī (1868-1932), ancora legato alla tradizione, Ibrāhīm Muhammad Hāfiẓ (1871-1932), più sensibile ai problemi del suo tempo, e soprattutto Halīl Muṭrān (1870-1949) che esprime sentimenti e pensieri personali in una lingua e in uno stile perfetti. Tra gli scrittori che si sono trovati alla testa della lotta per la libertà s'impone Ṭāhā Ḥusayn (1889-1973), la figura più interessante nel panorama culturale dell'Egitto moderno. Accanto a lui è da collocare Tawfīq al-Ḥakīm (1898-1987), il più noto drammaturgo egiziano, autore di La gente della caverna (1933). Il panorama letterario postrepubblicano è caratterizzato dalla contesa tra due correnti, quella realistica, rappresentata da Yūsuf Idrīs (1927-1991), Shukrī ʽAyyād, Salāḥ Ḥāfiẓ, ʽAbd al-Ǧaffār Mākkāwī, ʽAbd ar-Raḥmān as-Šarqāwī e soprattutto da Naǧīb Maḥfūz (1911-2006), che nel 1988 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Le prime manifestazioni di una letteratura sperimentale si incontrano in Yūsuf al-Šarūni (n. 1924), che ne è considerato il fondatore, in Edward al-Kharrāt (n. 1926), Faṭhī Ġānim (n. 1924), ʽAbbās Aḥmad e Badr ad-Dīb, che si affermano soltanto verso la fine degli anni Sessanta, quando già una nuova generazione si è fatta avanti. Tra gli scrittori più rappresentativi di questa generazione, in conflitto non soltanto con la censura, ma anche con gli scrittori più anziani che erano riusciti a monopolizzare il potere culturale, figurano Ibrāhīm Aṣlān (n. 1939), Yaḥyà at-Tāhir 'Abdallāh (n. 1942), Muḥammad al-Busātī (n. 1937), Ǧamāl al-Ġiṭānī (n. 1945), Maǧīd Tūbiyā (n. 1938) e Diyā' as-Šarpawī (n. 1938). Un contributo interessante è stato fornito anche da scrittrici quali Zaynab Ṣādiq (n. 1935), Sakīnah Fu'ād e Nawāl as-Saʽdāwī, la cui tematica verte prevalentemente sulla condizione della donna, sulla sua funzione nella società egiziana, sul contrasto tra la generazione attuale e la precedente. Nei primi anni Novanta, la battaglia combattuta dai fondamentalisti islamici contro il laicismo dello Stato egiziano non poteva non coinvolgere gli esponenti del mondo letterario, che si sono spesso trovati nel mirino degli estremisti. Questi, decisi a combattere la diffusione della “corrotta cultura occidentale” per opera di scrittori e autori teatrali e cinematografici, accusati anche di mettere, con le loro opere, in cattiva luce il Paese, non hanno esitato a uccidere, nel 1992, lo scrittore F. Foda (1945-1992), autore di numerosi saggi e di centinaia di articoli sul tema del “pericolo islamico”, per poi colpire il premio Nobel per la letteratura Naǧīb Maḥfūz, ferito a colpi di coltello nel 1994, le cui opere erano già state precedentemente messe all'indice dalle autorità religiose perché irriverenti verso l'Islam. Gli intellettuali egiziani non alleati con il regime al potere si sono ritrovati, quindi, a combattere le autorità, sia politiche sia religiose, per poter esprimere liberamente le proprie opinioni. Ṣan‘ Allāh Ibrāhīm (n. 1937) è uno dei protagonisti di questo dissenso e nei suoi romanzi, tra cui Šaraf (dal nome del protagonista, che vuol dire anche “onore”, 1997), parla della propria esperienza personale descrivendo il mondo della prigione dall'interno. Ra'ūf Mus‘ad Bastā, nato in Sudan alla fine degli anni Trenta e considerato a tutti gli effetti uno scrittore egiziano, è un profondo conoscitore della realtà del Paese in cui ha vissuto a partire dall'inizio degli anni Ottanta. Giornalista di formazione, Ra'ūf Mus‘ad Bastā, per la sua attività di militante di un'organizzazione di sinistra, è stato in prigione per diversi anni e si è imposto nel panorama letterario arabo con il romanzo autobiografico Bayḍat al-na‘âmah (L'uovo di struzzo, 1994), in cui ripercorre i primi incontri amorosi e le successive esperienze mature di un uomo libero da ogni tabù sociale e sessuale. Acquista, in questo contesto, ancora maggior valore l'opera di autori quali la scrittrice Nawal as-Sa'dawi (n. 1931), schierata da sempre a favore dell'emancipazione della donna, Sulayman Fayyad e Ibrahim Aslam, appartenenti alla generazione che ha vissuto la disfatta del 1967 e la successiva decadenza del sistema politico e sociale egiziano, e l'autore teatrale Lenin Ramly. Nella drammaturgia emergono i nomi di ‘Ali Salim (n. 1936) e Muḥammad al-Salamuni (n. 1942). La poesia egiziana è rappresentata da Aḥmad ‘Abd al-Mu‘ṭī Ḥiǧāzī (n. 1935), autore di una poesia prima impegnata poi più intimista che riceve, nel 1998, il premio del sultano al-‘Uways per la poesia. Bahaa Taher (n. 1935), tra i più famosi autori contemporanei, ha vinto nel 2008 il premio internazionale della narrativa araba con il romanzo Wahet al Ghuroub (L'oasi del crepuscolo, 2007); al centro delle sue tematiche il contrasto tra Oriente e Occidente e il tormentato rapporto con il potere. Un altro scrittore egiziano che ha raggiunto notorietà internazionale è Alaa Al Aswany (n. 1957), dal cui romanzo Imārat Yaʿqūbīān (The Yacoubian Building, 2002) è stato tratto anche un film di successo e una serie televisiva.

