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Vèneto

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regione dell'Italia settentrionale, 18.399 km², 4.832.340 ab. (stima 2007), 258 ab./km², capoluogo di regione: Venezia. Comuni: 581. Province: Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza. Confini: Trentino-Alto Adige (NW), Austria (N), Friuli-Venezia Giulia (NE), mare Adriatico (E, 158,9 km di costa), Emilia-Romagna (S), Lombardia (W).

Generalità

Chiusa a N dai contrafforti alpini e dalla fascia montuosa prealpina digradante in rilievi collinari, la Pianura Padana si fonde con i bassi bacini dell'Adige e del Piave a formare il fertile entroterra delle lagune in cui si sfrangia l'Adriatico settentrionale. Questo è il contesto geografico in cui si colloca il Veneto, che deriva il suo nome dall'antico popolo dei Veneti, di probabile origine indoeuropea. Il suo territorio, già regione – con il nome di Venetia – nella riorganizzazione statale voluta dall'imperatore Augusto, a partire dal sec. XIV fece parte dei domini della Repubblica di Venezia, la Serenissima: corrispondeva infatti a buona parte del cosiddetto “Stato da tera” (Stato di terra) per distinguerlo dai possedimenti che Venezia vantava in diverse aree del Mediterraneo e che costituivano lo “Stato da mar” (Stato di mare). I legami consolidatisi nel periodo della Repubblica di Venezia, durato più di quattro secoli, fecero della regione – che pur presenta aree geomorfologicamente ed economicamente molto differenziate come la montagna alpina e la bassa pianura, la collina e la costa – un insieme organico, in cui gli scambi tra prodotti d'oltremare e d'entroterra trovavano in Venezia il loro baricentro. E lo trovano ancora oggi nel triangolo allargatosi a Padova e Treviso, protagonista di uno straordinario sviluppo economico e urbano.Del Nordest, che negli anni Novanta del sec. XX ha conosciuto tassi percentuali di crescita davvero eccezionali, il Veneto è la regione simbolo per eccellenza. Alcuni dei marchi che sono fra i massimi ambasciatori del made in Italy nel mondo hanno mosso i primi passi proprio da questa parte d'Italia. Un decollo, quello industriale, che è avvenuto abbastanza in ritardo rispetto ad altre regioni italiane, ma che è stato ed è favorito dalla posizione geografica: il Veneto è uno dei passaggi obbligati per i traffici diretti all'Europa dell'Est e, soprattutto per quanto riguarda il Veronese, un punto nodale dei traffici che si svolgono sia sulla direttrice Ovest-Est sia, verso l'Europa centrale, lungo la direttrice Sud-Nord. Ancora più grandi dunque sono le sue potenzialità all'interno dell'Unione Europea.Queste potenzialità si aggiungono a quelle legate alla fama planetaria della città portabandiera del Veneto: Venezia “sospesa fra acqua e cielo”, che vive oggi soprattutto dei fasti legati al proprio glorioso passato oltre che della notorietà quale polo culturale e universitario. Insieme con i tesori d'arte e storia di altre importanti città come Verona, Padova e Vicenza; con i paesaggi alpini e lagunari, il clima mite del lago di Garda e le stazioni termali e balneari, la città dei dogi conferisce a tutta la regione anche una forte valenza d'attrazione turistica.

Territorio: morfologia

Il territorio del Veneto è costituito per il 29,1% da zone montuose, per il 56,4% da pianure e per il 14,5% da aree collinari. Dal punto di vista morfologico si possono individuare quattro diverse aree. L'area alpina comprende la parte settentrionale della regione e corrisponde essenzialmente al bacino superiore del Piave e alle Dolomitiorientali. Queste ultime sono formate da un insieme di gruppi montuosi che superano i 3000 m (i più noti sono l'Antelao, il Cristallo, Le Tofane, le Tre Cime di Lavaredo, la Marmolada, il Civetta e il Pelmo) costituiti in grande prevalenza da rocce sedimentarie, soprattutto dolomie e calcari. La fascia prealpina si stende con continuità dal Garda al confine con il Friuli-Venezia Giulia; i rilievi sono più bassi e si presentano come altopiani calcarei, largamente interessati da fenomeni carsici, o come ampie dorsali ondulate, individuate dalle profonde gole dei maggiori fiumi veneti. Da SW a NE si succedono: il gruppo del monte Baldo, delimitato dal lago di Garda e dalla valle dell'Adige; i monti Lessini; le Prealpi di Schio (o Piccole Dolomiti) con parte del massiccio del Pasubio; l'altopiano di Tonezza tra le profonde incisioni vallive dei torrenti Posina e Astico; l'ondulato altopiano dei Sette Comuni (o di Asiago), che la profonda forra del canale di Brenta separa nettamente dal monte Grappa; le Prealpi Bellunesi (Col Visentin); le Prealpi dell'Alpago con l'altopiano del Cansiglio e le Prealpi Clautane (Cima dei Preti). Il passaggio tra zona prealpina e pianura è segnato da una fascia più o meno larga di rilievi collinari, fra i quali le dorsali più basse dei monti Lessini, i rilievi isolati nella pianura dei monti Berici e dei Colli Euganei, i cordoni morenici del Garda e del Meschio, i Colli Asolani e il Montello.Succede infine l'area pianeggiante, formata da alluvioni quaternarie e divisa dalla fascia delle risorgive in alta e bassa pianura. La costa, che si dispone ad arco tra le foci del Po di Goro e del Tagliamento, è bassa, uniforme e per vasti tratti interessata da aree lagunari, che costituiscono un paesaggio di transizione fra la terraferma e il mare: i due elementi morfologici più vistosi sono il Delta Padano e la Laguna Veneta. I principali corsi d'acqua sono il Po, che interessa la regione solo con il suo tratto terminale segnando buona parte del confine con l'Emilia-Romagna, e l'Adige, di cui appartiene al Veneto tutto il tratto che corre in pianura; interamente veneto è il Piave. Tutti gli altri fiumi hanno origine nella regione prealpina (Brenta, Bacchiglione, Livenza) o nascono in pianura da risorgive (Sile, Zero e Dese) e attraversano la pianura, seguendone la pendenza generale a SE. Gran parte di questi corsi d'acqua hanno subito, sin dai tempi della Repubblica di San Marco, numerosi interventi atti a deviarne il corso per evitare che con i loro detriti contribuissero all'insabbiamento della Laguna di Venezia oppure per scongiurare impaludamenti.

Territorio: clima

Data la conformazione geografica della regione, il clima presenta caratteri molto diversi, con estremi in corrispondenza dell'alto bacino del Piave, dove il clima è di tipo alpino, e nella zona del Garda, dove l'influenza mitigatrice della massa d'acqua e la barriera montuosa che protegge dai venti determinano condizioni mediterranee. In pianura le estati sono calde e gli inverni freddi; le precipitazioni sono copiose nelle zone alpine e, specialmente, prealpine, ma scarseggiano in quelle di pianura, soprattutto nel Delta Padano. Il litorale veneto d'inverno è molto più freddo di quello delle altre regioni italiane, tanto che la vegetazione non vi assume caratteristiche mediterranee: ciò è dovuto alla sua esposizione ai venti dell'Est, e in particolare alla bora.

Territorio: demografia

Fino alla seconda metà del sec. XX il Veneto fu terra di emigrazione: tra la fine del sec. XIX e gli inizi del successivo soprattutto verso l'Argentina e il Brasile; durante il periodo fascista, ci fu un notevole flusso verso l'Agro Pontino laziale appena bonificato. Nel secondo dopoguerra, specialmente dopo l'alluvione del Polesine del 1951, molti veneti emigrarono in Lombardia, Piemonte, Liguria e all'estero. Con lo sviluppo dell'industria avviatosi con il “miracolo economico” degli anni Sessanta e proseguito fino alla fine del sec. XX, invece, la regione (quinta in Italia per abitanti) ha visto dapprima arrestarsi tale tendenza, per trasformarsi poi essa stessa in meta di immigrazione, soprattutto straniera, proveniente prevalentemente dal bacino del Mediterraneo e dai Paesi dell'Est. Il tasso di natalità, ancora abbastanza alto nell'immediato secondo dopoguerra, è notevolmente calato a partire dagli anni Settanta, per poi risalire un poco nel nuovo millennio grazie all'apporto della popolazione immigrata, cui si deve se il saldo naturale è ancora leggermente positivo. Si è assistito comunque a un notevole innalzamento dell'età media, con un cospicuo invecchiamento della popolazione. L'integrazione fra veneti e immigrati stranieri, ormai divenuti indispensabili come manodopera (nel 2002 costituivano il 3,4% della popolazione residente), continua a presentare caratteri contraddittori, con esempi di piena integrazione e casi di difficoltà dovuti anche alla mancanza di un'offerta residenziale adeguata alle esigenze e alle possibilità degli immigrati.Fino all'inizio del Novecento in due regioni prealpine del Veneto – l'altopiano di Asiago e i monti Lessini – erano diffusi dialetti tedeschi, oggi praticamente scomparsi salvo che nelle ultime “roccaforti” di Giazza e Roana, dove il dialetto cimbro è ancora conosciuto da qualche anziano. Sono invece più vitali la comunità tedesca di Sappada e quella ladina di Livinallongo del Col di Lana, entrambe in provincia di Belluno.

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

Il decollo industriale e lo sviluppo economico degli ultimi quattro decenni del Novecento hanno avuto un notevole impatto sulla distribuzione della popolazione e sull'assetto del territorio. In un primo tempo, si è assistito alla rapida crescita dei tre grandi poli urbani della regione (Verona, Padova e Venezia, quest'ultima grazie all'espansione di Mestre, mentre la popolazione lagunare diminuiva) e dei due poli medi (Vicenza e Treviso). Poi, a partire dagli anni Ottanta, i capoluoghi hanno cominciato a contrarsi, mentre l'urbanizzazione si diffondeva sul territorio: è aumentata notevolmente la popolazione dei comuni più vicini alle grandi città, mentre le campagne venivano invase da un fitto tessuto di residenze, stabilimenti, magazzini e centri commerciali. Oggi la rete urbana del Veneto si presenta come una realtà policentrica, impostata sui due poli dominanti di Verona e dell'area metropolitana Padova-Treviso-Venezia, parzialmente equilibrati da Vicenza, mentre minore è il ruolo di Belluno e Rovigo.Il principale asse di comunicazione della regione è costituito dall'autostrada A4 e dalla ferrovia che uniscono Milano a Venezia. Un altro asse auto-ferroviario di grande importanza è quello Modena-Brennero. Queste due direttrici si incrociano a Verona. La città scaligera e Mestre costituiscono gli snodi chiave, a valenza non solo regionale, delle vie di comunicazione venete. Proprio a Mestre è stato costruito un passante autostradale lungo l'A4 che evita l'attraversamento urbano (2009). Altri assi primari sono quelli Bologna-Padova e Venezia-Trieste, entrambi destinati (insieme all'asse Modena-Verona-Brennero) a un aumento di traffico dovuto all'allargamento dell'Unione Europea. Per quanto concerne il trasporto aereo, il Veneto può contare sugli aeroporti di Venezia-Tessera e di Verona-Villafranca, entrambi a valenza internazionale. Il Veneto è l'unica regione italiana a disporre di una rete di vie d'acqua navigabili; ma il traffico commerciale è pressoché inesistente, mentre è presente un certo movimento turistico. I trasporti marittimi fanno capo a Venezia per i passeggeri, a Porto Marghera per le merci.

Territorio: ambiente

Alla suggestiva bellezza del paesaggio lagunare e al prorompente sviluppo industriale si accompagnano i due maggiori problemi ambientali del Veneto. Il primo, che si può definire “storico” perché è stato una costante per tutta la storia regionale, è quello della salvaguardia della Laguna Veneta. L'altro, molto più recente, è quello del deterioramento del paesaggio rurale della pianura, per la congestione edilizia, il traffico e l'inquinamento. Mentre un'altra secolare emergenza ambientale, quella delle alluvioni, è stata ridimensionata dalla costruzione di possenti argini, dopo l'alluvione del Polesine del 1951.Sempre più urgente è la questione della salvaguardia di Venezia dall'acqua alta, per la quale il progetto MOSE, che prevede l'installazione di dighe mobili in grado di chiudersi per impedire l'afflusso in laguna delle acque marine, ed è passato alla fase di realizzazione nel 2003, costituisce un primo passo, anche se continua a essere assai discusso per quanto riguarda l'impatto sull'ecosistema laguna-Adriatico. Per la difesa delle isole lagunari dall'opera distruttiva delle onde del mare aperto già si mosse la Repubblica di Venezia con l'erezione dei Murazzi, bastioni di grossi massi. Altrettanto inderogabile è la tutela della laguna stessa, ambiente delicatissimo che dagli anni Trenta del sec. XX è messo a dura prova dal complesso petrolchimico di Porto Marghera e dal traffico di navi di grande tonnellaggio.In stretta interdipendenza con lo sviluppo industriale si pone dunque la necessità di una rigorosa tutela del territorio. A questo fine ha contribuito l'istituzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, di alcuni parchi regionali a tutela delle diverse zone ambientali (Colli Euganei, Lessinia, delta del Po, Dolomiti d'Ampezzo, fiume Sile), nonché la creazione di riserve naturali statali. Ciò nonostante il territorio protetto corrisponde solo al 5% ca. della superficie regionale, proporzione che risulta inadeguata se si tiene conto della ricchezza di ambienti naturali diversi che la regione presenta, di grande importanza anche a livello nazionale, come lo è la zona lagunare. Il Parco del Delta del Po, in provincia di Rovigo, con il confinante omologo parco creato nel Ferrarese dall'Emilia-Romagna, costituisce la più vasta area umida d'Italia (dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità), dove si incontrano acque dolci e marine, formata dalle varie sedimentazioni del fiume e fortemente segnata dall'opera dell'uomo, che nei secoli ha tentato di irreggimentarne le acque e bonificarne i terreni.Alla valorizzazione del patrimonio naturale sono preposte anche le comunità montane, che spesso contribuiscono anche alla salvaguardia della cultura tradizionale. La Comunità Montana dell'Alpago, per esempio, è particolarmente attiva nella conservazione della caratteristica edilizia rurale (case con frontone a gradoni e a ballatoio) e dei tipici villaggi un tempo abitati dai Cimbri, popolazione di stirpe germanica immigrata dall'altopiano di Asiago su quello del Cansiglio all'inizio dell'Ottocento. La Comunità Montana della Valle del Boite sostiene l'Istituto Culturale Ladino a tutela della locale minoranza linguistica ladina. La Comunità Montana della Lessinia dal 1990 gestisce il Parco Regionale della Lessinia; anch'essa ricopre un ruolo importante nella tutela del patrimonio culturale cimbro, così come la Spettabile Reggenza dei 7 Comuni. Quest'ultima è sede anche dell'Istituto di Cultura Cimbra e si occupa, inoltre, di interventi di miglioramento ambientale in territori incolti e abbandonati; eredita il suo nome dalla federazione che già nel Trecento riuniva i comuni dell'altopiano di Asiago.