Cultura: arte

Conquistato all'Islam tra il 639 e il 642, l'Egitto accolse una fioritura di arte, specie al Cairo, sede delle varie dinastie e fulcro della vita sociale, politica e culturale della regione, dove sorsero numerosi edifici, soprattutto religiosi, di grande valore architettonico, molti dei quali ancora sopravvivono. Fuori della capitale si trova il bel nilometro (miqyas) dell'isola di Roda, costruito, secondo un'iscrizione che correva lungo tutti i lati del pozzo quadrato che reggeva la colonna graduata, nell'861-862 da Muḥammad al-Hasib per l'abbaside al-Mutawakkil. Al periodo fatimita (969-1171) si possono invece riportare anche, al di fuori della capitale, una serie di mausolei della necropoli di Aswân (Alto Egitto), nei quali l'esuberante fantasia dei costruttori provinciali si è sbizzarrita nella ricerca più del pittoresco che dell'architettonico. Numerosi erano i centri di produzione artigianale di ceramiche, legni, vetri, cristalli di rocca, metalli lavorati e, soprattutto, di tessuti. In epoca fatimita erano attive le officine di tessitura (tirāz) di Misr, Damietta, Tinnis, Shata, Alessandria, Tuna, El Faiyûm, ecc., le cui stoffe erano di solito decorate con motivi vegetali, figure di animali e, più di rado, umane. Con i Mamelucchi e gli Ottomani, Il Cairo tornò a essere il centro della produzione artigianale. Dopo la dominazione araba, profondi mutamenti si verificarono nelle tradizioni artistiche dell'Egitto per l'interferenza delle correnti culturali europee, che segnarono dei loro caratteri il rinnovamento edilizio attuatosi in numerose città nel corso dei sec. XIX e XX. L'assoluta prevalenza di modelli europei non è venuta meno neanche dopo la rivoluzione, anche se sotto la nuova formula di interventi di capitali e tecnici di diversi Paesi. Nonostante l'enorme sforzo compiuto a cominciare dagli anni Cinquanta, con il varo di progetti di pianificazione per le città maggiori (Il Cairo, Alessandria, Ismailia, Porto Said) e per un centinaio di villaggi, con relative opere di bonifica, l'urbanizzazione è stata malamente regolamentata (si pensi alla crescita disorganica e caotica del Cairo) e la produzione edilizia ha utilizzato mediocremente i modelli e le tecnologie europei. L'impresa più importante degli anni Sessanta, legata alla realizzazione della grande diga di Aswân, è stato il piano regionale per Aswân, dovuto al gruppo J. E. Glowczewski, Kemal Abon Hamda e Z. A. Zielinski. Particolare attenzione è stata invece posta alla conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico dell'antico Egitto, anche grazie alla collaborazione e all'intervento di organizzazioni internazionali come l'UNESCO (campagne per la salvezza dei templi di File e di Abu Simbel). Per quanto riguarda la pittura, l'Egitto è riuscito a elaborare una produzione propria, autonoma rispetto ai Paesi europei, solo nella seconda metà del Novecento; i nomi più noti a livello internazionale sono Gazbia Sirry (n. 1925), Abdel Wahab Morsi (n. 1931) e Adel El-Siwi (n. 1952).