Economia: generalità

Il quadro economico regionale è radicalmente cambiato nel corso del sec. XX, trasformando il Veneto da regione agricola a polo industriale e terziario fra i più dinamici in Italia. Se ancora agli inizi del Novecento gli addetti al settore primario erano oltre la metà della popolazione attiva, oggi ne costituiscono il 4%, mentre il secondario, che negli anni Trenta (apertura del polo petrolchimico di Porto Marghera) era fermo al 24%, è salito sino al 41,3%. È però il terziario, di cui il comparto turistico rappresenta una parte fondamentale, a occupare oggi il 54,7% della popolazione attiva. Il reddito pro capite è aumentato: ancora alla fine degli anni Ottanta questo era di poco sopra la media nazionale, ma è andato sempre più superandola, anche se continua a essere inferiore rispetto, per esempio, alla Lombardia. Con il boom che ha coinvolto l'intero Nordest, sono cresciuti anche nuovi comparti industriali che si sono affiancati ai pochi storici (vetro, tessile, oro) rendendo il Veneto una delle regioni più orientate all'esportazione sia verso gli altri partner dell'Unione Europea sia verso mercati extracomunitari.A partire dagli anni Novanta del sec. XX la regione si è trovata ad affrontare nuove sfide assai delicate. La sua posizione geografica, vicina e naturalmente aperta agli Stati dell'Europa orientale, ha favorito la scelta di molte aziende venete di delocalizzare produzioni ad alta incidenza di manodopera in Stati dove il costo del lavoro è più basso; a incoraggiare tale tendenza sono anche le carenze delle infrastrutture a livello territoriale (aree edificabili e strade, in particolare) e le agevolazioni fiscali offerte dai Paesi dell'Est.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Benché assai ridimensionato rispetto agli inizi del sec. XX e con un numero di addetti limitato, il comparto primario costituisce ancora oggi una delle fonti di ricchezza del Veneto: si contano infatti quasi 200.000 aziende agricole (molte praticano coltivazioni biologiche) e la superficie totale regionale a utilizzo agricolo supera i 12.000 km². Sparita la storica “piantata” (seminativi con alberi cui si appoggiano le viti ), ordine della piantagione che per secoli aveva caratterizzato il paesaggio, e recuperate ampie sezioni di terra attraverso bonifiche (basso Veronese e Polesine), la regione contende alla Lombardia il primato di massimo produttore di mais in Italia, e considerevoli sono anche le produzioni di grano, barbabietola da zucchero, frutta (mele, pere, pesche e ciliege); una menzione particolare meritano da un lato la vite, dalla quale si ottengono ottimi vini e spumanti con numerose DOC e alcune DOCG, e dall'altra l'olivo, che, attecchito nell'area del Garda grazie al clima quasi mediterraneo, dà oli extravergini assai delicati e ricercati. Strettamente connesso alla coltivazione è l'allevamento, che è concentrato in particolar modo nella Pianura Padana: la regione è tra le maggiori produttrici italiane di latte, e anche il comparto della carne, dove prevalgono i bovini, è molto dinamico; infine, si trova nel Veronese una delle massime aziende italiane di lavorazione di carni avicole e di uova. Anche se Chioggia è uno dei porti italiani più attrezzati per la pesca, decisamente inferiore nel suo complesso risulta questa attività rispetto ad altre realtà adriatiche, limitata anche dai fenomeni di eutrofizzazione delle acque dovuti agli scarichi urbani e industriali e dall'ingente uso di fitofarmaci e pesticidi in agricoltura.

Economia: industria

Fino al primo dopoguerra, negli anni Cinquanta, quando si parlava di Veneto industriale si intendevano le produzioni tessili di Schio e Valdagno, i vetri di Murano, l'oro di Vicenza, la chimica di Porto Marghera: comparti produttivi storici, ma con una capacità di penetrazione e di export spesso inferiori alle reali possibilità. In seguito, il decollo del secondario nella regione è avvenuto replicando il modello della piccola azienda agricola (spesso sopravvissuta costituendo un'integrazione al reddito famigliare): un capannone costruito a fianco della casa di abitazione nel quale tutti i componenti della famiglia erano impiegati. E così il Veneto è andato sviluppando il cosiddetto “lavoro a domicilio” nel settore tessile (grandi industrie appaltavano all'esterno la rifinitura di capi d'abbigliamento) e poi in quello meccanico, valendosi delle enormi potenzialità produttive rappresentate da una struttura famigliare allargata ancora molto forte e sentita. È anche grazie a ciò che la regione oggi si caratterizza per una produzione quanto mai diversificata, con aziende talvolta di notevoli dimensioni o raggruppate in distretti industriali, presenti ormai in tutte le province con posizioni leader in settori strategici come il tessile, il meccanico e la produzione di occhiali e di elettrodomestici. Il boom del Nordest seguito alla crisi degli anni Ottanta ha fatto del Veneto una delle regioni trainanti dell'economia nazionale, con tassi di crescita annuali che hanno indotto a parlare di un nuovo miracolo italiano. Hanno sede nel Veneto marchi di abbigliamento giovanile di fama mondiale (Trevigiano), le più importanti fabbriche mondiali di occhiali (Cadore), grandi industrie di componenti meccaniche (Padovano), cantieri navali (Porto Marghera) e stabilimenti per la produzione di macchine agricole. In profonda crisi, invece – anche per i gravissimi danni ambientali –, il polo petrolchimico di Porto Marghera. Tutto quanto viene prodotto è fortemente indirizzato verso l'esportazione che è rivolta soprattutto verso gli Stati dell'Unione Europea.

Economia: servizi

Solo negli ultimi anni del Novecento sono comparse aziende che si occupano di servizi alle imprese, e anche il settore finanziario, che pure vede una densità elevatissima di sportelli bancari aperti nel territorio, sconta ancora un certo ritardo. Nella seconda metà del Novecento hanno invece avuto un notevole sviluppo le attività commerciali, favorite anche dal turismo, che costituisce una delle voci più dinamiche e redditizie del comparto. Ciò è dovuto principalmente a Venezia (la città dei dogi è, dopo Roma e Firenze, il terzo centro d'arte più visitato in Italia, con una percentuale elevatissima di stranieri), ma anche a Verona, Vicenza, Padova e Treviso; alle mete balneari (Caorle, Lido di Iesolo, Sottomarina), montane (Cortina d'Ampezzo, Cadore, monti Lessini) e lacustri (Malcesine, Garda e Peschiera del Garda). Infine, è tornato a crescere, dopo alcuni anni di crisi, il comparto del turismo termale, concentrato nella zona dei Colli Euganei (Abano Terme, Battaglia Terme e Montegrotto Terme) e nel Vicentino (Recoaro Terme).

Economia: distretti industriali

I distretti industriali del Veneto confermano una linea di crescita che trova in questa regione una delle sue massime espressioni a livello nazionale. Le tipologie produttive sono molto differenziate, passando da quelle che si richiamano alle tradizionali attività artigianali sviluppatesi e rinnovatesi nel tempo, a quelle che fanno capo alle più avanzate tecnologie di processo e di prodotto. Per dimensioni, consistenza, organizzazione sul territorio, numero di aziende e di occupati, fatturato e propensione all'esportazione, tra i distretti industriali veneti se ne distinguono alcuni. Il distretto dell'oreficeria di Vicenza lavora da solo la metà di tutto l'oro importato dall'Italia; più del 90% del suo fatturato si basa sulle esportazioni all'estero. Lungo la valle del Chiampo si estende il distretto della concia della pelle, che gode della grande disponibilità idrica necessaria per questa lavorazione, ma ha creato notevoli problemi legati all'ambiente per via della tossicità degli scarichi; l'industria conciaria ha dato origine a un considerevole indotto di industrie chimiche e di macchinari. Ben strutturato e tradizionale, il distretto di Schio-Thiene-Valdagno deve la sua fama al settore tessile e dell'abbigliamento; coinvolge imprese di piccole dimensioni o di peso internazionale come Marzotto e Lanerossi, le prime subfornitrici delle seconde. A Montebelluna si concentra la produzione di calzature sportive tecniche per la quale il distretto è leader mondiale. Il distretto di Belluno è un caso ormai classico di una crescita impetuosa di attività imprenditoriali nate da piccolissime esperienze e competenze locali; qui si realizza oltre l'80% della produzione italiana di montature per occhiali, minuterie metalliche, lenti ottiche e a contatto; e Luxottica è l'indiscusso leader mondiale del settore.

Preistoria

Le più antiche tracce umane sono state rinvenute nelle cave di Quinzano Veronese, dai cui livelli più profondi provengono materiali del Paleolitico inferiore di tecnica clactoniana; seguono nella parte mediana dello stesso giacimento industrie litiche, i cui manufatti presentano una particolare tecnica di scheggiatura detta “Levallois”, attribuibili per tipologia alla fine del Paleolitico inferiore o alla sua fase di transizione con il medio. Industrie musteriane di età würmiana sono attestate, oltre che nei livelli più alti di questa stessa cava, in diverse località per lo più in provincia di Verona (fra le più importanti ricordiamo il Riparo Tagliente e quello di Fumane) e di Vicenza (la grotta del Broion, con strati databili tra 46.000 e 40.000 anni fa, e la grotta di San Bernardino). La serie stratigrafica del citato Riparo Tagliente prosegue con livelli dell'Aurignaziano (una fase antica del quale è stata recentemente rinvenuta anche al Riparo di Fumane) e termina con livelli dell'Epigravettiano finale, datati tra 11.500 e 10.000 anni fa. Numerosi sono i manufatti in pietra, lamina di selce e osso con figure di animali (stambecco, bisonte, bovidi e un felino) e motivi astratti incisi. A questa stessa epoca (databile con il metodo al carbonio 14 al 10.090 a. C. ) risale la sepoltura scoperta da A. Broglio nei ripari di Villabruna (Belluno), sulla quale è stata ritrovata una pietra con dipinta una figura umana schematizzata. Piuttosto frequenti sono i rinvenimenti di industrie del Sauveterriano e del Castelnoviano attribuibili all'Olocene antico. Di particolare importanza è il sito di Mondeval de Sora (Belluno) dove gli scavi di A. Guerreschi hanno messo in luce la sepoltura di un cacciatore di età mesolitica (ca. 7300 a. C.), con un ricco corredo funebre di manufatti in pietra, in osso e in corno. Al Neolitico appartengono, invece, i resti di numerosi insediamenti, tra cui quello di Ripoli in Val d'Adige, altri dei monti Lessini, dei Colli Euganei e dei monti Berici, specie nell'alveo dell'antico lago di Fimon e in val Pantena. All'Età del Rame appartengono siti relativi alle di facies di Remedello e del bicchiere campaniforme; nella successiva Età del Bronzo accanto al perdurare della tradizione degli abitati palafitticoli si formano, nella parte sudoccidentale della regione, insediamenti affini alle terramare emiliane. Particolarmente importanti sono gli scavi di Frattesina, vero e proprio punto nodale, alla fine dell'Età del Bronzo, dei traffici tra la penisola, il territorio transalpino e il Mediterraneo orientale. A partire dalla prima Età del Ferro appare la facies atestina, che ha nei resti degli abitati e, soprattutto, delle necropoli di Este e Padova le sue più importanti manifestazioni. Il punto più alto di questa civiltà, posta al centro di una koinè artistica che coinvolge Hallstatt e tutto l'arco alpino sudorientale, è certamente rappresentato dalle splendide situle bronzee istoriate dei sec. VII e VI a. C.

Storia

La romanizzazione del territorio iniziò attorno alla fine del sec. III a. C. in seguito all'alleanza stipulata tra i Romani e i Veneti, i quali intendevano così difendere la loro autonomia dai Celti, insediatisi nella Pianura Padana nel sec. IV a. C. Essa fu poi intensa grazie soprattutto alla costruzione di strade (le vie Postumia, Popilia e Annia), alla promozione di centri urbani già esistenti (Adria, Este, Feltre, Oderzo, Padova, Verona, Vicenza e Treviso) e alla fondazione di altri (Altino, Chioggia, Concordia Sagittaria e, a E, Aquileia). La concessione agli alleati veneti del diritto latino (89 a. C.) e della piena cittadinanza romana (49 a. C) segnò l'inizio di un periodo di grande prosperità per le città venete, divenute capoluogo di municipium, con piena autonomia amministrativa. Alla fine del sec. II, in seguito ai saccheggi dei barbari la vita sociale della regione si spostò, per necessità, lungo la costa. Nel sec. VI la guerra greco-gotica e l'avvento dei Longobardi trasformarono il Veneto in un campo di battaglia, con la distruzione dei maggiori centri e l'accentramento dei commerci nell'orbita veneziana. In seguito i centri maggiori (Padova, Treviso, Verona e Vicenza) si eressero a Comuni e aderirono alla cosiddetta “lega di Verona” in lotta con l'impero (1164-68). Si susseguirono quindi le Signorie dei Della Scala, dei D'Este, dei Da Romano, dei Da Carrara e dei Da Camino, tutti appartenenti a nobili e ricche famiglie, che perpetrarono questa politica di pluralità di centri di potere spesso in contrasto tra loro o con i più potenti Stati vicini. Dovettero piegarsi infine alla supremazia di Venezia che riuscì a dare una struttura unitaria alla regione senza tuttavia assorbire nella propria macchina statale i nuovi dominî di terra, che poterono conservare i loro ordinamenti locali. Dal 1797 il Veneto, in seguito al Trattato di Campoformido, fu annesso all'Austria; dal 1805, con la Pace di Presburgo, al Regno Italico; dal 1815 al Lombardo-Veneto e nel 1866, dopo la terza guerra d'indipendenza, al Regno d'Italia. Durante la prima guerra mondiale, in seguito alla sconfitta di Caporetto (1917), il fronte italo-austriaco si spostò dalla fascia alpina al cuore del Veneto, fino al monte Grappa e al Piave, portando grande distruzione. Nel corso della seconda guerra mondiale, in seguito all'armistizio del 1943 e alla costituzione della Repubblica di Salò, l'intera regione subì la dura occupazione nazifascista e città come Treviso e Vicenza furono pesantemente bombardate dalle truppe alleate.