Cultura: musica

Sotto le culture dominatrici araba e turca, il filone autoctono si disperse. In tempi recenti l'Egitto è stato uno dei primi Paesi arabi ad aprirsi verso la cultura musicale europea, ma anche fra i primi a incoraggiare lo studio e la valorizzazione della tradizione nazionale. Infatti, accanto a istituzioni legate al repertorio occidentale (tale il Teatro dell'Opera del Cairo, per il quale Verdi scrisse nel 1871 Aida), altre ne sorsero, quali la Scuola di musica orientale (1925) e l'Istituto di musica orientale (1929), che hanno favorito il recupero di forme espressive indigene.

Cultura: cinema

Il cinema egiziano è il più importante e prolifico del mondo arabo, risalendo la sua storia al 1927-28, quando furono prodotti i primi film (Leila, Zeinab) autenticamente nazionali. È anche l'unico nel continente africano che da tempo disponga di un'infrastruttura produttiva e distributiva a ciclo completo. Del resto il Festival del Cairo è stato per tutti gli anni Ottanta vetrina internazionale e punto di riferimento per tutte le produzioni dell'area. Dopo stagioni di produzione commerciale, nel 1939 fu Kemal Selim con L'operetta a tentare un'operazione più ambiziosa e senza immediati fini commerciali. Dopo la caduta di re Fārūq (1952) e l'avvento della Repubblica, il cinema si aprì alle lezioni cinematografiche straniere, principalmente al neorealismo. Per tutti gli anni Cinquanta, infatti, si imposero le opere di Salah Abū Seif (su tutte ricordiamo un film d'epoca successiva, Il portatore d'acqua è morto, 1977) e soprattutto di Yūsuf Shāhin (Youssef Chahine in Francia), il più famoso cineasta egiziano, noto anche per numerosi lavori compiuti in collaborazione con la produzione francese. Tra i film più significativi di Shāhin ricordiamo Stazione centrale (1958), con il quale si fece conoscere in Europa, Il ritorno del figliol prodigo (1976), una delle sue non infrequenti commistioni tra dramma e musica a forti connotati politici, Alessandria... perché? (1980), L'altro (1999), presentato al Festival di Cannes. Il tentativo di nazionalizzazione dell'industria cinematografica finì nel 1967, favorendo la rinascita di un'industria privata che trovò comunque giovamento dall'arrivo della televisione e dalla nascita di alcuni cineclub. Negli anni Sessanta si affermarono due personalità d'eccezione, quelle di Tawfīq Salah (I rivoltosi, Il diario di un giudice di campagna, 1966-68), che dovette per le sue prese di posizione di estrema sinistra emigrare in Siria, e di Shadi Abdel Salam (1930-1986), dall'affascinante linguaggio tra la figuratività moderna e il recupero della tradizione.

Bibliografia

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