Arte

Cospicui sono i monumenti di età romana, tra cui emergono quelli di Verona (l'Arena, il teatro e altri notevoli resti), seguiti da quelli di Padova, Concordia Sagittaria, Vicenza, Altino, Oderzo ecc. All'età paleocristiana (sec. IV-VI) risalgono il sacello di San Prosdocimo, connesso alla basilica di Santa Giustina a Padova, e quello di Santa Maria Mater Domini nella basilica dei Santi Felice e Fortunato a Vicenza. Di epoca longobarda (sec. VIII) è il ciborio della pieve romanica di San Giorgio, frazione del comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella, mentre l'influenza bizantino-ravennate prevale nell'ambito veneziano. Di età carolingia è la piccola chiesa di San Zeno a Bardolino (sec. IX); esempi di arte ottoniana sono l'abside della chiesa di Santa Sofia a Padova (metà del sec. X, rimaneggiata nel sec. XII), di tipo lombardo, e la porta bronzea di San Zeno a Verona (sec. XII), eccezionale esempio di arte preromanica. Le manifestazioni artistiche dei sec. XI-XII si presentano nella regione con una diversa caratterizzazione. La parte occidentale è fortemente influenzata dal romanico lombardo, la cui maggiore manifestazione è la chiesa di San Zeno a Verona (sec. XII), mentre l'area veneziana è prevalentemente dominata dalla cultura ravennate e bizantina. Il campanile del duomo di Santo Stefano a Caorle, la cattedrale dell'Assunta e la chiesa di Santa Fosca a Torcello (sec. XI) derivano, invece, dall'architettura esarcale e postesarcale. Nel sec. XIII il massimo centro artistico della regione è Venezia con la basilica nuova di San Marco, alla cui decorazione lavorarono i maggiori mosaicisti e scultori del tempo. Poco resta della più antica decorazione di evidente discendenza bizantina, mentre quella della cupola dell'Ascensione e del grande arco centrale (sec. XII-XIII) indica già una più originale interpretazione e una nuova accentuazione drammatica, per arrivare infine alle Storie di San Marco degli ultimi decenni del sec. XIII, in cui si evidenzia un'evoluzione verso il gotico. Dalla seconda metà del sec. XIII predomina l'influsso del gotico, la cui prima grande manifestazione, in architettura, è la basilica di Sant'Antonio a Padova, nella quale a elementi di derivazione francese se ne affiancano altri, come le cupole, di chiara ispirazione veneziana. Sempre a Padova si trova il ciclo giottesco della cappella degli Scrovegni, uno dei massimi esempi della pittura gotica italiana. Numerose sono le costruzioni civili e religiose del sec. XIV. Tra le prime spiccano il Palazzo della Ragione di Padova (iniziato nel 1218-19), dalla pittoresca e ariosa architettura, il Castelvecchio di Verona (iniziato nel 1354), fra i più monumentali del genere, e lo splendido Palazzo Ducale di Venezia (fondato nel sec. IX e trasformato tra gli inizi del Trecento e il 1463), dalla struttura audace e originalissima; fra le seconde emergono, a Venezia, le due imponenti moli delle chiese dei Santi Giovanni e Paolo e di Santa Maria Gloriosa dei Frari, nelle quali gli elementi architettonici si fondono con una forte componente pittorica e, a Treviso, la chiesa di San Nicolò, di derivazione emiliana, coperta dal tipico soffitto a carena, che si ritrova nelle due grandi chiese veronesi di Santa Anastasia e di San Fermo Maggiore. Queste, al pari del duomo della stessa città, dedicato a Santa Maria Matricolare, sono esempi di un'interpretazione del gotico ancora legata a elementi di tradizione romanica. Meno significativa nel panorama artistico regionale è la scultura. Nei primi decenni del sec. XI, a Venezia, essa è ancora influenzata dalla tradizione bizantina, mentre l'influsso di G. Pisano è evidente nell'arca di San Luca nella basilica di Santa Giustina a Padova (1316) e nel monumento funebre del vescovo Castellano Salomone (morto nel 1322) e Francesco, suo fratello, nel duomo di Treviso. A Verona, tradizionalmente sensibile agli influssi lombardi, il complesso delle arche scaligere, opera di vari autori, tra cui Bonino da Campione, è un esempio di diverse componenti stilistiche e culturali, in prevalenza campionesi. Nella pittura notevole è il divario fra l'area veneziana e l'entroterra. A Padova l'influsso giottesco è assai forte su R. Guariento e sul grande Altichiero, attivo anche a Verona; Treviso è invece zona di influsso emiliano per l'attiva presenza di Tommaso da Modena. A Venezia P. Veneziano accentua i toni di derivazione bizantina, mentre più moderna è l'arte di L. Veneziano; sul finire del sec. XIV, invece, Stefano da Verona è un fantasioso rappresentante del gotico internazionale. Con le importanti opere del Pisanello, attivo a Verona, dei Vivarini e di Jacopo e Gentile Bellini, operanti a Venezia, si è alle soglie del Rinascimento. Padova è il centro da cui si irradiano i nuovi influssi culturali, soprattutto per la presenza di Donatello, attivo nella basilica di Sant'Antonio a Padova e autore del celebre monumento al Gattamelata (ultimato nel 1453); padovano è anche A. Mantegna, il primo grande pittore veneto influenzato dalla cultura umanistica. L'architettura rinascimentale a Venezia è introdotta da artisti lombardi, come i Solari e M. Coducci, o veronesi, come A. Rizzo (Santa Maria Formosa, Procuratie Vecchie). Nell'entroterra, i nuovi modi d'impronta rinascimentale sono evidenti nella loggia di Fra' Giocondo a Verona e nel Palazzo dei Rettori a Belluno. Fra gli scultori attivi a Padova sulla scia di Donatello, notevole è l'opera di N. Pizzolo e B. Belluno. La pittura trova in Giovanni Bellini, A. Vivarini e V. Carpaccio gli interpreti originali dei nuovi influssi toscani sentiti con un'accentuazione coloristica tipicamente veneziana. Il sec. XVI è fra i più splendidi dell'arte veneta; nella prima metà del secolo, la presenza a Venezia di architetti e scultori come il fiorentino I. Sansovino dà nuovi stimoli e nuovo impulso, trovando continuatori di alto livello in M. Sanmicheli, operante anche a Verona, e nel padovano G. M. Falconetto. Massimo architetto del sec. XVI è comunque A. Palladio, che nella sua vasta opera, dai palazzi vicentini alle chiese del Redentore e di San Giorgio Maggiore, a Venezia, fino alle numerose ville, si colloca fra i più grandi architetti europei dell'età moderna. Grandissimo a Venezia è il rigoglio della pittura, iniziato con l'opera di Giorgione e dei giorgioneschi e proseguito da artisti quali L. Lotto, il Pordenone e i “tre grandi”: Tiziano, il Tintoretto e il Veronese. L'architettura del sec. XVII, ancora in parte dominata dagli influssi palladiani, ha un solo grande protagonista in B. Longhena, che realizza un'interpretazione originale del gusto barocco. Suo è il progetto della Chiesa di Santa Maria della Salute, con impianto ottagonale, ambulacro e due cupole in asse, per il quale ha tratto ispirazione dalla tradizione palladiana e sansoviniana, aggiungendovi decorazioni sfarzose. Altri interventi degni di nota dell'architetto veneziano si ritrovano nel convento di San Giorgio Maggiore e nelle sinagoghe del Ghetto Ebraico (Scola Spagnola e Levantina). Nel Seicento, in Veneto si assiste alla stretta simbiosi tra architettura e scultura. Ne è un esempio la già citata Chiesa di Santa Maria della Salute, il cui altare maggiore è frutto dell'ingegno del Longhena e del fiammingo G. Le Court, scultore a cui si deve la scena di Venezia liberata dalla peste. La pittura del sec. XVII è dominata da artisti non veneti, quali D. Fetti, B. Strozzi e J. Liss, che influenzarono, tra l'altro, F. Maffei, attivo soprattutto a Vicenza e a Rovigo. L'architettura del sec. XVIII non presenta manifestazioni di importanza pari a quelle del periodo precedente, anche se possono ricordarsi figure di notevole livello come i palladiani G. Massari e G. Frigimelica, autore quest'ultimo di villa Pisani a Stra. È proprio l'architettura di villa, iniziata nel Cinquecento dal Palladio, la massima gloria del Settecento veneto, che arricchisce la campagna di classicheggianti costruzioni, a volte sontuose, a volte modeste. Lo dimostra la corrente vicentina di accademismo palladiano e scamozziano rappresentata da F. Mattoni (1688-1747) e O. Bertotti Scamozzi (1719-1790), estesasi poi ai vicini centri di Treviso e di Verona attraverso forme sconfinate nel neoclassicismo. L'istituzione dell'Accademia veneziana per volontà del Senato veneto (1750) dette ulteriore slancio alle espressioni artistiche della regione. La scultura tardobarocca, dai modi piacevoli e decorativi, è rappresentata da G. M. Morleiter, con le sue opere di gusto berniniano, e da G. Marchiori. A livello pittorico emerge all'inizio del Settecento la corrente definita “patetico-chiaroscurale”, intrisa di elementi antirococò e di contenuti densi di significati, come testimoniano le opere di F. Bencovich (1677-1753) e G. B. Piazzetta (1683-1754). Tra i maggiori artisti dell'epoca, oltre a G. B. Pittoni, Sebastiano e Marco Ricci (ancora legati a modi secenteschi), figurano Gianbattista e Giandomenico Tiepolo, R. Carriera e P. Falca, detto il Longhi. Nella pittura figurativa italiana del Settecento si sviluppa anche il “vedutismo”, di cui Antonio Canal, detto il Canaletto è uno dei massimi esponenti. Ascrivibili a questo ambito sono anche i pittori F. Guardi e B. Bellotto. Lo stile neoclassico italiano è legato all'opera fondamentale di due veneti, l'architetto G. B. Piranesi e lo scultore A. Canova, seppure attivi in prevalenza fuori dalla regione. Nel primo Ottocento, per il tramite dell'architetto padovano G. Japelli, avviene la svolta dal neoclassicismo all'eclettismo, mentre la pittura romantica è rappresentata soprattutto dal vedutista I. Caffi. Dopo la seconda metà del secolo, l'arte veneta come manifestazione particolare iniziò a scomparire, confluendo nelle più vaste correnti italiane ed europee. Ne è una dimostrazione la pittura, che assume una direzione realistica con i macchiaioli. Tra le personalità più interessanti di questa tendenza artistica figurano i veneziani G. Ciardi, G. Favretto e F. Zandomeneghi. All'inizio del Novecento, grazie al critico N. Barbantini, si costituì un vivace movimento di artisti riunitisi intorno al museo di Ca' Pesaro, a Venezia, che si tradusse in storiche esposizioni di U. Boccioni, U. Valeri, T. Garbari e G. Rossi. Proprio quest'ultimo rappresenta uno degli esponenti di spicco dell'avanguardia pittorica veneta dei primi decenni del XX sec. Come accadde già in passato, la Venezia del Novecento accolse per lunghi periodi artisti che traevano da essa ispirazione: tra tutti basti citare F. De Pisis, le cui vedute di calli, campi, chiese e canali colgono appieno la vitalità cittadina. Nell'immediato dopoguerra, un moderno linguaggio visivo viene elaborato dal Fronte Nuovo, movimento attivo non soltanto nel Veneto, attraverso il quale avviene la fusione fra realismo e astrattismo, e che ha riunito, attorno al critico G. Marchiori, giovani artisti. Tra essi, emerge E. Vedova, nella cui pittura si coglie l'eco della grande figurazione lagunare, da Tintoretto a Longhena a Piranesi. Fra gli architetti italiani più importanti del Novecento spicca la figura del veneziano C. Scarpa, influenzato dalle tradizioni tardoantica e bizantina e da elementi della secessione viennese. Ne sono una testimonianza sue creazioni che coniugano l'antico con il nuovo, come la chiesa di Borca di Cadore (1959-1961), la tomba monumentale Brion ad Altivole (1970-1975), la Banca Popolare di Verona (1972-1980), nonché il restauro e l'allestimento del museo di Castelvecchio (1954-1968). L'architettura degli anni Sessanta è dominata dalle opere di G. Micheleucci, tra le quali si ricorda in particolare la chiesa dell'Immacolata Concezione, a Longarone, eretta in memoria della tragedia del Vaiont, la cui immagine del vortice d'acqua anticipa la corrente decostruzionista degli anni Ottanta. Primeggiano nella seconda metà del Novecento sia inclinazioni verso il postmodernismo, basti considerare l'ufficio postale (1983-85) a Mira di I. Cappai e il municipio (1983-86) a Borgoricco di A. Rossi, sia tendenze tipiche del razionalismo italiano, tra le quali si distingue la Casa alle Zattere (1954-58), a Venezia, di I. Gardella, uno dei più importanti edifici dell'architettura italiana contemporanea. L'ultimo periodo del XX sec. è contrassegnato da progetti diretti al restauro di edifici storici e museali (palazzo Grassi, 1984-1986; museo d'arte moderna Ca' Pesaro, 1990-2003), inseriti nella più ampia politica di rinnovamento che ha interessato in particolar modo Venezia. Nel panorama urbano del capoluogo veneto, il ponte di piazzale Roma su Canal Grande di S. Calatrava e la nuova sede della facoltà di architettura dell'Università di Venezia, progettata da E. Miralles Moya e Benedetta Tagliabue secondo una personale interpretazione degli stilemi veneziani costituiscono gli interventi destinati a lasciare il segno della contemporaneità.

Cultura: generalità

Venezia, già fra le prime repubbliche marinare, a partire dal sec. IX confermò la sua inarrestabile ascesa politica ed economica che la portò a essere una delle capitali del Mediterraneo orientale e a occupare una posizione egemone nella vita culturale del Veneto e di tutto il Nordest. Un ruolo che ancora conserva e che trae le sue origini dallo storico mecenatismo dei dogi, che furono capaci di unire grandi strategie politiche e commerciali a una sensibile inclinazione verso l'arte e la cultura. Le istituzioni museali e universitarie della città lagunare, le fondazioni di rilievo internazionale e le biblioteche sono l'espressione di tale passione, alimentata proprio dalla naturale vocazione ai contatti con popoli diversi, che fece della Serenissima uno straordinario crocevia di idee. Quando, dai primi del sec. XIV, Venezia iniziò ad allargare questo orizzonte, alcune città del Veneto erano a loro volta centri di cultura: Padova era sede universitaria già dal sec. XIII e Verona aveva conosciuto la signoria dei Della Scala, anch'essi padrini di importanti iniziative artistiche. Ma fu sotto l'egida della Serenissima che il Veneto conobbe, fra il sec. XV e la fine del sec. XVIII, un eccezionale periodo d'oro, di cui sono documento la Vicenza di Palladio (dichiarata dall'UNESCO, con la città di Verona, Venezia e la sua laguna e l'Orto Botanico di Padova, patrimonio dell'umanità), le ville patrizie sul Brenta e lo sviluppo di forme di “democrazia locale” nelle regioni montane (con la fondazione di comunità in alcuni abitati dell'altopiano di Asiago e del Bellunese). Si venne allora configurando un fitto dialogo fra Venezia e lo “Stato da tera”, che coinvolse anche altri ambiti culturali: il teatro, del quale la commedia di Goldoni è solo una delle tante espressioni; la musica classica, che nei sec. XVII e XVIII vide trionfare anche a livello europeo musicisti come Vivaldi e Albinoni; la stampa di cui Venezia divenne uno dei principali centri d'Europa già alla fine del sec. XV. Il “mercato” creato dall'incessante attività commerciale dei mercanti della Serenissima attirò sulla laguna stampatori da tutta Europa, a cominciare dal francese N. Jenson, ad A. Manuzio di Velletri, ai quali si devono caratteri di stampa che ancora oggi sono di uso comune. E la scuola veneta fiorì a lungo, per esempio con i Remondini di Bassano del Grappa, i cui libri erano richiesti in tutto il continente. La Biennale e la Mostra del Cinema di Venezia, le numerose mostre di caratura internazionale, la stagione lirica dell'Arena di Verona sono solo le espressioni più conosciute di un tessuto culturale il cui retroterra sta anche nelle antiche università del Bo' di Padova e di Ca' Foscari, nel capoluogo regionale.

Cultura: teatro dialettale

Fin dal sec. XIII l'area veneta vide nascere autori che composero opere drammatiche originali e testi che si servivano del dialetto (in epoche in cui esso aveva dignità e funzione di lingua anche colta) o che lo alternavano al “toscano”. Il documento più antico è un Lamento della sposa padovana della seconda metà del Duecento, cui seguirono nel sec. XIV drammi sacri, generalmente destinati alle cerimonie delle varie confraternite e provenienti dalle zone più diverse, nonché esempi di teatro profano, come il componimento giullaresco Frottola trattante della guerra de’ genovesi co’ viniziani. Il sec. XV ebbe una scarsa produzione drammaturgica (gli esempi più rilevanti sono il dialogo umanistico Catinia di Sicco Polenton e soprattutto i “contrasti” comico-realistici, di derivazione popolare, del patrizio veneziano L. Giustiniani), ma assistette al proliferare di un ricco teatro popolare di origine contadina che, fondendosi con la letteratura umanistica, fu all'origine del grande teatro veneto del Cinquecento. Tra i generi più significanti si ricordano le momarie veneziane, rappresentazioni burlesche inscenate dalle cosiddette “Compagnie della Calza”, e i mariazi del contado padovano, farse rusticane caratterizzate da un aspro realismo e da una tematica incentrata per lo più sulla fame e sul sesso. Questi stessi argomenti sono al centro anche del mondo drammatico del Ruzante, attore e autore, che presentava i suoi spettacoli nelle ville e nei castelli del patrizio A. Cornaro, ma che diede dignità di lingua (e di lingua acre, icastica e violenta) al rozzo dialetto pavano, descrivendo senza sentimentalismi un universo contadino umiliato e offeso. Allo stesso secolo appartengono non solo altri due attori e commediografi, il veneziano A. Calmo (Spagnolas, Il Saltuzza ecc.) e il rodigino G. A. Giancarli (La capraria, La zingana), che tentò una mistione di più dialetti, ma anche una singolarissima commedia, giunta anonima, dal titolo La Venexiana. Subito dopo però ebbe inizio un periodo di decadenza, con qualche dramma pastorale e alcuni testi comici in cui il dialetto s'ingentilisce e perde tutto il suo sapore eversivo. Nella seconda metà del Settecento di questo dialetto si valse, come di uno strumento perfetto della sua arte, C. Goldoni, descrivendo nelle sue maggiori commedie il popolo minuto e la borghesia mercantile della Serenissima. Sulla scia di Goldoni, ma con assai meno vigore, lavorarono nell'Ottocento A. Zanchi (La regata di Venezia) e soprattutto un ennesimo attore e autore, F. A. Bon, inventore del personaggio di Ludro. Dopo l'annessione del V. al Regno d'Italia (la cui delusione è espressa con robusta ironia da un singolare copione vicentino, La politica dei villani, di D. Pittarini) fu costituita da A. Moro Lin la prima compagnia professionale interamente dedita al repertorio veneto (fino ad allora il dialetto veneto era stato lingua franca dei comici italiani). Recitò Goldoni e Bon, P. Chiari e Ferrari, ma cominciò subito a scoprire nuovi autori, tra cui R. Selvatico (I recini da festa, La bozeta de l’ogio) e G. Gallina. A Moro Lin succedettero E. Zago, che si specializzò nel repertorio goldoniano affiancandogli commediole di mero mestiere (da L’onorevole Campodarsego di L. Pilotto a El fator galantomo di L. Sugana), e F. Benini, interprete di straordinaria modernità, che inaugurò la più pudica e geniale commedia di Gallina (La famegia del santolo), propose il sottile teatro intimista di R. Simoni e ardì presentare, tradotti, rilevanti testi di C. Bertolazzi (L’egoista e altri) rifiutati dalle compagnie in lingua. L'eredità di Benini venne raccolta, dopo la prima guerra mondiale, da G. Giachetti, al quale si deve l'ultima rilevante produzione drammaturgica in dialetto veneto, con autori come G. Rocca (Se no i xe mati no li volemo), A. Colantuoni (La sagra dei osei) ed E. F. Palmieri (Quando al paese mezogiorno sona), ma anche la fortunatissima commedia musicale Nina no far la stupida (1926), di Rossato e Gian Capo, che dominò per un decennio i palcoscenici suscitando numerose imitazioni. Contemporaneamente a Giachetti, intorno agli anni Venti del Novecento, iniziarono la loro attività di capocomici gli ultimi attori importanti legati a questa tradizione: C. Micheluzzi, G. Cavalieri e C. Baseggio, ai quali si devono memorabili interpretazioni di Goldoni e del Ruzante.

Cultura: tradizioni

Se l'uso persistente della parlata dialettale ancora testimonia dell'attaccamento della regione alle sue radici, quella che invece si è in parte persa è la spontaneità di alcune feste tradizionali che in certi casi hanno acquisito una valenza soprattutto turistica.Di particolare suggestione sono per esempio le manifestazioni carnevalesche, tra le quali spiccano quelle di Sappada, dove i rituali, caratterizzati dalla tipica maschera chiamata Rollate, si svolgono nel corso di tre domeniche denominate “Pettlar Suntach”, “Paurn Suntach” e “Hearn Suntach”. Altre feste del periodo carnevalesco sono la Gnaga (nome che rimanda alla maschera locale), organizzata a Fornesighe e il Bacanal del Gnoco, celebrazione veronese che rievoca un episodio del 1531, legato a una terribile carestia. Ridiventato popolare, anche oltre i confini italiani dopo un lungo periodo di offuscamento, è il Carnevale di Venezia, manifestazione spiccatamente turistica, caratterizzata dall'unione fra storia, arte, cultura e folclore. Ancora molto sentite sono le feste dedicate a santi e a eventi miracolosi, come la Festa di Sant'Antonio che si svolge a Padova il 13 giugno (la cui annessa fiera è di antichissima tradizione), o la distribuzione delle fave dei morti nella piazza della pieve di San Giorgio a Sant'Ambrogio di Valpolicella. Appartengono alla tradizione le celebrazioni marinare, tra le quali si segnalano laFesta del Redentore, la Vogalonga, la Regata Storica organizzata nel capoluogo e la festa dell'Ascensione, che ha il suo momento culminante nello “sposalizio del mare”. Proprio durante il giorno dell'Ascensione, in diverse località, vengono ancora celebrate le grandi “rogazioni”. Sull'altopiano di Asiago, per esempio, alla vigilia della festa si svolge la “rogazione del Lazzaretto”, caratterizzata da una processione penitenziale e devozionale che benedice campi e pascoli in punti rigidamente stabiliti.Celebre e popolare è poi la partita di scacchi in costume a Marostica, la cui particolarità deriva dal fatto che i pezzi sono rappresentati da giovani che eseguono le mosse dei giocatori. Come spesso avviene anche in altre regioni, alle celebrazioni religiose si intrecciano le sagre dedicate a specialità enogastronomiche, fiere e mercati dove si incontrano in molti casi elementi di artigianato tradizionale. Ricca è infatti anche la produzione d'arte popolare. Particolarmente rinomati sono le ceramiche di Bassano del Grappa e Nove, i vetri di Murano, i merletti di Burano come anche quelli a filet di Chioggia e quelli lavorati al tombolo di Pellestrina. La tessitura d'arte con telai a mano si pratica ancora nella zona compresa fra Bassano del Grappa e Asolo. Vivo è anche l'artigianato delle imbarcazioni tradizionali, dalle gondole di Venezia ai modelli da regata, sia sulla laguna sia sul lago di Garda. A Venezia è ripresa anche la produzione delle maschere in cartapesta o in cuoio lavorato. Di legno invece sono le maschere tipiche di Sappada, che insieme a oggetti, giocattoli, suppellettili e mobili rustici appartengono alla tradizione artigianale di tutta la cultura alpina. La lavorazione del ferro battuto che ha raggiunto espressioni artistiche di alto livello in cancellate, balaustre e decorazioni di ville e palazzi nobili è ancora praticata soprattutto nelle province di Verona e di Treviso, dando luogo a una ricca produzione di oggetti d'arte.

Cultura: enogastronomia

Il carattere unitario della gastronomia veneta proviene dal lungo dominio della Repubblica di Venezia, che diffuse in tutto il territorio il proprio modo di mangiare, assorbendo contemporaneamente il meglio delle cucine locali. Ma, se alcune specialità sono regionali (risi e bisi, polenta e osei, pasta e fagioli, i bigoli), quasi ogni provincia ha un suo piatto tipico, come il baccalà mantecato alla vicentina, il fegato alla veneziana e la sopa coada trevigiana. La gastronomia veneta è inoltre caratterizzata dalla confluenza e dall'influsso di tradizioni alimentari assai diverse tra loro (mediterranee, mitteleuropee ecc.), carattere che finisce con l'accentuarne ulteriormente la varietà e la particolarità. Specialità veneta poco nota, e di produzione ancora casareccia, è il particolarissimo salame bellunese, realizzato con carne equina mista a grasso di maiale. Di pura carne suina sono invece le soppresse del Pasubio. Tra i formaggi, d'obbligo citare l'Asiago, vaccino noto sin dal sec. XVI che, dalla sua zona di origine (l'altopiano di Asiago, appunto) si è presto diffuso anche in altre province. Varietà particolare e più recente di Asiago è il Pressato del Vicentino, più dolce e morbido (stagionato dalle tre alle sette settimane). Fra i dolci, oltre al classico pandoro di origine veronese, citiamo i baìcoli, da consumare con caffè o cioccolata; la fregolotta (torta secca di mandorle) e gli zaleti (pasticcini rustici di farina di mais, tipici delle province di Padova e Rovigo). Accompagnano piatti e prodotti tipici del Veneto svariati vini bianchi e rossi. Tra i DOC segnaliamo il valpolicella, il sauvignon, il merlot, il cabernet e il marzemino. Il marchio DOCG è stato attribuito al bardolino, al soave e al recioto. Fra gli spumanti più famosi citiamo quelli della zona di Valdobbiadene, ormai esportati in tutto il mondo. Da non dimenticare è anche la grappa, liscia o aromatizzata. La modernizzazione seguita all'industrializzazione non ha cancellato l'enorme patrimonio gastronomico, che per alcuni prodotti è riuscito a costruirsi mercati di un certo rilievo, grazie anche all'attribuzione di marchi di tutela: il DOP per svariati formaggi (tra i quali l'Asiago, Montasio, Monte Veronese) e per l'olio di oliva Garda. La denominazione IGP è stata riconosciuta, tra gli altri, all'asparago bianco di Cimadolmo, al fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese, al radicchio variegato di Castelfranco e al riso nano vialone veronese.

Bibliografia

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